venerdì 4 dicembre 2009

ogni limite ha una pazienza

mi è piaciuta ieri sera al pub una tipa.
ha chiesto - come se non la sentissi - a un ragazzo al banco come mi chiamassi.
doveva pagare alla cassa, e visto che stavo spillando una leffe ad un signore molto gentile, non la vedevo.
il ragazzo al banco le dice che mi chiamo Daniela.
e lei, giustamente: "Dani puoi venire che devo pagare?".

Dani.
così.
gratis.
non mi conosci.
non sai come mi chiamo.
lo chiedi.
te lo dicono.
nemmeno pensi di poter dire Daniela.
Dani.
e siamo già amiche per tutta la vita.

mavvaffanculo.


Poi.


Il locale comincia a riempirsi intorno alle 21.30
Mentre porto un'ordinazione ad un tavolo, mi accorgo di un signore (tipo professorino belloccio sui quarantacinque) con una signora (molto carina) che si tengono le mani con i gomiti appoggiati sul tavolo.
mi avvicino, interrompendo l'idillio di sguardi innamorati tra i due, e chiedo se devono ordinare.

risposta: "si, abbiamo già ordinato".

vabbe'.
guardo il loro ordine e pronte le birre gliele porto.
mangiano. i signori mangiano anche.

ora farò una breve digressione (io breve? ci provo...)
Nel pub dove lavoro io, come in molti altri locali di Milano, la consumazione la si paga subito.
ordini, ti porto quello che hai preso, e ti lascio lo scontrino.
se sono settantaquattro euro e cinquanta e si è in sei a dover pagare, ovvimanete lascio il tempo di preparare i soldi, fare i calcoli, mettersi d'accordo etc, e poi, dopo un po', passo a ritirarli.
se sono cinque euro per una birra, aspetto al tavolo finché non mi si danno i soldini.
funziona così.
lì e altrove.
punto.
e funziona così per mille motivi, alcuni discutibili, altri meno.
certo è che alcuni ragazzotti ogni tanto entrano, ordinano, consumano e nelle sere di piena, prendono e scappano.
quindi...


ritorniamo alla coppietta saccente.
porto le birre e lo scontrino con da pagare anche i piatti che hanno preso.
mi dicono che si sono scordati di ordinare anche una mezza gasata, "con le bolle".
dico che non ci sono problemi, e mettendo lo scontrino sul tavolo, dico anche che "intanto sono 31 euro".
"Intanto cosa vorrebbe dire signorina?"
"che nel tanto che io gli porto la bottiglietta d'acqua, ci sarebbero 31 euro da pagare..."

il signore tira fuori cinquanta euro, squote la testa e lascia cadere la banconota, con un cenno di lancio, sullo scontrino.

io prendo i soldi, lo fisso, sorrido e me ne vado
torno con le tovagliette e con il resto.
il signore mi guarda mentre glielo consegno e dice:
"e se poi il piatto non mi piace? sa signorina, io nei ristoranti non sono abituato a pagare prima di mangiare, e poi questa cosa di chiedere i soldi prima mi sembra un gesto di poca fiducia nei clienti, e non mi piace, non sono abituato..."

bene.
voi, a uno così, cosa avreste risposto?
primo, forse, che non siamo in un ristorante.
secondo, forse, gli avreste spiegato che è vero che non ci fidiamo dei clienti.
terzo, forse, che qui funziona così.
quarto, forse, che se il piatto non gli piace può parlare con il responsabile.
quinto, forse... no, lasciamo perdere.
non gli dico nulla di tutto ciò.

lo osservo, nella sua maestosa supponenza, e dico:
"magari è abituato a lanciare le cinquanta euro sul tavolo..."

porto i piatti.
mi attacca una pezza sul fatto che non ce l'aveva assolutamente con me, ma con la gestione del locale. lui, il signore, sa benissimo che io sono una comune cameriera e che quindi non rispondo (nel senso di responsabilità, non di risposta ad una domanda...) di queste cose.

alzo le spalle, lentamente, come dire: 'non so che dire'.
e me ne vado.

il genio che è in lui esce quando se ne va dal locale senza salutare.
passo per caso accanto al suo tavolo ormai vuoto ma con i resti della cena.
guardo bene.
cinque euro piegate, che trasudavano ignoranza, lasciate lì, così, per me, sullo scontrino.


che brutta persona.



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