martedì 7 ottobre 2008

ai mattini colmi di nebbia, ai marciapiedi addormentati

oggi sono stata ad un matrimonio.
bello, bellissimo.
mi sono divertita e sono stata con amici che non vedevo da tempo.
amici con la A, veri, della vita, che chiamerei nel momento del bisogno... ad essere onesta non lo so dire.

amici.
lo dico a pochi proprio per non star a specificare ogni volta.
non conoscenti.
gente con cui ho condiviso un gran pezzo di strada.
e finita quella.. se ne sono costruite altre, poi qualche volta ci si incrocia a qualche albero, altre ci si saluta ad un bivio e ci si sfiora al cartello successivo.

amici tutti e due, per modi e in modo diverso, gli sposi.

è uno dei primi matrimoni a cui invitano me.
me e basta, me perché sono io.
e vedere sul sagrato lo sposo, vedere scendere lei, volergli bene, non è stato male.

perciò una volta entrata in chiesa, ero super affascinata da tutto quanto.
non ci entravo, in chiesa, da tempo.
molto, tempo.

il prete è stato molto bravo e veloce, e per quanto le letture fossero bene o male le solite, mi hanno dato conforto.
ora.
io sono credente.
sono stata addirittura praticante, tempo fa.
tanto, tempo fa.
e per quanto sia abbastanza una che la fede se la personalizza, quella cosa della messa, della funzione, della comunione inteso come condivisione e comunità, che a parer mio non sempre significa 'cricca','setta' o altro ancora, mi emoziona di volta in volta.

credo nel matrimonio, ma credo anche che giurare davanti a Dio - io che ci credo, poi - non mi sia per nulla facile. ne ora ne per molto ancora.
mi spaventa quella frase del 'ti prometto di esserti fedele sempre, nella salute e nella malattia'.
ecco, questo no.

per molti è ovvio che sia una cazzata.
una roba per far felice lei, che a sua volta lo fa solo per l'abito bianco e per entrare in chiesa in quel modo, con la lacrimuccia pronta e i sorrisi da copertina.

per me, no.
se mai dovessi farlo, sarei davvero attenta a ciò direi e prometterei in chiesa.
ed è ovvio che non muore nessuno, ed ovvio che se dovessi promettere amore eterno davanti a Dio non mi autolesionerei se non dovesse andare così.

la vita, infondo, è tutt'altro.
ma essendo una che adora i particolari e non si perde mai una sfumatura, eccomi qui.

da piccina, quando ho imparato il padre nostro a memoria, lo dicevo stando molto attenta alle parole.
quel 'rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori', lo sentivo davvero in modo profondo.
non recitavo e basta.
me lo volevo proprio dire.
mi piaceva sentirlo.

perciò a 'ste cose ci penso.
mi interrogo, poi passa.

anche se oggi, su una frase, mi è venuto da fare un sospirone.
mi si alzava la frequenza respiratoria ad ogni parola di quella di frase:
'non osi separare l'uomo ciò che Dio unisce'.
ecco, questa mi sconvolge.
non ho ancora capito se in bene o in male.
ma è potente in me come frase.
e lì, l'occhietto lucido, un po' mi ha colto in contropiede.

bello è stato anche chri, che una volta sull'altare con la fede al dito da un secondo, ha guardato tutti noi e si è messo a ridere.

poi l'altro occhietto si è sentito in dovere di dimostrare che anche lui, quando vuole, sa inumidirsi a sufficienza da obbligarmi a non sbattere le ciglia per non inondare il mondo.

e ha deciso di dimostrarlo, l'occhietto, sul canto dell'eucarestia.
cavoli, 'fratello sole e sorella luna'.
bella, era una vita che non la sentivo, e non che in precedenza mi avesse sempre fatto questo effetto.
e poi.

e poi la cantavano due tenori, e io quando li ho visti mi son dette:'ma no che due coglioni. sempre con 'sta cosa della lirica, del tenore che canta l'ave maria e l'alleluja, non se ne può più. bastaaaaaa!'.

e invece, lo devo ammettere, su questa mi sono piaciuti, sarà che era un po' soffocata, non protagonista, cantata quasi da sottofondo, per quanto poteva esserlo.

detto ciò, il minuto dopo, a tutto questo, non c'ho minimamente più pensato.

ma ritengo che il credo e la fede siano cose che non si possano scegliere.
sono come il calcio, come la politica: non decidi tu da che parte stare, decidono loro per te.
e te ne innamori perdutamente.
ti appassioni, le difendi fino alla morte, credi in loro anche quando vorresti mandarli a 'fanculo.
ma loro sono lì, pronti a darti soddisfazione quando meno te lo aspetti.
pronti a farti sentire parte di qualcosa più grosso di te.
pronti a farti sentire orgoglioso di stare da quella parte.
quella parte che, con l'andare avanti degli anni, delle cadute e delle risalite, sei certa che non tradirai mai.

la fede per me è così.
io ci credo.
non mi sono mai vergognata a dimostrarlo.
non ho mai condiviso tutto, anzi.
ma l'ho sempre difesa.
la mia e anche quella degli altri.
ma odio i bacchettoni.

bacchettoni significa essere ignoranti, non cristiani.

l'intelligenza ti cambia la vita.
ti fa credere in Dio in modo incondizionato e indipendentemente da tutto.
ti fa andare allo stadio senza picchiare nessuno e senza insultare nessun celerino.
ti fa andare a votare (la domenica, e non il lunedì, che sia mai ti succede qualcosa, il lunedì), e se oltre ad essere intelligente sei anche paziente, ti fa votare dalla parte giusta.

e non è un peso, la fede
non lo è mai stato.

essere juventina e di sinistra, ultimamente, lo è un po' di più.

domenica 5 ottobre 2008

bring you up when you're feelin' down

"tieniti libera per il 2 ottobre, ci andiamo a vedere un concerto".

cavoli, proprio a me, ragazzetta nazional-popolare che non direbbe no a nulla, figuriamoci ad un invito musicale.
mi incuriosisco però, e nonostante il tempo per ragionarci sopra sia mancato, ultimamente, faccio una rapida ricerca e trovo due concerti in data 2 ottobre.

il primo è quello dei Living Colour, già sentiti tre-quattro anni fa al Motion di Zingonia (BS), e mi ricordo anche che non essendo di quella pasta lì e non sopportando molto il cross over, finito il concerto non avevo capito molto di quello a cui avevo assistito.
ma lo scarto.
lo scarto perché sono fiduciosa,

il secondo concerto è.. oddio.
non ci credo.. ahaha Bryan Adams al Teatro Smeraldo.
be', Heaven e Back to you quando ero più di ragazzina di ora mi piacevano abbestia.
e poi mi si invita, si presume che il biglietto me lo regalino, perché no?
e' Bryan Adams, infondo, mica uno degli ultimi arrivati.

giovedì 2 ottobre arriva.
si prende posto in platea e alle nove spaccate ecco uscire in total black il biondino più carino di Kingston.
alto un mentro e il nulla, si approccia al microfono e parte subito con un pezzo del nuovo album.

tra me e me, ma poi condivido anche il pensiero con chi mi sta accanto, mi chiedo come farà a sostenere due ore di concerto senza band, solo con chitarra voce e armonica non sapendo nemmeno una parola in italiano.

come fa?
fa che è un cretino allo stato puro.

non sta zitto un attimo, non sta serio un secondo, nemmeno sui pezzi lenti dove quando si accorge di essere un po' troppo 'acustico', si prende in giro da solo facendosi il verso.
poi vorrebbe spiegarci le canzoni ma.. 'scuate, non parlo italiano quindi non ve le spiego';
poi vorrebbe presentarci la sua band ma.. 'mi spiace, sono solo stasera';
poi introduce un brano che ha scritto per un film con sandra bullok.. "e ho pensato wow! sandra bullok, magari c'è la possibilità di.. consocerla? uscirsci? scambiare qualche tenerezza? baciarsi? no...";

poi scatta il un po' di anarchia tra il pubblico appena ci si accorge che risponde alle domande urlate.
ed ecco che le tre ragazze accanto a me gli urlano 'we love you', così una in mezzo si sente in dovere di farsi notare con un 'i love you too', finché un uomo dalla galleria urla 'ti amo', e il biondino canadese va verso di lui a braccia aperte.

è un pazzo.
davvero simpaticissimo.

dice che in hotel sono andati da lui due a chiedergli l'autografo e a dirgli "please please please stasera suonaci questa canzone".. "vorrei sapere se quelle due persone sono qui. eccovi.... questa è per voi".

poi vede una ragazza in piedi appoggiata al muro e le dice che in quarta fila c'è posto.
fa alzare tutti i distinti e la fa accomodare.. "Come ti chiami? Tania? ok, e lei come si chiama? Gaetano? ok, allora Tania lui Gaetano, Gaetano lui è Tania. scambiatevi due bacini".

poi a metà fa 'Summer of '69' che praticamente canta solo il pubblico.
qualcuno si è anche commosso :)
bello davvero.
poi tocca a quelle che mi ricordo io 'Run to you', 'Heaven', 'Please forgive me " e altre che invece non mi ricordavo esistessero.

poi alla fine - anche se 'I do it for you' non l'ha fatta, peccato - guadagna cento punti in un solo minuto:
"vorrei salutare due amici che sono qui, uno è John Ritchmon - e si alza per davvero lui - e l'altro è... Mourinho".

cazzo Mourinho?!?!
non ci credo e inceve è lì
si prende gli insulti e rido come una scema.


cavoli 'sto bryan adamas stasera mi ha fatto davvero sorridere.

non sarà il mio concerto della vita, per carità, ma non mi aspettavo nulla.
è un popolare che piace alle persone popolari.
lo trovo banale dopo un po' (quasi mi spiace di averlo stroncato nella rece del suo ultimo "11"), ma è pur sempre uno che c'è stato, che ha fatto, che ha scritto canzoni che rimarranno nella storia.

'Heaven' poi, è stato io mio primo lento, ballato ad una festa di carnevale.. mica si scordano queste cose.
poi c'è chi vuol farlo per forza, chi vuole rinnegare alcune sfigataggini del passato perché ridicole.
grazie a dio, io no.

quindi, banale, tamarro, fuori moda, imbarazzante, scoppiato che si possa dire, io al concerto di adams mi sono fatta quattro abbondanti risate, ho osservato la società milanese al suo cospetto per almeno due ore, ho sentito un cinquantenne ancora con una bella voce e bravo alla chirarra, ho vissuto una situazione intima per via del luogo e dell'affetto che il pubblico aveva nei suoi confronti, ma soprattutto.. ho urlato PIRLA a Mourinho.

perciò, avrei potuto fare a meno di andarci?
di sicuro, mai mi avessero invitato, mai nemmeno avrei povato con un accredito.
ci sono andata?
si, incuriosita anche, non mi sono mai posta la domanda di come potesse essere.. non mi è ami importato.
mi sono divertita?
si.

pensatela come volete.
io prendo e porto a casa

venerdì 12 settembre 2008

per esempio so che del pallone sei tifosa...

intorno alle undici di questa sera, venerdì 12 settembre, saranno esattamente dieci anni.
dieci anni dalla serata in cui ho baciato per la prima volta Ale.
mi ricordo tutto come fosse ieri.

avevo quattordici anni, quindici non ancora compiuti insomma. lui diciotto.

io la ragazzetta dell'oratorio che non stava ferma un attimo, un po' presa in giro da tutti perché non era fidanzata con nessuno "di importante" della combriccola.
avevo tagliato da poco i capelli a spazzola, saranno stati lunghi due centimetri.
da una anno circa portavo anche l'apparecchio fisso, sopra e sotto.
diciamo non proprio un gioiellino.

lui era della compagnia di quelli più grandi.
quelli che all'oratorio ci venivano solo sul tardi, a fare qualche partitella al pallone.
compagnia di ragazzi silenziosi, un po' alternativa.
erano quelli che anche i miei amici sveglioni guardavano con fascino.
tutto quello che dicevano faceva ridere ed era assolutamente intelligente.

io mi ero affezionata molto a Emi.
bello, proprio bello.
appassionato come me di Bruce Willis, motivo per cui chiaccheravamo sempre sempre di cinema.
Ale invece tra tutti era il più silenzioso, il più introverso.
si diceva somigliasse a Eros Ramazzotti, e forse un pochino era vero.
stava con F., erano fidanzati da anni e anni, ma avevano quella cosa che quando stavano in mezzo agli altri non si guardavano nemmeno.
io e Ale in comune avevamo la Juve e Del Piero.
mica poco!

l'estate appena passata era stata bellissima, tutti sempre insieme.
ricordo ancora il giorno prima di partire per la toscana.
eravamo andati tutti al campo sportivo a guardare le stelle, sdraiati a terra.
stavo proprio bene.
cominciavano gli anni in cui bisognava tirare fuori un po' di personalità, ed io cominciavo a sentirmi più sicura, grazie anche ad Emi e Ale e agli altri loro amici che nei miei confronti prestavano molta attenzione.
a differenza dei miei, di amici.
quella sera di agosto, ricordo che si cantava la canzone di Alex Britti appena uscita "il tempo va, passano le ore, e finalmente faremo l'amore...".

io ero sempre più interessata ad Emi

me ne vado in vacanza, ritorno e nella casella della posta trovo una cartolina dalla Grecia:
"non ci crederai mai, ma qui parlano tutti di Ramazzotti e Del Piero. Se quando torno ti sei tagliata ancora i capelli non ti parlerò mai più. Ciao, Ale".

cavoli.

c'era anche un P.S. che sono andata a leggere al volo, con il cuore un po' tra lo stomaco e la gola:
"P.S.: C.B.C.R."

mi ricordo che sono scoppiata a ridere.
voleva dire Cresci Bene Che Ripasso.
quelle cose veramente cretine da ragazzini, ma che in quel momento erano davvero uniche.
devo aver sorriso.
sorridevo spesso tra fine agosto e inizio settembre, perché oltre a quella cartolina ricevuta, alla quale poi ho smesso di pensare, stava arrivando il 9 settembre.
9 settembre, anteprima nazionale all'Arcadia di Melzo di "Armageddon".
ovviamente con Bruce Willis.
io e Elena passavamo dal cinema un giorno sì, l'altro pure, per guardare il tabellone con il count down che avevano preparato per il film.
finalmente quel 9 settembre arriva.
andiamo al cinema
entra in scena Bruce ed io mi commuovo.
muore Bruce ed io scoppio a singhiozzare.

usciamo dal cinema, prima però vado in bagno e a prendere un pacchetto di fruittella al bar con F., la ragazza invisibile di Ale.
dicevo, usciamo dal cinema e loro sono lì: Ale, Emi e gli altri due amici Davide e Guido.

cavoli che carino che era Ale quella sera.
ma a me continuava a piacere Emi, e dopo il film avevamo un sacco di cui parlare.

il pomeriggio del 12 settembre con Elena vado in piazza, sotto i portici.
entro in una cartoleria e compro un Trudi piccolo da regalare a Emi che il giorno dopo, il 13, compie gli anni.
non so come glielo darò e che coraggio avrò, ma lo compro.
solo Elena lo sa.

la sera usciamo tutti insieme.
andiamo all'Osteria dell'11, il posto dove ho preso le miei prime secche adolescenziali.
arrivava anche Eleonora, di ritorno dall'Irlanda.
si era un po' tutti in festa, anche perché il 14 si ritornava tutti sui banchi di scuola.

finita la serata eravamo tornati al Bar Mario, una piazzettina pedonale in via Curiel con dei panettoni gialli che fungeva da punto di ritrovo, chiamata così sulla scia di un Ligabue d'annata.
oltre a Elena una mia grande amica di quel periodo era Mia.
bionda, occhi azzurri, un po' maschiaccio, capelli a caschetto, bellissima e sportiva.
non mi ero mica accorta di nulla io.
invece mentre Mia annuncia che sta per andare verso casa, Emi si alza e le dice che l'avrebbe accompagnata volentieri.
lei mi tira un'occhiata e mi dice di andare con loro.
poi si alza anche Ale e ci avviamo tutti e quattro.

io intanto ho il pupazzo nella borsa, pronta a regalarlo ad Emi.
solo che Emi continua a stare sotto a Mia, e forse capisco che non mi andrà molto bene, e che piuttosto che fare una figuraccia, il Trudi lo riciclerò come regalo.
pazienza.
intanto io ed Ale dietro chiaccheriamo un po'.
lasciamo che Mia ed Emi si salutino,
anche ad Emi non è andata bene.

torniamo indietro, ed ora dovrei andare anche io a casa.
vicini al Bar Mario io annuncio che taglio giù a sinistra, prendo il vicolo Don Bosco come sempre e vado a nanna.
vedo uno sguardo tra Emi e Ale, e Emi va via dritto dicendo ad Ale che si sarebbero visti il giorno dopo.
io ancora credo di non capire.
anche perché penso a F. che al Bar Mario vedrà arrivare solo l'amico del suo fidanzato invisibile.
facciamo via Crema (o Cremona, non mi rimarrà mai in mente nonostante sia ad un passo da casa).

Ad un certo punto ci mettiamo a parlare di quella cartolina dalla Grecia.
non so bene cosa ci diciamo, forse scherziamo sul taglio di capelli, del tipo "ah, ma alla fine te li sei tagliati di nuovo...!"
ricordo solo, con una precisione e un trasposto da far spavento, che Ale mentre curviamo nel vicolo Don Bosco, mi mette una mano dietro la schiena, in basso, e mi fa ruotare finché non ci troviamo uno difronte all'altro.

ecco.
in quel momento forse capisco.
forse realizzo che non ci volevo credere.
figurati lui con me.
figurati il più figo di loro, come personaggio intendo, con la più sfigata di noi, cioè io.
figurati se proprio lui, fidanzato con F., si fa vedere da tutti che mi accompagna a casa.
figurati se.. oddio mi bacia!
e lo fa...
prima forse lo abbraccio.
ricordo che aveva una maglia bianca a maniche lunge, a costine, e sopra una camicia leggerissima e morbida, a maniche corte.
se chiudo gli occhi sento ancora la camicia sotto le mie mani.
poi ci appoggiamo al muretto di una casa.
e li ci baciamo.
gli chiedo d F. e mi dice che si sono lasciati.
allora lo ribacio.
non penso a nulla.
non sono nulla.
puff, non esisto più del tutto.
annullata completamente.
innamorata.
subito.
per sempre.
mi accompagna del tutto a casa.
passeggiamo tenendoci per mano.
per scherzo cerco di sganciargli il marsupio (cazzo, il marsupio....)
dice che non ci è mai riuscito nessuno (come se la gente l'avesse preso come sport olimpionico)
ma io sì
e ridiamo.
e mi abbraccia
e mi bacia sotto casa
e mi dice ci vediamo domani

e io domani, 13 settembre, lo chiamo.
lo chiamo a casa.
gli chiedo cosa facciamo con gli altri, cosa diciamo come ci comportiamo...
lui dice di stare tranquilla, e di fare come niente fosse.
e infatti è stato come niente fosse.
ha solo fatto finta di venirmi addosso in scooter.
wow.

una domenica mattina, mentre ero in oratorio e vedere la partita di pallone, mi si avvicina Manu, ai tempi un grande amico (ci sarà tempo per parlarvi anche di lui...).
mi dice se ho saputo che F. e Ale sono ritornati insieme.
non ci voglio credere.
cazzo come sto male.
ma perché poi?
perché sto così male?
e poi sta cosa di me e Ale non la sa nessuno, non posso farmi vedere così.
decido di metterci una pietra sopra.
del tutto.
per sempre.


infastidita e orgogliosa come poche lascio passare del tempo.
passa meno di un mese.
il 3 ottobre esco la sera per una cosa da fare in oratorio.
poi incontro degli amici che mi chiedono se vado all'11.
perchè no!
ci vado e me lo trovo lì con altri amici.
ci si mette tutti allo stesso tavolo.
ad un certo punto, mentre io muovevo i primi passi nell'arte dell'indifferenza assoluta, Ale mi guarda, mi fa l'occhiolino e mi dice di andare in bagno.
ed io ci vado (erano proprio i primi passi, dai...)
il bagno è occupato, si libera ed entro io.
entra lui, ma quando io esco entrano due ragazze.
allora lui si lava le mani ed esce.
poi mi lavo le mani io, le ragazze escono, e lui rientra.
mi mette al muro.
mi dice di non fare così
che lui è una ragazzo complicato
che con F. doveva per forza fare così
che io gli piacevo da matti
che se erano rose sarebbero fiorite

e mi accompagna a casa.
paga, saluta gli amici e mi porta fuori di lì.
non ricordo cosa ci siamo detti.
ricordo solo che entrati nel vicolo Don Bosco mi ha chiesto dove eravamo di preciso l'ultima volta.
poi si mi ha sorriso e io non ho capito più nulla.
ci siamo abbracciati,
ci siamo rimessi dove eravamo l'altra volta.
ma non l'ho baciato.
ho fatto di tutto per resistergli
e nonostante Acqua di Gio di Armani mi entrava sotto la pelle,
nonostante mi dicesse che ero carina
nonostante l'avrei tenuto con me per sempre,
non l'ho baciato.

mi ha riportata a casa nuovamente
sotto casa ci siamo salutati proprio carini.
poi uguale a prima.
nessun cenno, nessuna parola, nessun gesto...
solo qualche sguardo ogni tanto.

avrei voluto parargli.
mi ero preparata un discorso coi fiocchi.
un discorso che gli avrei fatto quella sera del 7 novembre, in cui dopo un'uscita all'11 tutti insieme per un compleanno, ubriaca fino agli occhi, gli ho domandato palesemente di accompagnarmi a casa.
e l'ha fatto.
sempre ubriaca, arrivati al vicolo don bosco, gli ho chiesto con una vocina da oca per prenderlo in giro "dove eravamo l'atra volta?"
poi l'ho preso, messo al muro e baciato come mai.

altro che discorsetto.
non l'ho più visto.
nel senso che a fine anno l'hanno bocciato in quinta alla maturità ed è sparito dalla circolazione.

ed io sono rimasta lì.
sono rimasta lì fino sei anni fa, a quel muretto, a quel profumo, a quella camicia, a quel bagno, a quelle tre serate, alle sue poche parole, alle sua braccia, ai pochissimi attimi insieme.
sono rimasta incastrata lì per i quattro anni successivi.

l'ho rivisto poche volte.
ci siamo sempre salutati
lui non si ricorderà nemmeno
non penserà che io per tutti quegli anni sia rimasta davvero così:
annullata completamente.
innamorata.
subito.
per sempre.

e stasera, verso le undici, penserò a lui.
come ogni 12 settembre da dieci anni a questa parte.
e sarà così per tanto ancora, lo so.
mi piace troppo perdermi in quelle sere.


buon anniversario Ale.

giovedì 28 febbraio 2008

take a walk in a wild side


Esco dalla redazione e mi avvio a piedi alla fermata della 90.
Passo davanti ad una delle mie vie preferite - non chiedetemi perché - cioè via Giambologna.
Il 15 quando si ferma in quella via avvisa con la vocina registrata: "fermata Giam-BULOGNA", che ha me fa sempre ridere.
Percorro la via e passo davanti ad un bel parco che c'è lì, con uno spazio enorme per far pascolare i cani e un campo da basket.

Escono dal parchetto due ragazzi di trent'anni che camminano davanti a me.
Hanno pantaloncini corti, felpa con cappuccio e palla da basket in mano.
Pensavo che solo i ragazzetti di dieci-dodici anni fossero così stupidini da mettersi a giocare con la palla sul marciapiede.


Invece no


Il trentenne in possesso di palla palleggia spavaldamente, fa passare la sfera sotto la gamba mentre cammina e prosegue a palleggiare.
Ad un certo momento gli viene il lampo di genio di passare la palla dietro, tenerla con le mani, lanciarla in aria e cercare di fare canestro nel cappuccio della sua stessa felpa.
Ovviamente la palla cade dietro e rimbalza.


Tocca a me.


Faccio un palleggio con il sinistro e prendo la palla con una mano.
Gliela porgo, lui la prende e imbarazzato come pochi si gira.
Mi spiace solo che Lou Reed che mi suonava nelle orecchie mi ha impedito di sentire i commenti.
Soprattutto dell'amico.


Mi sono sentita così figa poche volte in vita mia.


Un'altra volta è stata quest'estate a Italia Wave quando con bepi e vito stavamo attraversando la steppa per dirigerci al palco Main Straem.
C'erano due ragazzi che stavano giocando a frisbee e uno di loro ha fatto un tiro troppo lungo.
Io stavo camminando con la testa girata verso bepi e vito, si stava parlando
Con la coda dell'occhio vedo il disco volante arrivare a tutta velocità nella mia direzione.

Bepi e vito vanno avanti a parlarmi quando ad un certo punto, mentre io rispondo a tono, mi blocco alzo un braccio e prendo il frisbee al volo. 
Netto. 
Secco.
Faccio una boccata dalla sigaretta, mi posiziono e ritiro l'aggeggio volante.

Una figa mai vista.

Un po' meno figa mi sono sentita quando invece mi sono fatta un insalatona a pranzo (che io odio le insalate a pranzo.. l'insalata è un contorno.. non un pasto!).
Era l'ultimo giorno che stavamo ad Italia Wave e bisognava finire la roba in frigorifero.

Sta di fatto che ho deciso di finire metà cipolla rimasta insieme all'insalata.
Buonissima. 
Da paura.
Peccato che durante il concerto del Teatro degli Orrori allo Psycho Stage la mia reazione sia stata questa:


Ancora vive il mistero se mi sia ridotta così per la cipollata o per il concerto.

d.

sabato 23 febbraio 2008

il mio paparino ha scoperto il rock’n roll


sto finendo di preparami in bagno quando ad un certo punto entra mio padre.
on air: la seconda rivoluzione sessuale dei tre allegri.

mio padre si mette dietro di me e si pettina.
io nello stesso specchio finisco di truccarmi.
mi scappa un mezzo sorriso perché so che da lì a poco dirà qualcosa.

"'Il mio fratellino ha scoperto il rock'n roll.. il mio fratellino ha scoperto il rock'n roll ed è fuori control'. chi l'è chel pirla chi?"
"ahahhaha. lo vuoi sapere davvero?
"oooh bèla.."
"sono i tre allegri ragazzi morti"
e mentre glielo dico continuo a ridere.. sto peggiorando la situazione
"chi in? ma da che part ariven?"
"pordenone"
"pudeven no 'sta là amo' un po'"
"guarda che sono molto bravi. dovresti vederli in concerto, e dovresti vedere i disegni che fa il cantante. non son mica più dei ragazzini..."
"Ho capi'.. ma se ciamen? Tre.. ragazzi.. morti"
"Tre ALLEGRI!"
"ah già, me recurdavi no che eren anca alegher"

prende in mano il disco.
è finita.
"cioè, el cidì se ciama 'La seconda rivoluzione sessuale dei tre allegri ragazzi morti'?"
"..si..."

pausa


"ta ma fè un disco dei rollin ston da met sù in machina?"

padre vs. indie 1 - 0


d.


ps. che i TARM e i loro fan non me ne vogliano.. ne a me ne a mio padre

mercoledì 13 febbraio 2008

(all my past and futures)

Danipedia
Attenzione: di seguito viene rivelata, del tutto o in parte, la trama dell'opera. ma se avete già letto il libro, poco importa.
non leggo mai i libri appena escono, cioè, quando fanno il boom dico.
è più forte di me.
"Caos calmo" di Sandro Veronesi l'ho letto l'anno scorso, e ammetto di averlo letto quasi solamente perché sarebbe uscito il film.
me ne parlavano tutti bene, il bepi era anche entusiasta perché lo aveva letto tutto d'un fiato e parlava molto dei Radiohead.
e va bene, leggiamolo.
sono del parere che ogni libro debba avere un suo contesto, cioè, ci sono libri che non ti puoi leggere sotto l'ombrellone, altri che hanno bisogno di concentrazione, altri invece riesci per davvero a leggerli in due giorni.
con questo invece mi è successa una cosa strana.
non mi ha preso da subito.
l'ho letto molto lentamente, quasi in un anno, tra un libro e l'altro.
i capitoli finali sono stati a decantare per parecchio tempo, poi mi sono decisa a finirlo.
mi piaceva, mentre lo leggevo, ma non mi aveva presa completamente.
una volta letta l'ultima pagina, ho cominciato a chiedermi se mi era piaciuto per davvero o meno, e sono arrivata alla conclusione che l'ho letto nel momento e nel modo sbagliato.

curiosa di vedere il film, curiosa di rivedere sul grande schermo Moretti e Orlando insieme, ho atteso che la pellicola uscisse al cinema.
lunedì con bepi sono andata a vederlo.
siamo esplosi in risate per Silvio Orlando, e per la parola "sise" pronunciata da Moretti;
ci siamo illuminati in un "uhhhhhh" sull'entrata in scena di Roman Polanski;
ci siamo innamorati tutti e due di Kasia Smutniak;
ci siamo guardati in faccia – dopo aver visto la Smutniak – dicendo la stessa frase: "questa si bomba Tarricone!"
ci siamo sconvolti per quanto reciti male la Golino, anche se a me piace;
ci siamo emozionati su "Pyramid song"
ci siamo intristiti quando abbiamo capito che "Pyramid song" sarebbe stata l'unica canzone dei Radiohead in tutto il film;
Grimaldi lascia da parte – per tempi cinematografici, voglio sperare – dei passaggi fondamentali, dei dettagli sui quali si sviluppa tutta la storia e che nel libro portano via intere pagine.
in ogni caso, le scene che mi porto a casa e che metto via sono due:
la prima è quella in cui Nanni rimane in piedi, davanti alla panchina e osserva ciò che gli accade intorno. In sottofondo la bellissima "Your ex-lover is dead" degli Stars.
la seconda è quella in cui Gasman, scopre che il fratello se ne sta tutto il giorno fuori da scuola di sua figlia e va a trovarlo.
lì hanno un colloquio che mi ha fatto molto sorridere.
mi sono sentita Moretti per un istante.
non ricordo bene se è lo stesso pari pari del libro, e non mi ricordo nemmeno se nel libro mi aveva colpito così tanto.
probabilmente no, anche perché si parla di alcuni mesi fa.

tant'è

M: "Mi scoccia che la gente che non conosco si metta a parlare di me!"
G: "E va be'.. però voglio dire, sei sconvolto, ti accampi su una panchina…"
M: "No! non sono sconvolto"
G: "E allora perché stai qui?"
M: "Ci sto bene"


d.

ps. frase del giorno, detta cinque minuti fa e che vale la pena di essere riportata.autore della frase: bepi
"era insieme ad una tipa improponibile che avrebbe potuto essere sia la moglie che la madre"

venerdì 8 febbraio 2008

la distanza del polo nord


tu riesci a dire
tutto quello che voglio sentire
tutto quello che mi fa morire
tu mi fai tremare
come in bilico
su di un filo statico
 tu sai sentire
i mie mille respiri
anche se siamo a km
 allora portami al mare
a dicembre se ti pare
allora fammi sentire
tutto quello che hai da dire
allora portami a ballare
fammi sentire
quale musica
ti piace ascoltare
 allora portami al mare
a dicembre se ti pare
allora fammi sentire
tutto quello che hai da dire
allora portami a ballare
fammi sentire
quale musica
ti piace ascoltare
 tu che non mi vedi
perché decidi che non ti conviene
che la distanza alla fine fa bene
 tu sai guardare
come cicala
come se fossimo l'unica cosa
 allora portami al mare
a dicembre se ti pare
allora fammi sentire
tutto quello che hai da dire
allora portami a ballare
fammi sentire
quale musica
ti piace ascoltare 
allora portami al mare
a dicembre se ti pare
allora fammi sentire
tutto quello che hai da dire
allora portami a ballare
fammi sentire
quale musica
ti piace ascoltare
.Northpole.

mercoledì 6 febbraio 2008

I don’t remember.. I don’t recall

Mi vibra la borsa.
Leggo sul display PERICOLO!!, il nome sotto il quale da sei anni ho memorizzato il mio numero di casa.
"prrrrrontiii!" (imitando Massimo Boldi in "Ragazzo di campagna".. va be')
"ciao dani"
"ciao padre"
"tutto bene?"
"si, tu?"
"bene.."
"dimmi"
"senti…."
"si, dimmi però, e parla più forte perché ti sento molto basso"
"eh si infatti"
"cosa"
"sono in camera, non voglio che la mamma ci senta"
Di solito queste telefonate le ricevo nei periodi di natale, oppure nelle vicinanze del compleanno di mia madre (cioè vicino a natale..).
Succede così quando mio padre vuole consultarmi per i regali o vuole dirmi cosa le sta per comprare.
Ma non siamo a dicembre.
Ma è anche vero che settimana prossima c'è la festa degli innamorati.
E loro lo sono.
Ancora.
Terribilmente.
"devi prendere un regalo alla mamma?"
"ma no, figurati"
"ah ah, e che c'è allora"
"senti.. non è che per sbaglio hai preso il mio spazzolino da denti?"
"mmm.. no"
"come no?!"
"eh 'come no'.. no! Padre, non prendo gli spazzolini da denti degli altri, ma ti pare? Non prendo nemmeno il mio da casa: in croce bianca ne tengo uno nel borsone, in ufficio ne ho uno per l'ufficio, nel beauty ne ho uno per quando mi sposto, e in borsa ho quello da viaggio. Che cosa me ne faccio del TUO spazzolino da denti?"
"no, così per sapere.. non lo trovo più"
"hai guardato nei cassetti sotto al lavandino?"
"si, niente"
"nel cassetto della tua biancheria?"
"si, niente anche lì.."
"mmm. nel portapenne in cucina?
"GENIO! vado a vedere. Anzi, corro subito prima che sia lì per davvero e tua madre se ne accorga"
"ecco bravo"
"grazie. mi raccomando, ci sentiamo domani"
"si si. non ti preoccupare".
"…"
"padre?"
"….senti… volevo chiederti un'altra cosa"
"dimmi.."
"ti ricordi mica dove hai messo il telecomando del televisore in cucina?"
"mmm"
"non riusciamo a trovarlo"
"eh.. così su due piedi.. no"
"…"
"…"
"va bene dani, buona giornata, se ti viene in mente chiamami"
"si va bene. buona giornata anche a te"



Funziona così.
In casa mia spariscono oggetti.
E i colpevoli siamo sempre io e mio padre.
Abbiamo provato a dare la colpa a mio nipote.
Ma ha un anno e non ci crede mai nessuno.
Io e mio padre ci spalleggiamo.
Ci difendiamo l'uno con l'altro da mia madre.
Mi ricordo ancora quando avevo il vizio di bere a canna dalla bottiglia dell'acqua.
Mio padre mi faceva il palo sulla porta della cucina.
Poi la passavo a lui, e a fare da guardia mi ci mettevo io.
Ora non mi resta che aspettare che mi venga in mente dove ho messo il telecomando.
Oppure aspettare che mi chiami mio padre per dirmi dove l'ha ritrovato.
E in quale stato.
L'ultima volta l'ho messo in lavatrice.

d.

sabato 2 febbraio 2008

television (them or us)

ho visto, per la seconda volta da quando è iniziato, un pezzettino di Scalo 76.
dopo l'esibizione dei Velvet (che a me piacciono sempre…), arriva Daniele Bossari.
Evviva!
le sue domande intelligentissime sono:
"che tipo di spillette portate?"
"la chitarra è meglio tenerla bassa in zona pubica  - cristo! -  perché è più stilosa, o alta?"
decido, nonostante ciò, di andare avanti a guardarlo.
la parola passa a Maddalena Corvaglia, ragazza che ho sempre pensato essere vagamente normale e forse forse interessante. errore.
a presentare è davvero un cane, e la vestono in maniera imbarazzante.
mi va a presentare la classifica del dvd più venduti.
decima posizione per i Pink Floyd.
mostrano un filmato di 'Live at Pompei' e quando rientrano in studio la maddy dice: "tosto questo!".
prendo fiato
non contenta prosegue la classifica arrivando ai Tokyo Hotel dei quali non riesce nemmeno a pronunciare il titolo in inglese del dvd.
Sesta posizione - tipo - per Laura Pausini, e dei geni veri mandano in onda un filmato del suo live a s.siro: la Laura nazionale canta "la mia banda suona il rock". Di Ivano Fossati. In spagnolo.
non ce la faccio,
spengo la tv.
poi mi ricordo (come dimenticarselo se arrivano cinque mail al giorno a riguardo.. eheh), che oggi a Scalo 76 c'è John De Leo, e a me piace.
allora riaccendo, ed eccolo lì.
chiamo mio padre per dirgli che è lui quello di cui gli dicevo, quello che ha la stessa caratteristica vocale del suo - e mio - adorato Demetrio Stratos.
"ah si, quello dei Bluvertigo.."
mmm.. è colpa mia.
do troppe informazioni musicali a mio padre, tutte insieme, e per un uomo di sessantatre anni forse pretendo un po' troppo.
ma ha detto 'Bluvertigo'.. l'assonanza c'è.
mi metto a ridere. 
"no padre, quello è Morgan"
"ah si, quello che ha rifatto De André."
"si.. anche. e comunque questo qui era dei Quintorigo"
"ah è vero, Quintorigo. me li ricordo a sanremo"
che soddisfazioni mi da certe volte..

ma ritornando a De Leo.. quasi mi spiace vederlo su quel palco.
l'ho conosciuto lui, è una persona abbastanza timida, poco convenzionale.. la meno adatta, forse, a questi programmi un po' finti.
sta di fatto che su quel palco c'è e canta.
e sinceramente mi convinco che i suoi brani vadano lasciati nel loro contesto, e che non sarà mai uno da cd singolo lui.. tant'è.
finisce l'esibizione e si avvicina lei, la prezzemoliza del momento, Paola Maugeri.
niente in contrario su di lei, solo non mi piacciono molto il suo modo di parlare e quel forzato accento inglese che utilizza ogni tanto.
ma so che bisogna farle per forza certe cose.. per cui.. va bene così.
si avvicina a De Leo esordendo con la frase:
"e' bello che tu abbia iniziato a suonare con un tecnico sul palco perché c'erano dei problemi.. si perché quando si suona dal vivo è così, un po' come quel basso partito con una battuta in ritardo dei Velvet Underground..".
mi spiace solo che non abbiate sentito come ha pronunciato 'underground'..
e che non abbiate colto l'imbarazzo.. mondiale.
poi. poi arrivano i La Crus con il loro nuovo e bel singolo.
poi arriva anche Syria.. con Gigi e Cristiano dei Perturbazione che sul palco con lei stanno proprio bene.
bella anche la canzone, oltre a lei, dico.
riappare Bossari che ricorda che venerdì prossimo esce il suo nuovo disco.
Syria gli dice che sì, esce l'8 febbraio ed il produttore è anche Cesare Malfatti:
"sai, quello dei La Crus che era qui prima… un grande!"
Bossari se ne frega.
la interrompe.
le impone un'altra domanda da scaletta.

io esco a mangiare un gelato.
che non mi piace nemmeno.
anzi.. mi guardo il rugby

d.

mercoledì 30 gennaio 2008

here comes the sun and I say... it’s all right

Mi arriva una mail.

"..sono due giorni che considero le cose in un certo modo. Senza difficoltà.
Sono molto fiducioso che domani saranno tre giorni, e dopodomani quattro giorni e via cantando.
(…) Spesso io e te dimentichiamo che se abbiamo due orecchie e una bocca vorrà dire che dobbiamo più ascoltare che parlare. Ma non lo diciamo a nessuno, io e te ci si capisce. Forse"

La leggo e sorrido. Magari succede anche a me, domani.
Sto bene per 360 giorni l'anno. Da sola. Sto bene.
Poi per quei cinque giorni che ne rimangono – e quest'anno mi va anche di sfiga perché col bisestile sono sei – mi crolla il mondo.
Non so se addosso o ai miei piedi.
Sta di fatto che crolla.
Ed io insieme.


Forse dovrei dare ascolto ad una persona cara che una volta, durante un'accesa discussione, mi ha detto:
"il mondo ti vuole protagonista e tu lo stai mettendo in attesa!".
Detto così forse è un po' esagerato. Ma in quel contesto, quando me l'ha detto, ci stava più che bene.
Non voglio essere protagonista.
Ma è vero che 'metto in attesa'.
Mi viene spontaneo, negli ultimi mesi.
Mi metto anche in gioco, certo.
Solo che inizio con cose che anche se vanno male non importa.
Ma quando vanno male, poi, me ne importa sì. Anche se le credevo di poco conto. Forse.
Se sto male per una cosa che non ritenevo fondamentale, figurati per una che mi sta a cuore per davvero.
Al pensiero mi viene da ritirarmi, da stare in panchina..
Perciò sono in stand by. E metto in stand by.


Oggi sono così.. un po' 'malata di cuore'
"Eppure un sorriso io l'ho regalato
e ancora ritorna in ogni sua estate
quando io la guidai o fui forse guidato
a contarle i capelli con le mani sudate.

Non credo che chiesi promesse al suo sguardo,
non mi sembra che scelsi il silenzio o la voce,
quando il cuore stordì e ora no, non ricordo
se fu troppo sgomento o troppo felice,
e il cuore impazzì e ora no, non ricordo,
da quale orizzonte sfumasse la luce.

E fra lo spettacolo dolce dell'erba
fra lunghe carezze finite sul volto,
quelle sue cosce color madreperla
rimasero forse un fiore non colto.

Ma che la baciai questo sì lo ricordo
col cuore ormai sulle labbra,
ma che la baciai, per Dio, sì lo ricordo,
e il mio cuore le restò sulle labbra.

E l'anima d'improvviso prese il volo"

Si si.. proprio così.

d.



ps.
Giorni fa ho incontrato una persona che non vedevo da tempo:
"ciao"
"sono esattamente due anni e sessantadue giorni e tredici ore che non civediamo"
"eh.."
"ti ho mandato una mail"
"ma dai.. non l'ho vista"
"si, a questo indirizzo…"
"eh ma lì ne accumulo troppe.."
"quindi?"
"quindi niente, vado a cercarmela"
"te la rimando"
L'ho vista ora, anche quella che mi ha rimandato..
Oggetto: è sempre bello vederti
Testo: "you gotta make your own kind of music
sing your own special song
make your own kind of music
even if nobody else sings along"

a presto
ag

Eh già..

mercoledì 23 gennaio 2008

se rimani, se domani sei qui..

..caro il mio bel studentello dello Iulm che sembri appena uscito da 'uomini e donne', sappi che i tram funzionano così:
partono
si fermano
ripartono
frenano bruscamente in vista di un semaforo troppo arancione per proseguire diritti
poi ripartono
e poi si rifermano
e così via..
e se stai su per dieci fermate, non è un meccanismo tanto complicato da immagazzinare nella tua testolina..
a meno che..
a meno che quella cuffia da piscina di armani che indossi non faccia passare nemmeno un ragionamento dico uno nel tuo cervellino tanto carino.
perciò, se domani sei ancora lì, se mi ricapiti accanto sulla 91, se riesci, senza problemi dico, prova a sederti sul seggiolino che è tanto comodo..
oppure aggrappati alle maniglie sulle barre in alto..
o se proprio appoggiati a peso morto ai pali vicino alle uscite..
ma non tirarmi, e te lo chiedo per favore, una spallata ad ogni cambio di marcia.
davvero: sono piccina, con una stabilità già di mio molto precaria..
ECCHECCAZZO NON TI CI  METTERE PURE TE!
(breve ma intesa.. succede di rado)

sabato 12 gennaio 2008

un ringraziamento alla famiglia Elkann...

...perchè mi da sempre grandi soddisfazioni.

perchè dopo questa notizia:
E' nato Oceano Elkann, secondogenito di John e Lavinia (La Stampa, 12/11/2007)

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ne ho appresa un'altra, e sono contenta che "il rampollo di casa Fiat" non perda un colpo e sia sempre sul pezzo:

Parata di stelle al PalaRuffini di Torino per l'All Star Game 2008 del volley femminile. Lapo Elkann, neo Presidente della Sparkling Milano, si è esibito in schiacciate e muri (Lapresse)



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olè

giovedì 10 gennaio 2008

once in a lifetime

Passo spesso in edicola.
Per comprare i biglietti di metro e tram, per vedere le ultime uscite dei fumetti insieme ai colleghi, per prendere i quotidiani che servono per la rassegna stampa quando tocca a me…

Non sono mai stata abbonata a nessuna rivista (a parte Hurrà Juventus quando ero più ragazzina), e visto che la rassegna stampa mi tocca nei fine settimana, e nei fine settimana i quotidiani hanno sempre i loro settimanali in allegato, non ho nemmeno l'esigenza di comprare quelle riviste prettamente femminile tipo Vogue, Gioia, Donna Moderna etc.

Anzi, ad essere sincera, non leggo nemmeno quelli in "omaggio" con i quotidiani.

E poi c'è sempre il parrucchiere per questi giornali.
Lì do libero sfogo alla mia curiosità sui gossip grazie a giornali tipo Novella 2000, Eva, Vip etc.

C'è anche da dire che non sono un'appassionata di moda, o meglio, non della moda che viene dettata dalle passerelle e dai giornali.
Sarà perché mi piace vestirmi il meno stravagante possibile.
Tanto, la gente in giro ti guarda lo stesso.
Sempre che una poi si vesta in modo eccentrico solo per farsi guardare, ovvio.. ma dubito che una ragazza indossi un cappotto fucsia (dio mio) solo perché le piace il colore.

Poi certo, dipende una dove è abituata a muoversi.
Io prendo una linea metropolitana praticamente dal principio fino al capolinea, e prendo la 90, poi scendo e vado a piedi in ufficio. Finito in ufficio, esco,  prendo la 91, poi prendo il 15, oppure vado a piedi, e arrivo in redazione. Poi esco dalla redazione e cammino.
Poi di nuovo metropolitana.


Non mi pesa. Affato.
Però ammetto che sono, io come gli migliaia di persone, sotto gli occhi di molta gente ad ogni mio spostamento o movimento.


Quando ero più ragazzina, ero molto più disinibita.
Indossavo cose che sapevo mi avrebbero messa in evidenza.
Sapevo che sarei stata notata di più. Ma mi andava anche bene.

Quando ho iniziato seriamente a muovermi per milano tutti i santi giorni, ho invece sentito sempre meno il bisogno di questa cosa dell'apparire.
Ti guarda già così tanta gente anche se vai in giro in tuta, che col tempo cerco di passare sempre più inosservata.
Tanto, quando entri nelle porte della metro, ti guardano quasi tutti comunque.
Che tu abbia i capelli viola o no.


Ma questo è solo per sottolineare che davvero non mi importa molto di essere precisa e carina.
Non sempre ne ho voglia.
Mi importa soprattutto essere a mio agio in mezzo alla gente.
Poi se qualcuno si trova a suo agio in tacchi a spillo, minigonna, e cappotto rosso fuoco, va benissimo.
Anzi, te ne accorgi subito quando una non 'fa la figa', ma 'figa lo è' per davvero.
E a me quel genere di ragazze così piace tantissimo, mi diverte molto osservarle.


Ci sono mattine in cui mi sveglio e indosso una minigonna di jeans (ora "una minigonna di jeans", "la minigonna di jeans", solo quella c'ho) perché mi piaccio proprio quella mattina.
Ma è anche vero che se indosso la minigonna, metto un maglione dolcevita e i miei stivaletti privi di tacco alla adriano celentano.
Viceversa se indosso i tacchi, metto i jeans e non mi trucco quasi. Come per bilanciare.
Ma il problema dei tacchi non si pone. Non ho scarpe con il tacco.


E poi ognuno ha le sue fisse.
Sarà che vedere le persone mi piace da matti.
Osservarle, studiarle.


Per un certo periodo quando tornavo a casa sulla linea verde della metro, arrivata a Loreto osservavo le ragazze per bene, le signorine, salire sul vagone.
Cappottino, o giubbino (quasi sempre Belstaff. Nelle eccezioni Woolrich, Breda, Prada..), decolletè a punta, tailleur, piega impeccabile, cellulare all'ultimo grido, borsetta Louis Vuitton o Gucci, e borsa da lavoro in pelle The Bridge.
Nell'iPod (rosa), Laura Pausini, Irene Grandi, James Blunt, Negramaro e quella roba lì.

Le guardavo salire, tutte in ordine dopo otto ore di lavoro, e superata la soglia della Milano urbana, quando si risaliva in superficie e si arrivava nelle zone più extraurbe, mi scattava il totoscommessa: mi immaginavo a quale fermata sarebbero scese.
Le due fermate in gara erano Cassina de' Pecchi e Cernuscio sul Naviglio.
Le cittadine più ricche della zona.
Ci azzeccavo sempre.
Con il tempo ho affinato la tecnica: se erano fighette, ma con un espressione di supponenza, e ostentavano sicurezza, scendevano di sicuro a Cernusco; se erano fighette ma un po' più insicure, quasi a recitare la parte, scendevano invece a Cassina.

Ne salivano tante.
E ne salgono ancora.
Solo che ora non sono più interessanti a livello sociologico e non mi stimolano molto.


Preferisco concentrarmi sulle ragazzette punk, o sulle studentesse di lettere e filosofia tanto carucce e fini: ricciole, matita tra i capelli, pashmina al collo, tutte vestite color pastello, asics tiger ai piedi, eastpak per i libri azzurrino o rosa, orsacchiottino del topolino Diddl attaccata alla cerniera, libro di Paolo Coelho in mano, e via.
Marca d'abbigliamento preferita: Benetton.
Ascolto musicale: Elisa, Fiorella Mannoia, Alanis Morissette, Francesco Renga, Modena City Ramblers e per essere un po' hard core, l'ultimo dei Green Day.


Osservare gli altri e a volte catalogarli è un po' impossibile non farlo.
Che poi scritto e detto così sembra che per me sia una malattia.
In realtà è che passo talmente tanto tempo in metro, e che la gente e la città sono talmente belle ed interessanti da osservare, che questi pensieri per me sono molto spontanei e mi aiutano e divertono un sacco.
Non me ne frega nulla per davvero di come si veste e di come non si veste una, o che musica ascolta o a che fermata scende: sono solo cose che ho davanti agli occhi tutti i giorni, e ne prendo atto.
E visto che mi annoio sempre facilmente, rigiro questi eventi come un giochino da fare.
Tutto qui.



Però.

C'è un però.

Io che non compro giornali perché a me non me ne frega della moda e bla bla bla bla, è successo negli ultimi mesi di fare dei viaggeti in treno in toscana e a roma.
Ok il mio libro, ok l'iPod, ok il quotidiano.. ma quando un viaggio dura cinque ore, bisognerà avere qualche diversivo, no?
E allora mi compro Linus, che mi diverte sempre. Non tutto quanto. Ma alcune strisce sono imperdibili.

E poi?

E poi dai, mi compro un settimanale da donna, uno di quelli che dicono come ti devi vestire in base a che tipo sei (potrei tenerla io quella rubrica), che ti dicono un po' di gossip, che ti fanno un reportage su un posto del mondo nel quale non avrai mai la possibilità economica per andarci, che hanno una psicologa che consola i problemi di cuore, un'inviata acidissima e zitella che intervista sempre l'attore figo di turno etc.

Dai, si.. insomma ci siamo capite: uno di quei settimanali che alla fine di ogni articolo ti dice il tempo stimato di lettura.
Giuro che la prima volta che c'ho fatto caso non ci volevo credere.
Anche perché per leggere quell'intervista ad Antonio Banderas (se non ricordo male) c'avevo messo il doppio del tempo previsto.
Mi stanno dando della scema, questi qui del giornale? Ma pensa te.
Ma da quando uno mi deve dire anche quanto tempo ci devo mettere a leggermi il giornale?


Tant'è.

Il settimanale in questione l'ho comprato ieri incuriosita dall'attore in copertina. Bello. Non esattamente il mio tipo, ma c'era anche un'intervista ad un'attrice che conosco poco e non ho ancora capito se mi piace.

Sta di fatto che lo compro.
Non l'ho ancora letto tutto.
Ma sono già arrivata alla sezione moda. Evviva!


Dopo aver passato le pagine delle modelle, mi sono soffermata sulla notizia del giorno (ahahah):
uno: quest'anno non andrà più di moda la frangetta (olè) e il caschetto – ma nel giornale lo chiamano come si deve, bob – verrà portato morbido, con la fronte libera (come il mio?);
due: scompariranno le ballerine (le scarpe intendo.. se così si possono poi definire) che cedono il passo (bella battuta..) al sandalo ultrapiatto (come il mio di cuoio?);

E così, la mia buona notizia l'ho avuta anche oggi.
Dimostrazione che a stare ferme a farsi girare le cose intorno, prima o poi si ritorna sempre di moda.
E io lo sono. Diamine.
Per una volta nella vita.. anche senza volerlo.
Quasi quasi, mi faccio crescere 'sta cavolo di frangettina e mi compro le ballerine.
E che nessuna me ne voglia…
Pace & bene


d

mercoledì 2 gennaio 2008

fiore de gioventù (me sento un friccico nel core)

E' una cosa talmente banale che la si da per scontato.
Ma a me stasera è successo.
E' successo che un amico, un fenomeno, mi abbia detto:
"ci fumiamo l'ultima 'zaga'?"

Ora. Non so voi. Ma io, la sigaretta, la chiamo solo 'sigaretta'.
Non 'cicca', non 'siga'.. ne tanto meno 'zaga'.
E nemmeno questo mio amico.
La chiama 'zaga', e tral'altro solo per prendere un pochino in giro i tamarri, il pol, un mio collega.

E succede così che questa parolina stupida detta a caso mi inchioda e mi riporta ad uno dei momenti più personali di questo duemilasette che mi ha lasciata a bocca asciutta.


Mi ha riportato a quest'estate, luglio, quando con bepi e vito abbiamo intrapreso una quattro giorni di caldo, afa e bestemmie in direzione sesto fiorentino.

Certo. Prima di partire io e il bepi abbiamo dato show al mercato comunale che c'è vicino a casa sua (zona tra staz. centrale-caiazzo-loreto) quando abbiamo visto capossela che si aggirava tra i banchi di frutta e verdura con la sua bella compagna.
Va be'.. a noi queste cose fanno sorridere.. facciamo gli scemi. Un po' lo siamo.

Come se non bastasse il bepi mi porta ad un negozio di dischi usati giusto per perdere un po' di tempo.
Bene.
Mi dirigo verso gli stranieri, lettera B e prendo in mano un vinile di Bowie.
Lo giro con una mano soltanto, lo avvicino per leggere i titoli.
Poi. Nel rimetterlo via lo rigiro e con l'angolo in alto mi prendo dentro il nasino.
Fosse solo quello. No infatti.. oltre al nasino prendo dentro l'orecchino al nasino e l'orecchino a sua volta prende dentro un capillare che esplode e mi fa protagonista della scena più splatter mai vista in quel negozio di dischi: dal mio naso escono fiumi di sangue rosso vivo.
Io sbatto la testa all'indietro, mi cadono gli occhiali a terra.
Il proprietario è terrorizzato all'idea che possa sporcare i suoi dischi.
Bepi un po' di marmo – non se lo aspettava mica – cerca e trova un pacchetto di fazzoletti, li tira fuori tutti e me li da tutti.
Io esco, con il vinile di Bowie ancora in mano e nell'altra dieci fazzoletti di carta uno in pila all'altro.

Bene. Dopo aver pagato un vinile degli Statos Quo e uno dei Talking Heads, possiamo andare ad aspettare vito.

Di quei quattro quattro gg toscani non ho tanto il ricordo di italia wave o dei concerti (certo.. alcuni saranno indimenticabili), ma ciò che mi batte in testa ancora è di come sia stata bene, di come sia stata io, da sola in mezzo a tutti, da sola con bepi e vito nella nostra casettina in culo al mondo sperduta in campagna tra cinghiali e trattori abbandonati.

Il silenzio di quelle ultime sigarette – ovviamente chiamate 'zaghe' per ricordare il pol – mi dava una serenità veramente rara, e dei compagni di viaggio così fighi ne ho trovati pochi.



Poi di colpo però ripenso ad un'altra situazione ancora più unica ed intensa.

È il mio pensiero felice del duemilasette.

Quel ricordo a cui ricorro nei momenti in cui ho bisogno di staccare la spina ma non posso farlo.
Penso a Roma.
A quest'estate, fine giugno.
C'ero stata un mese esatto prima, a maggio, con la persona che mi accompagnata e fatto strada per quasi sei anni.

Dopo quel weekend di maggio torno a milano, vado in ufficio e dico a tutti che sto male lontana da roma, che ci devo assolutamente tornare.
Il Panz mi capisce. Sa cos'è Roma.. sa cosa provo, e mi dice se mi è piaciuto il circo massimo. Io rossa di vergogna gli dico che non l'ho visto.. nemmeno passata accanto.
Sarà per la prossima volta. Anche se lui scuote un po' la testa. Evvabbe'!

Scarico la posta e leggo una mail del capo.
Mi manda a Roma.
A fine giugno.
Sheraton Golf Hotel Parco de' Medici (cioè le parole sono queste sei.. la sequenza che sia esatta o meno non me lo ricordo).

Cazzo.

I quattro giorni più belli di tutto l'anno. Davvero.
E arriva anche il mio momento più bello di tutto l'anno.

Decido di prendere la navetta dall'albergo e andare in centro: ho un amico che è qui per lavoro, è mesi che parliamo di incontrarci, e a maggio ci siamo sfuggiti per un pelo.La navetta ferma a piazza Venezia.
Me la ricordo abbastanza bene, so anche dove muovermi.

Scendo dalla navetta con in mano in telefono.
Sto scrivendo da cinque minuti un sms ad adriano per dirgli che sono arrivata mezz'oretta prima, e visto che lui sta a san giovanni, lo aspetto lì e mi faccio un giro.

La navetta riparte.

Chiudo il telefono e alzo gli occhi.
Dove cazzo è finita piazza Venezia?
E cosa diavolo è 'sto posto?

Idiota. Sono veramente un idiota.

Davanti a me, all'una e mezza di un giovedì di mezza estate, mi appare a tradimento il circo massimo.
Non lo so perché continuo a non crederci.
Ma sono lì. E non so nemmeno dove sta rispetto a piazza Venezia. Ma chi se ne frega.
E' tutto mio.. non c'è praticamente nessuno (giuro!) o almeno, è talmente grande che ci sarà anche un po' gente, ma è lontana.

Mi avvicino, attraverso la strada.
Provo a farci due passi, ma nei sandali mi entra di tutto e sotto al sole così, senza aver pranzato, si muore.
Mi metto dall'altro lato.
Mi siedo sui gradini all'ombra, tra una bottiglia di becks rotta e una sigaretta non del tutto spenta. Me ne accendo una anche io.

E sto lì.
Così.
Da sola.
Per fortuna.
Mando un messaggio. Anzi due.
Bello.
Bella io.
Bello tutto.
Solo per me.
Un pezzo di roma quasi deserta.
I clacson dietro nemmeno li sento.
Mamme coi passeggini.
Coppiette in amore.
E io come una stronza in quel momento sono la persona che sta più bene al mondo.
E quel momento, quella sensazione, quel profumo e quelle mani sudate non potranno mai essere paragonare a nulla.
Sono tutta io, lì così. In quell'istante.
A pensare a chissà cosa.
A pensare a me come mai prima.
Perché non era previsto io a roma.. da sola.. per lavoro.. per mille cose..

Poi adro mi chiama. Mi aspetta al colosseo.
Cartina alla mano. E via.
Senza nemmeno voler star lì di più.



E allora in questo periodo in cui si fanno bilanci, in cui ci si chiede come è stato l'anno passato e quali sono i propositi per quello nuovo, cosa abbiamo lasciato in dietro e cosa ci portiamo appresso, io vi dico due cose:
uno: il duemilasette per me sono io seduta su quei gradini al circo massimo;
due: il mio proposito per il duemilaotto è quello di imparare a memoria tutto il testo di "ma il cielo è sempre più blu" di rino gaetano;


d.



chi legge la mano, chi regna sovrano
chi suda, chi lotta, chi mangia una volta
chi gli manca la casa, chi vive da solo
chi prende assai poco, chi gioca col fuoco

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