mercoledì 23 dicembre 2009

tra due giorni è Natale, non va bene e non va male

"...buonanotte, torna presto e così sia"

ho cercato per un anno intero di togliermi dalla mente questa sconosciuta canzone di De Gregori.
levarla via dalla testa perché mi ricorda uno dei momenti più bui del mio ultimo anno.
stamani accendo la radio e quel furbetto di fabio volo ha la bella idea di metterla on air su radio dj.
con l'indice ero pronta a cambiare stazione, a togliere il frontalino della radio, a pigiare il tasto per il cd... qualsiasi cosa, avrei fatto, per non sentirla e non ripiombare ad un anno fa.
e invece niente.
ho cercato di lasciare stare, di distrarmi, di canticchiarla.
poi ho preso il cellulare, ho scritto TI ODIO nella schermata degli sms e ho premuto invia indirizzando la mia ira al numero della diretta di radio dj.


poi.

lunedì non potevo non venire in uffucio.
mi ero offerta (quanto mai, cazzo!) di passare da uno dei soci del pub dove lavoro a prendere una lettera di denuncia per l'amministratore del palazzo dove è ubicato il locale per i quattro giorni senza riscaldamento.
sono passata a prendere la lettera, sono arrivata, con fatica, in ufficio, ho pranzato, mi sono incontrata con l'altro socio del pub per consegnargli la lettera e poi alle 16.30 ho deciso di prendere l'auto e tornare in quel di Melzo.
risultato?
c'era da aspettarselo: dieci dico dieci ore di coda.
quattro solo per fare viale forlanini, le altre sei per fare i quindici chilometri rimanenti.
sono arrivata a casa alle due e mezza di notte.
prima di immettermi nel forlanini, ho fatto trenta euro di benzina pensando al peggio, mi sono presa un toas, un pacchetto di patatine e uno di ciocolatini all'ultimo bar aperto in via piranesi, e ho affrontato la bufera, fumando una sigaretta ogni quarto d'ora.
la macchina l'ho messa in seconda solamente due volte.
ho pianto, ho riso, mi sono psicoanalizzata, ho visto gente scendere dai taxi, aprire il baule, prendere la valigia e correre a piedi verso linate, macchina impazzite, persone che scendevano a fare la pipì, altre che tiravano via neve dal tetto dell'auto e se la mangiavano.
ho anche messo il cd di giualiano palma, e ho colto l'occasione per scrivere la recensione che avrei dovuto consegnare il giorno dopo.
ho poi ascoltato radio per tutto il tempo, beccandomi anche il programmma di Lucarelli su radio dj dedicato a Nick Drake.
era mezzanotte e mezza, dalla radio della mia punto ferma, a motore spento, partiva "Pink moon" di Drake.
Ho aperto lo sportello, ho appoggiato i piedi a terra, ho guardato intorno la neve bianca e tutto il silenzio che c'era.
Ho alzato il volume, tiraro una baccata e chiuso gli occhi, facendomi cadere cristalli bianchi sul viso.
poi un camionista mi ha suonato il clacson, ho rimesso i piedini in macchina, a discapito della mia scatica, e sono ripartita.





buon natale

lunedì 21 dicembre 2009

fake empire

temi del giorno: lunedì e consapevolezza.
non potendo piegare a metà il foglio, verrò a meno anche ad un'altra regola fondamentale dello svolgimento, ovvero la pertinenza.
per cui, andrò un po' a ruota libera.

lunedì, da molti odiato, mi fa bene.
forse mi fa meglio il pranzo, del lunedì.
perché ci si ascolta, ci si racconta, ci si dimentica e ci si racconta dopo.
ci si distrae, ci si parla sopra, si dice troppo.
si commenta il campionato, si leggono le pagelle sulla gazzetta, si commentano i gol, le sconfitte.
si arriva dopo e si esce prima.
si ripete la stessa cosa, per venti volte, perché non vedi tutti subito, e il raccontare il fine settimana diventa l'argomento del giorno.
anche quando non vuoi, anche quando non vuoi più.

consapevolezza, da molti ignorata, è per me la vera salvezza.
ti permette di decidere, di non decidere, di fare un passo avanti oppure di rimanere fermo.
ti mette nella situazione di non poterti far prendere in giro da nessuno, se non perché lo vuoi tu.
consapevolezza è il più bel regalo che uno possa desiderare sotto l'albero quest'anno.
e per quanto è difficile volerla, perché da lì in poi cambia tutto, io la vorrei tanto.


poi...

fa freddo.
sabato sono stata alla prima recita di mio nipote e ho pianto.
sabato ho festeggiato il compleanno di mio papà e di mio fratello con la famiglia completa e sentivo caldo.
sabato notte, rientrando dal pub, congelata e stanca, ho cercato per mezz'ora di mettere dritta una statuina del presepe che pensavo fosse caduta, invece è la statuita del pastore che dorme.
domenica mi sono svegliata all'una, ho pranzato, mi sono rimessa a letto e ho visto un bellissimo film con Peter Sellers.
domenica mi sono tirata in piedi, mi sono buttata sotto la doccia e alle 18 varcavo la soglia di una radio di milano, dove sono andata a portare i miei saluti ad un vecchio e caro amico che non vedevo da un anno.
ho preso un taxi per andare al pub e attraverso il finestrino ho fatto tutta quella zona di milano che odio e amo così tanto allo stesso modo che non mi so spiegare.
domenica sera, alle 24.00 mi rimettevo a letto, dopo una delle serate più fredde della mia vita, coi piedini congelati e le orecchie rosse.

stamattina mi sono svegliata a fatica, mi sono ributtata sotto la doccia, sono uscita, mi sono stretta nell'accappatoio e ho cercato di vedere una ruga in più nello specchio appannato.
non l'ho vista.
sarà che rido meno.
sarà che io vetro era appannato.
mi ci vorrebbe un po' di rassegna stampa, quella bella rassegna stampa che facevo tutte le mattina fino a poco tempo fa e che mi faceva scivolare nel tempo senza accorgermene.

venerdì 18 dicembre 2009

edit

basta, di modifiche per oggi ne ho fatte fin troppe.
spero di non toccare più il 'personalizza' di questo blog e lasciarlo in pace così com'è.

la pausa pranzo l'ho impegnata nell'acquisto di regali natalizi.
sono rientrata in ufficio con: un rotolo di carta igienica con sopra dei cactus, una scatoletta con le braccia e la faccia di un omino che escono dall'alto, in posizione sollevamento pesi, che quando schiacci la testa dell'omino in già, sparisce con tutte e due le braccia nella scatoletta e riappare un secondo dopo con uno stuzzicadenti (tenete bene a mente la posizione del sollevamento pesi), tre segnalibro di stoffa e lana cotta, tipo.

bella roba.

alla fnac ho incontrato Luca, il Tamba.
quanto mi piace il Tamba.
è un amico del panz, l'ho conosciuto un anno e mezzo fa al concerto del Boss, e già allora, quando avevo parlato del concerto, lo citavo nei miei scritti:

26 giugno 2008
"E io quasi mi vergogno, perché sto in mezzo ad una combriccola di appassionati che mi punge in continuazione per via dei brividi sulla pelle.
E io vorrei averceli, ma non mi sento all'altezza.
Non è mio quell'uomo, è solo loro.
E io mi giro verso il Panz e gli dico: 'Ho sbagliato tutto, non ho mai capito niente'
E lui mi dice di no, che quello è il momento del riscatto".

be', l'ho incontrato tra gli espositori dei dvd e abbiamo fatto una bella scenetta.
abbiamo girato un po' tra i film, gliene ho consigliato uno che ha comprato, "Ogni cosa è illuminata", che ho visto al cinema e che considero un capolavoto.
poi secondo me il Tamba ha fatto l'acquisto del secolo, ha trovato (ma era anche davanti ai miei occhi), una scatola laccata rossa, fighissima, che contiene dvd e libro de "Il diavolo veste Prada".
tutto il cofanetto per dieci euro e novanta.
fighissimo.
dice che non sa a chi regalarlo ma che vale la pena prenderlo, e ha fatto bene.

dopo poco l'ho salutato, baciato, augurato un buon natale e ho preso le scale mobili per scendere.
lui si è facciato urlando 'aspetta, a proposito...' - o qualcosa del genere - 'ho letto la tua rece sul concerto dei Green Day, bellissima'.

ho sorriso, e via.
bravo Tamba.

forse oggi, grazie a questa annaffiata di acqua al mio ego salatissimo, sarò meno cinica.




P.S.

prima di entrare alla fnac, all'angolo ho incrociato un uomo che al telefono ha detto: 'ma non piangere, piangere non serve'
col cazzo!
piangere serve, serve eccome.
piangere ti fa arrossire le gote, ti fa tirare su con il naso, ti fa fare smorfie terrificanti quanto rigeneranti.
piangere ti fa respirare profondo, ti svuota per lasciare posto ad altre lacrime, ti fa sentire patetica e spropositata e finalmente ti rendi conto che tocca a tutti prima o poi.
piangere ti fa venire il mal di testa, un terribile mal di testa, ti fa venire le guance rosse e le gote rigide, e quando passa, se passa, sei talmente sfinito che ti lavi la faccia, ti sdrai e muori.
piangere serve.
serve a non essere disperati.
serve a non scattare d'ira per niente.
serve perché a volte non ci resta che fare quello.


giovedì 17 dicembre 2009

dolci frutti tropicali

x factor.
oggi mi è toccato x factor, marco e giuliano.
marco sa di buono in un maniera pazzesca, ma non saprei dire altro sul suo conto, tanto meno su quello di giuliano. che non è che sappia di cattivo, lui, è solo che marco sa proprio di buono.

ieri sera ho fatto il madornale errore di ubriacarmi.
non che volessi farlo di proposito, ma diciamo che non ho nemmeno fatto molto per evitarlo.
il pub era chiuso per cui siamo andati al baretto arancione a fare l'aperitivo, e i due negroni sbagliati buttati giù senza fondo in venti minuti mi hanno dato una gran botta.
da lì in poi ho cominciato a sentire la mancanza di quel filtro che abbiamo in testa e che ci permette di pensare a mille cose senza che effettivamente venga l'impulso di farle.
ecco, era come se fossi disinibita, nel vero senso della parola, più che negli atteggiamenti.

il ritorno a casa, con la neve che scendeva a fiocchi, è stato di gran lunga malinconico e tremendo.
ho messo il cd di pacifico, e mi sono ritrovata commossa su 'L'incompiuta', nemmeno una delle mie preferite, ma alla frase "L'età adulta insospettisce, la coscienza fiuta: questa è un'opera che resterà incompiuta", ho rischiato di andare fuori strada pur di prendere in mano il telefono e scrivere a pacifico che, mi duoleva dirlo, ma aveva proprio ragione.

e stamattina dovevo andare in comune, e domani avrei dovuto imbiancare...
ma stamattina nevicava e le strade erano impraticabili per arrivare a milano in un orario decente, e domani sera lavoro al pub per cui non riesco ad organizzarmi con mio padre, tolle di vernice e rulli, andate e ritorni violenti.



vado o resto.
vado e resto.
resto e non vado.
vado.
e non torno.
giuro.

(no, non giuro)

mercoledì 16 dicembre 2009

nervi tesi, muscoli allo spasimo

è nato.
il 4 dicembre, mentre ero in una fredda sala prove a sentire un gruppo su cui sto lavorando, mi arriva un sms: "Ciao, sono edoardo peso circa quattro chili e sono nato"

Zanetti ha datto alle stampe, al mondo, alla luce, il suo piccoletto.
non ne parla, fa quello che sfugge a domande e commenti.
ma l'altro giorno mi toccata dentro: "sigaretta?"

eccome no.
ed eccoci
ed eccolo che mi racconta di latte artificiale, di pannolini, di fasciatoio, di passeggini, di cacca e sonnellini.
e oggi mi manda una mail, oggetto: si è aperta...
allegato, la foto del piccolo edoardo che non capisco se stia strillando o sbadigliando... sta di fatto che è stupendo.


oggi non riesco a smettere di ascoltare i creedence.
la cosa positiva della giornata è che stamani ho incontrato pier dei velvet e la antolini, e devo ammettere che sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla sua simpatia.
il pezzo che hanno fatto insieme è una bomba.
la cosa negativa è che, camminando camminando, mi sono congelata facendomi da via stradella a piazza fontana a piedi.

sono dimagrita di tre chili.
avevo bisogni di dimagrire tre chili?
assolutamente no.

la juve perde.

devo imbiancare casa, fare il trasloco, prendere il letto, montarlo, fare un buco nel muro per l'antenna della tv, andare in comune per le multe, prendere i regali per i cinque compleanni di famiglia che subisco da qui a natale, e poi quelli di natale, rispondere a delle telefonate, rispondere a della mail...


sta arrivando il natale.
io scappo.


domenica 6 dicembre 2009

venerdì 4 dicembre 2009

ogni limite ha una pazienza

mi è piaciuta ieri sera al pub una tipa.
ha chiesto - come se non la sentissi - a un ragazzo al banco come mi chiamassi.
doveva pagare alla cassa, e visto che stavo spillando una leffe ad un signore molto gentile, non la vedevo.
il ragazzo al banco le dice che mi chiamo Daniela.
e lei, giustamente: "Dani puoi venire che devo pagare?".

Dani.
così.
gratis.
non mi conosci.
non sai come mi chiamo.
lo chiedi.
te lo dicono.
nemmeno pensi di poter dire Daniela.
Dani.
e siamo già amiche per tutta la vita.

mavvaffanculo.


Poi.


Il locale comincia a riempirsi intorno alle 21.30
Mentre porto un'ordinazione ad un tavolo, mi accorgo di un signore (tipo professorino belloccio sui quarantacinque) con una signora (molto carina) che si tengono le mani con i gomiti appoggiati sul tavolo.
mi avvicino, interrompendo l'idillio di sguardi innamorati tra i due, e chiedo se devono ordinare.

risposta: "si, abbiamo già ordinato".

vabbe'.
guardo il loro ordine e pronte le birre gliele porto.
mangiano. i signori mangiano anche.

ora farò una breve digressione (io breve? ci provo...)
Nel pub dove lavoro io, come in molti altri locali di Milano, la consumazione la si paga subito.
ordini, ti porto quello che hai preso, e ti lascio lo scontrino.
se sono settantaquattro euro e cinquanta e si è in sei a dover pagare, ovvimanete lascio il tempo di preparare i soldi, fare i calcoli, mettersi d'accordo etc, e poi, dopo un po', passo a ritirarli.
se sono cinque euro per una birra, aspetto al tavolo finché non mi si danno i soldini.
funziona così.
lì e altrove.
punto.
e funziona così per mille motivi, alcuni discutibili, altri meno.
certo è che alcuni ragazzotti ogni tanto entrano, ordinano, consumano e nelle sere di piena, prendono e scappano.
quindi...


ritorniamo alla coppietta saccente.
porto le birre e lo scontrino con da pagare anche i piatti che hanno preso.
mi dicono che si sono scordati di ordinare anche una mezza gasata, "con le bolle".
dico che non ci sono problemi, e mettendo lo scontrino sul tavolo, dico anche che "intanto sono 31 euro".
"Intanto cosa vorrebbe dire signorina?"
"che nel tanto che io gli porto la bottiglietta d'acqua, ci sarebbero 31 euro da pagare..."

il signore tira fuori cinquanta euro, squote la testa e lascia cadere la banconota, con un cenno di lancio, sullo scontrino.

io prendo i soldi, lo fisso, sorrido e me ne vado
torno con le tovagliette e con il resto.
il signore mi guarda mentre glielo consegno e dice:
"e se poi il piatto non mi piace? sa signorina, io nei ristoranti non sono abituato a pagare prima di mangiare, e poi questa cosa di chiedere i soldi prima mi sembra un gesto di poca fiducia nei clienti, e non mi piace, non sono abituato..."

bene.
voi, a uno così, cosa avreste risposto?
primo, forse, che non siamo in un ristorante.
secondo, forse, gli avreste spiegato che è vero che non ci fidiamo dei clienti.
terzo, forse, che qui funziona così.
quarto, forse, che se il piatto non gli piace può parlare con il responsabile.
quinto, forse... no, lasciamo perdere.
non gli dico nulla di tutto ciò.

lo osservo, nella sua maestosa supponenza, e dico:
"magari è abituato a lanciare le cinquanta euro sul tavolo..."

porto i piatti.
mi attacca una pezza sul fatto che non ce l'aveva assolutamente con me, ma con la gestione del locale. lui, il signore, sa benissimo che io sono una comune cameriera e che quindi non rispondo (nel senso di responsabilità, non di risposta ad una domanda...) di queste cose.

alzo le spalle, lentamente, come dire: 'non so che dire'.
e me ne vado.

il genio che è in lui esce quando se ne va dal locale senza salutare.
passo per caso accanto al suo tavolo ormai vuoto ma con i resti della cena.
guardo bene.
cinque euro piegate, che trasudavano ignoranza, lasciate lì, così, per me, sullo scontrino.


che brutta persona.



giovedì 3 dicembre 2009

psycho killer

una zanzara.
una zanzara, capite, mi ha appena punto una cazzo di zanzata.
il 3 dicembre.
e dovevano pure daer la notizia dell'arresto di ron wood alle 18.30?

vado via

please

chissà se gli abitanti di Melzo sanno che se sabato scorso fossero andati in giro per vie della città alle cinque del mattino, ormai di domenica, avrebbero incontrato me.

e mi avrebbero incontrata avvolta in una giacca di pile grigia e rossa, enorme, allacciata fino a sotto gli occhi.
un giacca di pile che al pub dove lavoro il sabato e la domenica usano per entrare nella cella frigorifera.
una giacca di pile che avrei anche fatto a meno di indossare se quella stessa sera non mi avessero abilmente sottratto il mio morbido e soffice piumino blu.
ma fosse solo quello.
solo quello? no.
perché nella tasca del piumino avevo prontamente lasciato il telecomando dell'antifurto della mia punto, sempre blu.
così, di ritorno in taxi da Milano a Melzo a notte fonda, la macchina l'ho dovuta lasciare semi abbandonata fino a lunedì mattina, quando un gentile elettrauta è venuto a controllarla dandola per spacciata.

sono andata a ritirarla il giorno dopo, pagando settantacinque euro, ottanta a dire il vero, cinque di mancia al brav'uomo che me l'ha portata in officina a spinta, perché non ho il carrattrezzi compreso nell'assicurazione.

sono stanca.
ci sono è, sono anche ricettiva, ma sono stanca.
ho il responsabile della programmazione e dell'area news che è in ferie, meritate, stra meritate.
ma tocca fa tutto a me, e sono stanca.

poi.

internet dovrebbe semplificare la vita, giusto?
odio internet.
ieri mi si è bloccato l'accesso al mio profilo della banca.
dovevo fare un bonifico, perché in teoria dal primo dicembre io dovrei essermi strasferita nella mia nuova abitazione.
ma non ho avuto tempo.
giuro, non ho il tempo.

bonifico non fatto, pagamento ritardato, accesso internet bloccato...
vado in filiale. e ci butto via la mattinata.

mi arriva una multa.
la terza, identica alle precedenti.
stessa storia, stesso posto, stesso bar.
ottantaquattro euro.
capisco che me ne arriveranno altre quindici uguali. almeno.

devo risolvere questo problema.

e sono stanca
stanchissima
e quando sono così stanco perdo anche l'ironia.
vorrei essere colorata, come il bellissimo blog della cami.
invece ho trasformato il mio, e da sfondo nero con i pallini, ho messo questo marrone hold style molto da vecchia.
perché è così che mi sento in certi momenti.
vecchissima.

ma so di buono comunque.


"Quindi per una volta nella mia vita
Lasciami ottenere quello che voglio
Dio sa,che sarebbe la prima volta
Dio solo sa se sarebbe la prima volta
"







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