mercoledì 23 dicembre 2009

tra due giorni è Natale, non va bene e non va male

"...buonanotte, torna presto e così sia"

ho cercato per un anno intero di togliermi dalla mente questa sconosciuta canzone di De Gregori.
levarla via dalla testa perché mi ricorda uno dei momenti più bui del mio ultimo anno.
stamani accendo la radio e quel furbetto di fabio volo ha la bella idea di metterla on air su radio dj.
con l'indice ero pronta a cambiare stazione, a togliere il frontalino della radio, a pigiare il tasto per il cd... qualsiasi cosa, avrei fatto, per non sentirla e non ripiombare ad un anno fa.
e invece niente.
ho cercato di lasciare stare, di distrarmi, di canticchiarla.
poi ho preso il cellulare, ho scritto TI ODIO nella schermata degli sms e ho premuto invia indirizzando la mia ira al numero della diretta di radio dj.


poi.

lunedì non potevo non venire in uffucio.
mi ero offerta (quanto mai, cazzo!) di passare da uno dei soci del pub dove lavoro a prendere una lettera di denuncia per l'amministratore del palazzo dove è ubicato il locale per i quattro giorni senza riscaldamento.
sono passata a prendere la lettera, sono arrivata, con fatica, in ufficio, ho pranzato, mi sono incontrata con l'altro socio del pub per consegnargli la lettera e poi alle 16.30 ho deciso di prendere l'auto e tornare in quel di Melzo.
risultato?
c'era da aspettarselo: dieci dico dieci ore di coda.
quattro solo per fare viale forlanini, le altre sei per fare i quindici chilometri rimanenti.
sono arrivata a casa alle due e mezza di notte.
prima di immettermi nel forlanini, ho fatto trenta euro di benzina pensando al peggio, mi sono presa un toas, un pacchetto di patatine e uno di ciocolatini all'ultimo bar aperto in via piranesi, e ho affrontato la bufera, fumando una sigaretta ogni quarto d'ora.
la macchina l'ho messa in seconda solamente due volte.
ho pianto, ho riso, mi sono psicoanalizzata, ho visto gente scendere dai taxi, aprire il baule, prendere la valigia e correre a piedi verso linate, macchina impazzite, persone che scendevano a fare la pipì, altre che tiravano via neve dal tetto dell'auto e se la mangiavano.
ho anche messo il cd di giualiano palma, e ho colto l'occasione per scrivere la recensione che avrei dovuto consegnare il giorno dopo.
ho poi ascoltato radio per tutto il tempo, beccandomi anche il programmma di Lucarelli su radio dj dedicato a Nick Drake.
era mezzanotte e mezza, dalla radio della mia punto ferma, a motore spento, partiva "Pink moon" di Drake.
Ho aperto lo sportello, ho appoggiato i piedi a terra, ho guardato intorno la neve bianca e tutto il silenzio che c'era.
Ho alzato il volume, tiraro una baccata e chiuso gli occhi, facendomi cadere cristalli bianchi sul viso.
poi un camionista mi ha suonato il clacson, ho rimesso i piedini in macchina, a discapito della mia scatica, e sono ripartita.





buon natale

lunedì 21 dicembre 2009

fake empire

temi del giorno: lunedì e consapevolezza.
non potendo piegare a metà il foglio, verrò a meno anche ad un'altra regola fondamentale dello svolgimento, ovvero la pertinenza.
per cui, andrò un po' a ruota libera.

lunedì, da molti odiato, mi fa bene.
forse mi fa meglio il pranzo, del lunedì.
perché ci si ascolta, ci si racconta, ci si dimentica e ci si racconta dopo.
ci si distrae, ci si parla sopra, si dice troppo.
si commenta il campionato, si leggono le pagelle sulla gazzetta, si commentano i gol, le sconfitte.
si arriva dopo e si esce prima.
si ripete la stessa cosa, per venti volte, perché non vedi tutti subito, e il raccontare il fine settimana diventa l'argomento del giorno.
anche quando non vuoi, anche quando non vuoi più.

consapevolezza, da molti ignorata, è per me la vera salvezza.
ti permette di decidere, di non decidere, di fare un passo avanti oppure di rimanere fermo.
ti mette nella situazione di non poterti far prendere in giro da nessuno, se non perché lo vuoi tu.
consapevolezza è il più bel regalo che uno possa desiderare sotto l'albero quest'anno.
e per quanto è difficile volerla, perché da lì in poi cambia tutto, io la vorrei tanto.


poi...

fa freddo.
sabato sono stata alla prima recita di mio nipote e ho pianto.
sabato ho festeggiato il compleanno di mio papà e di mio fratello con la famiglia completa e sentivo caldo.
sabato notte, rientrando dal pub, congelata e stanca, ho cercato per mezz'ora di mettere dritta una statuina del presepe che pensavo fosse caduta, invece è la statuita del pastore che dorme.
domenica mi sono svegliata all'una, ho pranzato, mi sono rimessa a letto e ho visto un bellissimo film con Peter Sellers.
domenica mi sono tirata in piedi, mi sono buttata sotto la doccia e alle 18 varcavo la soglia di una radio di milano, dove sono andata a portare i miei saluti ad un vecchio e caro amico che non vedevo da un anno.
ho preso un taxi per andare al pub e attraverso il finestrino ho fatto tutta quella zona di milano che odio e amo così tanto allo stesso modo che non mi so spiegare.
domenica sera, alle 24.00 mi rimettevo a letto, dopo una delle serate più fredde della mia vita, coi piedini congelati e le orecchie rosse.

stamattina mi sono svegliata a fatica, mi sono ributtata sotto la doccia, sono uscita, mi sono stretta nell'accappatoio e ho cercato di vedere una ruga in più nello specchio appannato.
non l'ho vista.
sarà che rido meno.
sarà che io vetro era appannato.
mi ci vorrebbe un po' di rassegna stampa, quella bella rassegna stampa che facevo tutte le mattina fino a poco tempo fa e che mi faceva scivolare nel tempo senza accorgermene.

venerdì 18 dicembre 2009

edit

basta, di modifiche per oggi ne ho fatte fin troppe.
spero di non toccare più il 'personalizza' di questo blog e lasciarlo in pace così com'è.

la pausa pranzo l'ho impegnata nell'acquisto di regali natalizi.
sono rientrata in ufficio con: un rotolo di carta igienica con sopra dei cactus, una scatoletta con le braccia e la faccia di un omino che escono dall'alto, in posizione sollevamento pesi, che quando schiacci la testa dell'omino in già, sparisce con tutte e due le braccia nella scatoletta e riappare un secondo dopo con uno stuzzicadenti (tenete bene a mente la posizione del sollevamento pesi), tre segnalibro di stoffa e lana cotta, tipo.

bella roba.

alla fnac ho incontrato Luca, il Tamba.
quanto mi piace il Tamba.
è un amico del panz, l'ho conosciuto un anno e mezzo fa al concerto del Boss, e già allora, quando avevo parlato del concerto, lo citavo nei miei scritti:

26 giugno 2008
"E io quasi mi vergogno, perché sto in mezzo ad una combriccola di appassionati che mi punge in continuazione per via dei brividi sulla pelle.
E io vorrei averceli, ma non mi sento all'altezza.
Non è mio quell'uomo, è solo loro.
E io mi giro verso il Panz e gli dico: 'Ho sbagliato tutto, non ho mai capito niente'
E lui mi dice di no, che quello è il momento del riscatto".

be', l'ho incontrato tra gli espositori dei dvd e abbiamo fatto una bella scenetta.
abbiamo girato un po' tra i film, gliene ho consigliato uno che ha comprato, "Ogni cosa è illuminata", che ho visto al cinema e che considero un capolavoto.
poi secondo me il Tamba ha fatto l'acquisto del secolo, ha trovato (ma era anche davanti ai miei occhi), una scatola laccata rossa, fighissima, che contiene dvd e libro de "Il diavolo veste Prada".
tutto il cofanetto per dieci euro e novanta.
fighissimo.
dice che non sa a chi regalarlo ma che vale la pena prenderlo, e ha fatto bene.

dopo poco l'ho salutato, baciato, augurato un buon natale e ho preso le scale mobili per scendere.
lui si è facciato urlando 'aspetta, a proposito...' - o qualcosa del genere - 'ho letto la tua rece sul concerto dei Green Day, bellissima'.

ho sorriso, e via.
bravo Tamba.

forse oggi, grazie a questa annaffiata di acqua al mio ego salatissimo, sarò meno cinica.




P.S.

prima di entrare alla fnac, all'angolo ho incrociato un uomo che al telefono ha detto: 'ma non piangere, piangere non serve'
col cazzo!
piangere serve, serve eccome.
piangere ti fa arrossire le gote, ti fa tirare su con il naso, ti fa fare smorfie terrificanti quanto rigeneranti.
piangere ti fa respirare profondo, ti svuota per lasciare posto ad altre lacrime, ti fa sentire patetica e spropositata e finalmente ti rendi conto che tocca a tutti prima o poi.
piangere ti fa venire il mal di testa, un terribile mal di testa, ti fa venire le guance rosse e le gote rigide, e quando passa, se passa, sei talmente sfinito che ti lavi la faccia, ti sdrai e muori.
piangere serve.
serve a non essere disperati.
serve a non scattare d'ira per niente.
serve perché a volte non ci resta che fare quello.


giovedì 17 dicembre 2009

dolci frutti tropicali

x factor.
oggi mi è toccato x factor, marco e giuliano.
marco sa di buono in un maniera pazzesca, ma non saprei dire altro sul suo conto, tanto meno su quello di giuliano. che non è che sappia di cattivo, lui, è solo che marco sa proprio di buono.

ieri sera ho fatto il madornale errore di ubriacarmi.
non che volessi farlo di proposito, ma diciamo che non ho nemmeno fatto molto per evitarlo.
il pub era chiuso per cui siamo andati al baretto arancione a fare l'aperitivo, e i due negroni sbagliati buttati giù senza fondo in venti minuti mi hanno dato una gran botta.
da lì in poi ho cominciato a sentire la mancanza di quel filtro che abbiamo in testa e che ci permette di pensare a mille cose senza che effettivamente venga l'impulso di farle.
ecco, era come se fossi disinibita, nel vero senso della parola, più che negli atteggiamenti.

il ritorno a casa, con la neve che scendeva a fiocchi, è stato di gran lunga malinconico e tremendo.
ho messo il cd di pacifico, e mi sono ritrovata commossa su 'L'incompiuta', nemmeno una delle mie preferite, ma alla frase "L'età adulta insospettisce, la coscienza fiuta: questa è un'opera che resterà incompiuta", ho rischiato di andare fuori strada pur di prendere in mano il telefono e scrivere a pacifico che, mi duoleva dirlo, ma aveva proprio ragione.

e stamattina dovevo andare in comune, e domani avrei dovuto imbiancare...
ma stamattina nevicava e le strade erano impraticabili per arrivare a milano in un orario decente, e domani sera lavoro al pub per cui non riesco ad organizzarmi con mio padre, tolle di vernice e rulli, andate e ritorni violenti.



vado o resto.
vado e resto.
resto e non vado.
vado.
e non torno.
giuro.

(no, non giuro)

mercoledì 16 dicembre 2009

nervi tesi, muscoli allo spasimo

è nato.
il 4 dicembre, mentre ero in una fredda sala prove a sentire un gruppo su cui sto lavorando, mi arriva un sms: "Ciao, sono edoardo peso circa quattro chili e sono nato"

Zanetti ha datto alle stampe, al mondo, alla luce, il suo piccoletto.
non ne parla, fa quello che sfugge a domande e commenti.
ma l'altro giorno mi toccata dentro: "sigaretta?"

eccome no.
ed eccoci
ed eccolo che mi racconta di latte artificiale, di pannolini, di fasciatoio, di passeggini, di cacca e sonnellini.
e oggi mi manda una mail, oggetto: si è aperta...
allegato, la foto del piccolo edoardo che non capisco se stia strillando o sbadigliando... sta di fatto che è stupendo.


oggi non riesco a smettere di ascoltare i creedence.
la cosa positiva della giornata è che stamani ho incontrato pier dei velvet e la antolini, e devo ammettere che sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla sua simpatia.
il pezzo che hanno fatto insieme è una bomba.
la cosa negativa è che, camminando camminando, mi sono congelata facendomi da via stradella a piazza fontana a piedi.

sono dimagrita di tre chili.
avevo bisogni di dimagrire tre chili?
assolutamente no.

la juve perde.

devo imbiancare casa, fare il trasloco, prendere il letto, montarlo, fare un buco nel muro per l'antenna della tv, andare in comune per le multe, prendere i regali per i cinque compleanni di famiglia che subisco da qui a natale, e poi quelli di natale, rispondere a delle telefonate, rispondere a della mail...


sta arrivando il natale.
io scappo.


domenica 6 dicembre 2009

venerdì 4 dicembre 2009

ogni limite ha una pazienza

mi è piaciuta ieri sera al pub una tipa.
ha chiesto - come se non la sentissi - a un ragazzo al banco come mi chiamassi.
doveva pagare alla cassa, e visto che stavo spillando una leffe ad un signore molto gentile, non la vedevo.
il ragazzo al banco le dice che mi chiamo Daniela.
e lei, giustamente: "Dani puoi venire che devo pagare?".

Dani.
così.
gratis.
non mi conosci.
non sai come mi chiamo.
lo chiedi.
te lo dicono.
nemmeno pensi di poter dire Daniela.
Dani.
e siamo già amiche per tutta la vita.

mavvaffanculo.


Poi.


Il locale comincia a riempirsi intorno alle 21.30
Mentre porto un'ordinazione ad un tavolo, mi accorgo di un signore (tipo professorino belloccio sui quarantacinque) con una signora (molto carina) che si tengono le mani con i gomiti appoggiati sul tavolo.
mi avvicino, interrompendo l'idillio di sguardi innamorati tra i due, e chiedo se devono ordinare.

risposta: "si, abbiamo già ordinato".

vabbe'.
guardo il loro ordine e pronte le birre gliele porto.
mangiano. i signori mangiano anche.

ora farò una breve digressione (io breve? ci provo...)
Nel pub dove lavoro io, come in molti altri locali di Milano, la consumazione la si paga subito.
ordini, ti porto quello che hai preso, e ti lascio lo scontrino.
se sono settantaquattro euro e cinquanta e si è in sei a dover pagare, ovvimanete lascio il tempo di preparare i soldi, fare i calcoli, mettersi d'accordo etc, e poi, dopo un po', passo a ritirarli.
se sono cinque euro per una birra, aspetto al tavolo finché non mi si danno i soldini.
funziona così.
lì e altrove.
punto.
e funziona così per mille motivi, alcuni discutibili, altri meno.
certo è che alcuni ragazzotti ogni tanto entrano, ordinano, consumano e nelle sere di piena, prendono e scappano.
quindi...


ritorniamo alla coppietta saccente.
porto le birre e lo scontrino con da pagare anche i piatti che hanno preso.
mi dicono che si sono scordati di ordinare anche una mezza gasata, "con le bolle".
dico che non ci sono problemi, e mettendo lo scontrino sul tavolo, dico anche che "intanto sono 31 euro".
"Intanto cosa vorrebbe dire signorina?"
"che nel tanto che io gli porto la bottiglietta d'acqua, ci sarebbero 31 euro da pagare..."

il signore tira fuori cinquanta euro, squote la testa e lascia cadere la banconota, con un cenno di lancio, sullo scontrino.

io prendo i soldi, lo fisso, sorrido e me ne vado
torno con le tovagliette e con il resto.
il signore mi guarda mentre glielo consegno e dice:
"e se poi il piatto non mi piace? sa signorina, io nei ristoranti non sono abituato a pagare prima di mangiare, e poi questa cosa di chiedere i soldi prima mi sembra un gesto di poca fiducia nei clienti, e non mi piace, non sono abituato..."

bene.
voi, a uno così, cosa avreste risposto?
primo, forse, che non siamo in un ristorante.
secondo, forse, gli avreste spiegato che è vero che non ci fidiamo dei clienti.
terzo, forse, che qui funziona così.
quarto, forse, che se il piatto non gli piace può parlare con il responsabile.
quinto, forse... no, lasciamo perdere.
non gli dico nulla di tutto ciò.

lo osservo, nella sua maestosa supponenza, e dico:
"magari è abituato a lanciare le cinquanta euro sul tavolo..."

porto i piatti.
mi attacca una pezza sul fatto che non ce l'aveva assolutamente con me, ma con la gestione del locale. lui, il signore, sa benissimo che io sono una comune cameriera e che quindi non rispondo (nel senso di responsabilità, non di risposta ad una domanda...) di queste cose.

alzo le spalle, lentamente, come dire: 'non so che dire'.
e me ne vado.

il genio che è in lui esce quando se ne va dal locale senza salutare.
passo per caso accanto al suo tavolo ormai vuoto ma con i resti della cena.
guardo bene.
cinque euro piegate, che trasudavano ignoranza, lasciate lì, così, per me, sullo scontrino.


che brutta persona.



giovedì 3 dicembre 2009

psycho killer

una zanzara.
una zanzara, capite, mi ha appena punto una cazzo di zanzata.
il 3 dicembre.
e dovevano pure daer la notizia dell'arresto di ron wood alle 18.30?

vado via

please

chissà se gli abitanti di Melzo sanno che se sabato scorso fossero andati in giro per vie della città alle cinque del mattino, ormai di domenica, avrebbero incontrato me.

e mi avrebbero incontrata avvolta in una giacca di pile grigia e rossa, enorme, allacciata fino a sotto gli occhi.
un giacca di pile che al pub dove lavoro il sabato e la domenica usano per entrare nella cella frigorifera.
una giacca di pile che avrei anche fatto a meno di indossare se quella stessa sera non mi avessero abilmente sottratto il mio morbido e soffice piumino blu.
ma fosse solo quello.
solo quello? no.
perché nella tasca del piumino avevo prontamente lasciato il telecomando dell'antifurto della mia punto, sempre blu.
così, di ritorno in taxi da Milano a Melzo a notte fonda, la macchina l'ho dovuta lasciare semi abbandonata fino a lunedì mattina, quando un gentile elettrauta è venuto a controllarla dandola per spacciata.

sono andata a ritirarla il giorno dopo, pagando settantacinque euro, ottanta a dire il vero, cinque di mancia al brav'uomo che me l'ha portata in officina a spinta, perché non ho il carrattrezzi compreso nell'assicurazione.

sono stanca.
ci sono è, sono anche ricettiva, ma sono stanca.
ho il responsabile della programmazione e dell'area news che è in ferie, meritate, stra meritate.
ma tocca fa tutto a me, e sono stanca.

poi.

internet dovrebbe semplificare la vita, giusto?
odio internet.
ieri mi si è bloccato l'accesso al mio profilo della banca.
dovevo fare un bonifico, perché in teoria dal primo dicembre io dovrei essermi strasferita nella mia nuova abitazione.
ma non ho avuto tempo.
giuro, non ho il tempo.

bonifico non fatto, pagamento ritardato, accesso internet bloccato...
vado in filiale. e ci butto via la mattinata.

mi arriva una multa.
la terza, identica alle precedenti.
stessa storia, stesso posto, stesso bar.
ottantaquattro euro.
capisco che me ne arriveranno altre quindici uguali. almeno.

devo risolvere questo problema.

e sono stanca
stanchissima
e quando sono così stanco perdo anche l'ironia.
vorrei essere colorata, come il bellissimo blog della cami.
invece ho trasformato il mio, e da sfondo nero con i pallini, ho messo questo marrone hold style molto da vecchia.
perché è così che mi sento in certi momenti.
vecchissima.

ma so di buono comunque.


"Quindi per una volta nella mia vita
Lasciami ottenere quello che voglio
Dio sa,che sarebbe la prima volta
Dio solo sa se sarebbe la prima volta
"







venerdì 20 novembre 2009

un vecchio errore

posso?
ho sentito in radio il nuovo singolo di Alex Britti, "Piove".
ecco, ad un certo punto, canta così:

"adesso come prima sto nella mia cucina
che mi preparo un pesce"

a parte la rima scontatissima della prima frase, come può scrivere mi preparo un pesce?
è proprio brutto.
e poi, caro Britti, senza sembrarti snob, lasciati dire che o sei Paolo Conte, o mi preparo un pesce non lo puoi proprio dire.

ciao, ascoltati un po' di buone parole e lasciale scrivere a chi sa.

mercoledì 18 novembre 2009

hell is chrome





sabato sera ero seduta in un comodo quanto stretto sedile del conservatorio verdi di milano.
cadaverica e con trentotto di febbre ero lì stipata, in quarta fila mi pare, ad assistere ad uno dei concerti più belli ed intensi che i miei occhi e le mie orecchie abbiamo visto e sentito negli ultimi anni.

poco fa, in bagno, metto uno dei primi dischi degli Wilco, per riassaporare un po' di emozione.
parte "Can't stand it".




mi fermo davanti al piccolo stereo.
mi volto, veloce, nuda, mi trovo di fronte allo specchio.
l'autoerotismo non c'entra.
mi guardo, in volto.
sorrido e mi mordo un labbro.
cazzo come vorrei tenere con me quel sorriso.
come mi mancava in questi giorni.
come è stato liberatorio, sofferto, mio, per me, veloce, tirato, spuntato... bello. mio.

in due mesi ho pensato di aver stravolto il mondo.
ho scalato una montagna, ho lasciato a terra tutto e sono salita in vetta a respirare bene e a mangiare un po' di neve.
mi sono scottata al sole, mi sono fatta scompigliare i capelli, mi sono fatta seccare le labbra.
poi sono tornata indietro.
passo per passo.
coi piedini negli stessi punti esatti in cui li ho messi per salire in cima, guardando la vetta allontanarsi, dando le spalle a ciò che mi spettava.
sono ritornata a terra, e mi sono fatta un male cane.
non perché quello che mi spettava fosse deludente.
semplicemente perché a terra ci sono un sacco di cose che in quei due mesi mi sono scordata di avere. di avere da risolvere. o forse di avere e basta.
sono ritornata a me stessa.

lunedì mattina capossela, e via così.
sono andata la sera a cena con un caro amico e poi ad un concerto dove ho continuato a fare da tutor ad uno dei gruppi del music village, parlando come una macchinetta fino alle tre con una vodka in mano.
la mattina dopo, martedì, mi sono presentata fresca come una rosa a un colloquio con un pezzo grosso di una società appena nata che vuole me, solo ed esclusivamente me.
mi ha proposto un posto di lavoro coi controcazzi, coi fiocchi, con soldoni a fine mese.... mi ha detto quello che già sapevo dall'incontro precedente con il suo assistente, solo con paroloni da manager.
la sera sono andata al concerto dei green day contro voglia, per lavoro, quando avrei voluto starmene a casa, e invece alla fine mi brillavano gli occhi. sono tornata e ho scritto la recensione.
ho passato la mattina dopo, sempre più fresca e sempre più rosa, a casa della vanoni, dove mi sono presentata puntuale e con un mazzo di fiori.
mi sono fatta scaldare le mani dalle sue e le ossa dal sole caldo che entra nel suo attico in brera.
sono stata poi a scrivere veloce il pezzo e poi dall'altra parte di milano per un video ad un gruppo di ggggiovani di oggi, scortata da un tassista che mi ha fatto due-domande-due: stai bene? - io rispondo, e parte la seconda domanda - E invece, come stai?
dalle 19.00, ho passato il resto della serata a servire birre al pub e mettermi in tasca sessanta euro.
nel ritaglio di spazio di questi primi tre giorni della settimana, ho smosso mari e monti perché all'ultimo ho saputo che giovedì e venerdì sarei andata al tenco a sanremo, e lì all'artison ci si emoziona un po' sempre.
sempre dall'artiston ho chiamato il simpatico manager che martedì mattina mi aveva proposto un buon lavoro (l'ho chiamato perché per quel venerdì voleva un orientamento...).
gli ho detto che non mi interessa. gli ho detto che mollare il mio, di lavoro, per farne un altro senza passione e che non conosco, non fa per me. non adesso. ecco.
ho chiaccherato con buja che non vedevo da tempo e mi mancava un po' zanetti.
sabato ritorno in treno, con una bionda, una bellissima donna sui quaranta, ma proprio troia, visto che non faceva altro che ostentare la sua appartenenza all'estrema destra e il suo odio nei confronti dei 'tipi di colore'.
sabato sera wilco a milano, febbre.
domenica, febbre.
domenica sera, pub, sessanta euro in tasca.
domenica notte, 39 di febbre.
lunedì 39.4
martedì 37.2
mercoledì, lavoro.
domani, lavoro e pub e via così.

e non ho tempo.
per nulla.
per me sì, ma poco e brutto.
per mettermi a pensare, no.
sono egoista.
e odio i cicli e odio le coincidenze, ma due anni fa ho lasciato gio, dopo sei anni.
poco dopo, a fine ottobre 2007, mi hanno rubato il telefonino e mi si è fuso il pc al lavoro, perdendo tutto.
due settimane fa mi si è rotto il telefonino, mi si è rotto il pc al lavoro e mi si è rotto il pc a casa.
ho lasciato andare, o meglio, ho mandato via una persona che tutto si merita tranne che di stare in pensiero per me, e non mi ricordavo facesse così male.

e non mi piaccio quando sono così.
non mi piaccio perché vado in stand by con il mondo.
non mi piaccio perché ci sono già passata e coccolo nell'isolarmi.
e per quanto mi serva, farlo, mi rendo conto che per chi mi sta attorno è incomprensibile.
e allora, rileggendo quello che scrivevo giusto giusto un anno e undici mesi fa, mi viene da pensare che più giochi più la gente ti vuole vedere giocare.
e allora sto in panchina, promesso, per poco tempo.
poi guardo i tacchetti, e rientro in campo.
ma adesso mi siedo.


d.

giovedì 5 novembre 2009

posso dartela vinta e tenermi la mia vita?

Penso che in genere il ti amo abbia un valore nucleare.
Nel senso che se esplode, è finita per tutti, fa tabula rasa, miete vittime.
Soprattutto se ne portano i segni con il passare degli anni.


Penso abbia un valore diverso, invece, nel momento solo in cui lo si dice.
Nel momento in cui ci si spinge il cuore in mano e si pronunciano le due parole tanto inflazionate, succede qualcosa.
Ti amo.
Difficile chiedere a qualcuno di dircelo, immagino che solo i più impavidi – o i più stupidi – abbiamo nella testa qualcosa che scatti all’improvviso e che gli faccia dire: “Hei tu, allora, mi ami?”.


Di solito si aspetta, si attende che accada, che succeda, che la persona che ci sta davanti ci guardi e ce lo dica.
BOOM!
E scoppia il mondo. In un istante.
Cioè, si ha la sensazione che scoppi se quelle paroline sono attese, altrimenti non scoppia nulla.
Se non una risata, ma sarebbe terribilmente da stronzi.

Tant’è.

Nel momento in cui avviene la dichiarazione, l’impulso, il miracolo, non so come chiamarlo, si possono avere diverse reazioni, immagino.
Certo se si riuscisse a mantenere la calma non sarebbe male.
Che ne so: si abbassa lo sguardo, si arrossisce, ci si morde il labbro, si accenna ad un mezzo sorrisetto, poi si rialza lo sguardo, lo si sostiene e…

Basta.

Si è già fatta tutta ‘sta scenetta, non si vorrà mica anche sentirselo ribattere.
Ah sì? Funziona così?
Ma dai…
Be’, allora se tutto quell’emozionarsi non bastasse, si potrebbe mollare un po’ il colpo.


Che ne so, vediamo: si abbassa lo sguardo, si arrossisce, ci si morde il labbro, si accenna ad un mezzo sorrisetto, poi si rialza lo sguardo, lo si sostiene e… ti amo.


Ecco fatto.
Penso non ci sia nulla di più bello di rispondere con le stesse due parole.
Non anch’io, non idem, non quello stupido e frignoso io di più.
Ti amo e basta.
Che poi “basta”, voglio dire, mi sembra già una gran cosa averlo detto, no?


Magari non è facile, può essere che le parole si blocchino lì tra i due incisivi e che proprio non riescano ad uscire.
Ma perché rinunciare a quel momento unico? per quale motivo, paura… ?
Se in quell’istante non si dicesse ti amo, cos’altro si potrebbe dire?
Ci sono momenti in cui se non si pronunciano quelle paroline si impazzisce.
Forse c’è anche il tempo di chiedersi: che faccio, glielo dico? Quanto tempo è che non lo pronuncio? Oddio sarò sincera nel dirglielo? Cosa faccio, approfitto del momento? ‘Approfitto’? Ma come parlo? ‘Fanculo va: ti amo!


Eccolo lì.
Lui lo dice a lei, lei lo ridice a lui.
Bravi!
Sono fiera di voi.
E adesso?
No dico, tra cinque minuti?
Cosa fate?
Nulla?
E no, perché nei tempi moderni succede che due persone possano dirsi ti amo anche se non stanno insieme.
Anche se poi ognuno va dalla sua parte, nel suo paese, a casa sua, al suo lavoro.
E che cosa si fa?
Cosa ne rimane?



Penso che il ti amo non abbia poi ‘sto gran senso assoluto.
Finito di dirselo si ritorna in strada a volte, ognuno sulla sua.
Capita.
E mentre cammini a cosa pensi?
Al ti amo.
Ma è già un ricordo, che sia di un anno, di dieci mesi, di trenta secondi fa.
Cammina lì con te perché lo porti a spasso, lo annusi, te lo trastulli in testa, fai sorrisini a caso in mezzo alla gente.
Ma non c’è.
Non c’è più.
La vita è un’altra cosa.
Un altro posto, un altro luogo, un’altra dimensione.
Quella reale.
Quella che si abbandona per un attimo in un ti amo.

Lascia il tempo che trova.
Per certi versi è fine a sé stesso.
Ma ci si rimane incastrati, diamine.
Ti amo, non è da tutti i giorni.
Ma siamo matti?
Bello dirlo, eccome no!
Ma, santo Dio, è ti amo.
Non è mi passi il sale?


E visto che magari ci si fa delle domande pazzesche sul ‘dovrei dirlo, non dovrei’, ‘ne varrà la pena, non varrà, ‘sarò sincera se lo dico ora, sarò un infame se glielo dico e non lo penso’, si presume che chi ci sta di fronte se le sia domandate anche lui queste cose, magari non tutte, ma alcune… non vi pare?


Quindi, quando ce lo si prende, quando ci viene sussurrato nei capelli, sugli occhi, addosso alle labbra… be’ cavoli, vuol dire che è proprio vero!

Ma forse non è sempre così.
E ti amo non c’è già più.
E’ nell’aria, nei gesti, negli sguardi.
Ma è già anni luce.
Nelle nostre giornate è un’altra cosa, ha un altro spazio-tempo.


E’ sottointeso.


E giuro che non voglio prendere in giro nessuno.
Sto estremizzando, sto farneticando.
Magari non la penso nemmeno così.
Anche perché forse non mi è mai davvero capitato.


Solo mi è venuto in mente perché l’altra sera pensavo alle parole che si usano, tutto qui.


Unico per esempio.
Significa qualcosa se lo si usa una volta sola: sei il mio unico amore!
Oh, che bello!
Certo che se lo hai detto anche alle trenta storie d’amore, o che credevi tali, che hai avuto in passato, a me che me frega?
Che senso ha dire che ogni cosa che si fa è unica per il modo in cui la si fa?
E come dire che tutto è niente.


Piuttosto non ditemi nulla.
Non ho bisogno, davvero, di sentirmi dire per esempio: non ho mai mangiato una pizza così buona come con te!
E certo, perché con un’altra non avrai mangiato una pizza, ma magari un risotto come non lo hai mangiato.
E gliel’avrai anche detto.
E lei si sarà anche sentita unica nel mondo, se lo porterà dietro per anni, e penserà: vai pure bello mio, tanto come hai mangiato il risotto con me… non lo farai con nessuna!
E brava lei, ha ragione.
Lei per te è unica quanto tutte le altre a cui l’hai detto.
E bravo tu, cretino, che nella situazione successiva te lo sei già scordato.
Anzi no, peggio, non te lo scordi affatto.
E hai il cuore pieno di cose uniche…



Ecco.
Ecco perché per me unico non vuol dire niente.
L’esclusiva non esiste.
Se esiste per tutti, non è un’esclusiva.
E nemmeno la voglio, grazie.


Preferisco non essere affatto unica nel cuore di qualcuno.
Non mettetemi per favore insieme agli altri unici ognuno a modo loro.
Tanto vale essere tra tanti, sì, ma normali.
Senza aspettative o responsabilità.
Fuori moda, fuori tempo.


“Sei unica per qualcuno?” No.
“Allora non vali nulla!” Grazie!


Poi un giorno vi accorgerete di essere tutti uguali nella vostra unicità.
Ed io abbasserò lo sguardo, diventerò rossa in volto, mi mordicchierò il labbro, accennerò un mezzo sorriso, rialzerò lo sguardo, lo sosterrò davanti a tutti e…


E adesso chi me lo dice ti amo?

giovedì 29 ottobre 2009

non mi va

non è possibile che per scaricarmi in anteprima un disco, che mi serve per LA-VO-RA-RE e per rendere un servizio a chi mi manda questo disco, io bebba cliccare ad un cazzo di link che mi apre una pagina... o meglio, dovrebbe, perché se prima non vado su un altro sito a scariarmi il programma e non lo installo, la pagina da cui poi dovrò scaricare il disco, con cazzo che mi si apre.

eccheppalle!

ma certe non dovrebbero semplificare la vita?
cioè: non dovrebbe essere una cosa del tipo: ti mando un link, clicchi, ti si apre una pagina, ascolti il disco.

no, ci vogliono venti programmi, venti minuti ad installazione, venti riavvii di computer.

che poi sarà l'ennesimo programmino che mi scarico sul pc per accedere ad un cazzo di servizio.
ma possibile? possibile che oggi ogni sito, ogni servizio abbia il suo cazzo di driver o programmino che se non scarichi non puoi utilizzare?
e io cosa faccio, mi ingolfo il pc con tutte 'ste cose che poi tra due mesi mi si inceppa e lo devo cambiare?

ma andate tutto affanculo, va!

mercoledì 28 ottobre 2009

don't know way

mi si è saltato un altro pezzo di dente spezzato.
mi sta pulsando l'erpes sul labbro.
ho preso altre due multe e sono a quota cinque.

uccidetemi

lunedì 26 ottobre 2009

sono solo canzonette

allora, allora, allora.

mio nipote si aggira per casa MIA alle otto del mattino come un teppista armato di registratore dotato di microfono.
schiaccia il tasto play (al decimo tentativo perché è un po' una pastina, forza in corpo pari a zero) e parte "Azzurro" di Adriano Celentano.
dopo le prime note la vocina di mio nipote canta insieme a quella del suo amico immaginario Adriano, un duetto d'altri tempi, direi.
alla frase "...mi accorgo di non avere più risorse senza di te...", stoppa la cassetta, alza gli occhi: 'Zia dani, cosa sono le risorse".

ecco.
le mie mattine ultimamente iniziano anche così.

c'è di buono che in auto con una bella telefonata mi sono rilassata e ho sorriso.
c'è di buono che al lavoro ho dovuto installare la nuova stampante e sono riuscita a fare tutto da sola.
c'è di buono che ho scritto quella maledetta rece sul libro di battisti e mina che mi stava rendendo la vita impossibile ('addirittura' direte voi. si.)
c'è di buono che fuori è buio e mi piace, perché questo inverno, a differenza di quello precedente, me lo voglio godere e voglio respirare a pieni polmoni.
c'è di buono che mi hanno chiamata per andare a vedere una stanza singola in zona crocetta e mi piace perché la zona è perfetta e perché non vedo l'ora di stare definitivamente a milano.
c'è di buono che sono già due giorni che so di avere la settimana piena, che non cenerò a casa nemmeno una volta e che farò tardi per lavoro tutte le sere e per la prima volta non ho gli attacchi d'ansia per questo motivo.
c'è di buono che il fine settimana vado a Roma, cammino, mi volto come di mio solito, lancio qualche aguardo, sorrido e starò bene come mai.

mercoledì 21 ottobre 2009

i’ll come running to see you again

ah, ieri il bepi se n'è andato.
in realtà se n'era andato l'altro ieri ma non c'avevo pensato, poi...
poi ieri arrivo in ufficio e sulla tastiera trovo una foto ricoperta di post it con scritto: 'Dani, hey Dani! Non ci sono più! Chi ti romperà le balle ora?'

tolgo i foglietti e trovo una sua foto divertentissima e i post it potevano essere precisi precisi dei fumetti che gli uscivano dalla bocca.
magari l'ha fatto apposta, il bepi.

una volta vista la foto, mi sono girata.
ho guardato la sua scrivania.
RI-PU-LI-TA!
vuota, completamente linda.

mi è preso il magone.
cinque anni gomito a gomito, compagni di banco... quanto mi mancherà averlo qui accanto.

allora, visto che so che ogni tanto mi legge, gli ri-dedico quello che tempo fa, senza che se lo aspettassero, avevo scritto nel vecchio blog a lui e al panz... i miei cavalieri.


giovedì, 17 aprile 2008

"Bella Dani, pensavo che la colazione più glamour della mia vita rimanesse quella che ebbi a Essaouira una decina di anni fa con Nick Cave, e invece no !!!
Stamane, ore 9.20, Bar (infinita) Tristesa, from Opera (Mi): Claudio Agostoni !!!"


Questa è una mail del Panz che mi è arrivata stamani.

Ve ne ho mai parlato? Del Panz, dico.
Lui e il Bepi sono i miei due colleghi.

Limitartli a 'colleghi' è decisamente troppo poco..
Ci divertiamo come matti, litighiamo come matti, ci vogliamo bene come matti.
Ci cerchiamo, sempre e comunque.
E dovunque ci troviamo.


Col Bepi c'è un rapporto di amore e odio.
Ci adoriamo ma… caspita se discutiamo!
Siamo due teste dure, e a volte lui usa un tono che a me manda in bestia.
Mi accompagna a fare shopping, sempre.
Io nei negozi sono rapida ed indolore
Mi porta in camerino abiti che nemmeno avrei notato, e ci azzecca sempre.
Poi mi da sempre molta soddisfazione quando esco dalla tendina e mi vergogno.
Ha gusti molto diversi dai miei.
Mi fa leggere libri e mi fa ascoltare dischi che mai comprerei.
E mi piacciono ogni volta.
Ridiamo per tutto e tutti, come con il Panz.
Io ho una memoria di ferro, il Bepi meno, perciò quando si impunta su alcune cose e crede di avere ragione, la mia soddisfazione nel dargli il ben servito è immensa.
Ci confidiamo anche molto, a nostro modo.
Facciamo la telecronaca via sms dei programmi più trash del mondo.
Lui cade spesso nell' "indie" e io cerco di resistere.
Siamo tutti e due snob a vicenda.
Lui un po' di più :)
Ad italia wave si è offeso perché gli ho detto che tal gruppo non gli piaceva solo perché non l'aveva scoperto lui.
Un fondo di verità c'era secondo me.
ma è vero che gliel'ho detta proprio da stronzetta quella cosa.
Il Bepi ogni tanto rinnega il suo paesino veneto dal quale proviene, se lo sente ancora stretto quando ci ritorna.
Sta da Dio nella grande metropoli.
Il Bepi ha la capacità di chiedermi la stessa identica cosa dieci volte in un'ora.
Il Bepi si preoccupa molto della mia salute fisica e non.
Adora la mia pancia che aumenta giorno dopo giorno e le mie borse sotto gli occhi.
È molto protettivo con me.
Ha paura che mi faccia male.
Devo a lui la mia ottima dizione.. eheh
E' veneto e stando accanto a lui da ormai tre anni e mezzo, ho preso a parlare come lui, con vocali chiuse ect.
Bepi mi porta quasi sempre un cioccolatino quando torna dal pranzo.
Bepi mi vede sempre quando picchio contro qualche mobile e mi ride in faccia per mezz'ora.
Conosce i miei gusti ed è sempre attento a ciò che faccio.
Mi imita quando scrivo gli sms, mi descrive cosa faccio con il viso mentre digito e mi fa troppo sorridere.
A me e al Bepi piace pranzare insieme, magari nella piazzetta S. Alessandro dietro alla Fnac.
Tengo molto alla sua opinione.
Poi faccio di testa mia, ma ci tengo molto.
Ai concerti e ai festival è una delle persone con cui mi diverto di più.
Facciamo gli scemi, adocchiamo i personaggi famosi e non, ridiamo, e continuiamo a fare gli scemi.
Diamo fastidio a volte, e me ne rendo conto, perché ci capita di ridere e parlare di cose che sappiamo solo noi.

Ma succede.

Come con il Panz.
Mi ricordo tutto di lui.
Ogni cosa che mi ha raccontato da quando lo conosco.
E se ne stupisce.
La cosa che ha apprezzato di più è quando mi sono ricordata di un episodio a distanza di tempo, una strana storia di occhiali caduti per sbaglio dalla finestra di casa sua.
Me ne racconta sempre tante di storie.
Le sa raccontare trooooppo bene!
Parliamo di storie di paese, leggende metropolitane, avventure familiari.
E ridiamo.
Lui di me e io di lui.
Io non mi stanco mai di sentirlo parlare, e lui – lo spero – non si stanca di sentire parlare me.
Per questo mi ha prestato 'Big fish' di Burton che non avevo mai visto.
Ed è per questo che mi è piaciuto tantissimo.
Per me e il Panz non c'è niente di banale, niente di cui vergognarsi mai.
Abbiamo quasi vent'anni di differenza ma è come se fossimo della stessa generazione.
Ci scriviamo un sacco di mail e ci dedichiamo un sacco di canzoni.
Una delle più belle è "E ti vengo a cercare" di Franco Battiato, specie la frase "e ti vengo a cercare perché in te riconosco le mie radici".
Il Panz fa il tifo per me, per il mio lavoro.
Dice che certe cose che faccio è come se le vivesse anche lui.
Io e il Panz amiamo stare in mezzo alle persone, osservarle ed emozionarci con e per loro.
Le persone comuni per noi diventano dei miti.
C'è il sosia di Andrea Mingardi che incontriamo quando torniamo a casa.
Spesso dopo di lui incontriamo un ragazzo con un difetto di camminata, e più raramente (infatti è lui il vero mito), incrociamo un ragazzo con gli occhi a palla e uno zainetto giallo.
Anche la volvo rossa parcheggiata di fronte al fruttivendolo in porta Ludovica è diventata un mito. Quando c'è.
Ridiamo davvero di e per ogni cosa.
Il Panz riconosce il mio profumo.
Amiamo Roma e i romani, la loro romanità.
Ci piace quando intervistano uno famoso, ci piace sentire le cose che dice, le cose che racconta.
E se non le sentiamo insieme quelle cose, ce le segnano per raccontarcele il giorno dopo.
Lui è trasversale. Come me.
Insieme andiamo a vedere un sacco di cose che molti trovano "da sfigati".
Ma a noi è proprio quello che ci piacciono.
Adoriamo giuliano palma e i suoi balletti, carlo verdone, venditti e tutti i romani per le cose e il modo in cui le raccontano.
Ci piace Maurizio Milani, Bergonzoni, Van De Sfroos, Agostani, Nanni Moretti… tutti i suoi film.
Ci piace andare in piazza XXIV maggio a mangiare il pesce fritto al botteghino.
A volte in Panz si incupisce.
Dice di non reggere più di una persona alla volta, allora prende, esce e se ne va via da solo.
Poi ritorna il solito Panz.
Sono convinta che a lui piaccia molto il modo in cui racconto le cose.
Mi entusiasmo mentre lo faccio, e lui apprezza, e mi invoglia a raccontargli tutto.
Anche le cazzate più cazzate che a volte rimangono pensieri e basta.

Penso che il mio essere così ingenua a volte sia la stessa cosa che invece non piace molto al Bepi.
Non è poi che sia ingenua io, è solo che non seleziono, che mi va bene quasi tutto, che non sono molto selettiva nelle cose che faccio.
Mi diverto sempre.
O meglio, mi diverto comunque.

Il Bepi ti prende in giro sempre sempre.
Ti prende in giro e poi ride come un pazzo e tu non puoi fare a meno di ridere insieme a lui.
Anche se è la decima volta che ti scherza sulla stessa cosa.

Il Panz è cinico e a volte quando è così mi sta antipatico.
Anche se per questa mia affermazione gli devo ancora una spiegazione.

Il Bepi mi adora quando indosso il maglione blu bucato con sotto la maglia arancione.
Il Panz mi adora in versione dani stripes, specie quando indosso il maglione giallo e grigio a righe.

Io adoro il Bepi quando ha il maglione grigio e rosso carminio.
E quando mette le Puma, quelle belle.

Io adoro il Panz quando mette le kickers e la mia camicia verde preferita.
In realtà adoro il Panz quando in estate indossa i pantaloni di raso blu gessati melanzana.
Ma non li mette quasi più.

Il Bepi è uno che ti abbraccia forte prima di salutarti per andare a casa.
E quando gli chiedi:
"Mi vuoi bene?",
Lui ti risponde:
"Abbastanza".


Il Panz mi permette di camminare alla sua sinistra (non lo lascia fare quasi a nessuno, dice).
La sua frase di saluto è sempre: "Ci sei domani?"
E mentre stai guardando un concerto, mentre non te lo aspetti, ti si avvicina e in un orecchio ti dice:
"Non so se tra tre anni saremo ancora amici, ma ti vorrò bene per sempre".

Tutti e due ogni tanto si chiedono se sarò ancora amica loro da qua a qualche anno.

Io non me lo chiedo perché lo so già che sì, sarò ancora al loro fianco.

Il Bepi ti manda una mail con scritto: "Leggi qui, sembri tu"
È il link di un blog di una ragazza che ha da ridire su tutto.
E ha ragione, sembro io.

Il Bepi mi sgomita in strada per farmi notare come è vestita una ragazza.
Il Panz aspetta il mio pungente commento su come è vestita quella ragazza.

Io e il Bepi uno accanto all'altro è difficile che riusciamo a starci.
Abbiamo entrambi il vizio di tagliare la strada quando camminiamo, e se lo facciamo insieme ci scontriamo di continuo.

Per quanto non mi piacciano affatto i rapporti esclusivi, ammetto che con loro due mi è difficile non crearli.

Bepi, il Panz ed io siamo belli da vedere. Insieme, noi tre.
Siamo come Cip & Ciop.
Dove Bepi è Cip, Panz è Ciop e io sono quella & commerciale in mezzo.
Commerciale, molto commerciale.
Difficile da scrivere i primi tempi.
E quando pensi di averci fatto l'abitudine, la volta dopo che devi scriverla ti ci fermi a pensare un istante.
Quella 'e' commerciale che si impara ad apprezzare con calma, molta calma.
Che per digitarla sulla tastiera non c'è un accesso diretto: bisogna prima passare per un altro tasto.
Che puoi sostituirla con qualsiasi altra 'e', ma non sarà mai la stessa cosa.
Non avrà mai lo stesso significato, perché a volte tra una cosa e l'altra ci sta bene solo quella &.

d.

tè nero bollente

bevo un tè nero dalla mia bellissima tazza che ho ripulito cinque minuti fa dopo un anno dall'ultimo tè.
ero andata in cucina per farmi un caffé (che sarebbe il quarto), quando il talisker di ieri sera mi ha fatto venire un feroce mal di testa.
a dire il vero, il talisker mi ha anche fatto l'effetto cortisone, ovvero mi sento la faccia gonfia come un pallone da basket, e forse è davvero così.

bevo il tè e sto bene; qui in redazione fa caldo, c'è - almeno per il momento - i giusto silenzio che serve.
si sentono solo le telefonate lievi della grafica e il tamburellare sulla tastiera frenetico del panz.

potrebbero essere le otto e venti del mattino di una fredda giornata di novembre inoltrato. e invece no, quasi è ora di pranzo e io non vorrei altro che accucciarmi sulla scrivania, con la mia sciarpetta blu calda a scaldarmi, e chiudere gli occhietti per qualche manciata di minuti e magari mettere keith jarret che mi coccola un po'...


venerdì 16 ottobre 2009

...che batte forte forte forte in fondo al cuore

A.V.: Pronto?
io: Pronto, buongiorno sono ... ... di ...
A.V.: Ccciao, come stai?
io: posso darti del tu?
A.V.: eccerto!
io: bello. bene bene, sto bene, e lei come sta?
A.V.: bene, ma mo' che ffai me dai del lei, tu?
io: cercherò di riuscirci
A.V.: eddddai
io: è cinque anni che faccio questo mestiere ed è cinque anni che speravo di intervistarti...
A.V.: ma io non sapèvo gniente, scusa...


Questi sono stati i miei primi trenta secondi di conversazione con Antonello Venditti al telefono. Ha pubblicato un libro. Un capolavoro.
Ma non tutti capiranno.
E il bello, è proprio questo.

mercoledì 14 ottobre 2009


sul ponte sventola bandiera bianca

eccoci.
allora.
ieri sera sono stata alla mia prima mostra d'arte da ventisei anni a questa parte.
ci sono andata con F.S. che gentilmente mi ha mezza invitata all'inaugurazione.

appuntamento 18.30 in piazza Missori.
per la prima volta in vita mia arrivo puntuale, e lui che fa?
arriva con un quarto d'ora di ritardo.
io odio aspettare.

prendiamo il 15 e arriviamo a palazzo Reale.
c'è una coda improponibile, con in fila ad attendere gente altrettanto improponibile.
abbiamo però un invito che ci fa superare tutta la fila e riusciamo ad entrare velocemente.



la mostra è di Edward Hopper e devo ammettere che di lui, come di tutti gli altri, non so nulla!

entriamo e mi colpisce subito una frase di Hopper che fa più o meno così: "se riuscissi a spiegarlo con le parole, non avrei bisogno di dipingere"

ci inoltriamo nel labirinto della mostra cercando di riuscire a vedere qualcosa, e sebbene non so come siano le altre, di mostre, questa mi sembra si riesca a girare abbastanza bene.

Hopper è un po' fissato con scale, donne nude e ponti.
i quadri con le scale mi piacciono molto, hanno dei colori pazzeschi, suggestivi.
per il resto... boh, non lo so, non sopporto molto la gente da mostre d'arte.
tutti vestiti precisini manco dovessero andare alla Scala, tutti a parlottare, a gesticolare.
per carità, forse tra loro c'è davvero qualcuno che se ne intende.
sicuramente se ne intende Saturnino, che è comparso all'improvviso, più spaesato che mai.
chi mi fa impazzire in queste situazioni sono le donne sui quarantacinque anni, con tantissimi capelli bianchi, che fa molto 'critica d'arte', e vestite tipo pippi calzelunghe.

tant'è.

la mostra, a detta di F.S., non è stata un granché e giuro che mi piacerebbe tantissimo sapere cosa significhi, ma anche se me lo spiega ("è stata veloce, c'era poca roba' etc.), non ci arrivo lo stesso.
devo ancora capire, se mi piacciono le mostre o meno.
di certo mi piacciono quelle fotografiche, ma anche lì, mai vista una.

fuori fa un freddo boia, tira vento e ho fame.
io e F.S. passeggiamo per una via Torino mezza deserta, affamati, sia di vetrine che di cibo.
succede di carino che decido di portalo a mangiare la piadina in un posto buonissimo.
mi dice la stessa cosa, e infatti parliamo dello stesso posto.
salmone caprino e fette di limone: mi sogno questa piadina anche di notte ogni tanto, ed ora che sono lì non vedo l'ora di mangiarla.
finita. l'hanno finita!

mangiamo e beviamo qualche birra, poi facciamo due passi alla scoperta di un meraviglioso parcheggio dove non bisogna pagare e dove non ci sono orari.
finalmente, grazie al prezioso consiglio di F.S., ho trovato un posto vicino alla redazione dove poter mettere la macchina e non essere a rischio di multa.

(poi, ci fosse anche posto dove metterla, la macchina, non sarebbe male. stamani infatti ho girato quaranta minuti, e l'ho rimessa in sosta vietata come ieri. grazie F.S.!!!)

lo accompagno a casa.
facciamo due chiacchere.
devo dire che mi sono divertita.
non che avessi dubbi a riguardo, ma non ci ero mai uscita e non avevo idea di come e cosa potessimo parlare per una serata intera.
e invece mi è piaciuto: mi ha fatto sorridere, ridere, mi ha mostrato un nuovo parcheggio, mi ha portata alla mia prima mostra d'arte, mi ha preso in giro il giusto per i miei piccolissimi e adorabili diffetti... insomma, bravo.

e io?
io, a detta sua, sono efficiente e confusionaria.
che secondo me una cosa annulla l'altra... ma forse sono davvero così.

faccio un po' l'offesa e lo saluto augurandogli buonanotte.

ah, una cosa: è parecchio fidanzato.
non c'è stato nulla, ma un po' mi piace (mocassini e la poca stima verso elvis costello a parte...).
cioè, non è che mi piace proprio, ma mi piacerebbe vedere se potrebbe piacermi o no, senza menate, senza pensieri, senza problemi, senza pretendere nulla.
vorrei una situazione facile, per una volta tanto.
e allora, visto che la situazione facile non esiste, lascio perdere e mi faccio con i colleghi una partita a SPQR Risiko che mi sono appena comprata...


d.


p.s. ma secondo voi, pochi e fedeli lettori, oltre al Nasello esistono altri animali che iniziano con N?

giovedì 8 ottobre 2009

today is a lovely day to run...

tre-cose-tre:

. ho ritrovato - nel cassetto della scrivania, come ci sarà finito? - le pagine de "Il Riformista"* su cui mi sono segnata i momenti salienti della mia vacanza in Sicilia. a breve il resonconto con tanto di foto!

. mi è bastato entrare alla Standa a prendere un'aranciata per farmi venire i cinque minuti: la commessa alla cassa c'ha messo dieci minuti di orologio a prendere la bottiglietta, passarla, battere il conto, essere sollecitata da me nel dirmi il prezzo, prendere i soldi, darmi il resto e ricordarsi di darmi lo scontrino. Perché? Perché si lamentava del suo lavoro, svogliata, senza guardare in faccia la clinentela, con il collega della sicurezza. Non ce l'ho con le cassiere, ma dico io: se alla Standa di via Torino ed è l'ora di punta. Lavora!

. sono stata a casa di M.V. per intervistarlo sul nuovo album (caruccio, tra l'altro). Mi ricordo che l'ultima volta che ho incrociato M.V. è stato al concerto degli Eels l'anno scorso al Conservatorio di Milano. Gli Eels non sono per tutti, e mi ero stupida di vederlo lì. Non sono per tutti perché il cantante Mr. E, è un pazzo, uno che prima dei suoi live proietta cartoni animanti in b/n in russo, oppure, come nel caso del concerto al Conservatorio, proietta documentari su suo padre, i fisico Hugh Everett II che fu il primo a studiare la meccanica quantistica.
Non è detto che debba piacere, ma è proprio questo il problema: chi va a vedere un concerto, deve sapere cosa sta andando a vedere, e se non lo sa, che lo accetti.
E invece no, M.V. non ha fatto altro che fischiare durante la proiezione del documentario perché voleva da subito il concerto. E allora, nella sua casettina bella, oggi mi sono presentata con la mia stupenda maglietta degli Eels!





* "Il Riformista" lo comprai quest'estate da un edicolante mentre si andava alla riserva naturale di Torre Salsa, nell'agrigentino. Lo comprai perché mi arrivò un sms dal Bepi con scritto: 'Il Riformista, pagina 2'. C'era David Sassoli.

niente da capire

"La Costituzione è il fondamento della Repubblica. Se cade dal cuore del popolo, se non è rispettata dalle autorità politiche, se non è difesa dal governo e dal Parlamento, se è manomessa dai partiti verrà a mancare il terreno sodo sul quale sono fabbricate le nostre istituzioni e ancorate le nostre libertà".
(Luigi Sturzo, Senato della Repubblica, 27 giugno 1957)



Punto. Non c'è da discutere, da provarci o da rimanerci sorpresi.

mercoledì 7 ottobre 2009

...sian stati i libri o il mio provincialismo

Ieri alle 18.30 ho accompagnato il capo alla presentazione del libro "Insieme Mina Battisti" di Enrico Caserini.

Arrivati alla Feltrinelli di Buenos Aires, incontro Massimo Luca, il chitarrista di quel famoso e unico duetto del '72. Massimo, che con me è stato anche a Music Village in Calabria e che fuma la pipa con un tabacco al miele che ti penetra nel naso, è lì fuori che chiacchera con altre tre persone. Sono tre dei cinque musicisti che quella sera del '72 accompagnarono la performance a "Teatro 10" di Antonello Falqui, quel frammento musicale, quell'applauso interminabile a fine esibizione che cambiò la storia della televisione, e anche dei due protagonisti, Mina e Battisti.

Massimo saluta così i suoi compagni di viaggio che non vede da trentasette anni. Hanno quasi tutti le lacrime agli occhi dalla commozione, dall'emozione.
Mi vede, mi stringe forte.

Entriamo. Vedo aggirarsi il primo moderatore dell'incontro, Bertoncelli, che non vede il mio capo, l'alto relatore della presentazione.
vedo poi il capo, che si guarda in giro alla ricerca del suo amico-collega-compagno di viaggio, e non lo vede.
lo chiamo e gli dico di girarsi: si incrociano e spariscono insieme dietro ai libri.
il capo e bertoncelli sono una cosa sola. così diversi, l'uno opposto dell'altro.
il capo è un caciarone, è entusiasta, è egocentrico, è esagerato, esoso...
bertoncelli è sobrio, diplomatico, ironico, cinico da far spavento, quasi burbero direi, affascinante come pochi...

arriva anche l'autore, che si siede tra i due relatori. povero lui.
arrivano anche i musicisti, protagonisti del libro, e si siedono.
e a me vengono i brividi.
vengono i brividi quando si guardano tutti e quattro in faccia e dicono: 'siamo ancora qui, quanto siamo cambiati, è vero, ma siamo ancora noi'

(ed eccoli)






quelle robe proprio mielose, strappalacrime.
ma cazzo se hanno ragione.

la presentazione è divertente e scorre veloce, il capo da il meglio di sé nel mettersi in mostra e nel mettere in imbarazzo il povero Caserini.
Bertoncelli mi affascina sempre più, ogni volta che apre bocca. ad ogni chiusura di frase dice una battuta talmente sottile che a ridere siamo in tre, ma è fantastico.

il capo mi invita a cena con tutti loro.
e di nuovo mi ritrovo così, all'osteria del treno, a mangiare coniglio in salmì con polenta bianca e un bicchiere di marzemino.
e di nuovo mi ritrovo in mezzo a super cinquantenni, che parlano e parlano, che ricordano di quegli anni, che citano etichette discografiche che non conosco, titoli di dischi, 33 giri e artisti e discografici e produttori che non ho mai sentito, o forse si ma non so di cosa si tratta.
e ascolto, ascolto, immagazzino, bevo vino, mi metto nell'angolo della testa le cose che mi devo assolutamente adare a vedere e cercare il giorno dopo, perché non posso non saperle!

e di nuovo osservo Bertoncelli con la compagna.
osservo lui che apre il menù, mentre lei accanto sta già leggendo il suo.
osservo lui che la guarda e che le porge la mano.
osservo lei che senza fare un cenno e mentre va avanti a parlare con altri, si toglie gli occhiali e glieli passa....


"ha i suoi motivi la paura..."

martedì 6 ottobre 2009

arrestare l'angoscia che sale

Franco mi tocca la spalla, mi punzecchia la spalla, come fanno i bambini con il papà: "ho un po' di dischi di là per te, vieni a prenderli?".

mi alzo e raggiungo il mio capo nel suo ufficio per la nostra chiaccherataconsigarettaesigaro pomeridiana (quando è possibile).
ovviamente i dischi sono l'ultima cosa che guardiamo.
tiro una boccata e comincio a raccontargli dei miei cinque giorni.
sono un treno in piena, a volte buffa perché imito tutte le scenette e sceneggiate che mi ricordo; lui ride, dietro agli occhialoni e dietro al sigaro.

tocca a lui.
"avresti potuto tornare e non trovarmi più..."

mi si secca la bocca, la lingua, tutto quanto.
deglutisco, ho lo sguardo nel vuoto.
mi mordo il labbro, tiro il fiato.
"Perché?"
"Mi hanno finalmente offerto un posto di lavoro, con il doppio dei soldi..."
"E...."
"E non posso accettare, dovrei cominciare lunedì. Non posso adesso, con il trasloco, il bimbo in arrivo, i miei lavori. Non posso"
"Non se ne può riparlare più avanti, quando ti sistemi un po'?"
"Non lo so, hanno bisogno che inizi lunedì. Ci siamo incrociati nel momento sbagliato..."

L'ho visto davvero dispiaciuto.
Ha tirato indietro al testa poggiandola sullo schinale alto, ha steso le gambe e guardato il soffitto.
Non l'ho mai visto così.
Abbiamo parlato anche di altro, e mi sono sentita quasi una sorella maggiore.
E mi fa specie.
Poi spengo la sigaretta, mi alzo, vado verso la porta.
Mi volto a guardarlo e sorrido.
L'idea di perderlo, di non lavorare più per e con lui, mi ha fatto tremare.
Mi ha fatto venire le gambe molli.
Mi spaventa.
Mi spaventa reagire così.
Io senza di lui tutto questo non lo sopporterei.
Se non ci fosse lui con il quale riderci su, al quale raccontare tutto, nonostante sia il mio capo, non ci so stare.
Perché lui capisce, cazzo.
Capisce tutto quello che dico, senza dover decifrare ciò che mi passa nella testolina.
Ma poi il sorriso diventa risata, ci penso bene e so che forse non cambierebbe nulla.
Forse lo seguirei nel nuovo lavoro, forse no.
Ma non cambierebbe nulla...






Se un giorno qualcuno venisse a spiegarti con massima conoscenza dei fatticome funzionano le cose,
se dopo anni di studi, discussioni, fatti, evidenze, qualcuno volesse spiegarti
come va avanti il mondo: quale peso preciso abbia l'ansia, la velocità delle lacrime, perchè mai l'ombra è sotto alle tavole...
perchè mai, come mai, perchè mai, come mai, questo e quello...

Se un giorno qualcuno venisse a indicarti con massima conoscenza dei rischi cos'è che tu dovresti fare, e portando molteplici esempi di persone e fatti compiuti ti mostrasse la strada più semplice senza intoppi nè cadute: per stare fra chi se la sente, arrestare l'angoscia che sale, se non resta da scoprire niente...
perchè niente di niente, più niente c'è da misurare...

Non fidarti ti prego

Non fidarti ti prego della gente senza errori
di chi vuol dare risposte anche ai fatti misteriosi
di chi vuol veder le cose misurate, messe in ordine
perché l'ordine è la fine, è un principio già di morte.

Se un giorno io stesso venissi a spiegarti con massima conoscenza dei fatti come sono fra noi le cose; e con la freddezza un po' ingenua che spesso mi contraddistingue, mi perdessi in mille discorsi per riuscire infine a convincerti...
che per noi ci sia un'unica strada, con un bravo pilota automatico, che ci guida senza mai sbagliare...
e non c'è proprio niente ma niente più da temere...

Tu diffida ti prego.

Preferisci i discorsi che non tornano mai, per fortuna i discorsi fra noi non tornano mai.
Metti cura e rispetto per tutti gli sbagli che fai, grazie al cielo con me tu ne farai

giovedì 1 ottobre 2009

porta porteeeese: sembrava finita, e invece...

Non potete capire.
Dopo aver finito di lavoricchiare e scrivere il pezzo, ieri sera, cercando di non addormentarmi sentendo montesano, chiudo il pc e mi prendo un altro bicchiere di bianco.

mi metto a chiaccherare con l'ufficio stamoa, Goigest (figlia di Gaber), e rido un bel po'. Al gruppetto si aggiunge Panariello.
ci si stringe intorno a lui e si fa un bel giro di chiacchere divertenti, senza pretese, senza protagonismi.
panariello racconta che ha ricevuto un sms per gli auguri di compleanno.
"Dovevamo nascere gemellini, siamo nati bilancini".
l'autore dell'sms è Renato Zero, nato lo stesso giorno di Panariello.

cazzo che ridere, non potete capire.

e capisco che non capiate, perché io sono proprio così: nazional popolare.
attaccata agli aneddoti, ai racconti, a personaggi come il renato nazionale.

accanto a me un jannacci di libero dice: 'guardate che classe, con il borsalino in testa...'
mi volto per vedere a chi è riferita la frase.
è renzo arbore.
ho le palpitazioni.
arriva, abbraccia panariello e cominciano-mo a parlare del film 'il papocchio'.
sarei stata lì ore.
ogni volta che incontro arbore è così, lo starei a sentire per ore.

finisce tutto, ma con alcuni degli organizzatori mi muovo prima.
lampedusa e le viette limitrofe al centro e alla spiaggia sono gremite di persone, bancarelle e odore di cibo.
ci fermiamo dal paninaro: hamburger con cipolla, pomodoro e maionese. birretta.
ci si siede su un muretto ad osservare la gente passare.
l'aria è umida ma il vento è di un piacere infinito.
tutti a nanna.
o quasi...


-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-

stamattina ero stanchissima, non riuscivo ad alzarmi dal letto.
sono schizzata a fare colazione, la rete prendo meglio dai tavolini del ristorante.
grazie a dio, alle nove e mezza del mattino, non c'era nessuno.
mi siedo, cappuccio (con caffé doppio!), e via.
ritorno in camera, mi metto a lavoricchiare un po' ma è già quasi ora di pranzo.
scendo subito con goigest alle prove, dovrebbero esserci quelle di arbore, panariello & co.
in realtà è tutto molto in ritardo, l'umidità penso superi il 90% e la maglietta che indosso, con tutto quell'appicicaticcio intorno, mi da fastidio.

devo dire che qui a lampedusa sono bravissima.
ho ridotto le mie due docce gionaliere ad una soltanto.
ammetto anche di non avere il tempo di una doccia al mattino, ma per quattro giorni potrò farne a meno.
(ma me la meno così tanto, direte voi? assolutamente si)

le prove vanno avanti un po' a singhiozzi, ma non vedo l'ora che arrivi sera per vedere arbore.

sera arriva.
la pioggia arriva un po' prima, infatti ci sistemano al barettino accanto al palco.
non ci si può stare.
caldo, gente che urla e non fa vedere nulla, monitor del palco che mi impediscono di vedere, ma non di sentire, infatti dal mal di testa mi tocca lasciare lì il pc e allontanarmi.
diciamocela tutta, a dire il vero avevo anche un certo appetito e una certa voglia di vedermi lo spettacolo da fuori.
vado verso la spiaggia e panariello fa il suo show.
poi mi prendo un frittino e una birretta al chioschetto del panino di ieri sera.
mi faccio raggiungere...
guardiamo panariello, poi migro verso il mixer, tra poco è il grande momento!

il concerto di renzo arbore, leggo sulla scaletta, dura due ore e mezza.
ok che lo adoro, ma a volte sembra non finire mai.
siamo accaanto alla trouppe di la7... mi fanno impazzire!
loro sono proprio il genere di romano che mi piace, mi ricordano gabriele.
lo spettacolo è un vero e proprio tripudio di strumenti e cori.
l'orchestra italiana è in grande forma.
non ci potete credere, ma arbore quando prende in mano il clarinetto mi fa toccare il cielo con un dito.
una dietro l'altra le canzoni scivolano, alcune con più fatica, altre meno.
arriva lei, 'Ma la notte'.
spettacolare.
gegè telesofo mi fa morire.
il madley con 'Vengo dopo il TG' e 'La vità è tutto un quiz' mi fa quasi commuovere, per non parlare di 'Tanto pe' cantà' con Baglioni, un successone!





che serata.
è stato davvero bellissimo.
tutto quanto...

mercoledì 30 settembre 2009

porta porteeeese

In diretta dalla terrazza che sta dietro il palco di 'O Scià, cioè da qua




posso dirvi che:

Baglioni non molla un attimo, è sempre sul pezzo ed è davvero inattaccabile.
quando poi mi fa 'E tu' ho un sussulto, ma cerco di mantenere il tono che mi sono data fino ad ora. Ma sono romantica nell'animo: mare, vento, bicchiere - il quarto - di bianco - gente, applausi e canzone d'amore. A posto così.

La Cuccinotta è bella quanto un po' insipida. Detto ciò, fa l'attrice e non la presentatrice, per cui la si perdona.

Montesano. Enrico Montesano.
Inutile. Completamente inutile.
Parla con una facile banalità da far rabbrividire.
"vi devo fare un annuncio: sono eterosessuale", e tutti: "Bravo".
Ma bravo de che???
"Non sono di sinistra. Non sono nemmeno di destra. Direte voi, sei del centro. Nemmeno. Ma perché bisogna essere per forza di qualcosa?"
Perché si, cazzo!
"Io non vado a fare l'opinionista in tv, dove ti pagano per dire qualsiasi cosa. Non ho fatto una linea di abbigliamento, non ho inventato un profumo. Sono anni che la i giornali di gossip non mi paparazzano..."
Embe'?
Giuro, inutile. Frustrato, fallito.
punto e stop.


La serata finisce con lui, anche se vista l'ora mi sa che continuerà a dire cazzate ancora per un po'.
poi... le altre sere c'è l'aftershow, dove si cena con gli artisti.
stasera no. stasera festeggiano con un party privato il compleanno di Panariello.

Non mi dispiace, almeno vado a nanna.
E ora bevo ancora un po'.
In scaletta è previsto ancora un po' di Baglioni dei vecchi tempi, mi coccolerò con quello.


ps. un aneddoto divertente della giornata:

sono in macchina con un giornalista che ho conosciuto a lampedusa il giorno stesso e che mi da un passaggio per andare in camera a cambiarmi.
mi chiede del mio lavoro, come ho iniziato e parliamo di un po' di artisti.
gli dico che una volta ho intervistato morandi e che è stata una cosa simpatica.

nemmeno il tempo di finire la frase che il giornalista sta già chiamato 'il suo amico' gianni.
"pronto gianni", tutto con un accento romagnolo assurdo, "ma ciao, come stai ti disturbo? no niente, volevo dirti che sono qui con una simpaticissima giornalista di ... che dice che ha fatto con te l'intervista più bella"

ma io, non ho detto così.

"si si, dice che sei stato straordinario...", poi rivolgendosi a me, domanda, facenno anche il classico cenno con la mano di chi non si ricorda qualcosa: "scusa, ti chiami?"

l'avrei ammazzato.
primo, chi ti ha chiesto di chiamare morandi.
secondo, perché mi deve far fare la figura dell'ultima degli stronzi, così, aggratis.
terzo, te l'ho detto un minuto prima come mi chiamo!

gli dico scocciata il mio nome.
lui farnetica ancora qualcosa e dice "si si certo, te la passo".

mi passa morandi al telefono.
scuoto la testa, mi sembra una scenetta davvero inutile.
cosa dico a Morandi? e lui a me cosa dice?
ma soprattutto, perché?????

rispondo: "buonasera, si si sono qui con il suo amico..."

tocca a me. mi giro verso il giornalista e gli dico:
"scusa, hai detto che ti chiami?"

tiè!

milano-roma-lampedusa

Dura svegliarsi alle cinque del mattino.
Un po’ meno dura se ad attenderti è viaggio per Lampedusa
Senza prenderla così da lontano, il volo Milano-Roma fila liscio come l’olio.
Arrivata a Fiumicino, mi dirigo per il check in dell’aereo che mi porterà a destinazione.
In coda spunta un Giorgio Panariello in grande forma che non risparmia sorrisi a nessuno.
Da lontano vedo arrivare un uomo di classe, con un portamento d’altri tempi. Porta un piccolo trolley e una ventiquattrore di pelle. Si avvicina sempre più e capisco che la valigetta è la custodia di uno strumento, nello specifico di un clarinetto. E’ arrivato Renzo Arbore.
Poco dopo è il momento anche dell’arrivo di Enrico Brignano, mentre per il Claudione nazionale bisogna aspettare le scale mobili per l’imbarco.
Quest’anno a Lampedusa c’è una trouppe di la7 che riprenderà tutto quanto per fare uno speciale che verrà mandato in onda il 12 ottobre. Riprendono in continuo e con postazione assurde ogni passo di Baglioni. Io, che gli sono casualmente accanto, cerco di guardare da un’altra parte.
E vedo infatti Maria Grazia Cuccinotta, un po’ gonfia in volto, ma sempre affascinante.
Chi mi sorprende in carineria, invece, è Manuela Folliero. Gran pezzo di donna.

Atterrati a Lampedusa il caldo e l’umidità penetrano nei jeans e diventano insopportabili.
Tutto viene alleviato in un secondo quando all’uscita del piccolo aeroporto, su un’apecar allestita da balera, i musicista della band “Mamma li turchi”, accoglie l’arrivo di baglioni con dei canti tradizionali. Emozione pura, invece, quando attaccano “Ma la notte no” di Arbore.
Amo già questa gente.

Ci portano nei nostri alloggi.
Pietra, palme, mare di fronte, sedie in vimini, rocce, gatti, profumi e colori.
Pranzo con antipasti buonissimi e spaghetti con cernia e pachino.
Mi sporco la maglietta bianca con il sugo.
Mi rimangono solo altra quattro magliette da giostrarmi nei prossimi quattro giorni.
I jeans sono solo due. Quelli indossati durante il viaggio e quelli stirati e profumati che ho tolto dallo zaino. Maglioni 3, mettibili anche la sera come ‘magliette’. Figaggine zero, se non una maglia un po’ trasparente molto bon ton. Sandali presenti, già cambiati con le all star del viaggio.
Giacca di pelle nera, sempre con me.
Evviva

Stasera c’è la prima serata. Gli ospiti saranno la Cuccinotta e Enrico Montesano.
Il palco è allestito sulla spiaggia. Alla fine si cenerà tutti insieme.
Sono contenta di esserci.

lunedì 21 settembre 2009

cracklin' dani

ieri sera ero di turno al pub.
perché ve l'ho detto che lavoro in una birreria, vero? no?
comunque.
ieri sera ero al pub.
esco a portare un'ordinazione e guardo all'angolo della strada.
vedo un capellone di spalla che parla con una ragazza.

alla vista di quella chioma di capelli, subito mi viene in mente un ragazzo del music village, il componente di un gruppo di caserta (o napoli, non ricordo bene), con cui ho legato da subito.
me li ricordo, loro, perché oltre ad essere simpatici, erano molto gentili e discreti.
ci facevamo delle grandi discussioni di musica, ed erano i pochi a conoscere davvero un sacco di cose.
ricordo che con il capellone ridevamo sul fatto che lui adorava le luci della centrale elettrica, mentre io non lo sopporto proprio.
così, una sera, all'acustic corner, il capellone prende in mano la chitarra e nel microfono urla: 'questa è per daniela'

mi avvicino, mentre tutti ridiamo.
il cantante del suo gruppo piegato dal ridere mi guarda come per dire 'hai capito che canzone è?'

oddio che figura di merda, no che non l'ho capito.
ascolto meglio.

ahahah è una canzone di le luci della centrale elettrica (quella che dice 'stasera ti porto a vedere le luuuuuciiiiiiiii)

è stato davvero divertente ed anche emozionante.

carmine, questo il nome del capellone, mi ha chiesto poi di lasciargli l'indirizzo mail e anche l'indirizzo del pub dove lavoro perché si sarebbe venuto a bere una birra.
mi aveva detto che sarebbe entrato, mi avrebbe guardata in faccia e mi avrebbe detto: 'come mi chiamo?'
ed io avrei dovuto ricordarmelo, come si chiama.

così ieri sera, al pub, mentre ero fuori con in mano due guinnes da portare, il capellone all'angolo si gira verso di me... lo guardo... mi metto a ridere e poi dico: 'CARMINE!'

scoppia a ridere anche lui, mi presenta la sua ragazza (molto carina) che abita qui in zona, e si accomoda dentro.

che piacere che mi ha fatto.

stamani invece, apro myspace e leggo il commento di un altro gruppo del music village, un gruppo di brescia che ho cazziato all'inverosimile perché ha fatto una demo anni Novanta che non si può sentire e che di risposta mi hanno detto: 'e va be', noi ascoltiamo solo i timoria'.

questo è il messaggio:

"immagina chi sono conservo ancora la guancia sporca perchè mi avevi fatto una carezza spero che quando guardi quella sigaretta ti venga in mente una persona (se non te la sei già fumata) e magari quando iniziamo a girare a milano verrai ad ascoltarci così ti potrò offrire una birra ma non verrai in veste di giornalista ma in veste di amica e non ti chiederemo come siamo andati almeno io davide stà ascoltando 1000000000 di dischi di musica italiana spero solo che ti abbiamo lasciato un bel ricordo non vedo l'ora di suonare li vicino per poterti riincontrare ciao Daniela capirai chi sono da come ho messo la punteggiatura ihihihih baci"



che piacere ragazzi.
io mi ci commuovo dietro a 'ste cose.
mi commuovo a sapere che un pochino lascio il segno.
e non perché sono io e solo io.
se altri avessero la possibilità di fare quello che faccio io, lascerebbero anche loro a loro volta un segno particolare.
la mia traccia è questa.
farmi ricordare e ricordarmi di loro.
sempre.

d.

ps. e par la cronaca... la sigaretta ce l'ho ancora.


ma va

perché Marchisio mi piace da pazzi.
perché è bravo, ha una faccia da schiaffi, è forte, sta al suo posto e segna.
e poi è bello.

ma il tatuaggio...
ognuno ha i suoi limiti: il mio è quello di non poter mai stare con uno che ha una scritta tatuata sul corpo.
figuariamoci poi la frase 'impossibile is nothing'.

venerdì 18 settembre 2009

saper aspettare è un'arte

Dicono che c'è un tempo per seminare
e uno che hai voglia ad aspettare
un tempo sognato che viene di notte
e un altro di giorno teso
come un lino a sventolare.

C'è un tempo negato e uno segreto
un tempo distante che è roba degli altri
un momento che era meglio partire
e quella volta che noi due era meglio parlarci.

C'è un tempo perfetto per fare silenzio
guardare il passaggio del sole d'estate
e saper raccontare ai nostri bambini quando
è l'ora muta delle fate.

C'è un giorno che ci siamo perduti
come smarrire un anello in un prato
e c'era tutto un programma futuro
che non abbiamo avverato.

È tempo che sfugge, niente paura
che prima o poi ci riprende
perché c'è tempo, c'è tempo c'è tempo, c'è tempo
per questo mare infinito di gente.

Dio, è proprio tanto che piove
e da un anno non torno
da mezz'ora sono qui arruffato
dentro una sala d'aspetto
di un tram che non viene
non essere gelosa di me
della mia vita
non essere gelosa di me
non essere mai gelosa di me.

C'è un tempo d'aspetto come dicevo
qualcosa di buono che verrà
un attimo fotografato, dipinto, segnato
e quello dopo perduto via
senza nemmeno voler sapere come sarebbe stata
la sua fotografia.

C'è un tempo bellissimo tutto sudato
una stagione ribelle
l'istante in cui scocca l'unica freccia
che arriva alla volta celeste
e trafigge le stelle
è un giorno che tutta la gente
si tende la mano
è il medesimo istante per tutti
che sarà benedetto, io credo
da molto lontano
è il tempo che è finalmente
o quando ci si capisce
un tempo in cui mi vedrai
accanto a te nuovamente
mano alla mano
che buffi saremo
se non ci avranno nemmeno
avvisato.

Dicono che c'è un tempo per seminare
e uno più lungo per aspettare
io dico che c'era un tempo sognato
che bisognava sognare.


I. Fossati

giovedì 17 settembre 2009

fiore de gioventù

non vedevo l'ora di arrivarci, a Roma.
ho preso il treno da milano centrale il 18 giugno con Trambusti, a Roma c'ero già con la testa da una settimana prima. Almeno.

Mi fa sempre questo effetto.

Arriviamo allo Sheraton.
La preoccupazione maggiore è che ci sia la piscina.
E la piscina c'è.

Ci chiedono la cauzione.
Due anni fa la cauzione me l'aveva garantita il buon Riccardone Vitanza - ai tempi ufficio stampa del Premio De André - con la sua carta di credito perché, ahimé, io la carta non ce l'avevo.
E non ce l'ho tutt'ora.
La ragazza della reception mi chiede se sono stata già nei loro alberghi; le dico nome e cognome e trova la mia scheda registrata. Mi legge il numero della carta di credito di Vitanza con cui avevo fermato la cauzione due anni fa. Mi chiede se è sempre la stessa e se la cauzione può fermarla da quella carta...
Cazzo, quasi quasi... ahahaha, ma no dai, le dico che quella carta non era mia, e che poi quella persona quest'anno non lavora più nemmeno per il De André.
La ragazza mi dice gentilmente che vanno bene anche i contanti.
'Ok, quanto le lascio?'
'Vanno bene anche 150,00 euro...'
'COSA??? Come vanno bene, ho appena pagato il taxi, al massimo le posso lasciare 70,00 euro...'
'...va bene....'

Finalmente mi da la card della mia camera e ci salgo.
Ultimo piano, mansarda con terrazzo, bagno con parete della vasca a finestrone, che da sul terrazzo cieco.
Accendo il televisore e vado subito in bagno.
Mi rendo conto che è il volume è altissimo, così mi avvicino alla tv e abbasso.
Ritorno in bagno e di nuovo il volume è troppo alto.
Mi riavvicino alla tv e riabbasso.
Ripeto questa simpatica scenetta, da sola in camera, almeno cinque volte prima di accorgermi degli altoparlanti in bagno collegati direttamente alla tv.


Finalmente è sera, si comincia.
Al Premio Fabrizio De André si respira sempre una bell'atmosfera.
Dori Ghezzi è elegante e mette in soggezione chiunque, specie me, che non so mai cosa dirle.

Quest'anno la proposta musicale è meno interessante rispetto a due anni fa, ma la voglia di fare e la professionalità non mancano.

A distanza di mesi non mi ricordo bene gli ospiti delle serate, ma mi viene in mente subito una Paola Turci emoziante, un'Andrea Mirò all'altezza della situazione, un Luca Carboni da cantare a squarcia gole ("la maglia del Bologna, sette giorni su setteeeeeeee") e un Cristiano De André da fa venir la pelle d'oca anche ai muri...
fa impressione quanto somigli al padre.
A ecco, mi ero quasi scordata di Teresa De Sio... una pazza, bravissima, ha fatto tremare la piazza!

I pomeriggi li passo in centro.
Poi raggiungo in piscina trambusti verso le cinque.
E chi mi ammazza!

Prendo la navetta dall'albergo e in mezz'ora sono al circo massimo.
la prima giornata l'ho dedicata a Trastevere, perché in realtà non l'ho mai visitato bene. Infatti, mi ci perdo in continuazione.
Primo perché non ho una meta precisa per cui giro in continuazione.
Secondo perché ho la presunzione di conoscere Roma come le mie tasche solo perché ci sono stata un paio di volte.

Il secondo giorno è stupendo, mi giro il Colosseo, i Fori, il Campidoglio, piazza Venezia, mi faccio viale XXIV maggio e spunto al Quirinale, scendo giù e faccio capolino alla fontana di Trevi e via così.

Il terzo giorno negozi qua e là, un ultimo sguardo al Colosseo e poi mi dedico ad una delle mi zone preferite, in quartiere ebraico e campo dei fiori.







mi ricordo ancora il pranzo a campo dei fiori, prima di partire: bruschetta burro e alici e fiori di zucca con un bicchiere di frascati... roba da morirci lì!

E' tutto stupendo.
tutto, tranne l'idea di dover salire anche quest'anno sul palco a dire due parole.
Massimo Cotto me lo preannuncia: 'guarda che la sera della finale ti chiamo sul palco, preparati due battute'.
oddio, cominciano a tremarmi le ginocchia.
e va bene, eccomi, pronta!

faccio un discorso generale sui giovani gruppi di oggi, sul fatto che non dovrebbero affidarsi completamente ai discografici che pagano fior di quattrini, ma piuttosto dovrebbero trovare qualche persona competente tra gli addetti ai lavori che si appassioni a loro e che li segua nel loro percorso. E bla bla bla.

scendo e ho tre persone che chiedono di me al di là delle transenne.
sono tre artisti, ognuno lì per i fatti propri, che mi chiede l'indirizzo mail perché vorrebbe farmi sentire il materiale.
Uno di loro mi dice anche che gli è piaciuto molto il mio discorso.
Ma come, la giuria la si fa parlare nei cambi palco, quando nessuno l'ascolta, giusto due chiacchere inutili per coprire quel buco di tempo che il fonico impiega a fare i suoni... ma mi hanno ascoltato per davvero????
si, mi hanno ascoltato.
e non solo loro.
anche una certa Dori Ghezzi.
una Dori Ghezzi che al momento dei saluti, dopo aver stritolato a sé i mitici Cordepazze, mi stringe la mano, ma da due baci sulla guancia, mi accarezza in viso e mi dice 'Mi è piaciuto molto il discorso che hai fatto prima, sei stata brava...'

ed ecco i lucciconi.
ed ecco come io, la figa di legno davanti a queste cose, non riuscirò mai a farla.

altro che autorevolezza.

so' troppo un fiore de' gioventù.


d.


ps. e Roma ha quella cosa lì che quando te ne vai, quendo le giri le spalle, se ti volti a guardarla anche solo per un attimo, non riesci più ad andare via.

venerdì 11 settembre 2009

resta vile maschio, dove vai

il music village è una gran figata.
altro non ci sarebbe da dire, ma visto che mi conosco, preparatevi a sentirne un bel po'.

immaginatevi di affittare per le prime due settimane di settembre un villaggio turistico a Simeri, provincia di Catanzaro, e di metterci dentro: nella prima settimana band emergenti dai 18 ai 22 anni, nella seconda settimana band emergenti dai 22 anni in su.
ora immaginatevi di organizzare una giuria formata da addetti ai lavori, promotori, discografici, giornalisti etc e metterla completamente a disposizione degli ottanta gruppi che - a settimana - affolleranno il villaggio turistico.

ora immaginatevi piscina, sole, mare (a 200m!!!), amaro del capo ghiacciato, e ragazzini impazziti che vogliono farvi ascoltare a tutti i costi, a qualsiasi ora del giorno, in qualasiasi situazione (tipo quando ti sei appena tuffato in piscina), a qualunque costo, il loro demo - quasi sempre, registrato in casa.

ed eccomi. smettete di immaginare, perché è tutto reale.

ho passato dal 30 agosto al 6 settembre in balia di di ottanta gruppi.
fantastico. non potete immaginare.
la mattina c'erano dei seminari tenuti da noi addetti ai lavori, ai quali le band partecipavano incuriositi, anche se con delle facce da sonno (e da schiaffi, ogni tanto) divertentissime.
poi pranzo.
poi ognuno di noi, che era tutor di otto gruppi, in modo che ogni gruppo avesse un personaggio 'competente' di riferimeto, decideva cosa fare.
bisgonava ascoltare i demo e poi parlarne con loro.
dove? lo si decideva al momento, io solitamente lo facevo al bar oppure in spiaggia, quando tra un gruppo e l'altro andavo a far il morto nel mar ionio.
ammetto anche di essermi finta addormentata più di una volta.
perché questi ragazzetti qui, diamine, vogliono a tutti i costi avere il parere di tutti, per cui oltre ai miei otto gruppi da tutorare, avevo anche - come tutti gli altri addetti - una decina di gruppi al giorno che mi inseguivano chi con il lettore mp3, chi direttamente con il pc.


uno dei momenti quotidiani migliori era quello delle esibizioni.
due sessioni, una alle 17.30 una alle 21.30.
si esibivano sette/otto gruppi a sessioni, due brani a testa.
in giuria, tre di noi, a turno, qundi un giorno si un giorno no ti capitava di fare da giurato, o nel pomeriggio o alla sera.

fantastico scoprire che la maggior parte delle band era di influenza glam-metal-hard rock.
voi umani non avete idea di cosa i miei occhi hanno visto e di cosa le mie orecchie hanno sentito.

finite le esibizioni delle 21.30, che terminavano intorno alle 23.00, partiva il palco aperto: sullo stesso palco le band, previa prenotazione, potevano salire e fare un brano a testa, cover o proprio che fosse.
lì era da pazzi perderselo!

finale con sorpresa: il romantico acustic corner.
il piccolissimo anfiteatro del bar dove i gruppi suonavano con una sola chitarra per tutti, alla brutto dio, mischiandosi tra loro stessi, era il modo migliore per augurarsi la buona notte tra una cover degli AC/DC e una degli Oasis.

che dire.
una settimana così.

e non vi sto a dire tutto dei miei gruppi.
uno di loro si è esibito dal vivo mentre io ero in giura.
al ritornello della loro canzone 'Palle di cacca', sono scoppiata a piangere dal ridere, diventado la barzelletta della serata.
un altro gruppo di cecina, quando mi ha fatto sentire il demo, pensavo mi stesse prendendo in giro. ero furiosa per la scarsa qualità di tutto: stonati, fuori tempo.
poi ci ho parlato: loro sono in sei, sei ragazzotti di livorno e dintorno... loro sono così, punto. niente da fare.
un altro gruppo eccezionale, di bologna, aspettava che arrivasse il bassista.
arrivato, il bassista la sera stessa è andato in coma etilico e se lo sono portati via con l'ambulanza.
il giorno dopo, mentre il padre si è fatto bologna-simeri in una notte, si è presentato sul palco.
il cantante ha voluto ringraziare me, la loro tutor.
ho avuto paura che il padre del bassista, sentito ciò, volesse menarmi, invece niente.

e via così.
da raccontare ce ne sarebbero troppe.

con quest'ultima vi lascio.

una sera, abbandono l'acustic corner fortemente provata dall'ennesimo amaro del capo.
mi avvio nel vialetto per raggiungere il mio appartamentino (bellissimi, tutti quanti!).
da un cespuglio sulla mia destra spunta con un balzo un ragazzo.
mi guarda, ha i capelli ricci, biondo scuro, un po' di barba incolta.
è a piedi nudi, maglietta stropicciata e borsa a tracolla.
mi sorride, con tutta la faccia, e in veneto stretto dice:
'posso fare due passi con te'.
'sì'


'posso darti un bacio?'
'NO!'

'posso darti un bacio sulla guancia?'

e mi guarda.
e sorride dappertutto.
e io rispondo:

'piano...'

si avvicina, mi bacia e ritorna da dove se ne è venuto.


il giorno dopo lo cerco tra i ragazzi al seminario, ma non lo vedo.
e pensare che nemmeno l'avevo visto prima di quella sera, eppure era già il terzo giorno.

al pomeriggio vado in spiaggia.
mentre sono sul vialetto che porta al mare, da sola, mi viene incontro uno con un cappello di paglia enorme, testa china.
ci passiamo accanto, alza la testa: e lui!

mi sorride, io tolgo l'iPod e gli dico:
'ma sei tu...! ma come ti è venuta?'

sorrire. ancora.
e se ne va. ancora.

comincio ad incuriosirmi.
chiedo in giro di che gruppo è, se qualcuno lo conosce... niene da fare.

mi rispunta la sera stessa.
mi chiede un abbraccio, in mezzo a tutti 'sta volta.
io imbarazzata gli dico di no, finché non mi dice chi è, da dove viene, come si chiama, in che gruppo suona, dove sta tutto il giorno, perché è sempre ubriaco, perché è sempre solo... niente da fare.
non risponde e se ne va.

la sera dopo.
mi arriva da dietro di corsa, mentre assisto ad un gruppo al palco aperto, insieme ad altri gruppi con cui intanto discuto.
mi bacia sulla guancia, dicendo 'con questo ti punisco' e riscappa via.

lo trovo.
lo prendo sotto bracci, e percorriamo almeno venti volte il vialetto delle casette che dall'entrata porta la bar (quindi anche in mezzo a tutti).
parliamo.
timidamente parliamo.
Alex, di Vicenza, 21 anni, è lì a suonare il basso con un gruppo che non è il suo, ma gli piace talmente la musica, che a costo di suonare, è venuto fin qui.
studia a casa, deve andare in quinta geometra.
non si fa vedere di giorno perché quelli con cui sta non li sopporta, troppo banali.
quando mi ha vista la prima sera tornare alla mia casetta, era nel mezzo di una discussione noiosa con loro, così mi ha vista e ha pensato che fossi molto carina con quella luce e con quello sguardo a terra, perciò e venuto lì da me.
aveva voglia di camminare con me.
perché quando cammina da solo, ma gli è successo anche mentre lo faceva con me, sente Miles Davis.

ed io lo guardo.
mentre dice lentamente, incespicandosi, sorridendo, guardandomi, tutte queste parole infila l'una all'altra, io lo guardo.
e penso che starei ore a camminare con lui.

mi chiede di abbracciarlo.
lo abbraccio.
si stacca da me e dice: 'non sapevo ci fosse anche il tuo profumo'

ed io rimago lì.
a fare quella che niente la tocca.
ma non ci ha creduto nemmeno lui.

abbiamo camminato ancora.
poi ci siamo seduti.
ha cominciato con un discorso lamentoso sul non essere capito, sul fatto che la gente di qua e la gente di là...
gli ho messo un dito sulla bocca, gli ho preso la barba tra le mani e gli ho dato un bacio.

non avrei dovuto.
io tutor, lui dall'altra parte.
ho iniziato questo mestiere quando avevo 21 anni.
è da allora che nei rapporti lavorativi sono di legno.
poca confidenza, autorevolezza e rigore.
troppo facile, data la mia età, prendersi una sbandata.
o sbandare e basta senza predensi niente.
per cui: serietà. massima.

ma giuro, che per quest'unica volta... è stato indescrivibile.

il giorno dopo sono partita.
nessuno lo conosce, io so solo un nome e una città.
nemmeno il nome del gruppo.

e tutto ciò è fantastico.
mi sa che sarà il mio pensiero felice del 2010.
quel posticino nel quale rifugiarmi quando fuori tutto fa brutto.


THE END

d.

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