giovedì 5 novembre 2009

posso dartela vinta e tenermi la mia vita?

Penso che in genere il ti amo abbia un valore nucleare.
Nel senso che se esplode, è finita per tutti, fa tabula rasa, miete vittime.
Soprattutto se ne portano i segni con il passare degli anni.


Penso abbia un valore diverso, invece, nel momento solo in cui lo si dice.
Nel momento in cui ci si spinge il cuore in mano e si pronunciano le due parole tanto inflazionate, succede qualcosa.
Ti amo.
Difficile chiedere a qualcuno di dircelo, immagino che solo i più impavidi – o i più stupidi – abbiamo nella testa qualcosa che scatti all’improvviso e che gli faccia dire: “Hei tu, allora, mi ami?”.


Di solito si aspetta, si attende che accada, che succeda, che la persona che ci sta davanti ci guardi e ce lo dica.
BOOM!
E scoppia il mondo. In un istante.
Cioè, si ha la sensazione che scoppi se quelle paroline sono attese, altrimenti non scoppia nulla.
Se non una risata, ma sarebbe terribilmente da stronzi.

Tant’è.

Nel momento in cui avviene la dichiarazione, l’impulso, il miracolo, non so come chiamarlo, si possono avere diverse reazioni, immagino.
Certo se si riuscisse a mantenere la calma non sarebbe male.
Che ne so: si abbassa lo sguardo, si arrossisce, ci si morde il labbro, si accenna ad un mezzo sorrisetto, poi si rialza lo sguardo, lo si sostiene e…

Basta.

Si è già fatta tutta ‘sta scenetta, non si vorrà mica anche sentirselo ribattere.
Ah sì? Funziona così?
Ma dai…
Be’, allora se tutto quell’emozionarsi non bastasse, si potrebbe mollare un po’ il colpo.


Che ne so, vediamo: si abbassa lo sguardo, si arrossisce, ci si morde il labbro, si accenna ad un mezzo sorrisetto, poi si rialza lo sguardo, lo si sostiene e… ti amo.


Ecco fatto.
Penso non ci sia nulla di più bello di rispondere con le stesse due parole.
Non anch’io, non idem, non quello stupido e frignoso io di più.
Ti amo e basta.
Che poi “basta”, voglio dire, mi sembra già una gran cosa averlo detto, no?


Magari non è facile, può essere che le parole si blocchino lì tra i due incisivi e che proprio non riescano ad uscire.
Ma perché rinunciare a quel momento unico? per quale motivo, paura… ?
Se in quell’istante non si dicesse ti amo, cos’altro si potrebbe dire?
Ci sono momenti in cui se non si pronunciano quelle paroline si impazzisce.
Forse c’è anche il tempo di chiedersi: che faccio, glielo dico? Quanto tempo è che non lo pronuncio? Oddio sarò sincera nel dirglielo? Cosa faccio, approfitto del momento? ‘Approfitto’? Ma come parlo? ‘Fanculo va: ti amo!


Eccolo lì.
Lui lo dice a lei, lei lo ridice a lui.
Bravi!
Sono fiera di voi.
E adesso?
No dico, tra cinque minuti?
Cosa fate?
Nulla?
E no, perché nei tempi moderni succede che due persone possano dirsi ti amo anche se non stanno insieme.
Anche se poi ognuno va dalla sua parte, nel suo paese, a casa sua, al suo lavoro.
E che cosa si fa?
Cosa ne rimane?



Penso che il ti amo non abbia poi ‘sto gran senso assoluto.
Finito di dirselo si ritorna in strada a volte, ognuno sulla sua.
Capita.
E mentre cammini a cosa pensi?
Al ti amo.
Ma è già un ricordo, che sia di un anno, di dieci mesi, di trenta secondi fa.
Cammina lì con te perché lo porti a spasso, lo annusi, te lo trastulli in testa, fai sorrisini a caso in mezzo alla gente.
Ma non c’è.
Non c’è più.
La vita è un’altra cosa.
Un altro posto, un altro luogo, un’altra dimensione.
Quella reale.
Quella che si abbandona per un attimo in un ti amo.

Lascia il tempo che trova.
Per certi versi è fine a sé stesso.
Ma ci si rimane incastrati, diamine.
Ti amo, non è da tutti i giorni.
Ma siamo matti?
Bello dirlo, eccome no!
Ma, santo Dio, è ti amo.
Non è mi passi il sale?


E visto che magari ci si fa delle domande pazzesche sul ‘dovrei dirlo, non dovrei’, ‘ne varrà la pena, non varrà, ‘sarò sincera se lo dico ora, sarò un infame se glielo dico e non lo penso’, si presume che chi ci sta di fronte se le sia domandate anche lui queste cose, magari non tutte, ma alcune… non vi pare?


Quindi, quando ce lo si prende, quando ci viene sussurrato nei capelli, sugli occhi, addosso alle labbra… be’ cavoli, vuol dire che è proprio vero!

Ma forse non è sempre così.
E ti amo non c’è già più.
E’ nell’aria, nei gesti, negli sguardi.
Ma è già anni luce.
Nelle nostre giornate è un’altra cosa, ha un altro spazio-tempo.


E’ sottointeso.


E giuro che non voglio prendere in giro nessuno.
Sto estremizzando, sto farneticando.
Magari non la penso nemmeno così.
Anche perché forse non mi è mai davvero capitato.


Solo mi è venuto in mente perché l’altra sera pensavo alle parole che si usano, tutto qui.


Unico per esempio.
Significa qualcosa se lo si usa una volta sola: sei il mio unico amore!
Oh, che bello!
Certo che se lo hai detto anche alle trenta storie d’amore, o che credevi tali, che hai avuto in passato, a me che me frega?
Che senso ha dire che ogni cosa che si fa è unica per il modo in cui la si fa?
E come dire che tutto è niente.


Piuttosto non ditemi nulla.
Non ho bisogno, davvero, di sentirmi dire per esempio: non ho mai mangiato una pizza così buona come con te!
E certo, perché con un’altra non avrai mangiato una pizza, ma magari un risotto come non lo hai mangiato.
E gliel’avrai anche detto.
E lei si sarà anche sentita unica nel mondo, se lo porterà dietro per anni, e penserà: vai pure bello mio, tanto come hai mangiato il risotto con me… non lo farai con nessuna!
E brava lei, ha ragione.
Lei per te è unica quanto tutte le altre a cui l’hai detto.
E bravo tu, cretino, che nella situazione successiva te lo sei già scordato.
Anzi no, peggio, non te lo scordi affatto.
E hai il cuore pieno di cose uniche…



Ecco.
Ecco perché per me unico non vuol dire niente.
L’esclusiva non esiste.
Se esiste per tutti, non è un’esclusiva.
E nemmeno la voglio, grazie.


Preferisco non essere affatto unica nel cuore di qualcuno.
Non mettetemi per favore insieme agli altri unici ognuno a modo loro.
Tanto vale essere tra tanti, sì, ma normali.
Senza aspettative o responsabilità.
Fuori moda, fuori tempo.


“Sei unica per qualcuno?” No.
“Allora non vali nulla!” Grazie!


Poi un giorno vi accorgerete di essere tutti uguali nella vostra unicità.
Ed io abbasserò lo sguardo, diventerò rossa in volto, mi mordicchierò il labbro, accennerò un mezzo sorriso, rialzerò lo sguardo, lo sosterrò davanti a tutti e…


E adesso chi me lo dice ti amo?

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