lunedì 30 marzo 2009

che l'attesa poi diventi ritorno... chi lo sa, Testa, chi lo sa

la voce del padrone

e dire che dovrei dire un sacco di cose ma l'unica cosa da dire che mi viene da dire è:
devo andare in bagno
e: quanto mai ho mangiato la caponata a pranzo.
(o meglio, quanto mai il programma di la7 di ieri sera con Silvestrin improvvisato cuoco mi ha fatto venire voglia di caponata)

venerdì 27 marzo 2009

scampoli (con solo un geranio e un balcone)

mai mangiarsi le unghie se si è particolarmente nervosi e particolarmente ubriachi: si possono raggiungere limiti di pelle e carne e sangue che al risveglio fanno male;


penso che il lavoro peggiore in assoluto sia fare la Guardia Giurata: se non succede nulla ti annoi a morte, passeggiando avanti e indietro, se invece succede qualcosa, rischi la vita;


passeggiando per Corso Garibaldi, ieri, mi sono resa conto di quanti negozi assolutamente inutili e esclusivi siano aperti in quella via: cosa se ne fa il corso di un negozio che vende matasse di fili? e dovevate vedere che stile, quelle vetrine. Molto snob, molto alternative. Mi piacerebbe sapere chi, degli abitanti della zona di Brera, va davvero a comprare delle matasse di fili. Mi piacerebbe sapere chi, di tutti quei giovani fighettini figli di papà che fanno tanto i radical-chic, si mette ancora a cucire e/o a rammendare un calzino con la palla di legno e il ditale, come fa mia nonna e come fa mia mamma.
Ho notato anche un mega store della Oviesse proprio lì in Garibaldi: chissà quanto investimento, chissà quanto è costato al proprietario di quella catena così commerciale e dozzinale, avere un punto vendita così grosso in quartiere così pregiato;


Amauri non dovrebbe giocare nella nazionale italiana: ormai l'argomento è stato portato all'esaurimento, è stato sviscerato tutto, si sono chiesti troppi pareri in giro creando così un caso mediatico che in qualunque modo si concluderà, non farà felice nessuno;


Mercùri ieri sera alla casa 139 ha fatto un bellissimo spettacolo; mi ha fatto piacere conoscere Georgeanne e capire che è una bella persona. E' stato bello rivedere e finalmente scambiare due parole con Luca Gemma e anche con Iafelice.
per il resto, bella serata.


Devo recensire il disco della Nannini e ho seriamente paura.


Questa sera vado a vedere Van De Sfroos a Como, sono emozionata di vederlo giocare in casa, anche se questa cosa che sia in teatro un po' mi da noia: vorrei ballare e saltellare al ritmo de La Balera e così via, vedremo cosa sarà possibile;


Stamattina dovevo andare dal dentista ma ho sbagliato giorno.


L'altro giorno ho indossato una maglietta molto bon-ton, con un fiocchettino altezza decolté e un po' di sbuffi qua e là, color panna.
Sull'ascensore una signora sui settant'anni mi ha preso timidamente tra le mani il fiocchettino e mi ha detto che ero proprio carina, che stavo proprio bene.
ecco: è proprio per questo che mi da noia vestirmi così da signorina.
è facile predersi compplimenti, è facile passare per eleganti e con stile, è facile tutto troppo in fretta, con una sola camicettina carina: no grazie.


ci sono persone, anche nuove, che cominciano a pretendere la mia attenzione e delle risposte che - sinceramente - io non so dare e nemmeno penso sia il caso.
motivo in più per mollare tutto piano piano: facebook, questo, quello, quell'altro...


via per un po'.
lo so, lo dico da un altrettanto po'.
ma prima o poi lo faccio, che credete.



giovedì 26 marzo 2009

(restando lontano, nel silenzio)

magari glielo dico. no?



Voglio respirare lentamente il tuo profumo
e non so se risvegliarti.
Ho dormito poco per sognarti all’improvviso
e non ho sognato niente.

Esco per lasciarti libera di sopravvivere,
per immaginare che l’attesa è un incantesimo

Non vedi che mi arrendo
Non capisci che lasciandoti andare, potrai desiderare, riconquistarti e perderti

Perché non vedi che ti attendo,
ti proteggerò restando lontano, nel silenzio, nel silenzio

Nel silenzio i tuoi vestiti ballano.
Poi sorpresi dalla luce cadono con una grazia irreale
Irreale, Irreale

Ma io devo ritornare a camminare verso ciò che non so,
anche se ieri ti ho sentito respirare in ogni cosa che ho desiderato

Esco dal tuo corpo con un gesto impercettibile,
per immaginare che l’attesa sia incantevole

Non vedi che mi arrendo
Non capisci che lasciandoti andare potrai desiderare, riconquistarti e perderti

Perché non vedi che ti attendo,
ti proteggerò restando lontano, nel silenzio.

Nel silenzio


senza fine

allora: un po' di cose.

ieri è stata una giornata da non finire mai.
mi sono svegliata la mattina con un sorriso sulle labbra salvo poi ricordarmi degli ultimi messaggini inviati martedì notte, pieni di sentenze e prese di posizione. va be', questo è.
tolto il sorriso, mi sveglio, mi lavo, e mi preparo per un mercoledì da leoni.
nell'ordine ieri mi aspettavano:
- immergermi nel traffico milanese
- preparare borsa con il cambio per la serara; quindi, pensare.
- trovare parcheggio;
- fare la rassegna stampa in redazione e mettere a posto altre cose in ufficio;
- pranzare;
- spostarmi nell'altro ufficio pensando anche, forse, di comprare un regalo per il festeggiato che raggiungerò stasera tardi;
- arrivare in ufficio e trovare parcheggio lì sotto;
- finire ultimi lavori;
- farsi la doccia;
- riuinione alle 20.00 interminabile;
- cena con presentazione ep di benvegnù sul barcone delle scimmie;
- prendere la macchina alle 22.00, in ritardo di un'ora per andare sui navigli;
- immaginare di pensare di poter sperare di trovare, magari, un parcheggio decente non a rischio rimozione forzata e/o multa;
- trovato!!!
- raggiungere colleghi e benvegnù con un ritardo imbarazzante, ritrovare vecchi amici e conoscenti e bere vino;
- assistere alla bellissima presentazione;
- messaggiare con chi mi aspetta alla famosa festa di compleanno a cui devo passare;
- finire da benvegnù;
- rimettersi in auto, all'alba delle 00.30 e avviarsi in zona san siro per la festa;
- capire a metà strada che non si ha molta voglia di andare;
- fare in marcia indietro di punto in bianco, mandare qualche sms, fumare dieci sigarette e tornare a casa;

evviva.
sono stanca solo a ripensarlo, quello che ho fatto ieri.

oggi non è da meno.

stasera da vercelli con furore arriva Gianluca che presenta il suo nuovo libro in Moscova.
devo assolutamente passare a salutarlo e poi fiondarmi alla cas 139 dove fabio presenta il disco.
sono emozionata per lui.

tra l'atro stamani mi arriva una mail di Gabrielli degli After che mi dice essere dispiaciuto di non venire stasera, ma che ci tiene molto a tutto il progetto. Ci sarà irene però, la sua fidanzata.
mi piace molto anche lei e fa delle canzoni niente male.

benvegnù ieri sera mi ha rubato il cuore.
è davvero bravissimo e stamani mi sono subito risentita il suo ep: bellissimo.

mercoledì 25 marzo 2009

due minuti

se mi senti dire che sto bene, non è vero, non son sincero.
se ti dicono che qui sto male, tu non cambiare, che non è quello che mi aiutare.
no, non è certo un bel momento questo no... non ho voglia di cantare neanche un po'.

scrivo lettere a cui non rispondi, non sono tante, non è importante.
muoio dalla voglia di capire, ma tu non hai niente da dire ed io non riesco a stare qui a ascoltarti.
no, è un momento che non mi diverto no... ma cantavo e prima o poi lo rifarò.

cerco verità in una canzone, son due minuti, spero che aiuti.
basta il tempo appena per sbagliarla, io me lo prendo... sto già cantando.



Enrico Farnedi

martedì 24 marzo 2009

che poi...

via, cazzo, di corsa!
via
via

via







cronaca di un bruco

prima ero partita da qui: postopubblico.blogspot.com

è il mio resocono, per metà perché poi non l'ho terminato, del mio sanremo.
non sono mai stata capace di tenere un blog.
però ci riprovo.



Ieri sera ho divorato e finito una confezione di Krumiri con gocce di cioccolato; nemmemo mi piacciono i dolci, specie i biscotti, per di più i Krumiri.

Tant’è.

Domenica sera scendo a prendere l’auto.

Sono una sfaticata, una sempre in ritardo: per me, i voltantini promozionale che vengono lasciati sul parabrezza, lì rimangono e nel vento si disperdono. Non mi sono mai scomodata per toglierli, tanto da impedite ai voltantinari di mettermene di nuovi per mancanza di spazio.

Succede infatti che se uno alza il mio tergicristalli per mettere un nuovo flayer, è costretto a raccogliere tutti gli altri che cadono a terra.

L’altra sera, dicevamo, salgo in auto e guardando il vetro vedo non un volantino, ma un foglio A4 vero e proprio. Non ci credo!

Scendo al quanto innervosita, mi era impossibile guidare con parte del parabrezza coperto.

Leggo ed è il menù fisso serale di un ristorante (scarso) dietro casa mia.

Mi girano vorticosamente le palle, prendo il foglio, lo accartoccio e lo butto tra i sedili posteriori promettendomi di non mettere mai piede nel locale reclamizzato e di farne una pessima pubblcità in giro, d’ora in poi.

Vado al cinema con un’amica a vedere ‘L’onda’, un film che racconta la vera storia di un insegnate che – costretto dalla scuola a intrattenere una settimana di lezione a tema – coinvolge la sua classe in un esperiemento azzardato quanto provocante. Seguendo il filone principale del significato di Autarchia, il prof di stampo anarchico, per gioco porta i ragazzi a creare un movimento in stile fascio nazzista, facendogli indossare una divisa, e notando un serio coinvolgimento da parte degli studenti poco inclini alla didattica. Il corso degenera, il movimento de L’onda prende piede in tutta la scuola portando tragiche conseguenze.

Bello, davvero un gran film.

Peccato che al Centrale di via Torino fossimo in sei a guardarlo, e probabilmente sei che sapevano già prima di vedere il film, che la dittatura fascista è una cosa da condannare in eterno.

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