lunedì 20 dicembre 2010

intolleranze /6

al pub.

Ragazza: "A questo tavolo mancano le patate al forno"
Io: "Mi hai ordinato delle patate?"
Ragazza: "Sì"
Io: "Strano, non le ho segnate", dico guardando lo scontrino con tutte le voci e i prezzi degli ordini, "e non te le ho nemmeno scontrinate. Ora te le ordino"
Ragazza: "E no ma scusa, io le ho già pagate..."
Io: "Non puoi aver già pagato una cosa che non c'è sullo scontrino"
Ragazza: "E ma io ho messo otto euro"
Io: "Sì ma io che c'entro, dillo ai tuoi amici, vorrà dire che qualcuno ha messo di meno..."
Ragazza: "Sì ma i conti non tornano, e nemmeno le cose da mangiare"
Io (prendendo lo scontrino nuovamente in mano e alzando la voce): "Come non tornano???? Avete preso due focacce, una patatina fritta e un hamburger".
Guardo cosa stanno mangiando: esattamente quello che ho appena letto
semopre Io: "Perché i conti non tornano? Avete pagato quello che avete ordinato e che state mangiando"
Ragazza: "Sì ma io ho messo otto euro e le patate non ci sono"



la stupidità continua a darmi grandi soddisfazioni

venerdì 17 dicembre 2010

Uccellinodidelpiero.com

di Antonio Corsa - Uccellinodidelpiero.com

«Dove l’hai letta ’sta cosa?? Sul blog dell’uccellino di Del Piero?!? Hahaha.. Ma dai!! Ma come si fa a prendere sul serio un sito con quel nome! E poi è un sito juventino: “io non accetto lezioni dagli juventini”»

L’ultima frase rigorosamente pronunciata con voce rauca, alla La Russa. Scenetta che avrete vissuto tutti, credo. Chi abbronzato, chi meno.

E che gli rispondi, a uno così? «Amen». E benedizione. Hanno ragione loro. Brutta razza, gli juventini. Per carità, poi è anche giusto. In fondo noi chi siamo? Quattro barboni. Seri non lo siamo (anche se a volte ci proviamo). Non capiamo niente di calcio (ma almeno ci affidiamo ad allenatori che lo insegnano e ce lo spiegano, a noi per primi). Non siamo avvocati (anche se abbiamo la stima di alcuni di Loro). Non siamo famosi (meglio così), non scriviamo libri (Enzo, che è colto, li legge), non facciamo tournè (c’abbiamo pure il mal d’aereo.. non è per noi! Noi sì che costeremmo troppo. Tra panini e sigarette.. Non vi conviene!). Siamo così, a metà tra lo scherzo e la serietà, tra le opinioni e i fatti, tra i finals e gli scoop, tra l’informazione e la controinformazione, tra le cinguettate e gli uccelli paduli. Sempre in agguato. Bastone e carota. Se non ci mangiamo pure quella. Serbi, magari. Ma non seri. Filoaziendalisti, dicono. Alfieri, che fanno scacco matto al Re. Anche il proprio (qualcuno ci insegni le regole!). Cani sciolti. Sognatori, che spengono le stelle. Svizzeri. Quindi intercettabili.

A proposito.. questa ve la devo dire: l’altro giorno mi chiama “Uno” (maiuscolo) e mi fa «come va l’uccellino?», e mi son trattenuto perchè stavo per specificare (non si sa mai, che qualche Carabiniere capisce male e trascrive che..). Pensa te.

Insomma siamo così. Per scelta. Bisogna andare oltre il nome. Oltre la forma. Alla sostanza. Almeno se si vuole conoscere la verità (o una verità). Ce la tiriamo. Bisogna saperla cercare e, se si crede in qualcosa, hai voglia a farsi ridere del titolo… Ci vediamo poi nei commenti. Perchè il problema non è l’url, nè il curriculum e il pedigree: sono i contenuti. Sono quelli che fanno fanno scappare, che “google non ti indicizza”, che “io lo cambierei in..”. Ci citano giornali e giornalisti. Ci legge Andrea. Va bene così. Sono quelli che spingono a trovare scuse, a buttarla in battute da tipo brillante. Per scappare meglio. Noi siamo sempre qui. La porta è aperta per tutti, anche ai brutti. Chiunque volesse può venire e contestare qualcosa che scriviamo. Un blog con commenti, e con risposte ai commenti. Dove lo trovate?

Per tutti. Ma non tutti tutti, perchè lo siamo. Pure snob e viziati, siamo. Ma la risata finale, spesso e volentieri, la facciamo noi. Con buona pace dei seri. Tanto noi non lo siamo.

Noi possiamo. Siamo juventini.

auomatici /4

ho fatto un sogno allucinante l'altra sera.
mi ricordo dei dettagli qua e là del tipo di una città che poteva essere quella di harry potter e di un ragazzino che aveva una sorta di poteri strani e che se non si concentrava bene o se si distraeva o se si addormentava pensando a qualcosa di brutto, evocava questa sorta di presenza malvaglia (cazzo, è uguale a harry potter!).
comunque, questo ragazzino si addormenta accucciato per strada, e mi pare che nel sogno fosse il fatto che lui fosse a piedi nudi a far sì che ad un certo punto sia apparso questo enorme personaggio vestito di nero, un mix tra Milord di Sailor Moon e il tipo di V per Vendetta.
Insomma, questo personaggio era altissimo, ma davvero altissimo. Più alto che grande.

Poi niente, via dalla scena della sua apparizione, mi ritrovo in una casa in stile americano, quelle dove la cucina ha il tritatutto nel lavandino e c'è la veranda fuori, con le finestre in cucina proprio sopra il lavabo.
va be', siamo lì io mia madre e mio padre quando ad un certo punto sentiamo una presenza strana e vediamo, facendo capolino con la testa in sala, che è da noi l'oscuro personaggio, che a dire il vero non so proprio come sia apparso e come faccia a stare in casa nostra.

Decidiamo di darcela a gambe, ma tutto accade molto lentamente.
Io e mia madre usciamo dalla porta principale ma ci rendiamo conto che mio padre non c'è: è uscito dalla porta sul retro e viene verso di noi correndo tipo jogging, vestito dal Super Mario Bross e con dietro il losco individuo che cammina e lo insegue lentamente.

fine.

aiuto.

martedì 14 dicembre 2010

the big white

settimana scorsa sono stata a casa, per recuperare quella brutta storia con i miei, e devo dire che il recupero è stato veloce, non indolore, ma veloce.
domenica, a pranzo, c'era tutta la famiglia riunita per festeggiare il mio compleanno e quello di mia madre ma, ahimé, la cerimonia è stata un po' disturbata da un nipotino incontrollabile che ad essere sincera oltre ad aver seminato il panico, ci preoccupa un po' tutti.
avevo ben espresso di non farmi regali, il Mac è ancora molto lontano dalle mie finanze, per cui qualche soldino anziché il maglione o la sciarpa, devo ammettere che l'ho gradito maggiormente.
e così è stato. tranne per il secondo dei miei due fratelli che avrebbe dovuto regalarmi un hard disk esterno (sempre utile) e che invece (ma guarda un po'), mi ha fatto aprire una scatola della Puma con dentro delle scarpette bianche viole e fucsia tutte per me.
fucsia.
ho detto fucsia?
sì, fucsia.

per fortuna i tre giorni successivi, fino a giovedì mattina, li ho trascorsi spaparanzata sul divano a Imperia, con I., tra film in tv (entrambi non l'abbiamo a casa, per cui ci siamo fatti una bella scorapacciata) e spuntini ad ogni ora del giorno, fuoco caldo del camino, coccole, pisoli e baci a volontà.

il rientro è stato di fuoco, visto che avrei lavorato al pub per quattro sere consecutive, e devo dire che il risvolo melodrammatico che ha preso il fine settimana, risoltosi poi con qualche pianto e qualche carezza, mi ha resa una persona ancor più consapevole e felice.
è strano come alcune volte si debba davvero distogliere lo sguardo da un problema per capire che è troppo piccolo per essere definito tale. o nemmeno è troppo piccolo, magari è davvero un problema, ma è inevitabile che lo sia, e allora va bene così.

sorrido, oggi è una bella giornata.
e siamo secondi.
cazzo!


littlle miss sunshine

ma se vi dicessi che sto davvero bene, voi ci credereste?
vi do un consiglio: credeteci!


giovedì 2 dicembre 2010

le cose perfette non ci portano fortuna

No, perché poi io non vi ho mai raccontato cosa mi è successo sabato scorso.
Non il 27 novembre, giorno del mio bel ventisettesimo compleanno, ma sabato 20 novembre.
Per essere fedeli alla storia bisognerebbe cominciare da venerdì sera, quando, una volta chiuso il pub, ho portato alla mia macchina il mio amato e Mattia, il cuoco, che abita in via Porpora e che accompagnamo spesso a casa.

I. avrebbe dormito da me, per cui gli ho consigliato di lasciare la macchina al pub.
Non gliel'ho consigliato a caso: il giorno seguente, sabato 20 novembre, avremmo avuto una sorta di riunionescuolasulebirre dello staff, e saremmo entrambi dovuti ritornare al locale per l'ora di pranzo, per fare colazione/pranzo con tutti gli altri e discutere sulle varie birre e su alcune questioni interne.

Dicevo: I., io e Mattia ci dirigiamo alla mia auto, parcheggiata rigorosamente da cinque giorni in via Tabacchi.
Arriviamo ed esulto per la mancata multa che grazie a Dio per questa volta non mi hanno messo.
Il mio entusiasmo dura un decimo di secondo e si infrange poco dopo quando, entrata in auto per avviarla, mi rendo conto che la macchina non parte.
Ferma.
Tutto fermo.
Non si avviava nemmeno il motorino di avviamento.

Puttana eva troia.

E giuro che queste sono le parole più trasferibili sul blog che io abbia detto in quel momento.

Mattia e I. mi aiutano a spingere l'auto, alle tre del mattino di un freddo venerdì sera, in una via lì accanto, perché in via Tabacchi al sabato c'è il mercato e me l'avrebbero rimossa.
Spostiamo l'auto e andiamo a recuperare quella di I., in soldoni siamo andati a nanna quasi alle quattro del mattino, sapendo che la sveglia il giorno dopo sarebbe suonata alle undici e che la giornata per me, soprattutto per me, non sarebbe stata per nulla facile.

Perché?
Semplice, perché i miei genitori, con uno dei miei due simpaticissimi fratelli, sarebbero venuti da Melzo con furore a Milano, a casa mia, a portarmi il frigorifero nuovo.
Potevano scegliere altro giorno? No, figuriamoci, hanno scelto proprio l'unico giorno in cui a mezzogiorno avevo un impegno dall'altra parte di Milano (la riunione al pub di cui sopra) e in cui alle 19 iniziavo a lavorare al pub.
Le mie indicazioni, dopo l'annuncio del loro arrivo a Milano, erano state più che precise:
"Padre, sabato per me è un po' un casino: ho una riunione al pub alle 12 che non durerà poco e poi la sera lavoro lì"
Mio padre:
"Sì, ok, ma noi possiamo venire solo sabato pomeriggio..."
"Ok, allora venite sabato pomeriggio, ma sappiate che non avrò molto tempo per fare la padrona di casa e soprattutto per starvi dietro..."
(e pensate che ancora non avevo la macchina a terra....)

Tant'é.
Avevo ben detto ai miei genitori di non farsi vedere prima delle tre e mezza.
Tre e mezza.
Avevo calcolato tutto nei minimi dettagli: "ore 12 appuntamento al pub, ore 13 - come minimo - inizio riunione, ore 15 mi stacco dal pub e alle 15.30 sono a casa, con calma".

(il pub è in san Gottardo, casa mia in zona Isola).

Arriviamo alla riunione un po' arruffati e stanchi; nemmeno il tempo di iniziare a ordinare la colazione all'inglese (buonissima!) e a bere un caffé chiacchierando, che sento il mio telefono squillare.
Guardo il display e trovo tre chiamate senza risposta, dal telefonino di mio padre.
Guardo l'orologio e sono le 14.00, impossibile che siano già qui.

Mio padre mi dice che sono partiti da cinque minuti.

....
....
....

Ora: forse non molti di voi hanno presente dove sia Melzo (dopo Segrate, verso Pioltello e Cernusco)
e forse altrettanti di voi non hanno idea di dove sia il quartiere Isola (dopo Loreto, traversa di Melchiorre Gioia), ma credetemi: casa mia Melzo dista da casa mia Milano almeno venti chilometri.
E di sabato pomeriggio dopo pranzo, quante persone ci saranno in giro? Nessuna.
E di sabato pomeriggio, con in giro nessuno, quanto ci si mette ad arrivare da me a Milano? VENTIMINUTIVENTICRISTODIDIO!

Infatti, urlo con mio padre al telefono, dicendogli che mi sarebbe toccato mollare lì la riunione e correre a casa, perché il tempo che ci avrei messo io ad attraversare Milano, sarebbe stato lo stesso che loro ci avrebbero messo ad arrivare sotto casa mia.

Me ne vado imbestialita dalla riunione scusandomi con i colleghi (e credetemi, anche se i più sono amici e altri piacevoli conoscenti, quando stai insieme al gestore del locale, non è mai così facile fare quella che prende e va...).

Esco dal pub e ovviamente mi rendo conto che sono a piedi visto che l'auto è ferma, così rientro e I. mi presta la sua auto. Automatica.
Mai guidato un auto automatica in vita mia... il resto si fa da sé.

Sono quasi in piazza cinque giornate quando come in un flash mi rendo conto che ho dimenticato le chiavi di casa a casa e che - sfiga vuole - non c'è nessuno dei miei tre coinquilini in casa.
Chiamo Stefania e le chiedo se per caso Ale, il suo fidanzato romano che ha la gelateria in piazzale Lagosta, è al lavoro e ha un doppione delle chiavi.
Mi dice che sì, le chiavi le avrebbe anche, ma Ale e Ste sono a pranzo a casa di lui, per cui mi tocca andare da loro a prenderle.
Non so dove cazzo sia casa di lui. Cioè: conosco la zona ma in macchina non sono così smaliziata a Milano, specie in zone dove se sbagli una via o una traversa, non ci ritrovi più.
MI metto a smanettare con il navigatore della macchina di I. e trovo la via.
Arrivo sotto casa del gelataio, prendo le chiavi al volo e intanto corro in auto per rispondere al telefono, dove dall'altra parte della cornetta mio fratello mi avvisa che loro, comodi comodi, sono già sotto casa mia da cinque minuti.


Sto impazzendo.
Mi rendo conto che di sangue al cervello me ne va ben poco e che di aria ai polmoni me ne arriva ancora meno.
Cerco di non sbottare lì al telefono, respiro bene e trattengo l'ira e il nervosismo che mi stanno divorando.


Arrivo sotto casa. Piove, trovo parcheggio lontano e per non stare ad impazzire ulteriormente lascio la macchina automaticanonmia lì.

Vado incontro ai miei.
Mio padre nemmeno mi guarda in faccia per come gli ho risposto prima al telefono.
Mio fratello è per i fatti suoi come al solito.
Mia madre è tutta premurosa e non appena ci ritroviamo da sole ha il coraggio di guardami e dirmi: 'Sei arrabbiata?'.

sono le 14.35
e sì, cristo, sono furiosa.
sono furiosa perché se avessi avuto un appuntamento di lavoro (che comunque lo era), non sarei potuta scappare all'improvviso un'ora prima.
sono furiosa perché la mentalità melzese o di paese non  mi è mai stata stretta, ma così, con i miei che devono andare a Milano come fosse la trasferta assassina della vita, e si preparano alle 14 per venire da me alle 15.30, è troppo.
e sarebbe troppo per chiunque, e infatti lo è stato anche per me.
lo è stato anche per me quando in casa, mentre mio padre mi montava lo specchio in camera (perché sono convinti che io debba avere uno specchio in camera) e mi rimproverava per come scopavo i calcinacci dei buchi nei muri che erano caduti a terra, mi sono girata verso tutta l'allegra famiglia e ho annunciato: 'Voglio che ve ne andiate di qui il prima possibile.'

Io, non ho mai detti niente ai miei di così offensivo.
E non erano le parole. Era l'odio nei mie occhi.
E l'hanno capito.

E non va bene.
perché se ti dico tre e mezza, tre e mezza devono essere.
Se ti dico che ci metti venti minuti ad arrivare da me, devi partire alle tre.
Non devi partire alle due perché io abito a Milano e chissà quanto tempo ci si mette.
Te l'ho detto io: ci metti venti minuti.
No, loro non mi devono ascoltare e mi devono far vivere tutto il resto della giornata con il magone che si divide in due: una parte per il nervoso e una parte per il dispiacere.

E poi non è che finisce così.
Perché mentre loro se ne vanno offesi, io prendo l'auto e mi dirigo verso il pub, perché la sera avrei lavorato. E succede che per il nervoso non riesco a far partire la macchina automatica di I. e che una volta partita mi ritrovo in via Beatrice D'Este con uno in moto dietro di me che per una frenata all'ultimo sbanda e con l'asfalto bagnato dalla pioggia slitta e cade con un Boom! tremendo.

E allora, tu volontaria della Croce Bianca di Melzo, che vuoi fare, non ti fermi?
certo che ti fermi. E scendi. E gli corri incontro con l'auto automatica che va avanti da sola perché non l'hai messa sul comando giusto. E quindi cambi rotta e corri incontro alla macchina, recuperandola in tempo e fermandola definitivamente. E poi allora sì che puoi dirigerti in tutta fretta verso il motociclista peruviano che sorride e che ti sembra la persona più bella del mondo, in quel momento.
E allora gli tieni fermo il capo, impedisci a chi sta intorno di fargli togliere il casco, fai amicizia con altri fermi lì come te, tutti volontari di altre sezioni, e aspetti, sotto la pioggia battente, che l'ambulanza arrivi il più in fretta possibile.
E non perché lui è grave.
Ma perché tu non ce la fai più.

E andrai avanti a non farcela più tutto il giorno.

lunedì 29 novembre 2010

frozen

fa troppo freddo. non in generale dico, ma qui in redazione si è rotta la caldaia, cioè, si è rotta la caldaia del palazzo. esco e vado ad ubriacarmi al pab. 'fanculo!

automatici /3

In metro l'altro giorno ho dato un colpo di tosse secco senza nemmeno mettere la mano davanti e la golia piccola e nera che avevo in bocca è finita sulle scarpe di quello davanti a me.

intolleranze /5

Al pub, sabato sera:

"Ciao scusa, ho perso un euro sotto il tavolo, tanto quando fai le pulizie a fine serata lo ritrovi. Me lo puoi ridare adesso dalla cassa?"

martedì 23 novembre 2010

everyday I write the book

ciao, scusami: qual è l'ultimo libro che hai letto?
ciao, scusami tu: passo di qui tutte le sere e mi fate sempre la stessa domanda.


 
ciao, scusami: qual è l'ultimo libro che hai letto?
ciao, scusami tu: passo di qui tutte le sere e mi fate sempre la stessa domanda.



ciao, scusami: qual è l'ultimo libro che hai letto?
ciao, scusami tu: passo di qui tutte le sere e mi fate sempre la stessa domanda.
   


ciao, scusami: qual è l'ultimo libro che hai letto?
ciao, scusami tu: passo di qui tutte le sere e mi fate sempre la stessa domanda.
 


ciao, scusami: qual è l'ultimo libro che hai letto?
ciao, scusami tu: passo di qui tutte le sere e mi fate sempre la stessa domand
a.



ciao, scusami: qual è l'ultimo libro che hai letto?
ciao, scusami tu: passo di qui tutte le sere e mi fate sempre la stessa domand
a.



ciao, scusami: qual è l'ultimo libro che hai letto?
ciao, scusami tu: passo di qui tutte le sere e mi fate sempre la stessa domanda.




ciao, scusami: qual è l'ultimo libro che hai letto?
ciao, scusami tu: passo di qui tutte le sere e mi fate sempre la stessa domanda.
   



ciao, scusami: qual è l'ultimo libro che hai letto?
ciao, scusami tu: passo di qui tutte le sere e mi fate sempre la stessa domanda.

 

venerdì 19 novembre 2010

lo faccio, lo faccio, lo faccio!

Come scegli i libri da leggere? Ti fai influenzare dalle recensioni?
assolutamente no. anzi, se leggo una recensione e l'atmosfera del libro non mi piace, non lo leggo proprio, quindi tendo a fare il contrario. entro in libreria, giro, curioso, sfoglio, annuso, tocco, vedo le copertine, leggo degli autori e... scelgo!
Dove compri i libri, in libreria o online?
ehm... non sono così tecnologica da comprarli on line. di solito libreria, o quella in san gottardo e in fnac. c'è una libreria molto carina in moscova ma non ci vado quasi mai, mentre al mercato sotto casa mia il sabato c'è una bancarella di libri usati che è sublime.
Aspetti di finire la lettura di un libro prima di acquistarne un altro o hai una scorta? 
no anzi, ne leggo più di uno alla volta. lo so, non si fa, e nemmeno io vorrei, ma uno lo porto in bagno e lì lo dimentico, poi vado in ufficio e vorrei leggere al ritorno e allora prendo quello che avevo lasciato sulla scrivania la volta prima, poi vado via il week end e me ne porto un altro ancora perché quello in bagno se l'è preso la mia coinquilina e l'altro l'ho dimenticato in borsa... ecco. così
Di solito quando leggi?
Ogni volta che è possibile, fosse anche solo per due minuti. Adoro leggere nei mezzi pubblici, sul cesso (che poesia), a letto. Ma in generale ovunque e in qualunque momento sia possibile!
questa la tengo buona come risposta dal blog di Aldo, dove ho presto il test. vale la stessa cosa anche per me, ma in più aggiungerei: al pub. adoro, leggere al pub

Ti fai influenzare dal numero delle pagine quando compri un libro?
ehm.. dipende, no, di solito no.
Genere preferito?
un po' di tutto. dai saggi ai libri storici, dalle biografie ai romanzi, gialli noir o generazionali che siano. ricordo che per lavoro ho dovuto leggere 'scusa ma ti chiamo amore' di moccia, una roba tipo di quattrocento pagine.. che dire, scritto bene, da ragazzini, ma si è fatto leggere come si deve.
Autore preferito?
uh che casino. dipende. stranieri troppi per dirli tutti, ma tra gli italiani metto di certo Lorenzo Licalzi e Niccolò Ammaniti. e comunque adoro Pennac, Foer, Hornby, Roth e così via
Quando è iniziata la tua passione per la lettura?
tardi, molto tardi. a scuola mi obbligavano, per cui non leggevo molto volentieri. mi era piaciuto molto 'Lo scudo di Talos' di Manfredi e 'Il buio oltre la siepe', poi cominciai ad appassionarmi di poesie, Montale su tutti. A leggere seriamente incomincia a vent'anni. Il primo anno di università non riuscivo a leggere perché mi sembrava di sprecare tempo, anziché studiare. Così decisi di mollare l'università per non avere sensi di colpa e mi divorai tutta la serie di Patricia Cornwell... ahahah
Presti i tuoi libri?
adoro prestarli, dimenticarmi di averlo fatto e dovermeli ricomprare, giuro! presto libri in continuazione, spesso regalo libri non nuovi, cioè, regalo la copia che ho letto io, e io me ne compro una nuova.
Leggi un libro alla volta o riesci a leggerne diversi contemporaneamente?
vedi sopra
I tuoi amici \ familiari leggono?
tutti i fidanzati che ho avuto hanno sempre adorato leggere. il mio ex si era letto il Eco all'età di dieci anni e io impazzivo perché il Pendolo di foucault non sono mai riuscita a finirlo. Mia madre leggerebbe se avesse un po' più di tempo per lei, mio padre si annoia in fretta. amici sì, quelli leggono.
Quanto impieghi mediamente a leggere un libro?
dipende, tre giorni se sono cose carine tipo ammanniti e cose così, oppure anche mesi interi.
a ecco, "Il lamento di Portnoy" di Roth l'ho iniziato nel 2006 e non l'ho ancora terminato... non perché sia difficile, anzi, mi piace un sacco, è che mi piace ancora di più ricominciare quasi da capo ogni volta che lo prendo tra le mani.
Quando vedi qualcuno che legge (ad esempio nei mezzi pubblici) sbirci il titolo del libro?
sempre, certo. anzi, a volte mi stupisco, altre volte rido.
Se tutti i libri al mondo dovessero essere distrutti e potessi salvarne uno soltanto, quale sarebbe?
La bibbia? sì, forse quella. come lbro, intendo.
Perché ti piace leggere?
non è che mi piace leggere: mi piace leggere certe cose, il che è diverso.
poi ovvio, più uno legge, più uno sa scrivere e parlare, quindi per me è abbastanza fondamentale.
Leggi libri in prestito o solo libri che possiedi?
qualsiasi cosa
Quale libro non sei mai riuscita a finire?
"Alta fedeltà" di Nick Hornby
Hai mai comprato libri solo per la copertina? Cosa ti colpisce delle copertine?
sì, così facendo ho anche conosciuto una bella persona di nome gianluca mercadante
C’è una casa editrice che ami particolarmente e perché?
boh, non saprei forse guanda
Porti i libri ovunque o li tieni al sicuro in casa?
ovunque, lasciandoli anche, ovunque
Qual è il libro che ti hanno regalato e che hai apprezzato maggiormente?
me l'hanno prestato e si chiama "Uno schifo di storia" di Linda Barry. molto bello. anche "I vent'anni di Luz" della Osorio mi ha appassionata molto
Come scegli un libro da regalare?
eh, lunga storia. un po' in base a quello che mi piace e che piace a lui, ma non sempre è la stessa cosa
La tua libreria è ordinata secondo un criterio particolare?
no, e deve rimanere così.
Quando leggi un libro che ha delle note, le leggi o le salti?
ehm.. a volte saltello
Leggi eventuali introduzioni, prefazioni postfazioni o le salti?
no, mizzega, sono le cose che odio di più

automatici /2

comunque ho deciso, adesso esco dalla redazione e corro in Fnac a comprare un disco di Neil Diamond


right or wrong, weak or strong

non mi ricordo più nulla, comunque. ieri sera mentre pulivo il pub mi sono venute in mente alcune cose da scrivere, ma ora, che ho un attimo di tempo per farlo, non mi vengono in mente.
allora ho pensato che rivisitando la giornata di ieri con la mia testolina avrei trovato qualcosa da dirvi, e invece niente, non mi ricordo nulla di ieri. non mi ricordo che giornata è stata.
ricordo solo tanta pioggia, bella pioggia di novembre che annaffia piedini e anima e oggi il sole, da far brillare i capellini ramati nel mio cappotto marrone, tanto da farmi sembrare una castagna.
adoro novembre. e non solo perché ci sono nata, lo adoro e basta.
adoro la durezza del nome, quella V quelle R e N, ma anche la morbidezza nella M e nella O.
suona benissimo, è il mese che mi piace nominare di più, che mi colora di più gli occhi.
è un mese di passaggio, non è autunno ma nemmeno ancora inverno, piove sempre ed è tutto sempre troppo buio. ma a me piace.
mi piace a tal punto che se fossi la signora Totti o la signora Beckamp (anche se vorrei essere la signora Willis.. ahimé), chiamerei il mio bimbo Novembre. Bellisimo.
potrei chiamare così il micio.. quasi quasi, al posto di Braulio e Pulce d'ora in poi lo chiamo Novembre... mhhh vediamo.

va be'. ieri sera al pub è stata una serata non molto movimentata, ma la gente che c'era era di ottima qualità.
è venuto michele camastra della fravort, dove eravamo andati in gita con il pub e dove ho bevuto una non filtrata buonissima. lui mi piace sempre, è un uomo affascinante e gentile, sa sempre molte cose ed è uno dei pochi che ascolto volentieri mentre parla. e poi è attento.
poi sono venuti quelli del toro e mi ha fatto piacere vedere anche loro, ma soprattutto è arrivato un gruppo di sardi che mi ha spaccata dal ridere. gentili, sobri, sorridenti, sono stati al gioco subito nelle mie varie gag sulle birre e sul come prendevo nota del loro ordine. si sono fermati fino a tardi, hanno comprato dei bicchieri, delle birre da portare via e hanno detto che torneranno. mi piace questa cosa.

braulio

porca miseria come ho fatto a non pensarci prima? come ho potuto dimenticare di presentarvi il nuovo coinquilino braulio detto pulce detto bestia detto belva detto palla di pelo??

eccolo:



giovedì 18 novembre 2010

automatici /1

ho sognato che moriva il fratello di una ragazza che veniva alle elementari con me.

la notte dopo ho sognato che il ragazzo con il quale ho fatto l'amore la prima volta e che ora è felicemente sposato, mi invitava a casa sua e di Arianna per vedere l'appartamento. c'erano tre cucine, una enorme e una base di quelle dell'ikea tutta bianca. c'era un'ala dell'appartamento dedicata alla zona notte per gli ospiti dove in un lungo corridoio erano riposti letti a castello e matrimoniali.

lunedì 15 novembre 2010

la cattedrale di Palermo

 

No, così, visto che si parlava di Sicilia e visto che avevo promesso da tempo un resoconto dettagliato della mia seconda vacanza isolana, ho pensato che un piccolo reportage potesse farvi piacere. E se non fa piacere a voi, rasserena comunque me nel rivedere questi luoghi magici e saporiti e colorati e profumati e ostili a tratti, ma ospitali e divertenti e colti spesso.




Ecco allora qui sopra la meravigliosa cattedrale di Palermo, già vista l'anno scorso, ma che quanto ti appare all'improvviso tra la città, ti mozza il fiato e ti bagna gli occhi, anche se l'hai già vista, anche se sai che è lì ad attenderti. Bella ed imponente, con un cielo che quest'anno non lasciava scampo a piccoli fremiti ed emozioni sopravvissute ad un anno di intemperie e battaglie. Eccola, così com'è.

Via da Palermo ci dirigiamo verso la costa est, perché avendo fatto l'anno scorso la ovest, quest'anno volevamo ammirare tutto ciò che ci siamo persi dodici mesi fa. E allora ci fermiamo a Castel di Tusa, per cinque giorni, cinque giorni in una casa vacanze stupenda lasciataci ad un prezzo di favore, cinque giorni di santo Stefano di Camastea e le sue ceramiche, di Cefalù con il suo paesino turistico, il porto, gli scogli, il lavatoio, il duomo e la spiaggetta, di Tindari con la sua basilica mozzafiato e la vista delle Eolie da brivido, di Oliveri con la sua lingua di terra e sabbia, con i suoi laghetti naturali da una parte e dall'altra un mare meraviglioso e una montagna a sormontare tutto, dove in cima Tindari risplende e si oscura con il calare del sole.

Scogli a Cefalù






 







   









E poi si ritonava nella nostra dimora, a Tusa, dove l'appartamento con le sue terrazze ci rigenerva e ci regalava attimi si relax assoluti, sigarette impagabili al tramonto e colori mozzafiato


 
Da Castel di Tusa siamo partite
direzione Novara di Sicilia, un bellissimo Borgo d'Italia che sta nell'entro terra e passa attraverso le gole dell'Alcantara e si avvicina all'Etna. La mets sarebbe stata Sant'Alessio di Sicilia, località appena sopra Taormina che ci avrebbe permesso di vedere dei posto magnifici come montagne, boschi, terra bruciata, pietra lavica e fiumi sulla via dell'andata, e una volta lì le bellezze di Taormina e dintorni.


La strada che abbiamo percorso verso l'entro terra è stata una strada di tornanti, dove per fare dieci chilometri ci volevano ore interminabili, dove non passava un auto nemmeno a pagarla e dove tutto intorno era di colore senape e poi rosso, prima ancora verde smeraldo, umido e marrone, poi di nuovo pietra, sia di città lasciate abbandonate, sia di piccoli borghi che vedevi spuntare dopo un ponte sopra il nulla.

 

 
 
Proseguito il viaggio siamo finalmente arrivate alle Gole dell'Alcantara, un fiume giacchiato che attraverso l'erosione ha creato delle gole stupende attraverso la roccia lavica. Il percorso - a pagamento - che abbiamo fatto non ci ha molto soddisfatte per via della gente, della tantissima gente che c'èra. Sembrava di essere al parco delle Cornello, dove all'ingresso ai un mega bar, un ristorante, un mini centro commerciale di suvenir e cazzate simili. Ma quando siamo scese al fiume e come delle cretine abbiamo provato a metterci i piedini dentro, siamo rimaste a dir poco pietrificate. Alcune di noi, più temerarie, per sconfiggere l'effetto sora Lella che si era appropriato delle loro caviglie, lo hanno pure attraversato il fiume... Io ho resistito a dir tanto venti secondi .



E' un posto davvero molto suggestivo, strano a dire il vero, dove si mercolano siciliani con turisti, ma quelli un po' beceri, quelli che si costringono con teli e birre e asciugamai in due metri quadri di 'spiaggetta'.
Un po' come se fosse la nostra grigliata di Pasquetta sulle rive dell'Adda, dove ci sono i tamarri dorso nudi che fanno andare le bracciole, avete presente? ecco, direi una cosa simile.


E non che delude, per carità, solo che dopo tutto quel difficile tragitto in auto, le sette euro d'ingresso per vedere praticamente il nulla (nel senso che non c'era bisogno di un percorso ne tanto meno una visita guidata per vedere le meravigliose gole), un po' di amaro in bocca ti rimane.
Amaro subito tolto da una suprema granita al limone.. dio quante ne abbiamo mangiate!

Comunque non c'era molto tempo da perdere, erano le sei del pomeriggio e sant'Alessio di Sicilia ci aspettava, soprattuto le tende da montare scalpitavano nel baule.
 
Arrivati a Sant'Alessio, non una meta imperdibile diciamo, avevamo già quasi voglia di stare lì poco, il tempo di visitare Taormina e poi chi si è visto si è visto.

Isola Bella di Taormina
Il Teatro Greco di Taormina... ecco, vogliamo parlarne? No perché io ho anche visto quello di Siracusa.. e avete idea cosa sia quello di Siracusa? Giuro, non ha paragoni.
Anche la bella Taormina ci ha lasciato un po' così, niente di che, niente che non si possa trovare in altri paesi della Sicilia, anzi, magari meno turistici. Tant'é 

 


La verà bellezza l'abbiamo finalmente respirata arrivate nella zone che preferiamo della terra sicula: la provincia di Siracusa e Ragusa. Posti stupendi, itinerari indimenticabili, colori folli, gente con la quale conviveresti tutto l'anno. Erava a San Lorenzo, un paesino piccolo piccolo (un campeggio, un agriturismo, un alimentari e a posto così) che stava tra Noto e Avola e Pachino, diretto sul mare. 
Arrivate al campeggio un po' provate, abbiamo trovato anche abbastanza in fretta il posto, e una volta entrate nel camping ci si sono bagnati gli occhi dalla contentezza: tutti rilassati, chilometri di olivi, amache appese agli agli alberi, restoni in giro tranquelli e sereni, tavolate di gente che mangiava insieme durate la siesta pomeridiana e un sole bellissimo, che così bello non ci è mai sembrato di vedere.
Montiamo la nostra tenda e comincia la settimana più bella di tutta la vacanza: Ragusa Ibla, bellissima, un presepe a tutti gli effetti, le cene e la merenda al Ciclope di Avola, il nulla di Pachino, l'incantevole Marmameni (la vera sopresa, insieme al Duomo di Ragusa Ibla, di tutta la vacanza), la sagra del Tonno (io, in umido con cipolle, please!), i porticcioli e i vicoletti, i negozi di tessuti e il cous cous... STUPENDO! E poi la nostra riserva di Vendicari, lì ad attenderci come l'anno scorso con la bellissima Calamosche. La bella Fontane Bianche, uno specchio d'acqua anche se un po' troppo affollato per i nostri gusti.  La cena come di rito a Noto, bella come sempre.
E poi CapoPassero, il posto più bello che abbia mai visto: verso l'Isola delle Correnti, dove si scontano i quattro venti e dove si incontrano mar Ionio con il Mediterranio, è uno dei luoghi più suggestivi che abbia mai visto, nonché la punta più a sud di tutta la Sicilia, dove ti arriva anche l'sms di vodafone per avvisarti del cambio tariffa internazionale!



E poi è tempo di partenza, dopo una settimana spaparanzati all'ombra dei nostri amati olivi a San Lorenzo prendiamo i bagaglia e ci dirigiamo verso quella che sarà la nostra utlima due giorni, una due giorni catanese, come di rito. E allora eccoci nell'oscusa e miliare Catania, tra il suo asfalto nero e palazzi quasi gotici, con delle atmosfere metropolitane e noir che solo chi c'è stato almeno una volta può respirare.






ma non ci acconentiamo del nostro ultimo bagno a CapoPassero, e così ci dirigiamo verso AciTrezza, AciCasello e tutte le meravigliose cittadine limitrofe a Catania, ci godiamo gli ultimi panorami e poi andiamo a fare un saluto all'Enta, tanto caro l'anno scorso e tanto bello ancora quest'anno 

Fine (per quest'anno...)

venerdì 12 novembre 2010

In bianco e nero

così, che via piaccia o meno, che vi stia indifferente oppure vi susciti odio, che la conosciate oppure no, volevo dirvi che per l'unica volta che ho avuto piacere di parlare con la Consoli, mi sono ritrovata davanti una donna bellissima, con un carica pazzesca, sensuale e intelligente, romantica e grintosa, con quella parlata siciliana a dir poco pregevole.

ecco, mi è sembrata una bella persona. un po' logorroica, ma nel suo, nostro, caso, non l'ho trovato affatto un difetto... tranne quando ho dovuto sbobinare l'intervista. E mi sono accorta di una cosa: lei non va a concetti, le va a parole. E ci tiene talmente tanto che quello che dice venga capito e interpretato come dice lei, che è capace di raccontarti una cosa nei dettagli, senza tralasciare nulla, con mille riferimenti, centinaia di parentesi, salvo poi riprendere (a differenza mia) dal punto esatto, senza ponti, quindi devi stare super attenta quando parla... ed è molto bello sentirla parlare, sentirle cambiare tono della voce, imitare noi milanesi, guardarti con quegli occhi che sanno di arance, etna e mare.





non è stato uno di quegli incontri che mi hanno cambiato la vita, ma è stato uno di quegli icontri che mi hanno fatto accorgere di qualcosa.






E una cosa è certa: io il giro con la littorina del '37 Circumetnea lo voglio fare. cazzo se lo voglio fare!

mercoledì 10 novembre 2010

ultras Lady Gaga

martedì all'Olimpico di Torino si giocava Torino-Albinoleffe; inizio partita ore 20.45, fine partita ore 22.30
martedì al palazzetto dello sport di Torino andava sul palco Lady Gaga con il suo bel concerto; ora inzio 20.30, ora fine 22.30

martedì d. usciva dall'ufficio alle 16.45 diretta allo stadio, invitata da brave persone a vedere la partita, un po' perché porta fortuna, e un po' perché le piace il calcio in generale, anche se è juventina e quindi non si direbbe.
martedì f.z. usciva dall'ufficio, sempre alla stessa ora, diretto al concerto.

alle ore 22.45 d. e f.z. si incontrano sul piazzale dell'Olimpico, che poi è anche il piazzale del Palazzetto, e si salutano calorosamente, dandosi appuntamento per il giorno dopo, come sempre, in redazione.
come noi sul piazzale si incontrano e si scontrano ultras granata con ultras lady gaga e in un'atmosfera surreale, di quelle che vorresti vivere almeno una volta nella vita, con cori beceri e insulti fantastici, con una goliardia nel cuore dei maschietti esternata da paura alle giovani fanatiche della vice Madonna, insomma: un puttaniaio!

alle ore 23.45, bloccati in un traffico micidiale per colpa del concerto di Lady Gaga, M.M. abbassa il finestrino e urla agli ultras lady gaga: "Quanto è finita?"
gli u.l.g. rispondono: "Come?"
M.M.: "Quanto è finito il concerto, insomma, quanto hanno fatto. Chi ha vinto?"

è stato a dir poco il momento più divertente di tutta quanta la serata.


  vs.

martedì 9 novembre 2010

automatici

stamani in auto, sul viale forlanini, con l'acqua giù dal cielo, un grigio vagamente milanese e senza autoradio perché me l'hanno rubata, mi sono messa a cantare "Time of your life" dei Green Day.
sono stata davvero brava, specie sull'attacco di chitarra e sulle pause.
'fuck!

mercoledì 3 novembre 2010

che poi, voglio dire

che poi: la Juve ha vinto con il Milan, anche se sarebbe meglio dire che il Milan ha perso con la Juve, perché in raltà noi ci abbiamo messa l'anima, ma il Milan proprio non c'era. ma tant'è, l'ennesimo gol del grande amore della mia vita mi ha fatto uscire un urlo liberatorio che non potete capire.

che poi: domenica sono andata a Brescello per la presentazione del nuovo disco di Zucchero. Brescello, il paese di don Camillo e Peppone, dove appena entri vedi sui balconi i panni stesi e tra quei panni almeno tre sono rossi e almeno due raffigurano Che Guevara. Ho mangiato salumi e gnocco fritto, tortelli di magro e con la zucca, spalla cotta con patate e bevuto lambrusco fino farmelo uscire dalle orecchie, il tutto all'interno del circolino arci di Brescello. Mi sono fatta rapire prima di tutti gli altri giornalisti, tornando sulla macchina presidenziale di Buia e con Zanetti, cantando sulla via verso casa i Beatles e i Talking Heads.

che poi: la stessa sera sono rientrata diretta al pub, mi sono cambiata in occasione di Halloween (non l'avevo mai fatto prima) e ho lavoricchiato lì, salvo poi andare a letto e svenire addosso a un uomo fantastico.

che poi: lunedì sera sono andata a cena dalla Manu con le ragazze ed era una vita (vacanze a parte) che non le vedevo in una serata così rilassante e tranquilla. Sono le migliori ragazze che ci siano.

che poi: ieri ero di guardia e ho lavorato come una pazza, andando pure al concerto di Sting di ieri sera agli Arcimboldi. Volete un commento? eccolo: Sting ha scritto delle canzoni bellissime.







fine
anzi, fine nulla.
oggi a pranzo sono andata a mangiare il pesciolino fritto in piazza XXIV maggio con il Panz ed è stato rigenerante.

fine.

peolple, I know

ho capito come importare tutto, ma proprio tutto, il blog che avevo su MySpace.
sono felice di poter inglobare in un solo diario virtuale i miei ultimi tre anni di vita spericolata e a tratti maleducata

venerdì 29 ottobre 2010

basta dirlo, magari prima

eh lo so. è che quando mi metto in ufficio ad aprire il blog, non mi viene mai in mente nulla di mio.
cioè: mi vengono in mente un sacco di episodi o di post da due righe (come vorrei che fossero tutti i miei post...) e poi me ne dimentico, oppure scordo la chiave ironica con la quale avevo messo giù un episodio, o ancora peggio, mentre lo trascrivo, mi rendo conto che forse non è così interessante da essere pubblicato.

ma poi mi domando: il blog l'ho fatto per me o per gli altri?
non nego che un minimo di pavoneggiamento ci sia, ma se penso al vero motivo per cui aprii quello su Myspace e poi questo, specialmente, questo, mi rendo conto che l'ho fatto più per me che per gli altri.

e allora fanculo: fanculo lo stile, le foto che non riesco a centrare, le didascalie che non riesco a mettere e che mi rallentano i reportage delle mie trasferte; fanculo le cose senza senso che mi verrebbe da scrivere ma che non faccio perché forse non fanno ridere o perché ho paura di ripetermi.

il fatto tanto non cambia: non faccio ridere (faccio sorridere, il che secondo me non è male) e mi ripeto sempre.
quindi, come dicevo sopra: fanculo.

a me piacciono poche cose: la mia famiglia (protagonista di innumerevoli vicende sul mio blog precedente), la juventus (protagonosta sempre e soprattutto comunque), la musica (ci lavoro tutti i giorni, a volte mi limito nel parlarne per il bene di tutti e dei diretti interessati che magari potrebbero capitare su queste pagine), le citazioni cimatografiche (un giorno vi racconterò l'importanza e l'onnipresenza nella mia vita di Salvatores e della sua triologia, specialmente di Marrakech Express) e musicali e letterari (ve lo mai detto che adoro Eugenio Montale?)  e così via.

Il mio tempo adesso lo passo spesso al pub dove lavoro il giovedì, il sabato e la domenica (sì, questo forse lo sapevate già...). Sta proprio dietro la mia redazione, e visto che ho intrappresto una roccambolesca quanto sincera e intensa relazione con il proprietario, passo qui (perché adesso sono qui) la maggior parte delle mie serate.

E' un luogo familiare. Non pensavo di poter frequentare un posto così (così si riferisce al modo in cui lo frequento, non al posto in sé). Mi trovo bene, la clientela è varia, si passa dai nazional socialisti negazionisti che si dividono in due categori, quelli irrecuperabili e coglioni (come se servisse specificarlo) e quelli che in fondo in fondo così radicati non lo sono, del tipo che comunque non si mettono in discussione e sono fermi sulle loro... come chiamarle... idee? sì, va be', chiamiamole idee, ma che però nel momento in cui loro sono clienti e io la cameriera mi strappano un sorriso, sono attenti e cortesi e sanno un sacco di musica e film che piacciono a me, per cui su alcune cose per forza ci troviamo anche d'accordo a parlare... salvo poi quando mi rendo conto che sto parlando con qualcuno che brinda a "Hitler nell'alto dei cieli" e mi vengono i brividi.
Ma credetemi, c'è la parte goliardica e c'è quella seria. Basta saperlo.


L'altra parte della clientela, che è poi la maggior parte, è fanatica di calcio. E con fanatica intendo proprio fanatica. Non semplici tifosi, ma gente che ha passato anni in curva e in trasferta, gente che ne ha viste di tutti i colori, gente di sinistra, di destra e anche non schierata, ma che fa del pallone, come me, una fede che va oltre ogni cosa, anche oltre al tifo. Una cosa di cui parlare senza vergognarti quando te la prendi seriamente perché magari qualcuno può dirti che 'stai parlando semplicemente di uno sport'... No, perché per noi non è così.

Vediamo. Poi ci sono quelli dell'Auditorium qui accanto: gente impettita e borghese che viene a vedersi i concerti dell'Orchestra Verdi e pretende di venire in una birreria e essere trattati come in un ristorante di alta classe. Questi sono i miei preferiti.

Ci sono i clienti abituali: quelli che magari fanno uno sport (chi tennis, chi pesca, chi calcio) che finite le riunioni o gli allenamenti passano di qua lo stesso giorno alla stessa ora ordinando sempre le stesse cose.

Ci sono quelli occasionali, e anche qui si dividono in due categorie: quelli che capiscono subito l'atmosfera del nostro locale e la rispettano, incuriosendosi di tutto e un po', e quelli che pensano di essere migliori di noi solo per il fatto di essere clienti, e questi non hanno vita molto lunga.

Ecco tutto. Ora sono qui, il locale è ancora chiuso, apre tra venti minuti. E' la prima sera di tutta la settimana che riesco a passare qui e penso ci starò fino a chiusura. Nelle serate precedenti sono sempre stata via per lavoro o ammmmore, per cui questa sera me la godrò un po' in santa pace.

Avevo aperto il pc per lavoricchiare un  po', domani sono di guardia e in realtà potrebbe essere morto Bob Dylan in questo istante, per cui volevo controllare che tutto fosse a posto.

E poi ho cominciato a scrivere. Ed è bello. E dovreste vedere quando sto bene con le mie piccole ditine sui tasti a battere. E con la bocca che segue il ritmo delle parole... praticamente sembro una deficiente.

va be', volevo raccontarvi anche un sacco di altre cose, ma i post troppo lunghi  non mi piacciono e questo mi sembra già fin troppo espanso.

vi bacio però, questo sì.

c c c c c c c change

 apertura juve 17

Aquilani: "La Juve mi ha cambiato"

speravo che finalmente avesse smesso di collezionare mezzi busti del Duce, questo fascistello qua, e invece...

Il centrocampista: «Ora so anche difendere e voglio vincere in bianconero»

ecco, bravo, facci vincere qualcosa

super Krasic

evvabbe', ridiamoci su


mercoledì 27 ottobre 2010

intolleranze /4

al pub

"Ciao, scusa, quanto costa una porzione di nachos?"
"2 euro e 50"
"E le patatine fritte?"
"4 euro e 50"
"Ah ok, ti diamo 7 euro, ci porti una porzione di tutti e due?"
"Certo, grazie"

...

"Scusaci, abbiamo 2 euro..."
"Sì, dimmi"
"Ci porti un'altra porzione di nachos?"
"No."
"Be' ma dai, facci uno sconto comitiva..."
"No."

(purtroppo, segue...)

lunedì 25 ottobre 2010

intolleranze /3

ho passato i miei ultimi turni di lavoro al pub in maniera davvero delirante.
la scena più bella ho avuto il piacere di gustarmela di persona, giovedì sera, dopo che la juventus aveva pareggiato, dopo che il club del toro se n'era quasi andato del tutto dopo le ultime tessere fatte, dopo che i miei soliti tavoli del giovedì (quello del club di pesca, quello con il tipo fissato che nell'hoegaarden ci vada il limone, quelli che vogliono mangiare a mezzanotte e mezza quando sanno che la cucina il giovedì chiude a mezzanotte, e così via...) erano stati luquidati con sorrisi e musi duri.

All'una e venticinque di notte, quando ormai alcune sale del pub (pub che come sapete devono chiudere alle due in punto altrimenti son cazzi) erano chiuse, mi entra un gruppo di quattro persone composto da due coppiette.

Non pretendo che tutti sappiano cosa significhi 'chiudere una sala', ma in sostanza quando succede si è ormai in dirittura di arrivo, la clientela è poca, si cominciano a chiudere le sale lasciando tavoli liberi in una sala soltando, cercando - nell'ultima mezz'ora di apertura - di raccogliere la poca clientela tutta insieme.

Non riuscirò a spiegarvela come si deve, ma sta di fatto che il gruppo di quattro entra, saluta un collega che però sta uscendo a fumare e decide di accomodarsi da solo. E dove va a sedersi secondo voi?
Il gruppo si dirige a l'unico tavolo 'tirato su' presente nella sala grande.
L'unico tavolo, dico, con la sedia ribaltata su panchina e tavolo.
E come fa ad accomodarsi lì, direte voi, se 'il tavolo è chiuso'?
Semplice: tirano giù la sedia, la sistemano e si accomodano.

Mi accorgo della scena e cerco di fare un respiro come si deve.
Mi avvicino al banco e al responsabile chiedo il permesso di spostare i clienti, a prescindere.
Lui mi dà l'ok.
Mi avvicino al tavolo e dico: "Scusatemi, vi farei spostare ad un altro tavolo. Qui c'era su una sedia, e quando c'è su una sedia significa che il tavolo è stato chiuso. Se mi seguite vi mostro il vostro il tavolo..."
Le due coppiette borbottano qualcosa, sinceramente penso che stessero pensando a cosa replicare, ma il fatto è che da replicare proprio non c'era nulla. E invece...

"Prego, vi tolgo le carte ele briciole che ci sono sul tavolo e vi faccio accomodare qui"
(una delle due ragazze): "Non ci sarebbe un tavolo più bello?"
"No, mi spiace, all'una e venticinque di notte, quando un locale chiude alle due, questo è il tavolo migliore che possiate trovare"

E vi assicuro: il tavolo era veramente in una bella postazione (salvo che ci siano postazioni di serie A o di serie B)

(sempre la stessa ragazza): "Ma scusa, ci sposti da un tavolo che hai già pulito per metterci su un altro tavolo, e ce lo pulisci al momento?"
"Potrei anche spiegarti la differenza tra 'chiudere un tavolo' e pulirlo semplicemente, ma non mi sembra il caso. E poi di solito si entra in un locale, si saluta e si aspetta che qualcuno vi faccia accomodare"
(interviene il fidanzato): "Noi abbiamo salutato, e quello è uscito a fumare. Ci stai dando dei maleducati?"
"Non ho mai detto che siete maleducati"
(fidanzato in coro con la fidanzata): "Senti guarda, siamo tutti stanchi e abbiamo tutti appena finito di lavorare, quindi capiamo..."
"Ma io non sono stanca", dico rilassata e scuotendo il capo
(l'amico, l'altro ragazzo dell'altra coppia): "No non hai capito, noi è una settimana che veniamo qui tutte le sere..."
"Be', io è un anno e mezzo che lavoro qui, cosa facciamo, andiamo avanti ancora per molto?"
(la ragazza che ha iniziato a rompere i coglioni): "Ve be' senti, se è un problema di pulizie te lo pulisco io tavolo"
Alché faccio un balzo giù dal banco, mi illumino d'immenso, e appoggiando la mia mano dietro la schiena della ragazza (da notare che i quattro ancora non si erano seduti dove gli avevo indicato io), dico sorridendo: "Perfetto! A me va più che bene, prego...".


Lì si vede che l'ironia delle loro anime è volata via all'istante, e anziché fare come avevano detto, hanno preso la porta e se sono andati.

Peccato, secondo me lei con il Pronto Legno Vivo in una mano e una spugna nell'altra sarebbe stata benissimo. Per non parlare di lui che pulisce le briciole, gusci di noccioline, patatine bagnare, scontrini spezzettati, e sottobicchieri inzuppati e fatti a pezzettini su tutte e tre le panchine che circondano il tavolo. E quanto l'avrebbe sollevata bene la sedia sopra il tavolo, il loro amico. All'altra ragazza, che con onestà intellettuale (mi piace pensarla così), non si è affatto pronunciata, farei scopare sotto il tavolo.
Il mocio lo facciamo riempire d'acqua e detergente sempre alla succhiacazzi di prima, e le facciamo dare pure una bella passata negli angoli spostando le panchine.


(segue...)

mercoledì 20 ottobre 2010

molto forte, incredibilmente vicino

Domanda: Si può consigliare la stessa cosa, per noi emotivamente coinvolgente, a due persone diverse?
REisposta: Sì, a malincuore, sì.


Capita di voler condividere qualcosa con qualcuno per dei motivi e con qualcun altro per motivi differenti.
Ma il risultato qual è? Lo stesso: ovvero che entrambe le persone andranno a casa felici, allo stesso modo, per lo stesso motivo.
Non sarebbe giusto, non sarebbe 'sentimentalmente' onesto.

Nessuna complicazione per quel che mi riguarda, anzi, mai stata più sicura di questo momento.
Il mio pensiero è causa di altri pensieri, passati. E di situazioni, che capitano, una volta qua e una volta là.

Ho l'abitudine, anche se qualcuno lo definirebbe 'vizio', di portare nel mio mondo chi mi sta attorno.
E allora succede, succede che certi film, certi soprannomi, certe canzoni, certi libri vengano condivisi, consigliati, anche a chi non se lo merita; per partito preso, per insicurezza verso noi stessi (per la quale si giocano carte sicure), per trasporto emotivo, per amore, solo per amore, ma succede.

E quindi è così, consiglio la canzone tal dei tali a chi non la conosce, spinta da amore sublime oppure per conoscenza. Consiglio il libro della mia vita, perché in quello c'è racchiusa tutta l'ironia che mi appartiene, tutti dei modi di fare miei che mi contraddistinguono, tutta la mia anima... ma lo consiglio a uno perché lo amo, all'altro perché voglio fare la figa, a un altro/a ancora perché gli/le voglio semplicemente un gran bene, e a un altro ancora ancora perché non è abituato a queste cose e potrebbe sorprendersi.

Succede. E' un po' come portare più di una persona in uno stesso luogo o paese, mostrargli quello che i nostri occhi hanno visto in passato e quello che vedono in quel momento... ed è così, fine. Punto e a capo.

Ma sapremmo noi, reggere l'importanza di certe azioni? Sapremmo subirle e non far vincere gelosie e sospetti e intolleranze ridicole?

Chi lo sa.
Io no.
Voi, forse, nemmeno.
A posto così, non ve lo sto mica chiedendo


Buonanotte

giovedì 14 ottobre 2010

i'm so sorry

 
ivan il pazzo
Mi dispiace. Mi dispiace che la Rai non abbia interrotto immediatamente il collegamento con lo stadio di Genova.
Mi dispiace per i liguri ai quali del calcio non importa nulla che si sono trovati messa a ferro e fuoco la loro città.
Mi dispiace che la UEFA ci abbia impiegato così tanto a capire che era da annullare.
Mi dispiace che La Russa se ne esca con i complimenti alla Polizia.
Mi dispiace che la Polizia abbia fatto una cazzata dietro l'altra, prima quella di mettere i nazisti nello stadio per evitare gli scontri fuori, secondo quella di non aver saputo gestire la sicurezza interna.
Mi dispiace che questi nazisti di merda vengano chiamati 'tofosi': io, sono una tifosa. Loro, no.
Mi dispiace aver visto bruciare una bandiera albanese.
Mi spiace che la gente non si renda conto che questo non è calcio.
Mi spiace che il primo a non rendersene conto (mi spiace, per quanto però non ne avessi dubbi), è il VOSTRO Ministro degli Interni Maroni che non ha capito cosa stava per arrivare in Italia, quando una settimana fa Belgrado è stata messa al rogo dagli stessi nazionalisti che hanno invaso la nostra Genova.
Mi spiace che sempre il VOSTRO Ministro degli Interni Maroni sia uscito con delle dichiarazioni che più stupide e inopportune non si può: "Se avessimo una Tessera del Tifoso europea questo non sarebbe accaduto".
Mi dispiace che Maroni possa essere così stronzo, ingenuo o che dir si voglia da tirare l'acqua al suo mulino, un mulino fermo e secco, quando si sa benissimo che questi sono terroristi e se li abbiamo fatti arrivare fin qua, hanno quasi ragione in Serbia, siamo proprio dei coglioni noi.
Mi dispiace perché la gente poi non capisce.
Mi dispiace perché poi la gente vuole il minuto di silenzio per gli alpini quando non c'entra un cazzo con il calcio.
Mi dispiace che gli alpini volontari da sei mila euro* al mese siano morti, mi dispiace per loro e per le loro famiglie. Ma perché quando muore un volontario della Croce Bianca per un servizio o per un incidente, il derby non si ferma e non ci fanno un minuto di silenzio?
Siamo un Paese di iprocriti. Siamo un Paese che non dovrebbe guardare più la televisione, perché non tutti possono permettersi di ricevere certe informazioni senza caderci dentro e farsi fregare. Non tutti, mi spiace.
Mi spiace perché io non ho la tv da gennaio e sto da Dio.
Mi spiace perché voi pagate un decoder che vi hanno imposto e lo pagate per non avere nessun servizio in più rispetto a prima. Pensateci: non è possibile che senza decoder io non possa vedere il televisore.
Questa è dittatura.

Fate voi.
Intanto Marta Vincenzi dice la sua



* mi fa ridere che uno che si dice volontario prenda dei soldi a fine mese.
mi fa ridere che uno che va in guerra (e non a diferendere il nostro Peaese, sia chiaro, perché a noi non ci si fila nessuno) e muore venga trattato da eroe e martire.
mi spiace che c'è qualcuno che quando sente frasi come le mie dice subito 'allarme al comunimso' o spaccia questi concetti per demagogia.
la demagogia la fate voi, nelle vostre case.
la fate voi privi di valori, come privi di valori sono i vostri gesti.
bisogna essere intelligenti per stare al mondo, mica è da tutti.
qui c'è gente che viene ammazzata di botte perché in taxi investe un cane e scende a chiedere scusa.
porco il mondo.

martedì 12 ottobre 2010

intolleranze /2

ah, va tutto bene.
ho un virus a stomaco e intestino che non mi da tregue, ma tutto bene.
lampedusa, stupenda (vi racconterò), la gita sabato alla Fravort pure (vi racconterò anche quella), il giorno dopo la gita passata a rotolarci nel letto fino alle quattro del pomeriggio anche (non vi racconterò nulla, tranquilli).

i soldi mancano sempre, evito pure di entrare nei negozi altrimenti mi innervosisco.
vorrei cambiare il pc e telefono, non per essere più tecnologica, ma per semplificarmi la vita.
e invece che faccio? faccio le tre tutte le sere e la mattina crollo in giro, barcollando manco fossi ubriaca.
non riesco a prendere un altro ritmo, o forse non voglio.

e state tranquilli: la cassettiera non l'ho ancora montata, il caricabatterie non l'ho ancora trovato e nemmeno il porta sigarette.
ho optato per delle soluzioni: ho portato i vestiti estivi a casa dei miei recuperando quelli invernali e quindi mettendo un po' d'ordine, ho comprato un nuovo caricabatterie con adattatore usb (cazzo come sono avanti) e uso una scatola caramelle di liquirizia pura come portasigarette.

che altro? sono un genio.
rientro nella lampada, ciao

giovedì 7 ottobre 2010

tarm

ma, cazzo, mi sono dimenticata di questa

guarda l'angolo del cielo

devo stilare una classifica. odio le classifiche.
invece adoro le liste.
adoro, davanti a un problema, fare la lista dei pro e dei contro e capirci qualcosa di più.
poi, non è che adoro fare così, è che mi viene.

comunque. sono nel panel di votazione per stilare il meglio della musica italiana degli ultimi dieci anni.
miglior artista, miglior canzone, album, live.. quelle cose lì insomma.

i miei nomi sono sempre quelli: capossela, afterhours, baustelle, virginiana, perturbazione, paolo conte... poi c'ho dovuto mettere pure tiziano ferro, perché è così, elisa e quelle cose lì.
ok esprimere un parere personale, ma bisogna anche essere obiettivi.
detto ciò, io so qual è la canzone più bella del decennio.

è questa



fine.

venerdì 17 settembre 2010

giù le mani

Giorgio "iononmollouncazzo" Chiellini
"Giorgio Chiellini,  il cui rinnovo tarda, tuttavia, ad arrivare e così i top club europei fanno a gara per cercare di strappare il difensore della Nazionale a Madama. In estate si è parlato di Real Madrid, con Mourinho che si diceva entusiasta di poter allenare il livornese. Ora, a quanto scrive il sito tedesco 4-4-2.com, è il turno del Bayern Monaco, che ieri sera ha spedito uno scout a visionare il 26enne contro il Lech Poznan".
Perché tanto lui non viene. Lui sta da noi, ad aspettare il Capitano che tira cross su calci piazzati o di prima. Lui sta con noi a parlare ai microfoni con quel suo accento pisano (e non livornese!) che fa rabbrividire, con quel nasone che investe la telecamera e con quella diplomazia da grande signore, quasi fosse un fratellino di Del Piero, con il carattere completamente opposo rispetto a quello del numero 10 della Juve, ma che rispetta e stima e quindi si comporta di conseguenza, difendendolo, essendogli complice ma senza dirglielo, casomai con una pacca sulla spalla o uno sguado consapevole, che lo immedesima nelle interviste e nelle dichiarazione da porta voce bianconero quale è diventato. Giorgio rimani, rimani a segnare, a sbagliare, a correre, a prendere botte e a darne, rimani a difendere, quando te lo ricordi, perché sei proprio bravo e non ti ferma nessuno e quando ti ricordi di scendere e se scendi non sei da solo ma qualcuno accanto a te ti da una mano, sei davvero forte.

Poi.

Vedere in campo Lanzafame ieri è stato come morire. Non c'entrava la porta nemmeno a supplicarlo in ginocchio. Motta ha fatto quel che ha potuto, ma è ancora troppo scarso. Di De Ceglie sapete che non amo parlare, e per non inferiere non dirò nulla. Felime Melo è smepre più un coglione e Sissoko ieri non c'era proprio. Manninger si è infuriato con la difesa a metà del secondo tempo, ma avrebbe dovuto richiamare l'ordine un po' prima, tant'è che i gol se li è presi eccome. Pepe corre. Potrebbe correre a fanculo, magari una volta lì si ricorda di coordinarsi e lanciare la palla a qualcuno. Il Capitano non mollava ieri sera, non era lucidissimo, ma era abbastanza carico e mi piange il cuore a vederlo ancora così.
E poi scusate...


giovedì 16 settembre 2010

are you listening?

in redazione.
un collega sbadiglia, una collega lo riprende, ammiccando:
"serata impegnativa quella di ieri?"
lui, serafico:
"no, cambio di stagione"

la prima risata incontenibile, eccola qua



mercoledì 15 settembre 2010

intolleranze

mi piace prendere i mezzi pubblici.
mi piace perché si scoprono un sacco di cose, specie ascoltando - distrattamente o meno - i discorsi dei passeggeri.
oggi, per esempio, ho imparato da due giovani studentesse quindicenni in gamba che Arezzo è sul mare e che il pregio di avere poco seno è che non si diventa gobbi (!), che chi fa danza o pallavolo è agevolato, e che i ragazzi ti guardano negli occhi e non

mi è dispiaciuto scendere dal 2 prima che scegliessero la metà per le loro vacanze estive dell'anno prossimo... quando di anni ne avranno sedici.

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