giovedì 29 ottobre 2009

non mi va

non è possibile che per scaricarmi in anteprima un disco, che mi serve per LA-VO-RA-RE e per rendere un servizio a chi mi manda questo disco, io bebba cliccare ad un cazzo di link che mi apre una pagina... o meglio, dovrebbe, perché se prima non vado su un altro sito a scariarmi il programma e non lo installo, la pagina da cui poi dovrò scaricare il disco, con cazzo che mi si apre.

eccheppalle!

ma certe non dovrebbero semplificare la vita?
cioè: non dovrebbe essere una cosa del tipo: ti mando un link, clicchi, ti si apre una pagina, ascolti il disco.

no, ci vogliono venti programmi, venti minuti ad installazione, venti riavvii di computer.

che poi sarà l'ennesimo programmino che mi scarico sul pc per accedere ad un cazzo di servizio.
ma possibile? possibile che oggi ogni sito, ogni servizio abbia il suo cazzo di driver o programmino che se non scarichi non puoi utilizzare?
e io cosa faccio, mi ingolfo il pc con tutte 'ste cose che poi tra due mesi mi si inceppa e lo devo cambiare?

ma andate tutto affanculo, va!

mercoledì 28 ottobre 2009

don't know way

mi si è saltato un altro pezzo di dente spezzato.
mi sta pulsando l'erpes sul labbro.
ho preso altre due multe e sono a quota cinque.

uccidetemi

lunedì 26 ottobre 2009

sono solo canzonette

allora, allora, allora.

mio nipote si aggira per casa MIA alle otto del mattino come un teppista armato di registratore dotato di microfono.
schiaccia il tasto play (al decimo tentativo perché è un po' una pastina, forza in corpo pari a zero) e parte "Azzurro" di Adriano Celentano.
dopo le prime note la vocina di mio nipote canta insieme a quella del suo amico immaginario Adriano, un duetto d'altri tempi, direi.
alla frase "...mi accorgo di non avere più risorse senza di te...", stoppa la cassetta, alza gli occhi: 'Zia dani, cosa sono le risorse".

ecco.
le mie mattine ultimamente iniziano anche così.

c'è di buono che in auto con una bella telefonata mi sono rilassata e ho sorriso.
c'è di buono che al lavoro ho dovuto installare la nuova stampante e sono riuscita a fare tutto da sola.
c'è di buono che ho scritto quella maledetta rece sul libro di battisti e mina che mi stava rendendo la vita impossibile ('addirittura' direte voi. si.)
c'è di buono che fuori è buio e mi piace, perché questo inverno, a differenza di quello precedente, me lo voglio godere e voglio respirare a pieni polmoni.
c'è di buono che mi hanno chiamata per andare a vedere una stanza singola in zona crocetta e mi piace perché la zona è perfetta e perché non vedo l'ora di stare definitivamente a milano.
c'è di buono che sono già due giorni che so di avere la settimana piena, che non cenerò a casa nemmeno una volta e che farò tardi per lavoro tutte le sere e per la prima volta non ho gli attacchi d'ansia per questo motivo.
c'è di buono che il fine settimana vado a Roma, cammino, mi volto come di mio solito, lancio qualche aguardo, sorrido e starò bene come mai.

mercoledì 21 ottobre 2009

i’ll come running to see you again

ah, ieri il bepi se n'è andato.
in realtà se n'era andato l'altro ieri ma non c'avevo pensato, poi...
poi ieri arrivo in ufficio e sulla tastiera trovo una foto ricoperta di post it con scritto: 'Dani, hey Dani! Non ci sono più! Chi ti romperà le balle ora?'

tolgo i foglietti e trovo una sua foto divertentissima e i post it potevano essere precisi precisi dei fumetti che gli uscivano dalla bocca.
magari l'ha fatto apposta, il bepi.

una volta vista la foto, mi sono girata.
ho guardato la sua scrivania.
RI-PU-LI-TA!
vuota, completamente linda.

mi è preso il magone.
cinque anni gomito a gomito, compagni di banco... quanto mi mancherà averlo qui accanto.

allora, visto che so che ogni tanto mi legge, gli ri-dedico quello che tempo fa, senza che se lo aspettassero, avevo scritto nel vecchio blog a lui e al panz... i miei cavalieri.


giovedì, 17 aprile 2008

"Bella Dani, pensavo che la colazione più glamour della mia vita rimanesse quella che ebbi a Essaouira una decina di anni fa con Nick Cave, e invece no !!!
Stamane, ore 9.20, Bar (infinita) Tristesa, from Opera (Mi): Claudio Agostoni !!!"


Questa è una mail del Panz che mi è arrivata stamani.

Ve ne ho mai parlato? Del Panz, dico.
Lui e il Bepi sono i miei due colleghi.

Limitartli a 'colleghi' è decisamente troppo poco..
Ci divertiamo come matti, litighiamo come matti, ci vogliamo bene come matti.
Ci cerchiamo, sempre e comunque.
E dovunque ci troviamo.


Col Bepi c'è un rapporto di amore e odio.
Ci adoriamo ma… caspita se discutiamo!
Siamo due teste dure, e a volte lui usa un tono che a me manda in bestia.
Mi accompagna a fare shopping, sempre.
Io nei negozi sono rapida ed indolore
Mi porta in camerino abiti che nemmeno avrei notato, e ci azzecca sempre.
Poi mi da sempre molta soddisfazione quando esco dalla tendina e mi vergogno.
Ha gusti molto diversi dai miei.
Mi fa leggere libri e mi fa ascoltare dischi che mai comprerei.
E mi piacciono ogni volta.
Ridiamo per tutto e tutti, come con il Panz.
Io ho una memoria di ferro, il Bepi meno, perciò quando si impunta su alcune cose e crede di avere ragione, la mia soddisfazione nel dargli il ben servito è immensa.
Ci confidiamo anche molto, a nostro modo.
Facciamo la telecronaca via sms dei programmi più trash del mondo.
Lui cade spesso nell' "indie" e io cerco di resistere.
Siamo tutti e due snob a vicenda.
Lui un po' di più :)
Ad italia wave si è offeso perché gli ho detto che tal gruppo non gli piaceva solo perché non l'aveva scoperto lui.
Un fondo di verità c'era secondo me.
ma è vero che gliel'ho detta proprio da stronzetta quella cosa.
Il Bepi ogni tanto rinnega il suo paesino veneto dal quale proviene, se lo sente ancora stretto quando ci ritorna.
Sta da Dio nella grande metropoli.
Il Bepi ha la capacità di chiedermi la stessa identica cosa dieci volte in un'ora.
Il Bepi si preoccupa molto della mia salute fisica e non.
Adora la mia pancia che aumenta giorno dopo giorno e le mie borse sotto gli occhi.
È molto protettivo con me.
Ha paura che mi faccia male.
Devo a lui la mia ottima dizione.. eheh
E' veneto e stando accanto a lui da ormai tre anni e mezzo, ho preso a parlare come lui, con vocali chiuse ect.
Bepi mi porta quasi sempre un cioccolatino quando torna dal pranzo.
Bepi mi vede sempre quando picchio contro qualche mobile e mi ride in faccia per mezz'ora.
Conosce i miei gusti ed è sempre attento a ciò che faccio.
Mi imita quando scrivo gli sms, mi descrive cosa faccio con il viso mentre digito e mi fa troppo sorridere.
A me e al Bepi piace pranzare insieme, magari nella piazzetta S. Alessandro dietro alla Fnac.
Tengo molto alla sua opinione.
Poi faccio di testa mia, ma ci tengo molto.
Ai concerti e ai festival è una delle persone con cui mi diverto di più.
Facciamo gli scemi, adocchiamo i personaggi famosi e non, ridiamo, e continuiamo a fare gli scemi.
Diamo fastidio a volte, e me ne rendo conto, perché ci capita di ridere e parlare di cose che sappiamo solo noi.

Ma succede.

Come con il Panz.
Mi ricordo tutto di lui.
Ogni cosa che mi ha raccontato da quando lo conosco.
E se ne stupisce.
La cosa che ha apprezzato di più è quando mi sono ricordata di un episodio a distanza di tempo, una strana storia di occhiali caduti per sbaglio dalla finestra di casa sua.
Me ne racconta sempre tante di storie.
Le sa raccontare trooooppo bene!
Parliamo di storie di paese, leggende metropolitane, avventure familiari.
E ridiamo.
Lui di me e io di lui.
Io non mi stanco mai di sentirlo parlare, e lui – lo spero – non si stanca di sentire parlare me.
Per questo mi ha prestato 'Big fish' di Burton che non avevo mai visto.
Ed è per questo che mi è piaciuto tantissimo.
Per me e il Panz non c'è niente di banale, niente di cui vergognarsi mai.
Abbiamo quasi vent'anni di differenza ma è come se fossimo della stessa generazione.
Ci scriviamo un sacco di mail e ci dedichiamo un sacco di canzoni.
Una delle più belle è "E ti vengo a cercare" di Franco Battiato, specie la frase "e ti vengo a cercare perché in te riconosco le mie radici".
Il Panz fa il tifo per me, per il mio lavoro.
Dice che certe cose che faccio è come se le vivesse anche lui.
Io e il Panz amiamo stare in mezzo alle persone, osservarle ed emozionarci con e per loro.
Le persone comuni per noi diventano dei miti.
C'è il sosia di Andrea Mingardi che incontriamo quando torniamo a casa.
Spesso dopo di lui incontriamo un ragazzo con un difetto di camminata, e più raramente (infatti è lui il vero mito), incrociamo un ragazzo con gli occhi a palla e uno zainetto giallo.
Anche la volvo rossa parcheggiata di fronte al fruttivendolo in porta Ludovica è diventata un mito. Quando c'è.
Ridiamo davvero di e per ogni cosa.
Il Panz riconosce il mio profumo.
Amiamo Roma e i romani, la loro romanità.
Ci piace quando intervistano uno famoso, ci piace sentire le cose che dice, le cose che racconta.
E se non le sentiamo insieme quelle cose, ce le segnano per raccontarcele il giorno dopo.
Lui è trasversale. Come me.
Insieme andiamo a vedere un sacco di cose che molti trovano "da sfigati".
Ma a noi è proprio quello che ci piacciono.
Adoriamo giuliano palma e i suoi balletti, carlo verdone, venditti e tutti i romani per le cose e il modo in cui le raccontano.
Ci piace Maurizio Milani, Bergonzoni, Van De Sfroos, Agostani, Nanni Moretti… tutti i suoi film.
Ci piace andare in piazza XXIV maggio a mangiare il pesce fritto al botteghino.
A volte in Panz si incupisce.
Dice di non reggere più di una persona alla volta, allora prende, esce e se ne va via da solo.
Poi ritorna il solito Panz.
Sono convinta che a lui piaccia molto il modo in cui racconto le cose.
Mi entusiasmo mentre lo faccio, e lui apprezza, e mi invoglia a raccontargli tutto.
Anche le cazzate più cazzate che a volte rimangono pensieri e basta.

Penso che il mio essere così ingenua a volte sia la stessa cosa che invece non piace molto al Bepi.
Non è poi che sia ingenua io, è solo che non seleziono, che mi va bene quasi tutto, che non sono molto selettiva nelle cose che faccio.
Mi diverto sempre.
O meglio, mi diverto comunque.

Il Bepi ti prende in giro sempre sempre.
Ti prende in giro e poi ride come un pazzo e tu non puoi fare a meno di ridere insieme a lui.
Anche se è la decima volta che ti scherza sulla stessa cosa.

Il Panz è cinico e a volte quando è così mi sta antipatico.
Anche se per questa mia affermazione gli devo ancora una spiegazione.

Il Bepi mi adora quando indosso il maglione blu bucato con sotto la maglia arancione.
Il Panz mi adora in versione dani stripes, specie quando indosso il maglione giallo e grigio a righe.

Io adoro il Bepi quando ha il maglione grigio e rosso carminio.
E quando mette le Puma, quelle belle.

Io adoro il Panz quando mette le kickers e la mia camicia verde preferita.
In realtà adoro il Panz quando in estate indossa i pantaloni di raso blu gessati melanzana.
Ma non li mette quasi più.

Il Bepi è uno che ti abbraccia forte prima di salutarti per andare a casa.
E quando gli chiedi:
"Mi vuoi bene?",
Lui ti risponde:
"Abbastanza".


Il Panz mi permette di camminare alla sua sinistra (non lo lascia fare quasi a nessuno, dice).
La sua frase di saluto è sempre: "Ci sei domani?"
E mentre stai guardando un concerto, mentre non te lo aspetti, ti si avvicina e in un orecchio ti dice:
"Non so se tra tre anni saremo ancora amici, ma ti vorrò bene per sempre".

Tutti e due ogni tanto si chiedono se sarò ancora amica loro da qua a qualche anno.

Io non me lo chiedo perché lo so già che sì, sarò ancora al loro fianco.

Il Bepi ti manda una mail con scritto: "Leggi qui, sembri tu"
È il link di un blog di una ragazza che ha da ridire su tutto.
E ha ragione, sembro io.

Il Bepi mi sgomita in strada per farmi notare come è vestita una ragazza.
Il Panz aspetta il mio pungente commento su come è vestita quella ragazza.

Io e il Bepi uno accanto all'altro è difficile che riusciamo a starci.
Abbiamo entrambi il vizio di tagliare la strada quando camminiamo, e se lo facciamo insieme ci scontriamo di continuo.

Per quanto non mi piacciano affatto i rapporti esclusivi, ammetto che con loro due mi è difficile non crearli.

Bepi, il Panz ed io siamo belli da vedere. Insieme, noi tre.
Siamo come Cip & Ciop.
Dove Bepi è Cip, Panz è Ciop e io sono quella & commerciale in mezzo.
Commerciale, molto commerciale.
Difficile da scrivere i primi tempi.
E quando pensi di averci fatto l'abitudine, la volta dopo che devi scriverla ti ci fermi a pensare un istante.
Quella 'e' commerciale che si impara ad apprezzare con calma, molta calma.
Che per digitarla sulla tastiera non c'è un accesso diretto: bisogna prima passare per un altro tasto.
Che puoi sostituirla con qualsiasi altra 'e', ma non sarà mai la stessa cosa.
Non avrà mai lo stesso significato, perché a volte tra una cosa e l'altra ci sta bene solo quella &.

d.

tè nero bollente

bevo un tè nero dalla mia bellissima tazza che ho ripulito cinque minuti fa dopo un anno dall'ultimo tè.
ero andata in cucina per farmi un caffé (che sarebbe il quarto), quando il talisker di ieri sera mi ha fatto venire un feroce mal di testa.
a dire il vero, il talisker mi ha anche fatto l'effetto cortisone, ovvero mi sento la faccia gonfia come un pallone da basket, e forse è davvero così.

bevo il tè e sto bene; qui in redazione fa caldo, c'è - almeno per il momento - i giusto silenzio che serve.
si sentono solo le telefonate lievi della grafica e il tamburellare sulla tastiera frenetico del panz.

potrebbero essere le otto e venti del mattino di una fredda giornata di novembre inoltrato. e invece no, quasi è ora di pranzo e io non vorrei altro che accucciarmi sulla scrivania, con la mia sciarpetta blu calda a scaldarmi, e chiudere gli occhietti per qualche manciata di minuti e magari mettere keith jarret che mi coccola un po'...


venerdì 16 ottobre 2009

...che batte forte forte forte in fondo al cuore

A.V.: Pronto?
io: Pronto, buongiorno sono ... ... di ...
A.V.: Ccciao, come stai?
io: posso darti del tu?
A.V.: eccerto!
io: bello. bene bene, sto bene, e lei come sta?
A.V.: bene, ma mo' che ffai me dai del lei, tu?
io: cercherò di riuscirci
A.V.: eddddai
io: è cinque anni che faccio questo mestiere ed è cinque anni che speravo di intervistarti...
A.V.: ma io non sapèvo gniente, scusa...


Questi sono stati i miei primi trenta secondi di conversazione con Antonello Venditti al telefono. Ha pubblicato un libro. Un capolavoro.
Ma non tutti capiranno.
E il bello, è proprio questo.

mercoledì 14 ottobre 2009


sul ponte sventola bandiera bianca

eccoci.
allora.
ieri sera sono stata alla mia prima mostra d'arte da ventisei anni a questa parte.
ci sono andata con F.S. che gentilmente mi ha mezza invitata all'inaugurazione.

appuntamento 18.30 in piazza Missori.
per la prima volta in vita mia arrivo puntuale, e lui che fa?
arriva con un quarto d'ora di ritardo.
io odio aspettare.

prendiamo il 15 e arriviamo a palazzo Reale.
c'è una coda improponibile, con in fila ad attendere gente altrettanto improponibile.
abbiamo però un invito che ci fa superare tutta la fila e riusciamo ad entrare velocemente.



la mostra è di Edward Hopper e devo ammettere che di lui, come di tutti gli altri, non so nulla!

entriamo e mi colpisce subito una frase di Hopper che fa più o meno così: "se riuscissi a spiegarlo con le parole, non avrei bisogno di dipingere"

ci inoltriamo nel labirinto della mostra cercando di riuscire a vedere qualcosa, e sebbene non so come siano le altre, di mostre, questa mi sembra si riesca a girare abbastanza bene.

Hopper è un po' fissato con scale, donne nude e ponti.
i quadri con le scale mi piacciono molto, hanno dei colori pazzeschi, suggestivi.
per il resto... boh, non lo so, non sopporto molto la gente da mostre d'arte.
tutti vestiti precisini manco dovessero andare alla Scala, tutti a parlottare, a gesticolare.
per carità, forse tra loro c'è davvero qualcuno che se ne intende.
sicuramente se ne intende Saturnino, che è comparso all'improvviso, più spaesato che mai.
chi mi fa impazzire in queste situazioni sono le donne sui quarantacinque anni, con tantissimi capelli bianchi, che fa molto 'critica d'arte', e vestite tipo pippi calzelunghe.

tant'è.

la mostra, a detta di F.S., non è stata un granché e giuro che mi piacerebbe tantissimo sapere cosa significhi, ma anche se me lo spiega ("è stata veloce, c'era poca roba' etc.), non ci arrivo lo stesso.
devo ancora capire, se mi piacciono le mostre o meno.
di certo mi piacciono quelle fotografiche, ma anche lì, mai vista una.

fuori fa un freddo boia, tira vento e ho fame.
io e F.S. passeggiamo per una via Torino mezza deserta, affamati, sia di vetrine che di cibo.
succede di carino che decido di portalo a mangiare la piadina in un posto buonissimo.
mi dice la stessa cosa, e infatti parliamo dello stesso posto.
salmone caprino e fette di limone: mi sogno questa piadina anche di notte ogni tanto, ed ora che sono lì non vedo l'ora di mangiarla.
finita. l'hanno finita!

mangiamo e beviamo qualche birra, poi facciamo due passi alla scoperta di un meraviglioso parcheggio dove non bisogna pagare e dove non ci sono orari.
finalmente, grazie al prezioso consiglio di F.S., ho trovato un posto vicino alla redazione dove poter mettere la macchina e non essere a rischio di multa.

(poi, ci fosse anche posto dove metterla, la macchina, non sarebbe male. stamani infatti ho girato quaranta minuti, e l'ho rimessa in sosta vietata come ieri. grazie F.S.!!!)

lo accompagno a casa.
facciamo due chiacchere.
devo dire che mi sono divertita.
non che avessi dubbi a riguardo, ma non ci ero mai uscita e non avevo idea di come e cosa potessimo parlare per una serata intera.
e invece mi è piaciuto: mi ha fatto sorridere, ridere, mi ha mostrato un nuovo parcheggio, mi ha portata alla mia prima mostra d'arte, mi ha preso in giro il giusto per i miei piccolissimi e adorabili diffetti... insomma, bravo.

e io?
io, a detta sua, sono efficiente e confusionaria.
che secondo me una cosa annulla l'altra... ma forse sono davvero così.

faccio un po' l'offesa e lo saluto augurandogli buonanotte.

ah, una cosa: è parecchio fidanzato.
non c'è stato nulla, ma un po' mi piace (mocassini e la poca stima verso elvis costello a parte...).
cioè, non è che mi piace proprio, ma mi piacerebbe vedere se potrebbe piacermi o no, senza menate, senza pensieri, senza problemi, senza pretendere nulla.
vorrei una situazione facile, per una volta tanto.
e allora, visto che la situazione facile non esiste, lascio perdere e mi faccio con i colleghi una partita a SPQR Risiko che mi sono appena comprata...


d.


p.s. ma secondo voi, pochi e fedeli lettori, oltre al Nasello esistono altri animali che iniziano con N?

giovedì 8 ottobre 2009

today is a lovely day to run...

tre-cose-tre:

. ho ritrovato - nel cassetto della scrivania, come ci sarà finito? - le pagine de "Il Riformista"* su cui mi sono segnata i momenti salienti della mia vacanza in Sicilia. a breve il resonconto con tanto di foto!

. mi è bastato entrare alla Standa a prendere un'aranciata per farmi venire i cinque minuti: la commessa alla cassa c'ha messo dieci minuti di orologio a prendere la bottiglietta, passarla, battere il conto, essere sollecitata da me nel dirmi il prezzo, prendere i soldi, darmi il resto e ricordarsi di darmi lo scontrino. Perché? Perché si lamentava del suo lavoro, svogliata, senza guardare in faccia la clinentela, con il collega della sicurezza. Non ce l'ho con le cassiere, ma dico io: se alla Standa di via Torino ed è l'ora di punta. Lavora!

. sono stata a casa di M.V. per intervistarlo sul nuovo album (caruccio, tra l'altro). Mi ricordo che l'ultima volta che ho incrociato M.V. è stato al concerto degli Eels l'anno scorso al Conservatorio di Milano. Gli Eels non sono per tutti, e mi ero stupida di vederlo lì. Non sono per tutti perché il cantante Mr. E, è un pazzo, uno che prima dei suoi live proietta cartoni animanti in b/n in russo, oppure, come nel caso del concerto al Conservatorio, proietta documentari su suo padre, i fisico Hugh Everett II che fu il primo a studiare la meccanica quantistica.
Non è detto che debba piacere, ma è proprio questo il problema: chi va a vedere un concerto, deve sapere cosa sta andando a vedere, e se non lo sa, che lo accetti.
E invece no, M.V. non ha fatto altro che fischiare durante la proiezione del documentario perché voleva da subito il concerto. E allora, nella sua casettina bella, oggi mi sono presentata con la mia stupenda maglietta degli Eels!





* "Il Riformista" lo comprai quest'estate da un edicolante mentre si andava alla riserva naturale di Torre Salsa, nell'agrigentino. Lo comprai perché mi arrivò un sms dal Bepi con scritto: 'Il Riformista, pagina 2'. C'era David Sassoli.

niente da capire

"La Costituzione è il fondamento della Repubblica. Se cade dal cuore del popolo, se non è rispettata dalle autorità politiche, se non è difesa dal governo e dal Parlamento, se è manomessa dai partiti verrà a mancare il terreno sodo sul quale sono fabbricate le nostre istituzioni e ancorate le nostre libertà".
(Luigi Sturzo, Senato della Repubblica, 27 giugno 1957)



Punto. Non c'è da discutere, da provarci o da rimanerci sorpresi.

mercoledì 7 ottobre 2009

...sian stati i libri o il mio provincialismo

Ieri alle 18.30 ho accompagnato il capo alla presentazione del libro "Insieme Mina Battisti" di Enrico Caserini.

Arrivati alla Feltrinelli di Buenos Aires, incontro Massimo Luca, il chitarrista di quel famoso e unico duetto del '72. Massimo, che con me è stato anche a Music Village in Calabria e che fuma la pipa con un tabacco al miele che ti penetra nel naso, è lì fuori che chiacchera con altre tre persone. Sono tre dei cinque musicisti che quella sera del '72 accompagnarono la performance a "Teatro 10" di Antonello Falqui, quel frammento musicale, quell'applauso interminabile a fine esibizione che cambiò la storia della televisione, e anche dei due protagonisti, Mina e Battisti.

Massimo saluta così i suoi compagni di viaggio che non vede da trentasette anni. Hanno quasi tutti le lacrime agli occhi dalla commozione, dall'emozione.
Mi vede, mi stringe forte.

Entriamo. Vedo aggirarsi il primo moderatore dell'incontro, Bertoncelli, che non vede il mio capo, l'alto relatore della presentazione.
vedo poi il capo, che si guarda in giro alla ricerca del suo amico-collega-compagno di viaggio, e non lo vede.
lo chiamo e gli dico di girarsi: si incrociano e spariscono insieme dietro ai libri.
il capo e bertoncelli sono una cosa sola. così diversi, l'uno opposto dell'altro.
il capo è un caciarone, è entusiasta, è egocentrico, è esagerato, esoso...
bertoncelli è sobrio, diplomatico, ironico, cinico da far spavento, quasi burbero direi, affascinante come pochi...

arriva anche l'autore, che si siede tra i due relatori. povero lui.
arrivano anche i musicisti, protagonisti del libro, e si siedono.
e a me vengono i brividi.
vengono i brividi quando si guardano tutti e quattro in faccia e dicono: 'siamo ancora qui, quanto siamo cambiati, è vero, ma siamo ancora noi'

(ed eccoli)






quelle robe proprio mielose, strappalacrime.
ma cazzo se hanno ragione.

la presentazione è divertente e scorre veloce, il capo da il meglio di sé nel mettersi in mostra e nel mettere in imbarazzo il povero Caserini.
Bertoncelli mi affascina sempre più, ogni volta che apre bocca. ad ogni chiusura di frase dice una battuta talmente sottile che a ridere siamo in tre, ma è fantastico.

il capo mi invita a cena con tutti loro.
e di nuovo mi ritrovo così, all'osteria del treno, a mangiare coniglio in salmì con polenta bianca e un bicchiere di marzemino.
e di nuovo mi ritrovo in mezzo a super cinquantenni, che parlano e parlano, che ricordano di quegli anni, che citano etichette discografiche che non conosco, titoli di dischi, 33 giri e artisti e discografici e produttori che non ho mai sentito, o forse si ma non so di cosa si tratta.
e ascolto, ascolto, immagazzino, bevo vino, mi metto nell'angolo della testa le cose che mi devo assolutamente adare a vedere e cercare il giorno dopo, perché non posso non saperle!

e di nuovo osservo Bertoncelli con la compagna.
osservo lui che apre il menù, mentre lei accanto sta già leggendo il suo.
osservo lui che la guarda e che le porge la mano.
osservo lei che senza fare un cenno e mentre va avanti a parlare con altri, si toglie gli occhiali e glieli passa....


"ha i suoi motivi la paura..."

martedì 6 ottobre 2009

arrestare l'angoscia che sale

Franco mi tocca la spalla, mi punzecchia la spalla, come fanno i bambini con il papà: "ho un po' di dischi di là per te, vieni a prenderli?".

mi alzo e raggiungo il mio capo nel suo ufficio per la nostra chiaccherataconsigarettaesigaro pomeridiana (quando è possibile).
ovviamente i dischi sono l'ultima cosa che guardiamo.
tiro una boccata e comincio a raccontargli dei miei cinque giorni.
sono un treno in piena, a volte buffa perché imito tutte le scenette e sceneggiate che mi ricordo; lui ride, dietro agli occhialoni e dietro al sigaro.

tocca a lui.
"avresti potuto tornare e non trovarmi più..."

mi si secca la bocca, la lingua, tutto quanto.
deglutisco, ho lo sguardo nel vuoto.
mi mordo il labbro, tiro il fiato.
"Perché?"
"Mi hanno finalmente offerto un posto di lavoro, con il doppio dei soldi..."
"E...."
"E non posso accettare, dovrei cominciare lunedì. Non posso adesso, con il trasloco, il bimbo in arrivo, i miei lavori. Non posso"
"Non se ne può riparlare più avanti, quando ti sistemi un po'?"
"Non lo so, hanno bisogno che inizi lunedì. Ci siamo incrociati nel momento sbagliato..."

L'ho visto davvero dispiaciuto.
Ha tirato indietro al testa poggiandola sullo schinale alto, ha steso le gambe e guardato il soffitto.
Non l'ho mai visto così.
Abbiamo parlato anche di altro, e mi sono sentita quasi una sorella maggiore.
E mi fa specie.
Poi spengo la sigaretta, mi alzo, vado verso la porta.
Mi volto a guardarlo e sorrido.
L'idea di perderlo, di non lavorare più per e con lui, mi ha fatto tremare.
Mi ha fatto venire le gambe molli.
Mi spaventa.
Mi spaventa reagire così.
Io senza di lui tutto questo non lo sopporterei.
Se non ci fosse lui con il quale riderci su, al quale raccontare tutto, nonostante sia il mio capo, non ci so stare.
Perché lui capisce, cazzo.
Capisce tutto quello che dico, senza dover decifrare ciò che mi passa nella testolina.
Ma poi il sorriso diventa risata, ci penso bene e so che forse non cambierebbe nulla.
Forse lo seguirei nel nuovo lavoro, forse no.
Ma non cambierebbe nulla...






Se un giorno qualcuno venisse a spiegarti con massima conoscenza dei fatticome funzionano le cose,
se dopo anni di studi, discussioni, fatti, evidenze, qualcuno volesse spiegarti
come va avanti il mondo: quale peso preciso abbia l'ansia, la velocità delle lacrime, perchè mai l'ombra è sotto alle tavole...
perchè mai, come mai, perchè mai, come mai, questo e quello...

Se un giorno qualcuno venisse a indicarti con massima conoscenza dei rischi cos'è che tu dovresti fare, e portando molteplici esempi di persone e fatti compiuti ti mostrasse la strada più semplice senza intoppi nè cadute: per stare fra chi se la sente, arrestare l'angoscia che sale, se non resta da scoprire niente...
perchè niente di niente, più niente c'è da misurare...

Non fidarti ti prego

Non fidarti ti prego della gente senza errori
di chi vuol dare risposte anche ai fatti misteriosi
di chi vuol veder le cose misurate, messe in ordine
perché l'ordine è la fine, è un principio già di morte.

Se un giorno io stesso venissi a spiegarti con massima conoscenza dei fatti come sono fra noi le cose; e con la freddezza un po' ingenua che spesso mi contraddistingue, mi perdessi in mille discorsi per riuscire infine a convincerti...
che per noi ci sia un'unica strada, con un bravo pilota automatico, che ci guida senza mai sbagliare...
e non c'è proprio niente ma niente più da temere...

Tu diffida ti prego.

Preferisci i discorsi che non tornano mai, per fortuna i discorsi fra noi non tornano mai.
Metti cura e rispetto per tutti gli sbagli che fai, grazie al cielo con me tu ne farai

giovedì 1 ottobre 2009

porta porteeeese: sembrava finita, e invece...

Non potete capire.
Dopo aver finito di lavoricchiare e scrivere il pezzo, ieri sera, cercando di non addormentarmi sentendo montesano, chiudo il pc e mi prendo un altro bicchiere di bianco.

mi metto a chiaccherare con l'ufficio stamoa, Goigest (figlia di Gaber), e rido un bel po'. Al gruppetto si aggiunge Panariello.
ci si stringe intorno a lui e si fa un bel giro di chiacchere divertenti, senza pretese, senza protagonismi.
panariello racconta che ha ricevuto un sms per gli auguri di compleanno.
"Dovevamo nascere gemellini, siamo nati bilancini".
l'autore dell'sms è Renato Zero, nato lo stesso giorno di Panariello.

cazzo che ridere, non potete capire.

e capisco che non capiate, perché io sono proprio così: nazional popolare.
attaccata agli aneddoti, ai racconti, a personaggi come il renato nazionale.

accanto a me un jannacci di libero dice: 'guardate che classe, con il borsalino in testa...'
mi volto per vedere a chi è riferita la frase.
è renzo arbore.
ho le palpitazioni.
arriva, abbraccia panariello e cominciano-mo a parlare del film 'il papocchio'.
sarei stata lì ore.
ogni volta che incontro arbore è così, lo starei a sentire per ore.

finisce tutto, ma con alcuni degli organizzatori mi muovo prima.
lampedusa e le viette limitrofe al centro e alla spiaggia sono gremite di persone, bancarelle e odore di cibo.
ci fermiamo dal paninaro: hamburger con cipolla, pomodoro e maionese. birretta.
ci si siede su un muretto ad osservare la gente passare.
l'aria è umida ma il vento è di un piacere infinito.
tutti a nanna.
o quasi...


-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-

stamattina ero stanchissima, non riuscivo ad alzarmi dal letto.
sono schizzata a fare colazione, la rete prendo meglio dai tavolini del ristorante.
grazie a dio, alle nove e mezza del mattino, non c'era nessuno.
mi siedo, cappuccio (con caffé doppio!), e via.
ritorno in camera, mi metto a lavoricchiare un po' ma è già quasi ora di pranzo.
scendo subito con goigest alle prove, dovrebbero esserci quelle di arbore, panariello & co.
in realtà è tutto molto in ritardo, l'umidità penso superi il 90% e la maglietta che indosso, con tutto quell'appicicaticcio intorno, mi da fastidio.

devo dire che qui a lampedusa sono bravissima.
ho ridotto le mie due docce gionaliere ad una soltanto.
ammetto anche di non avere il tempo di una doccia al mattino, ma per quattro giorni potrò farne a meno.
(ma me la meno così tanto, direte voi? assolutamente si)

le prove vanno avanti un po' a singhiozzi, ma non vedo l'ora che arrivi sera per vedere arbore.

sera arriva.
la pioggia arriva un po' prima, infatti ci sistemano al barettino accanto al palco.
non ci si può stare.
caldo, gente che urla e non fa vedere nulla, monitor del palco che mi impediscono di vedere, ma non di sentire, infatti dal mal di testa mi tocca lasciare lì il pc e allontanarmi.
diciamocela tutta, a dire il vero avevo anche un certo appetito e una certa voglia di vedermi lo spettacolo da fuori.
vado verso la spiaggia e panariello fa il suo show.
poi mi prendo un frittino e una birretta al chioschetto del panino di ieri sera.
mi faccio raggiungere...
guardiamo panariello, poi migro verso il mixer, tra poco è il grande momento!

il concerto di renzo arbore, leggo sulla scaletta, dura due ore e mezza.
ok che lo adoro, ma a volte sembra non finire mai.
siamo accaanto alla trouppe di la7... mi fanno impazzire!
loro sono proprio il genere di romano che mi piace, mi ricordano gabriele.
lo spettacolo è un vero e proprio tripudio di strumenti e cori.
l'orchestra italiana è in grande forma.
non ci potete credere, ma arbore quando prende in mano il clarinetto mi fa toccare il cielo con un dito.
una dietro l'altra le canzoni scivolano, alcune con più fatica, altre meno.
arriva lei, 'Ma la notte'.
spettacolare.
gegè telesofo mi fa morire.
il madley con 'Vengo dopo il TG' e 'La vità è tutto un quiz' mi fa quasi commuovere, per non parlare di 'Tanto pe' cantà' con Baglioni, un successone!





che serata.
è stato davvero bellissimo.
tutto quanto...

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