venerdì 15 gennaio 2010

salvami stanco e infelice

penso sempre di più che l'unico modo di scrivere che conosco, sia questo.
lavorare al suo fianco, è quello che mi fa dormire bene la notte.


da Rockol, 14 gennaio - Franco Zanetti scrive:

Salvatore Lanzillotta è uomo d'onore, e io gli porgo qui le mie scuse pubbliche (quelle private le ha già ricevute). E' successo questo. Mercoledì 13 gennaio, nel tardo pomeriggio, ricevo un comunicato dalla Universo. Mercoledì pomeriggio, per orientarvi, era il giorno seguente alla comunicazione ufficiale dei nomi degli otto ammessi a Sanremo Nuova Generazione. Il giorno prima, martedì, in redazione ci eravamo sbattuti non poco - non solo per arrivare a dare la notizia praticamente in contemporanea con la pubblicazione dell'elenco sul sito della RAI, ma anche per riuscire ad avere sugli otto miracolati qualche straccio di informazione da poter fornire ai nostri lettori (sempre ammesso che fossero interessati). Immediatamente dopo, mi era toccato seguire da vicino il nascente "caso" di una delle otto canzoni accusata di non essere inedita. La mattina seguente ero stato intervistato da Blogosfere, e dopo la pubblicazione dell'intervista mi ero imbufalito non poco leggendo alcuni dei commenti (quasi tutti rigorosamente anonimi, come è poco condivisibile abitudine, molti dei quali scritti da gente che evidentemente non aveva letto bene - anzi, mi correggo: probabilmente sono io che non mi ero fatto capire bene...). E insomma, da due giorni stavo dietro a queste faccende sanremesi, e non potevo fare a meno di domandarmi, in un angolino del mio cervello, se fosse davvero serio e adulto dedicare tutto quel tempo e tutto quell'impegno a un concorso di canzonette (sì, lo so, è il lavoro che mi sono cercato io, ma capirete che a volte possono anche venire dei dubbi esistenziali, specialmente pensando che prima o poi ti toccherà spiegare a tuo figlio che i pannolini glieli hai comprati con i soldi che ti hanno dato per occuparti di cantanti di musica leggera). Quand'ecco l'email di Salvatore Lanzillotta, che segnala e racconta il "caso" di una certa Janet De Nardis, candidata a Sanremo Nuova Generazione e non ammessa - anzi, il comunicato diceva "censurata" - perché la sua canzone, intitolata "Tanto paga Papi", era stata ritenuta "non idonea" dalla commissione incaricata. Che fa, in questi casi, un giornalista normale, alle sei e mezza del pomeriggio? A scelta, o pubblica il comunicato, possibilmente riscrivendolo un po' per non fare il solito taglia-e-incolla della maggioranza dei colleghi, oppure cestina, spegne il computer e si avvia verso casa. Invece io, idiota che non sono altro, un po' per curiosità (solleticata, lo ammetto, dalla fotografia della signora "censurata", che potete conoscere meglio qui), un po' per tigna, un po' - anche - per senso del dovere ("metti che domattina la notizia è su tutti i quotidiani e noi l'abbiamo bucata"), scarico la canzone seguendo il link fornito da Lanzillotta, l'ascolto, identifico a orecchio un verso oggettivamente un po' questionabile ("il nano se la ride", che se lo collegate col titolo del brano non lascia adito a molti dubbi), vado a leggere il regolamento del Festival, e poi mi metto a scrivere a Salvatore Lanzillotta una email puntigliosetta e spocchiosetta di quelle che mi riescono tanto bene e che mi fanno tanto detestare dagli uffici stampa (che hanno ragione, a detestarmi, e che però sanno che, essendo stato io uno di loro, magari spesso rompo le balle, ma non sempre ad minchiam). Spedisco l'email, nella quale davo il meglio - quindi il peggio - del mio spirito da causidico mancato, spengo il computer e vado verso casa. Nella mail chiedevo a Salvatore Lanzillotta - in un tono davvero fastidioso, lo riconosco - di farmi avere "il testo integrale della canzone e il documento della RAI in cui si dichiara 'non idoneo' il brano, con la data in cui è stato spedito". Nei panni di Salvatore Lanzillotta, voi cos'avreste fatto, ricevendo una mail così antipatica alle 18,40 del pomeriggio? Ecco, bravi. Avreste mandato affa il mittente e ve ne sareste andati a casa anche voi. Salvatore Lanzillotta, che è uomo d'onore e professionista serio, non l'ha fatto. Mi ha invece risposto con una email molto, molto garbata - spedita alle 19,17 - nella quale mi allegava quanto gli avevo richiesto. E, supremo schiaffo morale, ha chiuso la sua email con una frase di grande eleganza: "Grazie per l'attenta riflessione". Capite? Ha definito, con appuntita ironia, "attenta riflessione" il mio sbocco moralista delle 18,30, dettato da un rigurgito di disgusto per Sanremo e per tutto quello che ci sta dietro e intorno - e per tutti quelli che gli stanno dietro e intorno, me compreso. Lanzillotta: un vero signore. La sua mail delle 19,17 l'ho letta dopo cena, alle 21,30 (sì, perché sono anche così malato da riaccendere il computer quando torno a casa). E un quarto d'ora dopo già avevo mandato una mail di scuse a Salvatore Lanzillotta. Ma siccome non volevo che questa cosa finisse lì, perché non sarebbe stato giusto, vi informo che, indipendentemente dalla qualità del brano incriminato e dalle motivazioni che ne hanno spinto gli autori a intitolarlo "Tanto paga Papi", la Universo non ha tutti i torti, anzi. Forse esagera a definire "censurata" la canzone che l'Organizzazione del 60mo Festival invece descrive come "non ammessa al controllo editoriale"; ma certamente ha ragione quando argomenta - rispondendo a una mia maligna insinuazione - che l'email della RAI (che mi è stata allegata) contenente la "sentenza" è datata "lunedì 28 dicembre 2009, quando i giochi per l'iscrizione alle selezioni erano già chiusi. Prima del 22 dicembre, deadline per interpellare l'ufficio Rai addetto, abbiamo provato a scrivere più volte (3) alla Rai stessa per capire i motivi del mancato upload del brano, ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta che ci permettesse di intervenire eventualmente con modifiche sul testo". E secondo me, bene avrebbe fatto Lanzillotta a richiamare alla mia attenzione una frase della email della RAI che è un autentico sfregio, un'insopportabile irrisione: "Richiamiamo comunque la Vs. attenzione sul contenuto dell'art. 32 del suddetto regolamento". L'articolo 32 del suddetto regolamento recita: ART. 32 Ogni eventuale controversia concernente l'interpretazione e l'esecuzione del presente Regolamento sarà deferita con apposito ricorso ad un Collegio Arbitrale, da adire nel termine perentorio di tre giorni dal momento in cui il provvedimento contestato è stato portato a conoscenza della parte. Quest'ultima dovrà in ogni caso avere diretto interesse alla controversia. La sede del Collegio Arbitrale è Roma. Il ricorso dovrà essere depositato nel termine di cui sopra, a pena di decadenza, presso la sede dell'Organizzazione. Il Collegio Arbitrale - che deciderà quale amichevole compositore, senza formalità di procedure e nel più breve tempo possibile - sarà composto di tre membri: a) il primo, designato dalla casa/etichetta discografica o dall'artista (a seconda che l'una o l'altro abbiano promosso la controversia e, nel caso in cui il ricorso sia promosso congiuntamente dalla casa/etichetta discografica e dall'artista, designato dalla casa/etichetta discografica); b) il secondo designato dall'Organizzazione; c) il terzo, con funzioni di Presidente, nominato dagli arbitri designati. All'atto dell'insediamento del Collegio, ciascuna delle parti depositerà - mediante consegna al Presidente del Collegio medesimo - un importo di Euro 1000,00 (mille/00) a titolo cauzionale. Detto importo verrà custodito a cura del presidente e sarà restituito al momento della liquidazione definitiva delle spese e degli onorari, fermo restando che detto importo verrà restituito immediatamente alla parte non soccombente. Capito? Comunicano il 28 dicembre (!) che la canzone non è stata ammessa, cioè lo comunicano quando è troppo tardi per modificarne - eventualmente - il testo e ripresentarla (la scadenza per la consegna delle canzoni era il 18 dicembre); e invitano a fare ricorso entro tre giorni - fate i conti: il 28 dicembre era un lunedì, ed era, non a caso, uno dei quattro giorni in cui nessun ufficio in Italia era aperto - tranne quello dell'Organizzazione di Sanremo, evidentemente - e demandano a un arbitrato la decisione per un'eventuale riammissione della canzone. Vogliamo dire che sarebbero passati almeno due o tre giorni? Considerato che il 28 era lunedì, il terzo giorno era il 30, o il 31 dicembre. 1 gennaio festa, 2 e 3 gennaio sabato e domenica, diciamo che il collegio arbitrale si riunisce alla velocità della luce e delibera "nel più breve tempo possibile", e facciamo che la decisione finale arriva il 4 gennaio? E chi glielo dice, alla commissione che il 5 gennaio deve emanare gli inviti ad esibirsi dal vivo a Roma il 9 gennaio, che la canzone è stata riammessa, dopo che la commissione stessa si è già scannata per identificare i 40 da convocare (che intanto sono diventati 71), e che quindi deve tornare a riunirsi per ascoltare la canzone (che fino a quel momento non è stata postata sul sito della RAI) ed eventualmente convocarne l'interprete? Ma mi faccia il piacere! Certo, Sanremo è Sanremo, diceva quello, e forse intendeva anche fatterelli come questo. Di certo intendeva anche questa lunga sbrodolata, che intende essere, oltre che un parziale risarcimento a un uomo d'onore, anche un modo per dare a Janet De Nardis quel che è di Janet De Nardis. E, naturalmente, a Papi quel che è di Papi...
(fz)

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