lunedì 24 dicembre 2007

spendi spandi effendi

che poi non ci vuoi andare, ma al centro commerciale, che sia la vigilia o la pre-vigilia, ti ci ritrovi.
e così succede anche a me. di portare mamma o chi per lei a fare gli ultimi regali, comprare le ultime cose per fare il pranzo e bla bla bla.
e allora andiamoci a 'sto cacchio di centro commerciale
"che magari salta fuori anche che ti prendo qualcosa"
"ma a chi, a me? ma non mi serve nulla, perché?"
"a te serve sempre qualcosa, sei così in disordine quando vai in giro"
"e quindi?"
"e quindi ti prendo il profumo che l'hai finito da 2 anni e non l'hai ancora comprato"
"per forza, cosa 60 euro. e poi scusa, non sarà mica un profumo a mettermi in ordine quando esco.."
"no certo, ma almeno anziché sapere di sigaretta sai di armani"
"a be'.. certo.."



sul luogo del delitto è impossibile muoversi, ma lo si sa. ma ci si va.
per prima cosa andiamo a vedere i prezzi di un telefonino per poi paragonarli ad altri.


poi entriamo all'ipercoppe e andiamo al bancone.
diamine madre, ti servono solo due etti di prosciutto per le crespelle, quindi nemmeno di pregiatissima qualità.. non vanno bene quelli in vaschetta?
sia mai. siiiaaa mai.

prendiamo il numerino: 35.
leggo sul tabellone luminoso: 12. olè
devo perdere del tempo e allora mi metto a studiare quelle tartine di caviale gelatinose che sogno di mangiare da quando ho 5 anni e che invece non mi hanno mai comprato.

poi c'è qualcosa di più interessante che cattura la mia attenzione.
il bancone della gastronomia-affettati-formaggi-carni è precisamente di fronte a quello del pesce, e mi rendo conto che nell'iper si sta creando una divisione naturale.
napoletani, calabresi e vari ed eventuali sono tutti al bancone del pesce, pronti ad accaparrarsi il capitone migliore per la grande cena in famiglia del ventiquattro. socializzano tra loro, si scambiano ricette, sorridono, dicono ai figli di non giocare con il carrello – degli altri – ecc.
i lombardi snob invece, sono tutti al banco dei manicaretti ad ordinare – e a guardare cosa ordinano gli altri (come me…) – un chilo di insalata russa, un chilo di patè, un chilo di mousse gelatinosa al prosciutto, dieci tartine al tonno, dieci al caviale (cinque rosso, cinque nero, please), dieci con gamberetti.. roba da due euro e cinquanta cad. 'sti cazzi.

agguantato il prosciutto e la fontina valdostana, ce ne andiamo a vedere i prezzi del telefonino.
costa meno a mediaworld. andiamoci.


entriamo, prendiamo l'aggeggio, ci facciamo fare la ricevuta ed andiamo in cassa.

e lì succede.
succede che sento per l'ennesima volta quella risposta odiosa ed imbarazzante a quella domanda così tanto semplice e di cortesia:
"buon giorno. ha la tessera?"
"buon giorno signorina io ce l'avrei anche la tessera ma non ce l'ho qui no guardi mi dispiace sa è che la tessera l'ho scordata nel portafogli di mio marito perché stamattina a fare la spesa ci è andato lui e allora mi ha preso tutte le tessere anche quella di mediaworld insieme alla tessera fidaty alla tessera sociocoop alla tessera sanitaria alla tessera bottega verde alla tessera…."

BA – SSS – TA! CI HAI ROTTO I COGLIONi!
dì di no. punto.

chissenefrega del perché non ce l'hai. hai idea di quanto glie ne importi poi alla commessa? per non parlare di quelli che hanno appena pagato e passato la loro tesserina di 'sta cippa e vedendo tutta la scena si voltano con molta disinvoltura, e con una faccia da culo mai vista dicono:
"se per lei non è un problema passerei la mia di tessera. sa, così mi vanno i su i punti.. tanto lei l'ha scordata, sarebbe un peccato..".

per fortuna in dieci minuti siamo fuori dal regno della tecnologia.


vicino al negozio c'è il banchetto della croce rossa italiana (concorrenza.. ehehe) che fa i pacchettini regalo in cambio di un'offerta libera.
mia madre prende due regali e mi chiede di andare a farli impacchettare.

per arrivare al banchetto devo passare accanto allo spazio bimbi.
ed ho sempre molta paura.
soprattutto per i miei timpani.

mi avvicino e vedo un bimbo che mi viene incontro. bellino.
mi guarda, si ferma accanto a me, apre la manina e come per magia il nano mi tira addosso, ad altezza borsa, una manciata di coriandoli. coriandoli.
primo: che cazzo ci fa un bambino di cinque anni in giro da solo in un centro commerciale?
secondo: che cazzo ci fa con in mano dei coriandoli, a natale?
dove lì ha trovati, chi glieli ha dati, a carnevale cosa fa, si veste da babbo natale?

supero lo gnomo ignorandolo, anche se so che passerò l'intera ora successiva a togliermi pezzetti di carta colorati dall'interno della mia borsa.


arrivo al banchetto.
non c'è il numerino da prendere, ci sono quattro "commessi" e la precedenza è affidata al buon senso delle persone. e come ogni volta che è così io mi faccio passare avanti chiunque.
se sto in coda dietro a uno, quando tocca a me arriva la vecchietta ingenua con cinque regali da far impacchettare.
se mi sposto mi becco l'angolo sfigato dove non mi vedranno mai.

finalmente tocca a me, consegno i due regali e mentre la volontaria della cri si appresta a farmi i pacchettini, mi avvicino ad una cassa di cartone e lascio cadere dentro cinque euro in moneta.  ritorno dov'ero prima.
la signora accanto mi guarda severa.
non capisco e le sorrido.
ad un certo punto mi dice che avrei dovuto aspettare di ricevere i pacchettini prima di dare l'offerta:
"per quale motivo, mi scusi?"
"perché così la volontaria la vedeva mentre metteva l'offerta. così invece ci fa una brutta figura".

ah ah ah ah ah.
non è vero.
non sta succedendo a me (a me che faccio la volontaria in croce bianca.. tra le altre cose).
ah ah ah ah.

prendo i pacchetti e me ne vado.


mi volto e come un miraggio vedo mia madre di ritorno da altri acquisti.
"madre andiamocene. hai finito, no?"
"si. tieni"
"cosa"
"questo"
"cos'è"
"aprilo"
"grazie"
"ti piace?"
"be' si, lo uso da dieci anni"
"lo so, ma non è lo stesso"
"si che è lo stesso"
"no, intendevo che la confezione da 50ml era finita. ti ho preso quella da 100mla dire il vero ti ho preso anche la crema corpo"
"uau. va bene il profumo. ma addirittura la crema per il corpo.. non vorrai correre il rischio che doventi davvero una signorina carina tutta in ordine?"
"no"
"cosa"
"non corri questo rischio"
"ecco. appunto"



Passiamo accanto ad un banchetto dove promuovono e vendono una macchinetta che fa la manicure.
la ragazza dello stand mi adocchia ma non mi viene incontro.
mi guarda di traverso invece. sorride, mi strizza l'occhio e mi porge un aggeggio che serve per limare le unghie.
e' il mio momento.
le sorrido, mi brillano quasi gli occhi.
mi avvicino a lei scansando anche due ragazzine.
orgogliosa le porgo la mano libera dai sacchetti.
il suo sorriso si spegne all'improvviso.

ha un'espressione amara in volto e vedo che sta per mettersi ad urlare una frase tipo: "AHHHH! che orrore!!".
invece riesce solo a dirmi:
"ma come fai? non ti fanno male? ma sono ridotte malissimo!"
"ehhhh lo so, a volte sanguinano pure. ma sai com'è.. mi mangio le unghie per cercare di smettere di fumare"
"ma scusami, mangiati una gomma"
"ehhhh no. fumo per smettere di mangiare gomme che poi il dentista si arrabbia"
"va be'. ciao buon natale"
"grazie. buone feste anche a te"

sabato 22 dicembre 2007

una giornata senza pretese

Mi piace uscire quasi per ultima dall'ufficio.
Camminare trascinandomi dietro una valigia a rotelle da Missori fino a Loreto.. perché Milano è bella, e parlare a lungo, mentre si cammina a lungo, è formidabile.
Intanto ti guardi attorno e osservi, ridi e ascolti le persone che ti passano accanto vivendo un po' delle loro storie.. e poi ridi ancora perché le storie degli altri sono sempre più divertenti delle tue.
O quasi.

Pensi che sei amata, ma non hai tempo, voglia e bisogno di esserlo. Anche se sai che forse non è così.

Allora cammini. Non ti fermi e continui ad andare: "Scendiamo alla prossima?".
E mentre lo fai pensi che è molto strano che il tuo tallone che soffre di tendinite cronica non abbia ancora preso fuoco e urlato pietà.
E che non ti abbia ancora mandato a 'fanculo perché ti ostini ad indossare scarpe senza suola.

Incontri una che in inglese e a gesti ti chiede una sigaretta.
Non fai in tempo a mettere via il pacchetto e a cercare l'accendino in tasca che la miss ti dice battendo i piedi che se le dai d'accendere forse riesce anche a fumarla. Ma certo.
Chissà se anche in Inghilterra si usa dire "Vuoi anche un polmone?"

Arriva il momento di scendere sotto terra: Loreto, linea verde. Sono le 20.20
Salgo a fatica sul vagone, l'ultimo.

Arrivo a destinazione.. qualcuno direbbe 'verso le colonne d'ercole'.

Questa volta scendo alla fermata di Cascina Antonietta, uno dei posti più inculati al mondo.
Penso che come località esista solo in funzione del metrò.
Ha l'unico parcheggio dove non passano per la pulizia strade e non fanno il mercato comunale.. mi fa venire gli occhi lucidi.
E' comoda, come stazione, quando devi lasciare la macchina parcheggiata a lungo.
La metto lì anche perché l'ultima volta l'ho messa a Gorgonzola per cinque giorni. Me l'hanno portata via.

Stai davvero per arrivare.
Stai davvero per staccare la spina da tutto.
Casa è sempre più vicina.

Scendi dall'ultimo vagone in una stazione in cui non accendono nemmeno tutte le luci.
In particolare alle nove e un quarto di venerdì 21 dicembre.
Sei la sola a scendere a lì.
Esci dalle porte, appoggi la valigia a rotelle e ti fermi.
Metti bene la sciarpa, i guanti e poi il berretto.
Prendi il sacchetto dei regali, allunghi la maniglia e sei pronta ad uscire (prima, ovviamente, di aver fatto due rampe di scale).

Esci e scuoti la testa.
Poi fai un sorriso, ma è di imbarazzo con te stessa.
Poi chissenefrega, non c'è in giro nessuno e ridi tanto.
Il parcheggio enorme è ormai deserto e tutto ghiacciato.
La mia Punto Sole mi attende da una settimana al freddo e al gelo e ora che non ha nessuna macchina attorno mi rendo conto di come cazzo l'ho parcheggiata. Ma lasciamo stare.

Mi avvicino e tiro fuori le chiavi.
Cerco di aprire la portiera dietro per infilare la valigia, ma per prima cosa scelgo di accendere la macchina, sempre se parte ancora, e cominciare a scaldarla.
Poi mi avvio a recuperare la valigia lasciata in solitaria ad attendere davanti alla portiera posteriore.
Mi avvicino alla maniglia.. tiro. Forte. Tiro forte. Ma non si apre. E' completamente congelata.
Allora metto il cadavere a rotelle nel baule, chiudo e salgo in auto.
Prendo il disco orario che funge anche da spatola per grattare via il ghiaccio e comincio l'opera.

Sono lenta, non ho freddo e non ho fretta.
Sono da sola in un parcheggio con intorno campagna e poche case.
Tolgo il ghiacchio con una precisione certosina (io? ..si, io!).

Poi. Mi fermo un attimo.
Tiro un lungo sospiro.
Nick Drake mi suona "Which will" e poi mi coccola con "Horn".
E sto bene come mai.


Salgo in macchina e prendo a tornare a casa.
Arrivo, parcheggio, tolgo il cadavere-valigia dal baule, apro il cancello, salgo in ascensore e apro la porta di casa. Casa mia.
I miei mi hanno chiamata nel pomeriggio per dirmi che sarebbero usciti a fare spese, e che se non li avessi trovati in casa non avrei dovuto preoccuparmi perchè non mi stavano abbandonando, erano solo usciti. A volte l'ironia di due sessantenni in amore mi spiazza.
Ma questo me lo ero dimenticato. Mi aspettavo di trovarmeli lì, aldilà del blindato, mia mamma che stira, mio padre che fa pacchetti. E invece no.
Casa mia tutta per me.


E' buio. Chiudo la porta e mi avvio verso quella della cucina.
Sono con ancora giacca, cappello, sciarpa, guanti e valigia a seguito.
Ringrazio il signore di essere da sola, perché questo forse è l'unico momento in tutta la settimana in cui sono solo io. Non fisicamente intendo. Solo io a sapere come sto.
Solo io in piedi al buio, illuminata solo dalle luci di natale fuori sul balcone.
Allora mi spoglio. Mi infilo i pantaloni della tuta e mi levo scarpe e calze per sentire a piedi nudi il calore del pavimento. A casa mia di regola ci sono dai 22 ai 24 gradi.
poi piano piano mi rendo conto che il tallone in realtà non mi faceva male solo perché era assiderato, e infatti ora che riprende forma e colore comincia a farmi piangere.

Poi arrivano, i miei. Pieni di borse, che discutono di chissàcosa.
E' meglio che vada a farmi una doccia.
A cena guai a cambiare canale perché ci sono i cinquant'anni dello Zecchino d'oro. Olè.
Intanto mangio ravioli in brodo fatti in casa. Li abbiamo sottratti da quelli natalizi.
Mia madre è una cuoca eccezionale. Mio padre è un pirla. Pur sempre eccezionale.



E' finita. Questa settimana, che chiude uno dei due mesi più lunghi, emozionanti e faticosi della mia vita, è finita. E io ve lo dico subito: stacco tutto. Spina, cuore e cervello. E cellulare. E se non dovessi lavoricchiare da casa, anche il computer.
Ma sono felice. Anche per questa volta la pelle me la sono portata a casa.
Con un po' di lividi – e non è ne una metafora, ne una citazione di ligabue, ne nient'altro che così – con un po' di virus in corpo e con un sacco di tempo tutto per me che non ho ancora avuto modo di utilizzare.



Vorrei starmene da sola. Almeno un po'.
Anche a Natale.
Mia nonna punta i piedi per passare il natale a casa da sola.
Io l'ho supplicata di passarlo insieme.. io e lei.
Lei che essendo piacentina cucinerà cose sublimi e le mangerà in un'oretta e mezza.
Frutta secca, mandarini, panettone e torrone morbido per lei e duro per me e poi tutte e due a fare il riposino. No?
No. Mi ha detto di no.

E allora adesso mi sdraio un po'.
Mi faccio venire questa maledetta febbre che mi bussa sulla spalla da più di due mesi e non ho avuto ancora tempo di aprirle.
di tempo forse ora ne ho un po' di più.. e me ne vado.




 d.


ps. buone feste.. vi auguro un duemilaeotto ricco almeno la metà delle emozioni che ho vissuto io. dico 'almeno la metà', così vi tenete buona l'altra per il 2009, perchè io mi sa che ormani mi sono giocata già tutto. stiamo a vedere come va.

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