sabato 30 gennaio 2010

awake my soul

ogni tanto penso di non essere proprio così brava a fare questo mestiere.
"meno male", direte voi, che ogni tanto lo penso.
no, mi spiace... "meno male" un cazzo.

non me lo posso permettere.
io devo sapere tutto.
devo sapere chi era uno trent'anni fa, devo sapere chi è adesso l'ad di una major, devo sapere i capisaldi della discografia.
devo saperlo dire, devo saperne parlare.
dovrei riconoscere le facce, in modo da non perdermi nessun particolare.

devo sapere le canzoni. tutte.
perché sennò come faccio a intervistare e criticare?
posso per caso permettermi di sbagliare?
no. no perché mi porto dietro una testata che ha a capo due professionsti del settore.

e devo essere capace di scrivere: scrivere BE-NE!
accenti, virgole, spazi, doppie, i... tutto, devo sapere tutto.

non deve più succedere che il mio direttore mi mandi una mail all'una di notte con oggetto: Daniela, che è successo?
ed è successo che c'è un mio articolo e in rosso tutti i refusi: una ventina, almeno.
errori grammaticali e di contenuti.
cazzo. ma come si fa?
come ce lo si spiega?
"e sì, non l'ho riletto..."
NON L'HO RILETTO???
ma siamo pazzi?
"e sì, ero di fretta..."
DI FRETTA????

'n c'è un cavolo da fare.
questa cosa di aver iniziato così presto, con la valigia carica di passione, deve evolversi un po'.
perché poi le sento le ragazze ogni tanto.
loro fanno tutte le educatrici, e le sento che spesso dicono: "sì quella nuova è brava, ci mette passione, ma non sa quello che fa. non ha finito gli studi quindi le mancano gli strumenti per finalizzare bene il suo lavoro..."

eccheccazzo.
pur'io sono così?
forse sì.
non che per il mestiere si debba per forza avere una laurea in chissà cosa, però cazzo...
la passione dopo un po' non basta più per rimanere dove si è.
ed è cinque anni che vado avanti di passione, imparando ed assorbendo tutto quello che posso...
e se non fosse abbastanza?
se davvero scoprissi che ho solo tanta passione?
che incubo.

è che poi diventa un circolo vizioso, nel senso che più mi appunto cose da imparare e studiare, più ho da lavorare, più mi entrano cose da fare e che mi fanno accantonare il tal libro o il tal disco.
e ho arretrati, ho montagne link che vorrei visitare, storie da farmi raccontare, volumi da divorare.. ma quando?

è che poi uno da per scontato che per essere dove sono abbia delle basi solidissime.
ed è la cosa che mi ha sempre spronata a conoscere e sapere, a bere dagli altri, a divorare le loro informazioni...
forse è perché mi capita di cenare e frequentare gente che ne sa troppo, gente che ha oltre i cinquant'anni e che di questa macchina infernale della musica sa tutto e oltre, perché lo ha vissuto, perché c'era, perché ha contribuito a farla crescere... non sarebbe male come alibi, che ne dite?

l'altro giorno ero in ufficio da Zanna e mentre lui era al telefono ho preso in mano un volume sui Pink Floyd. Una cosa enorme.
quando zanna ha messo giù il telefono e mi ha guardata io gli ho detto: 'io non so un cazzo.'
date, titoli, musicisti di passaggio, scioglimenti, riferimenti, concerti memorabili... ma posso?
no che non posso.
e allora cosa faccio?
imparo.
cazzo se imparo.
vorrei avere quaranta ore al giorno.
ventiquattro, non mi bastano più.

giovedì 28 gennaio 2010

crystal frontier

avrei voglia di vento caldo da Tucson, di strizzare gli occhi per l'umidità delle palle di fuoco infondo all'orizzonte.





avrei voglia di scottarmi i piedi e di fondere i sandaletti di cuoio su asfalto che cola e terre incendiate.





avrei voglia di sabbia che scotta, di arubusti secchi e tutto brace intorno.



avrei voglia di sentire trombe in lontanza, chitarre mariachi che richiamo all'ordine, spazzole che scivolano sui rullanti alla fine della strada.



avrei voglia di aria scoppiettante che entra dal finestrino di un auto, di ciuffi di capelli dorati che battono e pungono sulle guance, di occhiali da sole che vuoi togliere per vedere tutti i colori possibili e reali.



avrei voglia di tequila, sale e limone. dappertutto.
avrei voglia di spettinarmi coccolata dal soffio del cielo, io che così romantica non lo sarei mai, figuriamoci scriverlo, poi... ma adesso avrei proprio voglia di tutto questo.




mercoledì 27 gennaio 2010

come un'inter qualsiasi


questo dovrebbe essere il nostro nuovo uomo?
non lo so, non lo so se lo voglio.
non che non mi piaccia, il buon caro e vecchio Zacc, ma sinceramente, non è un uomo da juve.
non lo è, nessuno lo è.
a parte Lippi, a parte pochi altri, Ranieri compreso, che ancora mi piange il cuore a vederlo sulla panchina della Roma godere del nostro fallimento. Ma fa bene. Eccome se fa bene.
Zaccheroni è un altro Ancellotti. Un altro porcellino sbattuto lì a caso, che non avrà la stima dei tifosi, che si prenderà le fregature di fine campionato, i fischi per non riuscire a tirare in piedi una juve che quest'anno, farebbe bene ad andare in vacanza subito.
e lo dico soffrendo, piangendo, con il cuore crepato.
lo dico però anche da stanca, da una che ha amato e sofferto, è stata in tensione e ha patito le vergogne, ma che sinceramente, ora lascia posto all'amarezza.
L'amarezza che contraddistingue noi tifosi bianconeri intelligenti.
L'amarezza nel guardare una società disfatta, messa lì a caso, dove chi c'è non sa fare quello che dovrebbe. A partire Ferrara, il grande Ciro, numero 2 indiscusso della fortuna juventina, uno di quei difensori dedito alla maglia quanto al pallone, uno di quelli bravi, da spogliatoio, da mordere le cavigli, da fair play... ma lo ripeto, un difensore... una bandiera, certo, ma non un allenatore, o per lo meno, non ancora. Non per la Juventus.
e allora via tutti quanti, a partire da Elkan, che, lasciatemelo dire, del calcio proprio non gli importa nulla. Metteteci Lapo piuttosto, che almento quattro risate ce le fa fare.



Rimpiango Boniperti, cazzo.




ci vorrebbe ancora El Cabezon, altro che gente come Amauri, cazzo.




ci vorrebbe Pablito Montero, lì, a spezzare stinchi, non gente come De Ceglie o Poulsen che nemmeno sa dove sta di casa, oppure quell'arrogante pettinato di Felipe Melo, che se potessi incontrarlo gli farei piegare il braccio e spingendolo per il gomito lo mandere a quel paese.



Io non li voglio questi qui.
Io voglio gente da Juve, voglio gente che sappia cosa siamo, che ci crede.
Voglio il soldatino Di Livio, voglio quel mostro di Torricelli... cazzo rivorrei addirittura Porrini, o Tacchinardi, che arriva da fuori area, la tira di prima e la mette in rete.
rimpiango anche quello stronzo di Nedved.
voglio gente che corre, gente che non ascolta, ma gioca.
gente che non si riversa la colpa addosso.
niente, non c'è più niente. non abbiamo voglia.
ed è per questo che sono stanca, amareggiata.
perché è proprio da juve perdere da stronzi contro la roma.
è proprio il nostro atteggiamento.
e allora, cosa volete che vi dica?
ce lo meritiamo.
e aspettiamo un altro anno.
ci stiamo comportando come un'Inter qualsiasi.
e non ce la faccio. non lo reggo.
tant'è... dopo la B, dopo due anni fuori dalla champions, dopo due anni di assestamento in A, nemmeno questo anno è buono a far niente.
e lo dico con affetto, giuro, con anche speranza, ma con la consapevolezza che non c'è altro da fare che aspettare, a braccia incrociate, l'anno nuovo e il nuovo arrivo di Benitez.
Che arriva dal Liverpool.
Ed io, odio il Liverpool.






venerdì 22 gennaio 2010

I'll be what I am



oggi è una giornata da grandi pacche sulle spalle.
solo quelle.
da sola.
delle grandi pacche sulle spalle.
e vaffanculo.



j. "tu sei la migliore persona che abbia mai conosciuto, e poi non ti sforzi neanche..."
b. "io mi sforzo un sacco, in realtà"


- More bloopers are a click away




martedì 19 gennaio 2010

born to run

anno nuovo, scarpe nuove.
ve l'ho mai raccontata la mia passione per le scarpe?
ora, non pensate subito alla fanatica di shopping che si deve comprare l'ultimo modello...
la mia è una passione diversa.
la mia passione deriva dall'amore per il camminare, dall'amore per il viaggio, per la strada che si percorre.
non ho mai buttato via un paio di scarpe.
ho ancora i dottor martins blu che avevo alle medie, primo perché mi vanno bene ancora, secondo perché sono stati ai miei piedi ovunque.
idem per le mie nike bianche e blu, le prime che uscirono, anno 1998.
poi adoro le mie nike grige e rosse, pagate 19 euro e prese prime di affrontare le intemperie della corsica.
oggi mi sono comprata il mio terzo paio di camper.
un paio me le hanno regalate. le metto poco.
il primo l'ho comprato due anni, le indosso anche in questo istante, e sono state salvezza e la gioia insieme... è un modello che non fanno più, e mi dispiace, perché abitudinaria come sono, avrei ricomprato lo stesso modello e lo stesso colore anche oggi...
tant'è, oggi mi sono fiondata nel negozio in via torino e dopo aver passato mesi a limitarmi ad osservarle, le ho provate e me le sono portate via. Ve le presento, eccole:





la terra, l'afalto, la strada... io divento matta a percorrerle.
mi faccio sempre foto ai piedi nelle terre in cui mi sento a casa.
perché calpestare l'italia, la francia, il portogallo e tutto il mondo insieme, va ricordato.




venerdì 15 gennaio 2010

le cinque cose di Zelda e le mie

cami mi ha dato una bellissima idea

ci provo, anche se non sarò sintetica come lei, un po' perché amo le didascalie, un po' perché mi piace troppo raccontare.






Lampedusa, primi di ottobre, 2009
vista dal mio dammuso a cala creta, con un cielo cattivo, vento freddo, tanta umidità e un sole bollente pronto ad ardere su muri e terra secca.





Stazione di Porta Garibaldi, Milano, 15 febbraio 2009
il mio primo festival di Ssanremo dalla prima giornata all'ultima.
Io e Zanetti fianco a fianco, e tutto il resto.




Pennabilli, Rimini - estate 2008
uno dei posti più rilassanti e ariosi che esitano.
tanta musica, tanto buon cibo, tante dormite e risate, e anche un po' di mare per i tre moschiettieri: vito, dani, bepi





Croce Bianca - dal maggio 2001, di certo una delle cose più durature della mia vita.
il volontariato è come una grande storia d'amore: all'inizio sei curioso e ti annusi, poi ti piace,
poi sei infoiato, poi ti innamori, poi ami, poi passa anche quello e si trasforma in abitudine, poi non ne vuoi più sapere, poi ti rendi conto che senza non puoi starci.




garage di Alessandra, 1997.
perché alla fine con loro mi divertivo, e mi stanno un po' attorno.
perché è stata la prima compagnia, perché anche se non erano gli anni d'oro del grande real, in motorino sempre in due ci sia andava lo stesso.
perché una di loro si è sposata un mio ex fidanzato, e sono perfetti per stare insieme.
perché un'altra è la mia migliore amica dalle elementari e per la sua felicità ho smosso mari e monti.
perché un'altra ancora è una persona speciale che si sposa a maggio, che non vedo e non sento mai perché non ce n'è bisogno, perché quando succede per caso, ci basta guardarci negli occhi e sappiamo già tutto, e sarà così anche il giorno del suo bel matrimonio.


mi spiace di avere a disposizione il database fotografico del pc del lavoro, altrimenti avrei davvero tirato fuori mille altre cose.
(ma non erano cinque?)

salvami stanco e infelice

penso sempre di più che l'unico modo di scrivere che conosco, sia questo.
lavorare al suo fianco, è quello che mi fa dormire bene la notte.


da Rockol, 14 gennaio - Franco Zanetti scrive:

Salvatore Lanzillotta è uomo d'onore, e io gli porgo qui le mie scuse pubbliche (quelle private le ha già ricevute). E' successo questo. Mercoledì 13 gennaio, nel tardo pomeriggio, ricevo un comunicato dalla Universo. Mercoledì pomeriggio, per orientarvi, era il giorno seguente alla comunicazione ufficiale dei nomi degli otto ammessi a Sanremo Nuova Generazione. Il giorno prima, martedì, in redazione ci eravamo sbattuti non poco - non solo per arrivare a dare la notizia praticamente in contemporanea con la pubblicazione dell'elenco sul sito della RAI, ma anche per riuscire ad avere sugli otto miracolati qualche straccio di informazione da poter fornire ai nostri lettori (sempre ammesso che fossero interessati). Immediatamente dopo, mi era toccato seguire da vicino il nascente "caso" di una delle otto canzoni accusata di non essere inedita. La mattina seguente ero stato intervistato da Blogosfere, e dopo la pubblicazione dell'intervista mi ero imbufalito non poco leggendo alcuni dei commenti (quasi tutti rigorosamente anonimi, come è poco condivisibile abitudine, molti dei quali scritti da gente che evidentemente non aveva letto bene - anzi, mi correggo: probabilmente sono io che non mi ero fatto capire bene...). E insomma, da due giorni stavo dietro a queste faccende sanremesi, e non potevo fare a meno di domandarmi, in un angolino del mio cervello, se fosse davvero serio e adulto dedicare tutto quel tempo e tutto quell'impegno a un concorso di canzonette (sì, lo so, è il lavoro che mi sono cercato io, ma capirete che a volte possono anche venire dei dubbi esistenziali, specialmente pensando che prima o poi ti toccherà spiegare a tuo figlio che i pannolini glieli hai comprati con i soldi che ti hanno dato per occuparti di cantanti di musica leggera). Quand'ecco l'email di Salvatore Lanzillotta, che segnala e racconta il "caso" di una certa Janet De Nardis, candidata a Sanremo Nuova Generazione e non ammessa - anzi, il comunicato diceva "censurata" - perché la sua canzone, intitolata "Tanto paga Papi", era stata ritenuta "non idonea" dalla commissione incaricata. Che fa, in questi casi, un giornalista normale, alle sei e mezza del pomeriggio? A scelta, o pubblica il comunicato, possibilmente riscrivendolo un po' per non fare il solito taglia-e-incolla della maggioranza dei colleghi, oppure cestina, spegne il computer e si avvia verso casa. Invece io, idiota che non sono altro, un po' per curiosità (solleticata, lo ammetto, dalla fotografia della signora "censurata", che potete conoscere meglio qui), un po' per tigna, un po' - anche - per senso del dovere ("metti che domattina la notizia è su tutti i quotidiani e noi l'abbiamo bucata"), scarico la canzone seguendo il link fornito da Lanzillotta, l'ascolto, identifico a orecchio un verso oggettivamente un po' questionabile ("il nano se la ride", che se lo collegate col titolo del brano non lascia adito a molti dubbi), vado a leggere il regolamento del Festival, e poi mi metto a scrivere a Salvatore Lanzillotta una email puntigliosetta e spocchiosetta di quelle che mi riescono tanto bene e che mi fanno tanto detestare dagli uffici stampa (che hanno ragione, a detestarmi, e che però sanno che, essendo stato io uno di loro, magari spesso rompo le balle, ma non sempre ad minchiam). Spedisco l'email, nella quale davo il meglio - quindi il peggio - del mio spirito da causidico mancato, spengo il computer e vado verso casa. Nella mail chiedevo a Salvatore Lanzillotta - in un tono davvero fastidioso, lo riconosco - di farmi avere "il testo integrale della canzone e il documento della RAI in cui si dichiara 'non idoneo' il brano, con la data in cui è stato spedito". Nei panni di Salvatore Lanzillotta, voi cos'avreste fatto, ricevendo una mail così antipatica alle 18,40 del pomeriggio? Ecco, bravi. Avreste mandato affa il mittente e ve ne sareste andati a casa anche voi. Salvatore Lanzillotta, che è uomo d'onore e professionista serio, non l'ha fatto. Mi ha invece risposto con una email molto, molto garbata - spedita alle 19,17 - nella quale mi allegava quanto gli avevo richiesto. E, supremo schiaffo morale, ha chiuso la sua email con una frase di grande eleganza: "Grazie per l'attenta riflessione". Capite? Ha definito, con appuntita ironia, "attenta riflessione" il mio sbocco moralista delle 18,30, dettato da un rigurgito di disgusto per Sanremo e per tutto quello che ci sta dietro e intorno - e per tutti quelli che gli stanno dietro e intorno, me compreso. Lanzillotta: un vero signore. La sua mail delle 19,17 l'ho letta dopo cena, alle 21,30 (sì, perché sono anche così malato da riaccendere il computer quando torno a casa). E un quarto d'ora dopo già avevo mandato una mail di scuse a Salvatore Lanzillotta. Ma siccome non volevo che questa cosa finisse lì, perché non sarebbe stato giusto, vi informo che, indipendentemente dalla qualità del brano incriminato e dalle motivazioni che ne hanno spinto gli autori a intitolarlo "Tanto paga Papi", la Universo non ha tutti i torti, anzi. Forse esagera a definire "censurata" la canzone che l'Organizzazione del 60mo Festival invece descrive come "non ammessa al controllo editoriale"; ma certamente ha ragione quando argomenta - rispondendo a una mia maligna insinuazione - che l'email della RAI (che mi è stata allegata) contenente la "sentenza" è datata "lunedì 28 dicembre 2009, quando i giochi per l'iscrizione alle selezioni erano già chiusi. Prima del 22 dicembre, deadline per interpellare l'ufficio Rai addetto, abbiamo provato a scrivere più volte (3) alla Rai stessa per capire i motivi del mancato upload del brano, ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta che ci permettesse di intervenire eventualmente con modifiche sul testo". E secondo me, bene avrebbe fatto Lanzillotta a richiamare alla mia attenzione una frase della email della RAI che è un autentico sfregio, un'insopportabile irrisione: "Richiamiamo comunque la Vs. attenzione sul contenuto dell'art. 32 del suddetto regolamento". L'articolo 32 del suddetto regolamento recita: ART. 32 Ogni eventuale controversia concernente l'interpretazione e l'esecuzione del presente Regolamento sarà deferita con apposito ricorso ad un Collegio Arbitrale, da adire nel termine perentorio di tre giorni dal momento in cui il provvedimento contestato è stato portato a conoscenza della parte. Quest'ultima dovrà in ogni caso avere diretto interesse alla controversia. La sede del Collegio Arbitrale è Roma. Il ricorso dovrà essere depositato nel termine di cui sopra, a pena di decadenza, presso la sede dell'Organizzazione. Il Collegio Arbitrale - che deciderà quale amichevole compositore, senza formalità di procedure e nel più breve tempo possibile - sarà composto di tre membri: a) il primo, designato dalla casa/etichetta discografica o dall'artista (a seconda che l'una o l'altro abbiano promosso la controversia e, nel caso in cui il ricorso sia promosso congiuntamente dalla casa/etichetta discografica e dall'artista, designato dalla casa/etichetta discografica); b) il secondo designato dall'Organizzazione; c) il terzo, con funzioni di Presidente, nominato dagli arbitri designati. All'atto dell'insediamento del Collegio, ciascuna delle parti depositerà - mediante consegna al Presidente del Collegio medesimo - un importo di Euro 1000,00 (mille/00) a titolo cauzionale. Detto importo verrà custodito a cura del presidente e sarà restituito al momento della liquidazione definitiva delle spese e degli onorari, fermo restando che detto importo verrà restituito immediatamente alla parte non soccombente. Capito? Comunicano il 28 dicembre (!) che la canzone non è stata ammessa, cioè lo comunicano quando è troppo tardi per modificarne - eventualmente - il testo e ripresentarla (la scadenza per la consegna delle canzoni era il 18 dicembre); e invitano a fare ricorso entro tre giorni - fate i conti: il 28 dicembre era un lunedì, ed era, non a caso, uno dei quattro giorni in cui nessun ufficio in Italia era aperto - tranne quello dell'Organizzazione di Sanremo, evidentemente - e demandano a un arbitrato la decisione per un'eventuale riammissione della canzone. Vogliamo dire che sarebbero passati almeno due o tre giorni? Considerato che il 28 era lunedì, il terzo giorno era il 30, o il 31 dicembre. 1 gennaio festa, 2 e 3 gennaio sabato e domenica, diciamo che il collegio arbitrale si riunisce alla velocità della luce e delibera "nel più breve tempo possibile", e facciamo che la decisione finale arriva il 4 gennaio? E chi glielo dice, alla commissione che il 5 gennaio deve emanare gli inviti ad esibirsi dal vivo a Roma il 9 gennaio, che la canzone è stata riammessa, dopo che la commissione stessa si è già scannata per identificare i 40 da convocare (che intanto sono diventati 71), e che quindi deve tornare a riunirsi per ascoltare la canzone (che fino a quel momento non è stata postata sul sito della RAI) ed eventualmente convocarne l'interprete? Ma mi faccia il piacere! Certo, Sanremo è Sanremo, diceva quello, e forse intendeva anche fatterelli come questo. Di certo intendeva anche questa lunga sbrodolata, che intende essere, oltre che un parziale risarcimento a un uomo d'onore, anche un modo per dare a Janet De Nardis quel che è di Janet De Nardis. E, naturalmente, a Papi quel che è di Papi...
(fz)

giovedì 14 gennaio 2010

wanted man

Elkann.
Lapo Elkann.
La mia collega stamani va dal parrucchiere in porta Genova e chi gli si siede accanto per farsi fare uno shampoo profumato?
Lapo Elkann.

Lo stesso Lapo Elkann che con i capelli ancora bagnati esce in strada a spostare la sua Ferrari azzurra perché l'ha parcheggiata sui binari del tram e l'autista è entrato in negozio a chiedere se è di qualcuno.
Lo stesso Lapo Elkann che mentre sale in auto si vede sbeffeggiare da un passeggero del tram che è sceso e mentre batte le mani gli dice "bravo, bravo... "

Capitasse a me, di essere dal parruchiere, girarmi e vedere che accanto mi si è appena seduto Lapo, scriverei un libro.
Accontentatevi di questo post.
Io, però, non mi accontento del racconto della mia collega e esco per le vie di Milano a cercare la Ferrari azzurra...

ciao





"Wherever you might look tonight you might see this wanted man"

martedì 12 gennaio 2010

that's the time, I love the best


ah, sto facendo un cd al panz.
ogni anno, a natale, me ne regala uno con le sue canzoni dell'anno.
spesso sono anche le mie.
quest'anno invece sono state molto sue, e di questo sono contenta.
mi ha fatto morire quando è partito il disco Natale 2009, perché è partito con "Per una lira" rifatta da Giuliano Palma, e il panz quando qualche mese fa ero un po' triste, mi aveva detto di ascoltare il giulianone nei momenti bui, che almeno un po' di allegria me l'avrebbe portata.






E mi sono emozionata quando è partita "Il paese è reale" degli Afterhours, e poi le altre sono scivolate piano piano, con la fame e l'emozione di scoprirle tutte, di non aspettare che finisse una per andare subito a sentire la successiva.



i Pearl Jam sotto forma di band o sotto forma di Eddie Vedder, non mancano mai.
E fa bene a mettermeli ogni volta, sia mai che mi convinca che possano piacere anche a me.

Quello del 2oo8 di disco di Natale, era pazzesco. erano nostre tutte le canzoni.
Franco Battiato con "E ti vengo a cercare" e anche la bellissima "Niente di particolare (a parte il fatto che mi manchi)" di Cristina Donà. .. che lucciconi, su quel pezzo.

Adesso tocca a me. gli sto preparando un cd coi fiocchi, e per quest'anno vale il pensiero suo.
sono canzoni mie, solo mie.
Sono artisti che ho rispolverato quest'anno, come i Dire Straits, Johnny Cash, i Clash, Elvis Costello... oppurre ci sono canzoni per me geniali come "Sitting on the dock of the bay" o altre semplicemente bellissime come "Colours" di Donovan.
anche se poi, qualche canzone in riferimento a noi c'è, come "L'appuntamento" della Vanoni che il panz ha visto in concerto, "Time of your life" dei Green Day e "What light" degli Wilco, concerti entrambi visti insieme.




Ci sono anche canzoni che segnano un po' questo anno appena passato, anno in cui ci sono state belle novità, che poi sono diventate certezze. Una, per esempio, forse banale ma per me fondamentale, è stata quella di inziare a lavorare al pub il fine settimana e il mercoledì. Ed è così che mi sono ritrovata a sgattaiolare tra un tavolo e l'altro sulle note di "Novocaine for the soul" dei miei adorati eels, e a spazzare il pavimento con in aria "Space oddity", pensando che, cazzo, quella sì che è una canzone!

Al di là del guadagno economico, motivo principale per cui l'ho fatto, trovare lavoro in quel posto, che sta proprio dietro la redazione, e dove già lavora Laura, una delle mie ragazze, mi ha dato aria fresca da respirare, ottima birra da bere, una buona conoscenza di molti tipi di whisky e incontri piacevoli e divertenti.





Mi ha dato da faticare, mi ha tolto qualche ora di sonno, mi ha regalato sorrisi e sudate, momenti di nervosismo e altri in cui avrei voluto essere lontana anni luce da lì. Mi sono adattata a quell'ambiente così lontano dalle miei idee, ma non così distante dal mio modo di apprezzare la compagnia e due chiacchiere, e lui si è un po' adattato a me. Ho imparato l'arte di spillare birre, non tutte bene, specie quelle in bottiglia, ma quando ti esce una Rochefort 10 al primo colpo, con la schiuma perfetta, è una goduria unica. Ho conosciuto la sensazione di tutte le cameriere del mondo, ho servito ai tavoli ragazzi simpatici, coppiette in amore, manager e finti borghesotti che devono mangiare in dieci minuti 'perché poi inzia lo spettacolo all'auditorium' lì accanto.




Ho portato birre ai tifosi forsennati durante le partire di calcio più infuocate, senza cadere nella tentazione della provocazione. Ho calmato le acque durante accese discussioni tra amanti del gioco del calcio, sperando di mantere la calma io per prima e cercando di non rovesciare il vassoio facendo numeri da circo per schivare le persone. Mi sono presa parole per la mia fede calcistica bianconera, sorridendone poi, specie tenuto conto che uno dei due gestori è il presidente di un club del Torino e il pub ne è la sede ufficiale. Il Torino Calcio, capite? No, non capite...





Ho portato a casa numeri di telefono lasciatimi da clienti più o meno interessanti, senza però farne l'uso da loro desiderato. Ho pianto, in bagno, dal nervoso, almeno un paio di volte. Ho rotto bicchieri, mi sono tagliata le mani, ho patito il freddo e ho colato sulla fronte a causa del caldo e del numero impressionante di gente. Ho sbagliato a fare conti, a prendere ordini, a portare piatti, a dare resti, a fare birre. Mi sono presa soprannomi insopportabili. Giuro, davvero insopportabili...




Ho parlato del mio lavoro a volte con persone che non ne sanno nulla, altre con persone che ne sanno troppo, o pensano di sapere tutto. Sono stata complice dietro al banco e ai tavoli delle ragazze che lavorano con me e di chi sta in cucina, ho bevuto con loro, brindato, suonato la campanella... a volte per scelta, altre per forza. A volte ho danzato sulle punte, altre ho colpito forte sedie e tavoli senza volervo, a discapito delle mie anche, e delle me braccia. Sono scivolata dolcemente intorno ai gestori che stanno al banco a bere, ad accogliere i clienti e a offrire alcoll a volontà. Ho pulito dei bagni conciati malissimo e tavoli conciati ancora peggio da ragazzini impertinenti. Sono corsa dietro ad una dozzina di bambinetti scappati senza pagare. Ho riportato nel locale cinque ragazzi che avevano fatto i cretini, facendogli ripulire tutto. Ho evitato di entrare in discorsi dai quali difficilmente ne sarei uscita con ancora la mia testa sul collo, ho fatto di non sentire e altre volte ho urlato forte, per farmi sentire io. Ho rifiutato mance da gente che mi ha trattata con poco rispetto, e ne ho rifiutate altre proprio per il motivo opposto. Ho imparato che ogni mestiere può essere fantastico se nella vita si è realizzati; ed io ci sto provando, ammettendo che non è poi così difficile sentirsi bene se le cose che si fanno, sono così belle.


ecco. questa è solo una piccolissima, minuscola parte del duemilanove che mi porterò appresso con cura e dedizione anche in questo nuovo anno.

niente di meglio.

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