mercoledì 30 gennaio 2008

here comes the sun and I say... it’s all right

Mi arriva una mail.

"..sono due giorni che considero le cose in un certo modo. Senza difficoltà.
Sono molto fiducioso che domani saranno tre giorni, e dopodomani quattro giorni e via cantando.
(…) Spesso io e te dimentichiamo che se abbiamo due orecchie e una bocca vorrà dire che dobbiamo più ascoltare che parlare. Ma non lo diciamo a nessuno, io e te ci si capisce. Forse"

La leggo e sorrido. Magari succede anche a me, domani.
Sto bene per 360 giorni l'anno. Da sola. Sto bene.
Poi per quei cinque giorni che ne rimangono – e quest'anno mi va anche di sfiga perché col bisestile sono sei – mi crolla il mondo.
Non so se addosso o ai miei piedi.
Sta di fatto che crolla.
Ed io insieme.


Forse dovrei dare ascolto ad una persona cara che una volta, durante un'accesa discussione, mi ha detto:
"il mondo ti vuole protagonista e tu lo stai mettendo in attesa!".
Detto così forse è un po' esagerato. Ma in quel contesto, quando me l'ha detto, ci stava più che bene.
Non voglio essere protagonista.
Ma è vero che 'metto in attesa'.
Mi viene spontaneo, negli ultimi mesi.
Mi metto anche in gioco, certo.
Solo che inizio con cose che anche se vanno male non importa.
Ma quando vanno male, poi, me ne importa sì. Anche se le credevo di poco conto. Forse.
Se sto male per una cosa che non ritenevo fondamentale, figurati per una che mi sta a cuore per davvero.
Al pensiero mi viene da ritirarmi, da stare in panchina..
Perciò sono in stand by. E metto in stand by.


Oggi sono così.. un po' 'malata di cuore'
"Eppure un sorriso io l'ho regalato
e ancora ritorna in ogni sua estate
quando io la guidai o fui forse guidato
a contarle i capelli con le mani sudate.

Non credo che chiesi promesse al suo sguardo,
non mi sembra che scelsi il silenzio o la voce,
quando il cuore stordì e ora no, non ricordo
se fu troppo sgomento o troppo felice,
e il cuore impazzì e ora no, non ricordo,
da quale orizzonte sfumasse la luce.

E fra lo spettacolo dolce dell'erba
fra lunghe carezze finite sul volto,
quelle sue cosce color madreperla
rimasero forse un fiore non colto.

Ma che la baciai questo sì lo ricordo
col cuore ormai sulle labbra,
ma che la baciai, per Dio, sì lo ricordo,
e il mio cuore le restò sulle labbra.

E l'anima d'improvviso prese il volo"

Si si.. proprio così.

d.



ps.
Giorni fa ho incontrato una persona che non vedevo da tempo:
"ciao"
"sono esattamente due anni e sessantadue giorni e tredici ore che non civediamo"
"eh.."
"ti ho mandato una mail"
"ma dai.. non l'ho vista"
"si, a questo indirizzo…"
"eh ma lì ne accumulo troppe.."
"quindi?"
"quindi niente, vado a cercarmela"
"te la rimando"
L'ho vista ora, anche quella che mi ha rimandato..
Oggetto: è sempre bello vederti
Testo: "you gotta make your own kind of music
sing your own special song
make your own kind of music
even if nobody else sings along"

a presto
ag

Eh già..

mercoledì 23 gennaio 2008

se rimani, se domani sei qui..

..caro il mio bel studentello dello Iulm che sembri appena uscito da 'uomini e donne', sappi che i tram funzionano così:
partono
si fermano
ripartono
frenano bruscamente in vista di un semaforo troppo arancione per proseguire diritti
poi ripartono
e poi si rifermano
e così via..
e se stai su per dieci fermate, non è un meccanismo tanto complicato da immagazzinare nella tua testolina..
a meno che..
a meno che quella cuffia da piscina di armani che indossi non faccia passare nemmeno un ragionamento dico uno nel tuo cervellino tanto carino.
perciò, se domani sei ancora lì, se mi ricapiti accanto sulla 91, se riesci, senza problemi dico, prova a sederti sul seggiolino che è tanto comodo..
oppure aggrappati alle maniglie sulle barre in alto..
o se proprio appoggiati a peso morto ai pali vicino alle uscite..
ma non tirarmi, e te lo chiedo per favore, una spallata ad ogni cambio di marcia.
davvero: sono piccina, con una stabilità già di mio molto precaria..
ECCHECCAZZO NON TI CI  METTERE PURE TE!
(breve ma intesa.. succede di rado)

sabato 12 gennaio 2008

un ringraziamento alla famiglia Elkann...

...perchè mi da sempre grandi soddisfazioni.

perchè dopo questa notizia:
E' nato Oceano Elkann, secondogenito di John e Lavinia (La Stampa, 12/11/2007)

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ne ho appresa un'altra, e sono contenta che "il rampollo di casa Fiat" non perda un colpo e sia sempre sul pezzo:

Parata di stelle al PalaRuffini di Torino per l'All Star Game 2008 del volley femminile. Lapo Elkann, neo Presidente della Sparkling Milano, si è esibito in schiacciate e muri (Lapresse)



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olè

giovedì 10 gennaio 2008

once in a lifetime

Passo spesso in edicola.
Per comprare i biglietti di metro e tram, per vedere le ultime uscite dei fumetti insieme ai colleghi, per prendere i quotidiani che servono per la rassegna stampa quando tocca a me…

Non sono mai stata abbonata a nessuna rivista (a parte Hurrà Juventus quando ero più ragazzina), e visto che la rassegna stampa mi tocca nei fine settimana, e nei fine settimana i quotidiani hanno sempre i loro settimanali in allegato, non ho nemmeno l'esigenza di comprare quelle riviste prettamente femminile tipo Vogue, Gioia, Donna Moderna etc.

Anzi, ad essere sincera, non leggo nemmeno quelli in "omaggio" con i quotidiani.

E poi c'è sempre il parrucchiere per questi giornali.
Lì do libero sfogo alla mia curiosità sui gossip grazie a giornali tipo Novella 2000, Eva, Vip etc.

C'è anche da dire che non sono un'appassionata di moda, o meglio, non della moda che viene dettata dalle passerelle e dai giornali.
Sarà perché mi piace vestirmi il meno stravagante possibile.
Tanto, la gente in giro ti guarda lo stesso.
Sempre che una poi si vesta in modo eccentrico solo per farsi guardare, ovvio.. ma dubito che una ragazza indossi un cappotto fucsia (dio mio) solo perché le piace il colore.

Poi certo, dipende una dove è abituata a muoversi.
Io prendo una linea metropolitana praticamente dal principio fino al capolinea, e prendo la 90, poi scendo e vado a piedi in ufficio. Finito in ufficio, esco,  prendo la 91, poi prendo il 15, oppure vado a piedi, e arrivo in redazione. Poi esco dalla redazione e cammino.
Poi di nuovo metropolitana.


Non mi pesa. Affato.
Però ammetto che sono, io come gli migliaia di persone, sotto gli occhi di molta gente ad ogni mio spostamento o movimento.


Quando ero più ragazzina, ero molto più disinibita.
Indossavo cose che sapevo mi avrebbero messa in evidenza.
Sapevo che sarei stata notata di più. Ma mi andava anche bene.

Quando ho iniziato seriamente a muovermi per milano tutti i santi giorni, ho invece sentito sempre meno il bisogno di questa cosa dell'apparire.
Ti guarda già così tanta gente anche se vai in giro in tuta, che col tempo cerco di passare sempre più inosservata.
Tanto, quando entri nelle porte della metro, ti guardano quasi tutti comunque.
Che tu abbia i capelli viola o no.


Ma questo è solo per sottolineare che davvero non mi importa molto di essere precisa e carina.
Non sempre ne ho voglia.
Mi importa soprattutto essere a mio agio in mezzo alla gente.
Poi se qualcuno si trova a suo agio in tacchi a spillo, minigonna, e cappotto rosso fuoco, va benissimo.
Anzi, te ne accorgi subito quando una non 'fa la figa', ma 'figa lo è' per davvero.
E a me quel genere di ragazze così piace tantissimo, mi diverte molto osservarle.


Ci sono mattine in cui mi sveglio e indosso una minigonna di jeans (ora "una minigonna di jeans", "la minigonna di jeans", solo quella c'ho) perché mi piaccio proprio quella mattina.
Ma è anche vero che se indosso la minigonna, metto un maglione dolcevita e i miei stivaletti privi di tacco alla adriano celentano.
Viceversa se indosso i tacchi, metto i jeans e non mi trucco quasi. Come per bilanciare.
Ma il problema dei tacchi non si pone. Non ho scarpe con il tacco.


E poi ognuno ha le sue fisse.
Sarà che vedere le persone mi piace da matti.
Osservarle, studiarle.


Per un certo periodo quando tornavo a casa sulla linea verde della metro, arrivata a Loreto osservavo le ragazze per bene, le signorine, salire sul vagone.
Cappottino, o giubbino (quasi sempre Belstaff. Nelle eccezioni Woolrich, Breda, Prada..), decolletè a punta, tailleur, piega impeccabile, cellulare all'ultimo grido, borsetta Louis Vuitton o Gucci, e borsa da lavoro in pelle The Bridge.
Nell'iPod (rosa), Laura Pausini, Irene Grandi, James Blunt, Negramaro e quella roba lì.

Le guardavo salire, tutte in ordine dopo otto ore di lavoro, e superata la soglia della Milano urbana, quando si risaliva in superficie e si arrivava nelle zone più extraurbe, mi scattava il totoscommessa: mi immaginavo a quale fermata sarebbero scese.
Le due fermate in gara erano Cassina de' Pecchi e Cernuscio sul Naviglio.
Le cittadine più ricche della zona.
Ci azzeccavo sempre.
Con il tempo ho affinato la tecnica: se erano fighette, ma con un espressione di supponenza, e ostentavano sicurezza, scendevano di sicuro a Cernusco; se erano fighette ma un po' più insicure, quasi a recitare la parte, scendevano invece a Cassina.

Ne salivano tante.
E ne salgono ancora.
Solo che ora non sono più interessanti a livello sociologico e non mi stimolano molto.


Preferisco concentrarmi sulle ragazzette punk, o sulle studentesse di lettere e filosofia tanto carucce e fini: ricciole, matita tra i capelli, pashmina al collo, tutte vestite color pastello, asics tiger ai piedi, eastpak per i libri azzurrino o rosa, orsacchiottino del topolino Diddl attaccata alla cerniera, libro di Paolo Coelho in mano, e via.
Marca d'abbigliamento preferita: Benetton.
Ascolto musicale: Elisa, Fiorella Mannoia, Alanis Morissette, Francesco Renga, Modena City Ramblers e per essere un po' hard core, l'ultimo dei Green Day.


Osservare gli altri e a volte catalogarli è un po' impossibile non farlo.
Che poi scritto e detto così sembra che per me sia una malattia.
In realtà è che passo talmente tanto tempo in metro, e che la gente e la città sono talmente belle ed interessanti da osservare, che questi pensieri per me sono molto spontanei e mi aiutano e divertono un sacco.
Non me ne frega nulla per davvero di come si veste e di come non si veste una, o che musica ascolta o a che fermata scende: sono solo cose che ho davanti agli occhi tutti i giorni, e ne prendo atto.
E visto che mi annoio sempre facilmente, rigiro questi eventi come un giochino da fare.
Tutto qui.



Però.

C'è un però.

Io che non compro giornali perché a me non me ne frega della moda e bla bla bla bla, è successo negli ultimi mesi di fare dei viaggeti in treno in toscana e a roma.
Ok il mio libro, ok l'iPod, ok il quotidiano.. ma quando un viaggio dura cinque ore, bisognerà avere qualche diversivo, no?
E allora mi compro Linus, che mi diverte sempre. Non tutto quanto. Ma alcune strisce sono imperdibili.

E poi?

E poi dai, mi compro un settimanale da donna, uno di quelli che dicono come ti devi vestire in base a che tipo sei (potrei tenerla io quella rubrica), che ti dicono un po' di gossip, che ti fanno un reportage su un posto del mondo nel quale non avrai mai la possibilità economica per andarci, che hanno una psicologa che consola i problemi di cuore, un'inviata acidissima e zitella che intervista sempre l'attore figo di turno etc.

Dai, si.. insomma ci siamo capite: uno di quei settimanali che alla fine di ogni articolo ti dice il tempo stimato di lettura.
Giuro che la prima volta che c'ho fatto caso non ci volevo credere.
Anche perché per leggere quell'intervista ad Antonio Banderas (se non ricordo male) c'avevo messo il doppio del tempo previsto.
Mi stanno dando della scema, questi qui del giornale? Ma pensa te.
Ma da quando uno mi deve dire anche quanto tempo ci devo mettere a leggermi il giornale?


Tant'è.

Il settimanale in questione l'ho comprato ieri incuriosita dall'attore in copertina. Bello. Non esattamente il mio tipo, ma c'era anche un'intervista ad un'attrice che conosco poco e non ho ancora capito se mi piace.

Sta di fatto che lo compro.
Non l'ho ancora letto tutto.
Ma sono già arrivata alla sezione moda. Evviva!


Dopo aver passato le pagine delle modelle, mi sono soffermata sulla notizia del giorno (ahahah):
uno: quest'anno non andrà più di moda la frangetta (olè) e il caschetto – ma nel giornale lo chiamano come si deve, bob – verrà portato morbido, con la fronte libera (come il mio?);
due: scompariranno le ballerine (le scarpe intendo.. se così si possono poi definire) che cedono il passo (bella battuta..) al sandalo ultrapiatto (come il mio di cuoio?);

E così, la mia buona notizia l'ho avuta anche oggi.
Dimostrazione che a stare ferme a farsi girare le cose intorno, prima o poi si ritorna sempre di moda.
E io lo sono. Diamine.
Per una volta nella vita.. anche senza volerlo.
Quasi quasi, mi faccio crescere 'sta cavolo di frangettina e mi compro le ballerine.
E che nessuna me ne voglia…
Pace & bene


d

mercoledì 2 gennaio 2008

fiore de gioventù (me sento un friccico nel core)

E' una cosa talmente banale che la si da per scontato.
Ma a me stasera è successo.
E' successo che un amico, un fenomeno, mi abbia detto:
"ci fumiamo l'ultima 'zaga'?"

Ora. Non so voi. Ma io, la sigaretta, la chiamo solo 'sigaretta'.
Non 'cicca', non 'siga'.. ne tanto meno 'zaga'.
E nemmeno questo mio amico.
La chiama 'zaga', e tral'altro solo per prendere un pochino in giro i tamarri, il pol, un mio collega.

E succede così che questa parolina stupida detta a caso mi inchioda e mi riporta ad uno dei momenti più personali di questo duemilasette che mi ha lasciata a bocca asciutta.


Mi ha riportato a quest'estate, luglio, quando con bepi e vito abbiamo intrapreso una quattro giorni di caldo, afa e bestemmie in direzione sesto fiorentino.

Certo. Prima di partire io e il bepi abbiamo dato show al mercato comunale che c'è vicino a casa sua (zona tra staz. centrale-caiazzo-loreto) quando abbiamo visto capossela che si aggirava tra i banchi di frutta e verdura con la sua bella compagna.
Va be'.. a noi queste cose fanno sorridere.. facciamo gli scemi. Un po' lo siamo.

Come se non bastasse il bepi mi porta ad un negozio di dischi usati giusto per perdere un po' di tempo.
Bene.
Mi dirigo verso gli stranieri, lettera B e prendo in mano un vinile di Bowie.
Lo giro con una mano soltanto, lo avvicino per leggere i titoli.
Poi. Nel rimetterlo via lo rigiro e con l'angolo in alto mi prendo dentro il nasino.
Fosse solo quello. No infatti.. oltre al nasino prendo dentro l'orecchino al nasino e l'orecchino a sua volta prende dentro un capillare che esplode e mi fa protagonista della scena più splatter mai vista in quel negozio di dischi: dal mio naso escono fiumi di sangue rosso vivo.
Io sbatto la testa all'indietro, mi cadono gli occhiali a terra.
Il proprietario è terrorizzato all'idea che possa sporcare i suoi dischi.
Bepi un po' di marmo – non se lo aspettava mica – cerca e trova un pacchetto di fazzoletti, li tira fuori tutti e me li da tutti.
Io esco, con il vinile di Bowie ancora in mano e nell'altra dieci fazzoletti di carta uno in pila all'altro.

Bene. Dopo aver pagato un vinile degli Statos Quo e uno dei Talking Heads, possiamo andare ad aspettare vito.

Di quei quattro quattro gg toscani non ho tanto il ricordo di italia wave o dei concerti (certo.. alcuni saranno indimenticabili), ma ciò che mi batte in testa ancora è di come sia stata bene, di come sia stata io, da sola in mezzo a tutti, da sola con bepi e vito nella nostra casettina in culo al mondo sperduta in campagna tra cinghiali e trattori abbandonati.

Il silenzio di quelle ultime sigarette – ovviamente chiamate 'zaghe' per ricordare il pol – mi dava una serenità veramente rara, e dei compagni di viaggio così fighi ne ho trovati pochi.



Poi di colpo però ripenso ad un'altra situazione ancora più unica ed intensa.

È il mio pensiero felice del duemilasette.

Quel ricordo a cui ricorro nei momenti in cui ho bisogno di staccare la spina ma non posso farlo.
Penso a Roma.
A quest'estate, fine giugno.
C'ero stata un mese esatto prima, a maggio, con la persona che mi accompagnata e fatto strada per quasi sei anni.

Dopo quel weekend di maggio torno a milano, vado in ufficio e dico a tutti che sto male lontana da roma, che ci devo assolutamente tornare.
Il Panz mi capisce. Sa cos'è Roma.. sa cosa provo, e mi dice se mi è piaciuto il circo massimo. Io rossa di vergogna gli dico che non l'ho visto.. nemmeno passata accanto.
Sarà per la prossima volta. Anche se lui scuote un po' la testa. Evvabbe'!

Scarico la posta e leggo una mail del capo.
Mi manda a Roma.
A fine giugno.
Sheraton Golf Hotel Parco de' Medici (cioè le parole sono queste sei.. la sequenza che sia esatta o meno non me lo ricordo).

Cazzo.

I quattro giorni più belli di tutto l'anno. Davvero.
E arriva anche il mio momento più bello di tutto l'anno.

Decido di prendere la navetta dall'albergo e andare in centro: ho un amico che è qui per lavoro, è mesi che parliamo di incontrarci, e a maggio ci siamo sfuggiti per un pelo.La navetta ferma a piazza Venezia.
Me la ricordo abbastanza bene, so anche dove muovermi.

Scendo dalla navetta con in mano in telefono.
Sto scrivendo da cinque minuti un sms ad adriano per dirgli che sono arrivata mezz'oretta prima, e visto che lui sta a san giovanni, lo aspetto lì e mi faccio un giro.

La navetta riparte.

Chiudo il telefono e alzo gli occhi.
Dove cazzo è finita piazza Venezia?
E cosa diavolo è 'sto posto?

Idiota. Sono veramente un idiota.

Davanti a me, all'una e mezza di un giovedì di mezza estate, mi appare a tradimento il circo massimo.
Non lo so perché continuo a non crederci.
Ma sono lì. E non so nemmeno dove sta rispetto a piazza Venezia. Ma chi se ne frega.
E' tutto mio.. non c'è praticamente nessuno (giuro!) o almeno, è talmente grande che ci sarà anche un po' gente, ma è lontana.

Mi avvicino, attraverso la strada.
Provo a farci due passi, ma nei sandali mi entra di tutto e sotto al sole così, senza aver pranzato, si muore.
Mi metto dall'altro lato.
Mi siedo sui gradini all'ombra, tra una bottiglia di becks rotta e una sigaretta non del tutto spenta. Me ne accendo una anche io.

E sto lì.
Così.
Da sola.
Per fortuna.
Mando un messaggio. Anzi due.
Bello.
Bella io.
Bello tutto.
Solo per me.
Un pezzo di roma quasi deserta.
I clacson dietro nemmeno li sento.
Mamme coi passeggini.
Coppiette in amore.
E io come una stronza in quel momento sono la persona che sta più bene al mondo.
E quel momento, quella sensazione, quel profumo e quelle mani sudate non potranno mai essere paragonare a nulla.
Sono tutta io, lì così. In quell'istante.
A pensare a chissà cosa.
A pensare a me come mai prima.
Perché non era previsto io a roma.. da sola.. per lavoro.. per mille cose..

Poi adro mi chiama. Mi aspetta al colosseo.
Cartina alla mano. E via.
Senza nemmeno voler star lì di più.



E allora in questo periodo in cui si fanno bilanci, in cui ci si chiede come è stato l'anno passato e quali sono i propositi per quello nuovo, cosa abbiamo lasciato in dietro e cosa ci portiamo appresso, io vi dico due cose:
uno: il duemilasette per me sono io seduta su quei gradini al circo massimo;
due: il mio proposito per il duemilaotto è quello di imparare a memoria tutto il testo di "ma il cielo è sempre più blu" di rino gaetano;


d.



chi legge la mano, chi regna sovrano
chi suda, chi lotta, chi mangia una volta
chi gli manca la casa, chi vive da solo
chi prende assai poco, chi gioca col fuoco

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