mercoledì 30 settembre 2009

porta porteeeese

In diretta dalla terrazza che sta dietro il palco di 'O Scià, cioè da qua




posso dirvi che:

Baglioni non molla un attimo, è sempre sul pezzo ed è davvero inattaccabile.
quando poi mi fa 'E tu' ho un sussulto, ma cerco di mantenere il tono che mi sono data fino ad ora. Ma sono romantica nell'animo: mare, vento, bicchiere - il quarto - di bianco - gente, applausi e canzone d'amore. A posto così.

La Cuccinotta è bella quanto un po' insipida. Detto ciò, fa l'attrice e non la presentatrice, per cui la si perdona.

Montesano. Enrico Montesano.
Inutile. Completamente inutile.
Parla con una facile banalità da far rabbrividire.
"vi devo fare un annuncio: sono eterosessuale", e tutti: "Bravo".
Ma bravo de che???
"Non sono di sinistra. Non sono nemmeno di destra. Direte voi, sei del centro. Nemmeno. Ma perché bisogna essere per forza di qualcosa?"
Perché si, cazzo!
"Io non vado a fare l'opinionista in tv, dove ti pagano per dire qualsiasi cosa. Non ho fatto una linea di abbigliamento, non ho inventato un profumo. Sono anni che la i giornali di gossip non mi paparazzano..."
Embe'?
Giuro, inutile. Frustrato, fallito.
punto e stop.


La serata finisce con lui, anche se vista l'ora mi sa che continuerà a dire cazzate ancora per un po'.
poi... le altre sere c'è l'aftershow, dove si cena con gli artisti.
stasera no. stasera festeggiano con un party privato il compleanno di Panariello.

Non mi dispiace, almeno vado a nanna.
E ora bevo ancora un po'.
In scaletta è previsto ancora un po' di Baglioni dei vecchi tempi, mi coccolerò con quello.


ps. un aneddoto divertente della giornata:

sono in macchina con un giornalista che ho conosciuto a lampedusa il giorno stesso e che mi da un passaggio per andare in camera a cambiarmi.
mi chiede del mio lavoro, come ho iniziato e parliamo di un po' di artisti.
gli dico che una volta ho intervistato morandi e che è stata una cosa simpatica.

nemmeno il tempo di finire la frase che il giornalista sta già chiamato 'il suo amico' gianni.
"pronto gianni", tutto con un accento romagnolo assurdo, "ma ciao, come stai ti disturbo? no niente, volevo dirti che sono qui con una simpaticissima giornalista di ... che dice che ha fatto con te l'intervista più bella"

ma io, non ho detto così.

"si si, dice che sei stato straordinario...", poi rivolgendosi a me, domanda, facenno anche il classico cenno con la mano di chi non si ricorda qualcosa: "scusa, ti chiami?"

l'avrei ammazzato.
primo, chi ti ha chiesto di chiamare morandi.
secondo, perché mi deve far fare la figura dell'ultima degli stronzi, così, aggratis.
terzo, te l'ho detto un minuto prima come mi chiamo!

gli dico scocciata il mio nome.
lui farnetica ancora qualcosa e dice "si si certo, te la passo".

mi passa morandi al telefono.
scuoto la testa, mi sembra una scenetta davvero inutile.
cosa dico a Morandi? e lui a me cosa dice?
ma soprattutto, perché?????

rispondo: "buonasera, si si sono qui con il suo amico..."

tocca a me. mi giro verso il giornalista e gli dico:
"scusa, hai detto che ti chiami?"

tiè!

milano-roma-lampedusa

Dura svegliarsi alle cinque del mattino.
Un po’ meno dura se ad attenderti è viaggio per Lampedusa
Senza prenderla così da lontano, il volo Milano-Roma fila liscio come l’olio.
Arrivata a Fiumicino, mi dirigo per il check in dell’aereo che mi porterà a destinazione.
In coda spunta un Giorgio Panariello in grande forma che non risparmia sorrisi a nessuno.
Da lontano vedo arrivare un uomo di classe, con un portamento d’altri tempi. Porta un piccolo trolley e una ventiquattrore di pelle. Si avvicina sempre più e capisco che la valigetta è la custodia di uno strumento, nello specifico di un clarinetto. E’ arrivato Renzo Arbore.
Poco dopo è il momento anche dell’arrivo di Enrico Brignano, mentre per il Claudione nazionale bisogna aspettare le scale mobili per l’imbarco.
Quest’anno a Lampedusa c’è una trouppe di la7 che riprenderà tutto quanto per fare uno speciale che verrà mandato in onda il 12 ottobre. Riprendono in continuo e con postazione assurde ogni passo di Baglioni. Io, che gli sono casualmente accanto, cerco di guardare da un’altra parte.
E vedo infatti Maria Grazia Cuccinotta, un po’ gonfia in volto, ma sempre affascinante.
Chi mi sorprende in carineria, invece, è Manuela Folliero. Gran pezzo di donna.

Atterrati a Lampedusa il caldo e l’umidità penetrano nei jeans e diventano insopportabili.
Tutto viene alleviato in un secondo quando all’uscita del piccolo aeroporto, su un’apecar allestita da balera, i musicista della band “Mamma li turchi”, accoglie l’arrivo di baglioni con dei canti tradizionali. Emozione pura, invece, quando attaccano “Ma la notte no” di Arbore.
Amo già questa gente.

Ci portano nei nostri alloggi.
Pietra, palme, mare di fronte, sedie in vimini, rocce, gatti, profumi e colori.
Pranzo con antipasti buonissimi e spaghetti con cernia e pachino.
Mi sporco la maglietta bianca con il sugo.
Mi rimangono solo altra quattro magliette da giostrarmi nei prossimi quattro giorni.
I jeans sono solo due. Quelli indossati durante il viaggio e quelli stirati e profumati che ho tolto dallo zaino. Maglioni 3, mettibili anche la sera come ‘magliette’. Figaggine zero, se non una maglia un po’ trasparente molto bon ton. Sandali presenti, già cambiati con le all star del viaggio.
Giacca di pelle nera, sempre con me.
Evviva

Stasera c’è la prima serata. Gli ospiti saranno la Cuccinotta e Enrico Montesano.
Il palco è allestito sulla spiaggia. Alla fine si cenerà tutti insieme.
Sono contenta di esserci.

lunedì 21 settembre 2009

cracklin' dani

ieri sera ero di turno al pub.
perché ve l'ho detto che lavoro in una birreria, vero? no?
comunque.
ieri sera ero al pub.
esco a portare un'ordinazione e guardo all'angolo della strada.
vedo un capellone di spalla che parla con una ragazza.

alla vista di quella chioma di capelli, subito mi viene in mente un ragazzo del music village, il componente di un gruppo di caserta (o napoli, non ricordo bene), con cui ho legato da subito.
me li ricordo, loro, perché oltre ad essere simpatici, erano molto gentili e discreti.
ci facevamo delle grandi discussioni di musica, ed erano i pochi a conoscere davvero un sacco di cose.
ricordo che con il capellone ridevamo sul fatto che lui adorava le luci della centrale elettrica, mentre io non lo sopporto proprio.
così, una sera, all'acustic corner, il capellone prende in mano la chitarra e nel microfono urla: 'questa è per daniela'

mi avvicino, mentre tutti ridiamo.
il cantante del suo gruppo piegato dal ridere mi guarda come per dire 'hai capito che canzone è?'

oddio che figura di merda, no che non l'ho capito.
ascolto meglio.

ahahah è una canzone di le luci della centrale elettrica (quella che dice 'stasera ti porto a vedere le luuuuuciiiiiiiii)

è stato davvero divertente ed anche emozionante.

carmine, questo il nome del capellone, mi ha chiesto poi di lasciargli l'indirizzo mail e anche l'indirizzo del pub dove lavoro perché si sarebbe venuto a bere una birra.
mi aveva detto che sarebbe entrato, mi avrebbe guardata in faccia e mi avrebbe detto: 'come mi chiamo?'
ed io avrei dovuto ricordarmelo, come si chiama.

così ieri sera, al pub, mentre ero fuori con in mano due guinnes da portare, il capellone all'angolo si gira verso di me... lo guardo... mi metto a ridere e poi dico: 'CARMINE!'

scoppia a ridere anche lui, mi presenta la sua ragazza (molto carina) che abita qui in zona, e si accomoda dentro.

che piacere che mi ha fatto.

stamani invece, apro myspace e leggo il commento di un altro gruppo del music village, un gruppo di brescia che ho cazziato all'inverosimile perché ha fatto una demo anni Novanta che non si può sentire e che di risposta mi hanno detto: 'e va be', noi ascoltiamo solo i timoria'.

questo è il messaggio:

"immagina chi sono conservo ancora la guancia sporca perchè mi avevi fatto una carezza spero che quando guardi quella sigaretta ti venga in mente una persona (se non te la sei già fumata) e magari quando iniziamo a girare a milano verrai ad ascoltarci così ti potrò offrire una birra ma non verrai in veste di giornalista ma in veste di amica e non ti chiederemo come siamo andati almeno io davide stà ascoltando 1000000000 di dischi di musica italiana spero solo che ti abbiamo lasciato un bel ricordo non vedo l'ora di suonare li vicino per poterti riincontrare ciao Daniela capirai chi sono da come ho messo la punteggiatura ihihihih baci"



che piacere ragazzi.
io mi ci commuovo dietro a 'ste cose.
mi commuovo a sapere che un pochino lascio il segno.
e non perché sono io e solo io.
se altri avessero la possibilità di fare quello che faccio io, lascerebbero anche loro a loro volta un segno particolare.
la mia traccia è questa.
farmi ricordare e ricordarmi di loro.
sempre.

d.

ps. e par la cronaca... la sigaretta ce l'ho ancora.


ma va

perché Marchisio mi piace da pazzi.
perché è bravo, ha una faccia da schiaffi, è forte, sta al suo posto e segna.
e poi è bello.

ma il tatuaggio...
ognuno ha i suoi limiti: il mio è quello di non poter mai stare con uno che ha una scritta tatuata sul corpo.
figuariamoci poi la frase 'impossibile is nothing'.

venerdì 18 settembre 2009

saper aspettare è un'arte

Dicono che c'è un tempo per seminare
e uno che hai voglia ad aspettare
un tempo sognato che viene di notte
e un altro di giorno teso
come un lino a sventolare.

C'è un tempo negato e uno segreto
un tempo distante che è roba degli altri
un momento che era meglio partire
e quella volta che noi due era meglio parlarci.

C'è un tempo perfetto per fare silenzio
guardare il passaggio del sole d'estate
e saper raccontare ai nostri bambini quando
è l'ora muta delle fate.

C'è un giorno che ci siamo perduti
come smarrire un anello in un prato
e c'era tutto un programma futuro
che non abbiamo avverato.

È tempo che sfugge, niente paura
che prima o poi ci riprende
perché c'è tempo, c'è tempo c'è tempo, c'è tempo
per questo mare infinito di gente.

Dio, è proprio tanto che piove
e da un anno non torno
da mezz'ora sono qui arruffato
dentro una sala d'aspetto
di un tram che non viene
non essere gelosa di me
della mia vita
non essere gelosa di me
non essere mai gelosa di me.

C'è un tempo d'aspetto come dicevo
qualcosa di buono che verrà
un attimo fotografato, dipinto, segnato
e quello dopo perduto via
senza nemmeno voler sapere come sarebbe stata
la sua fotografia.

C'è un tempo bellissimo tutto sudato
una stagione ribelle
l'istante in cui scocca l'unica freccia
che arriva alla volta celeste
e trafigge le stelle
è un giorno che tutta la gente
si tende la mano
è il medesimo istante per tutti
che sarà benedetto, io credo
da molto lontano
è il tempo che è finalmente
o quando ci si capisce
un tempo in cui mi vedrai
accanto a te nuovamente
mano alla mano
che buffi saremo
se non ci avranno nemmeno
avvisato.

Dicono che c'è un tempo per seminare
e uno più lungo per aspettare
io dico che c'era un tempo sognato
che bisognava sognare.


I. Fossati

giovedì 17 settembre 2009

fiore de gioventù

non vedevo l'ora di arrivarci, a Roma.
ho preso il treno da milano centrale il 18 giugno con Trambusti, a Roma c'ero già con la testa da una settimana prima. Almeno.

Mi fa sempre questo effetto.

Arriviamo allo Sheraton.
La preoccupazione maggiore è che ci sia la piscina.
E la piscina c'è.

Ci chiedono la cauzione.
Due anni fa la cauzione me l'aveva garantita il buon Riccardone Vitanza - ai tempi ufficio stampa del Premio De André - con la sua carta di credito perché, ahimé, io la carta non ce l'avevo.
E non ce l'ho tutt'ora.
La ragazza della reception mi chiede se sono stata già nei loro alberghi; le dico nome e cognome e trova la mia scheda registrata. Mi legge il numero della carta di credito di Vitanza con cui avevo fermato la cauzione due anni fa. Mi chiede se è sempre la stessa e se la cauzione può fermarla da quella carta...
Cazzo, quasi quasi... ahahaha, ma no dai, le dico che quella carta non era mia, e che poi quella persona quest'anno non lavora più nemmeno per il De André.
La ragazza mi dice gentilmente che vanno bene anche i contanti.
'Ok, quanto le lascio?'
'Vanno bene anche 150,00 euro...'
'COSA??? Come vanno bene, ho appena pagato il taxi, al massimo le posso lasciare 70,00 euro...'
'...va bene....'

Finalmente mi da la card della mia camera e ci salgo.
Ultimo piano, mansarda con terrazzo, bagno con parete della vasca a finestrone, che da sul terrazzo cieco.
Accendo il televisore e vado subito in bagno.
Mi rendo conto che è il volume è altissimo, così mi avvicino alla tv e abbasso.
Ritorno in bagno e di nuovo il volume è troppo alto.
Mi riavvicino alla tv e riabbasso.
Ripeto questa simpatica scenetta, da sola in camera, almeno cinque volte prima di accorgermi degli altoparlanti in bagno collegati direttamente alla tv.


Finalmente è sera, si comincia.
Al Premio Fabrizio De André si respira sempre una bell'atmosfera.
Dori Ghezzi è elegante e mette in soggezione chiunque, specie me, che non so mai cosa dirle.

Quest'anno la proposta musicale è meno interessante rispetto a due anni fa, ma la voglia di fare e la professionalità non mancano.

A distanza di mesi non mi ricordo bene gli ospiti delle serate, ma mi viene in mente subito una Paola Turci emoziante, un'Andrea Mirò all'altezza della situazione, un Luca Carboni da cantare a squarcia gole ("la maglia del Bologna, sette giorni su setteeeeeeee") e un Cristiano De André da fa venir la pelle d'oca anche ai muri...
fa impressione quanto somigli al padre.
A ecco, mi ero quasi scordata di Teresa De Sio... una pazza, bravissima, ha fatto tremare la piazza!

I pomeriggi li passo in centro.
Poi raggiungo in piscina trambusti verso le cinque.
E chi mi ammazza!

Prendo la navetta dall'albergo e in mezz'ora sono al circo massimo.
la prima giornata l'ho dedicata a Trastevere, perché in realtà non l'ho mai visitato bene. Infatti, mi ci perdo in continuazione.
Primo perché non ho una meta precisa per cui giro in continuazione.
Secondo perché ho la presunzione di conoscere Roma come le mie tasche solo perché ci sono stata un paio di volte.

Il secondo giorno è stupendo, mi giro il Colosseo, i Fori, il Campidoglio, piazza Venezia, mi faccio viale XXIV maggio e spunto al Quirinale, scendo giù e faccio capolino alla fontana di Trevi e via così.

Il terzo giorno negozi qua e là, un ultimo sguardo al Colosseo e poi mi dedico ad una delle mi zone preferite, in quartiere ebraico e campo dei fiori.







mi ricordo ancora il pranzo a campo dei fiori, prima di partire: bruschetta burro e alici e fiori di zucca con un bicchiere di frascati... roba da morirci lì!

E' tutto stupendo.
tutto, tranne l'idea di dover salire anche quest'anno sul palco a dire due parole.
Massimo Cotto me lo preannuncia: 'guarda che la sera della finale ti chiamo sul palco, preparati due battute'.
oddio, cominciano a tremarmi le ginocchia.
e va bene, eccomi, pronta!

faccio un discorso generale sui giovani gruppi di oggi, sul fatto che non dovrebbero affidarsi completamente ai discografici che pagano fior di quattrini, ma piuttosto dovrebbero trovare qualche persona competente tra gli addetti ai lavori che si appassioni a loro e che li segua nel loro percorso. E bla bla bla.

scendo e ho tre persone che chiedono di me al di là delle transenne.
sono tre artisti, ognuno lì per i fatti propri, che mi chiede l'indirizzo mail perché vorrebbe farmi sentire il materiale.
Uno di loro mi dice anche che gli è piaciuto molto il mio discorso.
Ma come, la giuria la si fa parlare nei cambi palco, quando nessuno l'ascolta, giusto due chiacchere inutili per coprire quel buco di tempo che il fonico impiega a fare i suoni... ma mi hanno ascoltato per davvero????
si, mi hanno ascoltato.
e non solo loro.
anche una certa Dori Ghezzi.
una Dori Ghezzi che al momento dei saluti, dopo aver stritolato a sé i mitici Cordepazze, mi stringe la mano, ma da due baci sulla guancia, mi accarezza in viso e mi dice 'Mi è piaciuto molto il discorso che hai fatto prima, sei stata brava...'

ed ecco i lucciconi.
ed ecco come io, la figa di legno davanti a queste cose, non riuscirò mai a farla.

altro che autorevolezza.

so' troppo un fiore de' gioventù.


d.


ps. e Roma ha quella cosa lì che quando te ne vai, quendo le giri le spalle, se ti volti a guardarla anche solo per un attimo, non riesci più ad andare via.

venerdì 11 settembre 2009

resta vile maschio, dove vai

il music village è una gran figata.
altro non ci sarebbe da dire, ma visto che mi conosco, preparatevi a sentirne un bel po'.

immaginatevi di affittare per le prime due settimane di settembre un villaggio turistico a Simeri, provincia di Catanzaro, e di metterci dentro: nella prima settimana band emergenti dai 18 ai 22 anni, nella seconda settimana band emergenti dai 22 anni in su.
ora immaginatevi di organizzare una giuria formata da addetti ai lavori, promotori, discografici, giornalisti etc e metterla completamente a disposizione degli ottanta gruppi che - a settimana - affolleranno il villaggio turistico.

ora immaginatevi piscina, sole, mare (a 200m!!!), amaro del capo ghiacciato, e ragazzini impazziti che vogliono farvi ascoltare a tutti i costi, a qualsiasi ora del giorno, in qualasiasi situazione (tipo quando ti sei appena tuffato in piscina), a qualunque costo, il loro demo - quasi sempre, registrato in casa.

ed eccomi. smettete di immaginare, perché è tutto reale.

ho passato dal 30 agosto al 6 settembre in balia di di ottanta gruppi.
fantastico. non potete immaginare.
la mattina c'erano dei seminari tenuti da noi addetti ai lavori, ai quali le band partecipavano incuriositi, anche se con delle facce da sonno (e da schiaffi, ogni tanto) divertentissime.
poi pranzo.
poi ognuno di noi, che era tutor di otto gruppi, in modo che ogni gruppo avesse un personaggio 'competente' di riferimeto, decideva cosa fare.
bisgonava ascoltare i demo e poi parlarne con loro.
dove? lo si decideva al momento, io solitamente lo facevo al bar oppure in spiaggia, quando tra un gruppo e l'altro andavo a far il morto nel mar ionio.
ammetto anche di essermi finta addormentata più di una volta.
perché questi ragazzetti qui, diamine, vogliono a tutti i costi avere il parere di tutti, per cui oltre ai miei otto gruppi da tutorare, avevo anche - come tutti gli altri addetti - una decina di gruppi al giorno che mi inseguivano chi con il lettore mp3, chi direttamente con il pc.


uno dei momenti quotidiani migliori era quello delle esibizioni.
due sessioni, una alle 17.30 una alle 21.30.
si esibivano sette/otto gruppi a sessioni, due brani a testa.
in giuria, tre di noi, a turno, qundi un giorno si un giorno no ti capitava di fare da giurato, o nel pomeriggio o alla sera.

fantastico scoprire che la maggior parte delle band era di influenza glam-metal-hard rock.
voi umani non avete idea di cosa i miei occhi hanno visto e di cosa le mie orecchie hanno sentito.

finite le esibizioni delle 21.30, che terminavano intorno alle 23.00, partiva il palco aperto: sullo stesso palco le band, previa prenotazione, potevano salire e fare un brano a testa, cover o proprio che fosse.
lì era da pazzi perderselo!

finale con sorpresa: il romantico acustic corner.
il piccolissimo anfiteatro del bar dove i gruppi suonavano con una sola chitarra per tutti, alla brutto dio, mischiandosi tra loro stessi, era il modo migliore per augurarsi la buona notte tra una cover degli AC/DC e una degli Oasis.

che dire.
una settimana così.

e non vi sto a dire tutto dei miei gruppi.
uno di loro si è esibito dal vivo mentre io ero in giura.
al ritornello della loro canzone 'Palle di cacca', sono scoppiata a piangere dal ridere, diventado la barzelletta della serata.
un altro gruppo di cecina, quando mi ha fatto sentire il demo, pensavo mi stesse prendendo in giro. ero furiosa per la scarsa qualità di tutto: stonati, fuori tempo.
poi ci ho parlato: loro sono in sei, sei ragazzotti di livorno e dintorno... loro sono così, punto. niente da fare.
un altro gruppo eccezionale, di bologna, aspettava che arrivasse il bassista.
arrivato, il bassista la sera stessa è andato in coma etilico e se lo sono portati via con l'ambulanza.
il giorno dopo, mentre il padre si è fatto bologna-simeri in una notte, si è presentato sul palco.
il cantante ha voluto ringraziare me, la loro tutor.
ho avuto paura che il padre del bassista, sentito ciò, volesse menarmi, invece niente.

e via così.
da raccontare ce ne sarebbero troppe.

con quest'ultima vi lascio.

una sera, abbandono l'acustic corner fortemente provata dall'ennesimo amaro del capo.
mi avvio nel vialetto per raggiungere il mio appartamentino (bellissimi, tutti quanti!).
da un cespuglio sulla mia destra spunta con un balzo un ragazzo.
mi guarda, ha i capelli ricci, biondo scuro, un po' di barba incolta.
è a piedi nudi, maglietta stropicciata e borsa a tracolla.
mi sorride, con tutta la faccia, e in veneto stretto dice:
'posso fare due passi con te'.
'sì'


'posso darti un bacio?'
'NO!'

'posso darti un bacio sulla guancia?'

e mi guarda.
e sorride dappertutto.
e io rispondo:

'piano...'

si avvicina, mi bacia e ritorna da dove se ne è venuto.


il giorno dopo lo cerco tra i ragazzi al seminario, ma non lo vedo.
e pensare che nemmeno l'avevo visto prima di quella sera, eppure era già il terzo giorno.

al pomeriggio vado in spiaggia.
mentre sono sul vialetto che porta al mare, da sola, mi viene incontro uno con un cappello di paglia enorme, testa china.
ci passiamo accanto, alza la testa: e lui!

mi sorride, io tolgo l'iPod e gli dico:
'ma sei tu...! ma come ti è venuta?'

sorrire. ancora.
e se ne va. ancora.

comincio ad incuriosirmi.
chiedo in giro di che gruppo è, se qualcuno lo conosce... niene da fare.

mi rispunta la sera stessa.
mi chiede un abbraccio, in mezzo a tutti 'sta volta.
io imbarazzata gli dico di no, finché non mi dice chi è, da dove viene, come si chiama, in che gruppo suona, dove sta tutto il giorno, perché è sempre ubriaco, perché è sempre solo... niente da fare.
non risponde e se ne va.

la sera dopo.
mi arriva da dietro di corsa, mentre assisto ad un gruppo al palco aperto, insieme ad altri gruppi con cui intanto discuto.
mi bacia sulla guancia, dicendo 'con questo ti punisco' e riscappa via.

lo trovo.
lo prendo sotto bracci, e percorriamo almeno venti volte il vialetto delle casette che dall'entrata porta la bar (quindi anche in mezzo a tutti).
parliamo.
timidamente parliamo.
Alex, di Vicenza, 21 anni, è lì a suonare il basso con un gruppo che non è il suo, ma gli piace talmente la musica, che a costo di suonare, è venuto fin qui.
studia a casa, deve andare in quinta geometra.
non si fa vedere di giorno perché quelli con cui sta non li sopporta, troppo banali.
quando mi ha vista la prima sera tornare alla mia casetta, era nel mezzo di una discussione noiosa con loro, così mi ha vista e ha pensato che fossi molto carina con quella luce e con quello sguardo a terra, perciò e venuto lì da me.
aveva voglia di camminare con me.
perché quando cammina da solo, ma gli è successo anche mentre lo faceva con me, sente Miles Davis.

ed io lo guardo.
mentre dice lentamente, incespicandosi, sorridendo, guardandomi, tutte queste parole infila l'una all'altra, io lo guardo.
e penso che starei ore a camminare con lui.

mi chiede di abbracciarlo.
lo abbraccio.
si stacca da me e dice: 'non sapevo ci fosse anche il tuo profumo'

ed io rimago lì.
a fare quella che niente la tocca.
ma non ci ha creduto nemmeno lui.

abbiamo camminato ancora.
poi ci siamo seduti.
ha cominciato con un discorso lamentoso sul non essere capito, sul fatto che la gente di qua e la gente di là...
gli ho messo un dito sulla bocca, gli ho preso la barba tra le mani e gli ho dato un bacio.

non avrei dovuto.
io tutor, lui dall'altra parte.
ho iniziato questo mestiere quando avevo 21 anni.
è da allora che nei rapporti lavorativi sono di legno.
poca confidenza, autorevolezza e rigore.
troppo facile, data la mia età, prendersi una sbandata.
o sbandare e basta senza predensi niente.
per cui: serietà. massima.

ma giuro, che per quest'unica volta... è stato indescrivibile.

il giorno dopo sono partita.
nessuno lo conosce, io so solo un nome e una città.
nemmeno il nome del gruppo.

e tutto ciò è fantastico.
mi sa che sarà il mio pensiero felice del 2010.
quel posticino nel quale rifugiarmi quando fuori tutto fa brutto.


THE END

d.

sparring partner

vediamo un po'.
da dove posso cominciare?
sarebbe meglio partire dall'ultima avventura, quella del Music Village a Simeri, in Calabria.
oppure potrei raccontarvi della Sicilia.
oppure - visto che mi ero promessa di farlo - potrei dirvi di come è andata la mia quattro giorni romana a giugno per il de andré.
sto pensando se in mezzo ci siano state cose eclatanti che valga la pena ricordare con un racconto dei miei.
secondo me, le parole vengono scrivendo.


eccomi
d.

ps. il fatto del giorno è che ho messo l'iPod, che non ascolto da tempo, in modalità random, giusto per ravvivare la redazione.
una canzone su tre è di paolo conte. la seconda, è di fossati.
la terza è un mix tra nick cave, rino gaetano, vecchioni e gli eels.
Ho capito.
Metto il cd di Edda, e non se ne parla più.

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