martedì 24 marzo 2009

cronaca di un bruco

prima ero partita da qui: postopubblico.blogspot.com

è il mio resocono, per metà perché poi non l'ho terminato, del mio sanremo.
non sono mai stata capace di tenere un blog.
però ci riprovo.



Ieri sera ho divorato e finito una confezione di Krumiri con gocce di cioccolato; nemmemo mi piacciono i dolci, specie i biscotti, per di più i Krumiri.

Tant’è.

Domenica sera scendo a prendere l’auto.

Sono una sfaticata, una sempre in ritardo: per me, i voltantini promozionale che vengono lasciati sul parabrezza, lì rimangono e nel vento si disperdono. Non mi sono mai scomodata per toglierli, tanto da impedite ai voltantinari di mettermene di nuovi per mancanza di spazio.

Succede infatti che se uno alza il mio tergicristalli per mettere un nuovo flayer, è costretto a raccogliere tutti gli altri che cadono a terra.

L’altra sera, dicevamo, salgo in auto e guardando il vetro vedo non un volantino, ma un foglio A4 vero e proprio. Non ci credo!

Scendo al quanto innervosita, mi era impossibile guidare con parte del parabrezza coperto.

Leggo ed è il menù fisso serale di un ristorante (scarso) dietro casa mia.

Mi girano vorticosamente le palle, prendo il foglio, lo accartoccio e lo butto tra i sedili posteriori promettendomi di non mettere mai piede nel locale reclamizzato e di farne una pessima pubblcità in giro, d’ora in poi.

Vado al cinema con un’amica a vedere ‘L’onda’, un film che racconta la vera storia di un insegnate che – costretto dalla scuola a intrattenere una settimana di lezione a tema – coinvolge la sua classe in un esperiemento azzardato quanto provocante. Seguendo il filone principale del significato di Autarchia, il prof di stampo anarchico, per gioco porta i ragazzi a creare un movimento in stile fascio nazzista, facendogli indossare una divisa, e notando un serio coinvolgimento da parte degli studenti poco inclini alla didattica. Il corso degenera, il movimento de L’onda prende piede in tutta la scuola portando tragiche conseguenze.

Bello, davvero un gran film.

Peccato che al Centrale di via Torino fossimo in sei a guardarlo, e probabilmente sei che sapevano già prima di vedere il film, che la dittatura fascista è una cosa da condannare in eterno.

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