giovedì 25 febbraio 2010

wanted man (2)

"Dani non ci puoi credere. Ero sul 3 e in ticinese ad un certo punto il tram si blocca perché l'auto davanti si è fermata. Mi sporgo e vedo uno che sta parlando con quello della macchina mentre accanto a lui, sul marciapiedi ci sono altri due che lo aspettano. L'autista del 3 si mette a suonare, perché era un po' che eravamo bloccati. Sai chi era il tizio che parlava con quello in macchina?"



La mia collega, la Ross, è sempre la più fortunata, ormai ne sono certa.
L'altra sera ci salutiamo fuori dall'ufficio, io mi avvio con il Panz verso Missori perché decido di tornare a casa in metro anzinché salire a bordo del mio amato 3, in san Gottardo.
Dopo poco, mentre sto per scendere al metrò, mi arriva un sms da parte della Ross.
Mi racconta che per le vie di porta ticinese si aggira ancora lui.


martedì 23 febbraio 2010

forse sarà la libertà

tempo fa, più di un anno e mezzo fa, avevo scritto una gran pippata sul significato del ti amo
ero disperata. penso non ci siamo altri termini per definire il mio stato in quel periodo: fottutamente disperata.
ad oggi, non posso certo dire che non la pensi esattamente come allora, sul significato di quelle frase, ma di certo ho acquisito sufficiente consapevolezza per non ancorarmi e per non incagliarmi in quel concetto. L'amore non basta. Tutto qui. Non basta a me, per motivi precisi, non basta agli altri per motivi generali. L'amore non basta, non me ne dispiace più nemmeno. Adesso è tempo di concentrarsi su altro, di non fissarsi su un sentimento così generalizzato.
Si volta pagina. E mi auguro di riuscirci per amore di me stessa. Che è un casino, l'amore per me stessa. Ma questo ve lo racconto un'altra volta. E' successo di tutto nell'ultimo mese. E' successo anche tutto quello che ho sperato accadesse da due anni e mezzo a questa parte e che pensavo fosse ormai una mia proiezzione di malessere, che fosse solo una questione di principio e non più d'amore. Che fosse davvero solo questo? Probabile.




Me ne accorgo così, da un sospiro a colazione. Non mi piace sia tu, il centro di me. Niente mi porterò, solo vento tra le man, più leggera sarò... sospesa. Sorriderò prima di andare, basterà un soffio e sparirò, forse sarà pericoloso, forse sarà la libertà. Mi guarderai e vedrai una, eppure non sarò sola. Una novità sarà, e mi porterà a non fermarmi mai, non voltarmi mai, non pentirmi mai. Solo il cielo avrò sopra di me, solo il cielo avrò sopra di me. Ricomincio da qui, da un’effimera illusione. Mi risveglio e ci sei, ancora tu, qui.

ti telefono o no, chissà chi vincerà?

23-02 Zanetti, su Rockol.it

Il vaso di Pandora è stato scoperchiato questa mattina da un articolo di Gigio Rancilio apparso sul quotidiano Avvenire: secondo i dati raccolti per mezzo del televoto, il trio composto da Pupo, Emanuele Filiberto di Savoia e Luca Canonici sarebbe stato in testa alla graduatoria durante la quinta serata del Festival, almeno fino a poco prima della fase finale che ha poi incoronato Valerio Scanu come vincitore della sessantaseiesima edizione del Festival della Canzone Italiana. Stando ai tabulati delle rilevazioni di televoto, alle 23 e 12 di sabato notte, Pupo, Emanuele Filiberto e Luca Canonici per i televotanti avevano vinto il Festival di Sanremo, con 212.482 voti, pari al 32,95% di tutte le preferenze espresse dal pubblico, seguiti da Scanu con 110.029 voti, e da Marco Mengoni con 39.478. Poi, il repentino ribaltone ha luogo tra le 23 e 39 e le 00 e 32, in concomitanza con la raccolta di preferenze per la finalissima: in poco più di 50 minuti Scanu vince con 235.105 televoti, pari al 37,01% dei votanti (nello specifico, 56.066 voti dai fissi, 180.039 dai cellulari), Pupo e il trio ne raccolgono 113.284 dai telefoni fissi e 100.582 dai cellulari per un totale di 213.866 (pari al 33,53%) e Marco Mengoni – classificatosi terzo - ne riceve 34.866 dai telefoni fissi e 153.047 dai cellulari, per un totale di 187.913, pari al 29,46% dei voti. E' interessante osservare gli incrementi relativi nelle preferenze tra semifinale e finale: Pupo e compagni raccolgono soltanto 1.384 voti in più rispetto all'ultima fase eliminatoria, mentre Valerio Scanu ne raccoglie ben 96.517 in aggiunta a quelli già accumulati prima.
Meno disparità nei risultati per quanto riguarda i rilevamenti nella sezione "Nuova generazione": la graduatoria finale vede primo Tony Maiello (con 15.623 voti), seconda Jessica Brando (con 11.507 voti), terza Nina Zilli (con 9.904 voti) e quarto Luca Marino (con 7.550 voti).
Non è ovviamente tracciabile l'origine del televoto, anche se - come ribadisce Ettore Livini su Repubblica - il sistema informatico atto a elaborare le classifiche in base alle preferenze espresse (nel caso dell'ultima edizione del Festival di Sanremo, la Amuser per la telefonia fissa e la Neo Network del gruppo De Agostini-Magnolia per quella mobile) "taglia" in automatico i voti provenienti da una singola cella telefonica, mettendo così fuori gioco l'eventuale ricorso a call center.
Di certo, per ora, ci sono i 2.705.212,50 euro raccolti tramite 3.606.950 televoti espressi al prezzo di 0,75 euro a voto.

sabato 20 febbraio 2010

se telefonando, io...

potessi votare ed essere presa in considerazione, avrei fatto una telefonata per arisa, una per noemi, una per malika, una per irene...
ma tanto non serve. né il mio di voto, né il vostro.

pupo and company
valerio scanu
marco mengoni

a parte l'ultimo, questo è uno dei motivi per cui ogni tanto mi chiedo cosa ci sto a fare qui.
poi lo so. e dopo un poco, so anche perché ci sono loro tre in finale. e allora torno a richiedermi perché sto qui. qui in ogni modo, in ogni luogo, in ogni lago.

ricomincio da qui

si, lo so: non sono proprio capace di tenere un blog.
aspettate, mi correggo: non sono proprio capace di tenere un blog da sanremo.
il tentativo mal riuscito dello scorso anno (mi ero fermata, dopo soli 4 post, al secondo giorno) mi avrebbe dovuto far riflettere e avrei dovuto capire che non era il caso di riprovarci anche quest'anno.
come per lampedusa (tentativo fallito, anche quello al secondo giorno) mi sono prontamente munita di macchina fotografica, e come per lampedusa, mi sono ricordata solo qui di avere le batterie scariche.
poco importa.
le mie giornate sono scandite dalle prime conferenze in sala stampa, dal question time in diretta su raiuno con un moderatore di nome maurizio costanzo che devo dire non è niente male.
poi corro a radio italia, all'hotel Lolli per tre ore di diretta, per poi ricatapultarmi, attraversando corso matteotti, al palafiori per un'altra ora e mezza di riprese.
I tecnici di radio italia (fonico, regista e un altro tecnico) mi hanno praticamente adottata. sarebbe meglio dire che, suscitando in loro un pena infinita per la mia poca praticità con il mezzo, mi fanno trovare sempre tutto pronto e mi assistono in qualsiasi momento (in realtà, penso sia un modo per impedire ogni mia richiesta. e con richiesta intendo 'rompimento di coglioni continuo').
a fine riprese, intorno alle 18.30, faccio capilino in sala stampa, saluto la simo orlando, un mito, e mi fiondo in camera a fare la doccia, perché alle 19.30, puntuali, si va a cena con zanetti. sempre alla cuvéa, un posto fantastico, con un gestore fantastico.
alle 20.30 sono già in sala stampa per la diretta sul mega schermo, alternando la mia bella presenza ora alla mia postazione ora fuori a fumare ora a bere il caffé ora a bere una grappa ora a chiacchierare con gli uffici stampa e i colleghi.
Il post festival è sempre a dir poco delirante. Con simona andiamo ogni sera a casa sanremo, sperando di poterci intrattenere in interessanti conversazioni con altrettanto interessanti personaggi. ci è rimasto in bocca il sapore delle sei del mattino fatte con gli afterhours l'anno scorso. confronto difficile da reggere, ma quasi lo abbiamo superato la prima sera, quando sul terrazzo di casa sanremo, ubriaco e nervosissimo, si è palesato il principe di savoia. ero con simona e un ufficio stampa, ed è stata una conversazione a dir poco surreale e delirante.
la serata successiva non è stata da meno. mi suona il telefono alle due e mezza di notte, vedo che a chiamarmi è elena di warner. mi cerca perché con lei c'è francesco (giuro, cercherò di non fare cognomi. dico solo che è un cantante, musicista e autore perfetto - no, cantante allora è meglio toglierlo - che io adoro da undici anni a questa parte). subito scatta la scenetta del 'te lo porto lì e lo saluti', scenetta che si movimenta quando - chi mi conosce - si accorge della presenza di francesco, cercando di spingermi tra le sue braccia. la festa delle medie, a confronto, uno spasso pre adolescenziale. alla fine, per i fatti nostri e senza nessun intermediario, io e fracesco incrociamo lo sguardo e ci facciamo scappare un timido 'ciao', che per me, credetemi, è più che un ottimo traguardo. via da lui io e simo incrociamo il direttore d'orchestra. un pazzo. un pazzo furioso. divertentissimo.
la terza sera niente da fare, tutto morto e spento, nessun incontro da menzionare, se non una piacevolissima chiacchierata con un piacevolissimo editore della warner.
ieri invece seratona. dopo il festival passiamo da casa sanremo, dove simona incontra il suo amico marco cocci. ci fiondiamo poi al morgana, un posto che non potete capire, una sorta di disco bar centrato tutto intorno al mega bancone circolare piazzato in mezzo alla sala. dà sul mare, e quando si esce a fumare, gli occhi si illuminano un po'. quegli stessi occhi si riempio di incredulità quando ci rendiamo conto che la prima consumazione costa quaranta euro. quaranta euro. poi ci ricordiamo che la festa è organizzata da lele mora. e ce ne andiamo.
stamani, anche adesso se è per questo - ho due occhi pesti e la faccia che non sta su. devo fare tre interviste in due ore, e ho solo tanto sonno.
accanto a me c'è simona che scrive, e ciondolante in giro per la sala stampa, con una t-shirt personalizzata, c'è Gabriele Ferraris de La Stampa con scritto sulla schiena Survived 60th Festival Sanremo. è un uomo fantastico, e i suoi articoli pieni di cinismo mi regalano un ottimo buongiorno mentre faccio colazione.
poi, che altro vi devo dire.
è uscito il sole, finalmente. sono stata a dare un occhio al mare, e si stava bene.




questa sera è iniziata alla grande.
giuro che aggiornerò tutto quanto.
nel frattempo, noemi-irene grandi e malika ayane, mi fanno impazzire.
(in ogni dove, in ogni modo, in ogni lago) *


*solo per Assante.

martedì 16 febbraio 2010

sincerità

così, a caldo e veloce veloce mentre il capo è a fumare il sigaro: il pezzo di irene grandi sarà un tormentone, il bianconi scrive troppo bene e mi fa impazzire (e poi mercoledì sbarca a sanremo, parola dell'ufficio stamp... sto maleeeeeeeeeeeee!!!); arisa con le sorelle marinetti mi ha fatto troppo ridere (non dico emozionare perché altrimenti sarei da ricovero, ma...); cutugno e scanu... a posto così, grazie. è finita la pubblicità: ora arriva cassano. io odio cassano.

lunedì 15 febbraio 2010

ciao amore ciao

Non male come inizio.
Ieri sera, recuperati i pass, passiamo a casa sanremo, e chi ti incrocio subito? Lui.
Saluta calorosamente il capo, ci presentiamo.
Cena poi con Cotto e il capo, rivelazioni scottanti (ehehe), ottima mangiata con bevuta e grasse risate.

Stamani alle dieci entro in sala stampa: caldo, ticchettio sulle tastiere, i miei quotidianisti che mi vengono in contro, odore di carta e giornali... ecco il mio paese dei balocchi.
La conferenza inizia un poco in ritardo: risolti i primi problemi con le varie connessioni etc. si comincia a lavoricchiare. Morgan la fa da padrone, monopolizza tutte le domane dei giornalisti e il capo comincia a sbottare. Tonino Manzi, l'Uomo che è responsabile della sala stampa e media e coordina tutti gli interventi, è un romano vorace e mi fa impazzire sempre per come interviene, azzitisce, prende in giro e sdrammatizza con professionalità chi si prende troppo sul serio.

Pranzo salutare (focaccia untissima con acciughe e olive, farinata con un chilo di pepe e torta di mele con cappuccino doppio) al barettino verso il mare, dove ad un certo punto chi ti entra?Lui.
Che già mi ha perso di fascino, dopo tutte 'ste volte in cui ci incrociamo.
Chicchierata movimentata con il capo, che dice che i giornalisti dovrebbero fare i giornalisti, non continuare a commentare e a fare considerazioni sul caso Morgan.
Nessuno - dice sempre il capo - che si sia mai posto il problema di chiedere a Max e al giornalista di far ascoltare la registrazione dell'intervista. Nessuno che si sia mai concentrato sull'altra parte dell'intervista rilasciata a Max, ovvero quella in cui Morgan dice che la De Filippi è ovunque e sta mettendo lo zampino anche in Rai.
Gli chiedo allora perché non l'ha fatto lui, tutto questo.
Il capo mi risponde che lo farà, a fine Sanremo magari. Così giusto per dimostrare che non gli importa nulla di apparire o fare la voce grossa per puro egocentrismo.
Parla quando vuole, e questo lo dico io di lui. Parla quando vuole e solo quando ha qualcosa da dire.
Vorrei arrivare un giorno ad essere quasi inattaccabile come lui, ma per esserlo ci vorrebbe la sua saggezza, e quest'ultima arriverà con il tempo.
intanto ascolto.

Ieri sera Cotto a cena ha raccontato a me e a Zanetti di un suo incontro con Arbore (!!!!!).
Ha detto che dopo una cena, Arbore lo chiama dicendogli che gli deve parlare.
Cotto va a casa di Arbore (saranno stati a metà degli anni Ottanta) e Arbore gli dice che ha molta stima di lui, ma che è troppo entusiasta quando racconta le cose. Dice a Cotto di essere meno coinvolgente e felice quando parla del suo lavoro, per diversi motivi: "la gente poi te la tira", "la gente poi è invidiosa"... e gli suggerisce infine una cosa, cioè di dire che sì, va tutto bene al lavoro, ma "è appena venuta a mancare una zia a cui ero molto affezionato...".

Così, nessuna morale, avevo solo voglia di raccontarvelo.

Ora sono qui, al caldo, con Springsteen nelle orecchie perché devo lavorare e se non mi isolo un poco rischio di non combinare un cazzo come al solito. Devo fare qualche news sulla serata di Sanremo Story per i sessant'anni del Festival.
Zanetti mi ha appena portato una grappa e mi ha lasciato qui per uscire a fumarsi il sigaro.
Dondoni è appena passato infilandomi in bocca un cioccolatino e tra poco staccherò per una sigaretta. La Venegoni stamani mi ha stampato un bacio rosso fuoco e mi ha regalato un sorriso.
Sto bene, ma forse ve l'ho già detto, forse lo ripeto troppo spesso e forse dovrei smettere anch'io di essere sempre così felice... quasi quas, chiamo Arbore e glielo chiedo.





buon lavoro

ps. è appena andato via dalla sala stampa un ottimo quanto invecchiato Maurizio Costanzo

martedì 9 febbraio 2010

of what my letters meant

corrispondenza.
in questi giorni sono stata occupata a smistare la mia corrispondenza.

ora: cosa faccio?
finta che non esistano, sperando che diventino un tutt'uno con la scrivania e vengano inglobate dai libri musicali che la contornano?
spero che nei mesi possano trasformarsi in un'opera d'arte moderna?
faccio finta che se le sia scordate qualcuno che non conosco?
prego la notte che la mia collega incontri di nuovo lapo elkan dal parrucchiere, gli parli di me e sistemi tutto lui?

oppure le pago, queste dieci multe da ottantotto euro l'una?






che poi la gente mi dice: 'ma non ti vediamo più in giro, non sei più ai concerti, non esci mai, lavori sempre al pub alla sera, come sei esosa, li vuoi tutti tu i soldi?'

sì.

venerdì 5 febbraio 2010

so I will follow you wherever you go

cellulare alla mano.
ricerca con il bluetooth dei cellullari connessi.

"SIVORI! E CHI CAZZO E' SIVORI!?!?"

questa è la reazione di un tifoso granata in trasferta a milano, seduto con altri dieci fanatici del toro al tavolo del pub dove lavoro. pub gestito da un tifoso torinista, nonché presidente del toro club gigi meroni milano, nonché ideatore di una lista di informazioni che dovrebbe conoscere chi entra nel pub.
due tra le tante informazioni divertente stilate dal presidente granata, sono queste:

Gobbo: simpatizzante di un mondo a intense sfumature di grigio. Normalmente non sa il risultato della sua squadra o, se lo sa, se ne compiace indipedentemente dal merito con cui è stato conseguito. Per lo più, alle tue giuste rimostranze risponde che in fondo a lui del calcio non importa nulla. Ovviamente, se sei gobbo non sei arrivato a leggere sin qui, perché non puoi cogliere l'ironia con cui stiliamo le Info relative alla Belle... Nel caso rappresentassi un'eccezione, sappi che il locale è degobbizzato. INCOLORE

e

J******s: questo argomento è stato cancellato in automatico dal webmaster. TABU'

detto questo, giusto per farvi capire quanto al locale siano anti giuventus, vi dico che SIVORI è il nome del mio cellulare che viene visualizzato per il
bluetooth.

la rivincita, a quelli del toro, gliel'ho fatta prendere prima che se ne andassero, quando ho chiesto a loro gentilmente se volevano che dessi una passata con la spugna allo striscione granata elegantemente srotolato su tre tavoli.
si era sporcato di birra e salsiccia.

hanno accettato, un po' impauriti che tirassi fuori benzina e cerini.
no, non potevano scegliere.
ho pulito lo striscione, con un ghigno in volto che diceva: 'non mi avrete mai'.






giovedì 4 febbraio 2010

l'ombra del vento

"dani, ma sei tu?"
"io? sì..."
"ma ciao, quanto tempo!"

cerco di ridimensionare nel mio volto quel viso vagamente noto ma che, sinceramente, nulla mi fa accendere nella testolina rosso fuoco (va be', rame, ma oggi sono estrema).

"betta?"
"sì, allora ti ricordi.."
"be', sono andata per esclusione..."
"ma come stai?"
"be', insomma, dipende. quando, ora?"

giuro.
io sarò anche cinica.
ma frasi così mi escono soprattutto quando sono molto stanca.
e sarà il pre sanremo, saranno tutte le interviste e le videointerviste che sto facendo, saranno i turni al pub che mi piacciono ma non mi danno tregua, sarà la casa nuova, saranno gli amori mandati a fanculo, saranno le amicizie accantonate, sarà la notte insonne di martedì dovo ho vomitato e dato di corpo dalle 23.05 alle 07.10 del giorno dopo, non lo so, ma sono un po' stanca, quello sì.

e poi, una che non mi vede da dieci anni, come fa a chiedermi come stai?
davvero mi viene spontaneo rispondere: dove, quando, perché?
perché c'è un contesto per tutto, diamine.
quando stavo come, appena uscita dalle superiori? da dio
un anno dopo? di merda
un anno dopo ancora? recuperavo
gli anni successivi? i più belli della mia vita
fino a tre anni fa? una figa sicura di sé mai vista prima
due anni fa? sotto un treno
l'anno scorso? raccoglievo i pezzi sotto il treno
adesso? bene.
rispetto a tutto il resto. quindi ti dovrei raccontare tutto il resto, altrimenti quello sarebbe un bene qualunque.
e il mio, cara betta, è tutto tranne che un bene qualunque, dopo tutto quello che mi ci è voluto.
ed è mio.
e non te lo racconto.

perché non posso raccontarti di me in due minuti mentre come sempre sono di fretta.
e non posso perché dopo che ti avrò raccontato di me, tu vorrai raccontarmi di te, e a me non importa.
perché poi comincerai a chiedermi chi dei vecchi compagni vedo ancora, chi si è sposato, chi è morto, ti ricordi che bella la gita a firenze, ti ricordi che bella la gita in liguria, ti ricordi che bella la gita a bercellona a no tu a barcellona non c'eri perché non avevi i soldi per venirci, ti ricordi che carino quello con gli occhi verdi che ci provava con te ma che alla fine in gita a barcellona me lo sono fatta io, macché mica ti dispiacerà ancora, vuoi dire che ancora ti rode..

SI', CAZZO!
mi rode ancora.
specie ora che ci ripenso.
e poi, cara betta, ti sei rifatta il naso, e anche molto male.
quindi, non stupirti se quando ti vedo dopo dieci anni nemmeno mi ricordo chi tu sia.

vai, vai a barcellona che ancora si chiedono come quel tamarro abbia scelto te al posto mio.

martedì 2 febbraio 2010

no gratitude or love

ieri sera sono tornata dai miei, per cena.
ormai il lunedì, oltre ad essere contraddistinto dal pranzo post campionato, sarà marcato come 'giornataincuilapiccolinatornanellasuamelzoacenadaigenitori'... uh, respiro...

speravo di trovarci mio nipote, nella mia casetta, e invece era già andato.
sarei anche dovuta andare al Nuovo a vedere Iacchetti che rifà Gaber, ma la voglia di cena dai miei era tanta. più che altro dovevo andarci perché stamani saremmo venuti tutti e tre insieme, io mamma e papà, nella casa nuova per montare un po' di cose e dare una forma e un colore alla mia stanza.
"ciao madre, ti vedo bene"
"grazie. ma tu mangi?"
"si, certo"
"sarà.. senti, hai già stirato?"
"cosa..."
"i vestiti"
"no"
"domani porto il ferro da stiro, così mentre papà lavora io ti stiro qualcosa..."
"no, davvero, non ce n'è bisogno"
"va be', allora..."
"cosa!!??"
"no dico, allora non hai lavato molto"
"si invece, tutte le camice, i jeans, magliette, mutande, calze..."
"va be' ma per le camice... come fai? una stirata almeno al collo..."
"no madre.."
"ma come..."
"non c'è il ferro sa stiro, in casa"

penso che le pupille di mia madre si siano dilatate e gli occhi interi spalancati come poche volte prima le ho visto fare.
lei, che mi stirava anche i calzini, le mutande, i fazzoletti... tutto.

"ti serve un pacco di caffé?"
"no grazie, ne abbiamo ancora..."
"ah, ok"
"detersivi, ne avete?"
"si be', non che prima che arrivassi io non pulivano e non lavavano..."
"s', certo... di che colore le vuoi le tende?"
"quali, tende..."
"be' quelle che metterai in camera"
"non lo so, non c'ho ancora pensato"
"io ho ancora qui quella che avevamo prima in cucina, ricordi?"
"quella con..."
"sì sì, quella con su le..."
"CILIEGE! no, dai, grazie, tienila tu"
"ah, va bene. Senti, pasta, riso, caffé..."
"ancora? basta madre, ho tutto!"

stamani mi sveglio, alle 7.00
faccio la moka, per tutti e tre, e vedo già mia madre preparare il kit di sopravvivenza per quelle sei-sette ore che dovrà trascorrere nella mia nuova casetta: acqua (due bottigliette di natuale per lei, bottiglia da un litro, nel vetro, per papà), un etto e mezzo di prosciutto cotto, un vasetto di sottaceti, quattro bocconcini, una tavoletta di ciccolato.
mancava il tè alla pesca e un pacchetto di cipster e sembrava di andare in gita con l'oratorio.
non apro bocca. evito di ricordare a mia madre che non stiamo andando in un rifugio post atomico ma che stiamo andando in una casa, dove c'è una cucina con un frigo con la mia spesa e un forno con fornelli, guarda te anche le stoviglie, con in quali potrebbe farsi un piatto di pasta.

tant'è. mio padre era già in agitazione a preparare tutto, con mia madre dietro che gli diceva:
"Massimo, come al solito. Non potevi preparare le cose ieri sera?"
"Giana, sùta no, ta'l sé che sun inscì"
(Gianna, non continuare, lo sai che sono così)

sono solo le 7.30 e la giornata mi sembra già iniziata da almeno tre ore.

prepariamo tutto e partiamo.
io sono un po' di fretta per tre motivi:
- andare verso milano da melzo al mattino alle otto, è un suicidio.
- alle 11.30 devo essere in Emi per una video
- una volta a casa dovrò anche prepararmi e cambiarmi

saliamo in auto, mia madre con me, mio padre con la sua, dietro di noi.
traffico memorabile, mia madre pure.
mi racconta tutto quello che già so.
si lamenta di mio padre, perché lei vorrebbe andare a visitare un po' di posti, Roma, l'Umbria, la Toscana... mio padre anche, ma non conoscendo la strada ed essendo un po' un orso, è spaventato a morte.
non so di cosa, forse di perdersi... con mia madre... chi lo sa.

"che poi, lo sai perché è come te, su certe cose proprio mi manda in bestia"
"sì che lo so, ma visto che lo sai anche tu, basta..."
"e ho capito, Daniela, ma non è possibile che ancora oggi non si ricorda dove va messo il piatto della torta quello blu. Lui vuole aiutarmi, mi mette a posto tutto, ma poi non sanno dove vanno le cose. E poi è sempre con la testa tra le nuvole... lo vedo entrare in cucina convinto di dover far qualcosa, poi si guarda in giro, ride e va via perché si è dimenticato. Poi ritorna e magari fa un'altra cosa ancora..."
"Ho capito. Ho ben presente. Ma a te cosa ti fa?"
"Ma no, niente... pensa che al mattino punto la sveglia e quando suona lui si gira verso di me mi abbraccia"
"Bene, bello. Quindi?"
"E quindi io devo alzarmi. Se punto una sveglia è perché avrò da fare no?"
"Tipo?"
"I mestieri, stirare, far da mangiare..."
"E ha ragione lui, stai lì un po', no?"
"Ma certo, è che se dopo cinque minuti mi alzo mi dice che gli sfuggo..."
"Gli sfuggi? Ma come parlate tu e papà?
"Ahah... ma figurati. E comunque da quando non ci sei tu in casa..."
"Vi manco?"
"No, è che stiamo proprio bene..."
"...."

accendo una sigaretta.
nessuno sente la mia mancanza.
nemmeno mio nipote, che non sa più di avere la zia dani:
"Come sta Jacopo?"
"Bene, dovresti vederlo, cresce ogni giorno di più..."
"Bello. Chiede di me?"
"No... no"

(a parte che un solo no bastava)

arriviamo finalmente a destinazione, piazzale lagosta sembra un miraggio, piazzale segrino, un'oasi! fatichiamo a trovare parcheggio. sono le 10.50 e sono molto molto in ritardo.
scarichiamo tutto, saliamo in casa.
spendo poco tempo ad illustrare a mia madre l'abitazione, tanto so che la perlustrerà appena uscirò di casa.
li lascio lavorare e sistemare, io intanto fiondo la testa sotto l'acqua, mi cambio e mi vesto, mi asciugo i capelli e metto su il caffé.
mi madre varca la soglia della cucina.
"ho portato il ferro da stiro..."
"madre..."
"ma no aspetta, te lo lascio... magari, sai com'è, per le camice.. almeno il collo, dico..."
"sì sì, lascia qui..."
"ah, poi volevo chiedertelo ma me ne sono dimenticata, ce l'avevo così in mente..."
"dimmi"
"di caffé ne hai ancora?"

lunedì 1 febbraio 2010

eh, ma va?


Sagittario (22 novembre - 21 dicembre)

Ho preso in prestito quest’oroscopo da uno dei miei sognatori del Sagittario preferiti, Jonathan Zap. Ti consiglio di seguire il suo consiglio, che è perfettamente in accordo con i tuoi presagi astrali: “Molti problemi importanti della nostra vita riguardano il riconoscimento dell’ovvio più che la scoperta di ciò che è nascosto o misterioso. Uno dei modi con cui di solito ci inganniamo e ci nascondiamo a noi stessi è non ammettere l’ovvio, avvolgendo di false complessità e razionalizzazioni quello che è palese. Spesso rimandiamo o rifiutiamo un cambiamento necessario sostenendo che richiede una soluzione misteriosa, mentre in realtà sappiamo benissimo qual è e fingiamo di non conoscerla”.

sole sul tetto dei palazzi in costruzione

"Il rigore? E' una situazione borderline, sono stato un po' toccato e l'arbitro ha valutato il contatto iniziale con il difensore nel momento in cui mi stavo coordinando per il tiro. Diciamo che il penalty l'avrei concesso e se mi fosse stato dato contro mi sarei arrabbiato..."

ennò, caro Alex.
il rigore, a questo giro, proprio non c'era.
e allora mi è toccato non esultare, in un pub quasi vuoto nonostante una partita ricca di aspettative come questa.
mi è toccato dire 'io questo gol non lo voglio'.
mi è toccato sperare che il mio numero dieci preferito in assoluto, lo sbagliasse, quel lancio.
mi è toccato tirare un sorspiro di sollievo, al pareggio dei bianco azzurri.
mi è toccato non commentare nulla, nemmeno che abbiamo giocato meglio di loro.
ma il fatto è, caro capitano, che giocare meglio di chi gioca male, non vuol dire aver fatto una buona partita.
sarebbe stata una buona partita se dal primo minuto in campo De Ceglie non avesse voluto fare tutto da solo e se si fosse coordinato unavoltadicouna a fare un lancio.
sarebbe stata una buona partita se Diego avesse cercato di segnare, anziché fare dei tiri in porta a caso, senza finalizzazione e potenza.
sarebbe stata una buona partita se qualcuno si fosse accorto che in campo c'era anche Amauri. Lui per primo.
sarebbe stata una buona partita se tu, capitano, fossi stato più sostenuto e seguito... e se non fossi cascato come un asino in area.
sarebbe stata una buona partita se Chiellini non avesse dovuto fare tutto, dall'attaccante al difensore.

sarà.







LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...