martedì 25 maggio 2010

you think that I'm strong?

volete sapere la verità?
è che sono una che colleziona figure notevoli e di una finezza mai vista.
incasso con disinvolutura, salvo poi pensarci bene e dirmi: 'oddio, ma come sono messa?!'

perché è un po' come il manager di Cremonini - che manager poi e dir poco, visto che è come un secondo papà - finita la mia intervista mi stringe la mano e mi dice "piacere di averti conosciuta", che è un palese gesto formale e di circostanza, al quale, altrettanto semplicemente e cordialmente, basterebbe rispondere "piacere mio".
e invece no. io rispondo "grazie", un grazie lapidario, e me ne vado.

oppure è come andare alla conferenza di presentazione del nuovo album di Irene Grandi, avvicinarsi allo splendido buffet e fare due chiacchiere con colleghi giornalisti e dirigenti della Warner, quando Recine (responsabile ufficio promozione Warner), riferendosi al disco della Grandi in diffusione nella sala buffet e guardando me e Basso di Sky.it, dice: "cosa ne pensate?", e io, ovviamente, ammiccando alla tartina salmone e burro che avevo nel piatto, rispondo: "buonissimo, davvero tutto buonissimo".

oppure è come andare il libreria del corso in san gottardo, dove lavorano tre ragazzi che, una volta chiuso in negozio, vengono sempre a bersi una birra al pub.
è come entrare nella loro libreria con i miei colleghi, gp e il panz o con la ross, acquistare dei libri e una volta fuori dire: "cavolo mi mettono un po' in imbarazzo", "perché?", mi domanda il panz, "e perché mi fanno spesso lo sconto, e 'sta volta panz, lo hanno fatto anche a te. mi scoccia, sembra che vada lì apposta...".
il panz mi tocca il braccio, mi fa segno con la testa di guardare le vetrine della libreria: tutte e otto sono tappezzate di manifesti: "30% di sconto su tutii libri!!!".


ecco. sono così.



"Life's too short to be afraid
Step inside the sun"

lunedì 24 maggio 2010

china girl (and son)

sobrietà, per favore, sobrietà.
ho cambiato ancora lo sfondo del blog, e non sono affatto soddisfatta.
è che tutto quel bianco di prima mi dava sui nervi.
almeno adesso ho dei pois color pastello che mi contornano le parole.
sarà poi che odio anche i pois e i colori pastello.

comunque.
spero vivamente che il bambino cinese del balcone di fianco alla mia camera da letto impari presto a parlare.
dovrebbe esserci, ormai ha dieci anni, o forse ne ha tre e ha un testone e una corporatura fuori dalla norma, più da Incas che da bambino cinese.
va be'... 'sto cazzo di bambino deve imparare a parlare perché mi sono stufata di sentilo mugugnare, manco fosse un'ambulanza con la sirena accessa, tutte le mattine.
poi, forse, se la madre smettesse di chiuderlo sul balcone, lui smetterebbe di mugugnare.
ma la mamma ha tutta la mia comprensione.

venerdì 21 maggio 2010

carioca

comunque.
ieri in realtà non è che volessi scrivere quella spatafiata sull'ammmmmore.
è che era davvero una due giorni (mercoledì e giovedì) di separazioni e chiarimenti, per cui mi è partita la tastiera e mi è venuta così.

in verità ieri avrei voluto scrivere due cose.

la prima: ma la gente che abita in corso buenos aires, dove cazzo va a comprare il pane? non c'è un panificio ch esia uno, se non nelle viette inculate.
ma possibile? no, diamine.

la seconda: ieri, alla Metratron, ho intervistato i Perturbazione. All'appello erano presenti Tommaso e Gigi, nelle retrovie Rossano e Cristiano, ma le due chiacchiere le ho fatte T. e G.
che dire. persone stupende, e non ne avevo il minimo dubbio, ma a volte avere la conferma di cose date per scontato a) ti fa capire che mai niente è scontato b) ti fa stare proprio bene.
e i Perturbazione sono così: timidi e discreti, tranquilli e intelligenti, appassionati e sensibili, pigri e determinati, coinvolgenti e raffinati.

spesso mi capita di intervistare persone curiose, ma non sempre qualcuna di loro mi lascia così un buon sapore in bocca.
questo mestiere, pur bello che sia, non sempre ti da la certezza di essere all'altezza della situazione. e mica dipende da quante copie ha venduto l'artista che hai di fronte, no. dipende da quando gli vuoi bene. ecco.
e se un giorno capirò che non vorrò bene abbastanza al mio lavoro e agli artisti che mi trovo davanti, mal che vada mi aprirò un panificio in buenos aires.

giovedì 20 maggio 2010

today is a lovely day to run

giorni di definitive separazioni.
quanto fa male a una persona che ti dice 'ti amo genietto' sentirsi rispondere 'io no più'?
quanto fa male rendersi conto che quell'amore è finito per sempre e forse è stato frutto di una delle più belle fantasie?

cazzate.
cazzate a pensarci e cazzate a scriverne.
l'amore non basta. punto.
l'amore cambia, l'amore non ha etichette.
non si torna all'origine, non esiste l'amore per sempre, non esiste 'il mio tipo di uomo', non esiste stabilità e non esiste costanza.
esiste lo stare bene insieme, per quel momento.
che certo sembra unico al mondo e forse lo è.
ma si dovrebbe imparare di più a viversi il momento piuttosto che condizionarsi il futuro.

niente cambia.
ogni tanto mi viene da pensare che la mia storia con A. sia stata una parentesi della mia vita, un tunnel dal quale sono uscita, una sogno ad occhi aperti finito male, una realtà viziata da ciò che ci circondava... a volte penso che finita questa io sia ritornata all'amore normale, quello che mi fa stare bene.
o forse no.
forse non c'è nessun ritorno, forse tutti gli amori sono davvero diversi l'uno dall'altro, forse il primo amore non si scorda mai e fa da metro di paragone per il resto della vita.

forse non bisognerebbe davvero mai parlarne.
ma quando A. ti guarda e ti dice 'ti amo genietto' e tu, su quella cazzo di panchina con il sole sulla schiena non sei capace di dire altro che 'mi dispiace, io non più', allora ci muori un po' su quella panchina.
perché poi in realtà lo fai per il suo bene, perché capisca che è davvero tutto finito, perché non lo vuoi più sentire, per il bene mondiale della salute dell'umanità!
lo faccio perché anche se non vorrei essere così dura devo farlo.
devo sentilo uscire anche dalla mia bocca: 'non ti amo più'.
e dev'essere bruttissimo
forse più brutto di tutto quello che ho patito io negli ultimi due anni.
lo so, è così senz'altro.
perché io forse un po' potevo scegliere di non star male.
lui no.
lui sta male.
e io non lo amo più
e non vorrei che andandosene possa portarsi via il rammarico di non aver fatto abbastanza. perché è vero che è così, non ha mai fatto abbastanza.
ma non è per questo che è finita, non solo.
è finita perché non lo amo più... come si fa a spiegare?
come può uno insistere?
io non voglio che si colpevolizzi.
non voglio che senta ancor più del dovuto i miei anni di sofferenza.
anni spesi a disperarsi, anziché reagire come si deve.
e questa è stata anche colpa mia.
mi sono piegata a comprare un videogioco per il pc per passare le vacanze di natale distraendomi senza pensare a lui a casa con lei.
ho scaricato tutte le sette serie di una mamma per amica, che è forse l'unica cosa al mondo che riuscivo a scollegare a lui, centellinando le puntante giorno dopo giorno nei momenti di noia, tenendomi tre serie da parte per i momenti di crisi durante i quali a casa ero triste e depressa.

dio mio.
dio mio adesso come respiro bene, a pieni polmoni.
e mi dispiace, sarò egoista o un pezzo di ghiaccio che su quella panchina al sole si è sciolto poco, ma cazzo come sto bene.

e se fossi capace, se avessi ancora le mie scarpette, le indosserei e mi metterei a correre come una pazza, con un disco nelle orecchie e maglia di cotone, con il polsino per il sudore che tanto poi non sudo e il telefono da qualche parte, magari in macchina, che muto squilla e fa preoccupare chiunque.
ma non me, che corro. cazzo se corro.


adieu

martedì 18 maggio 2010

VATTENE

l'ottica globale mi fa sentire male

Mao Zeitung from Perturbazione on Vimeo.



dio mio quanto è bella "La cura del sonno"

"dormi e non ti accorgi che ti guardo
tanto non ti sveglierei
è difficile spiegarti tutto adesso
Io non ho bisogno di paure
come quelle che mi dai
come quelle che mi abbracciano in silenzio.
Sai quanto vorrei dirti tutto adesso
ma il tempo può benissimo aspettare ancora un po', io no
Sai che in ogni slancio c'è un traguardo
tutti corrono e mi perdo
e di perdere ho il sospetto anche al momento
Riempirò di getto un altro diario
anche se non mi capiesci
ma mi sfogli come fossi uin dizionario
Sai quanto vorrei dirti tutto adesso
ma il tempo può benissimo aspettare
può benissimo aspettare
può benissimo aspettare"

lunedì 17 maggio 2010

perturbazione

come facciano, come diamine facciano poi, ogni volta, ad avere quel tintinnio che ti scuote la testa e quelle parole che ti entrano sotto pelle, lo sanno solo loro.
lo sanno loro e quelli che riescono ad apprezzarli. lo sanno quelli che ascolterebbero un loro disco in santa pace, come fosse una messa. lo sanno quelli che nel vedere la tracklist del loro nuovo disco, a leggere ventiquattro brani esulterebbero di gioia anziché storcere il naso.
perché credetemi, non ve ne accorgerete nemmeno, che sono ventiquattro.
e se lo farete, sarà solo perché passete un'ora e un quarto commossi, divertiti e stupiti.
come sempre con loro.

London calling

e la vostra dani che fa? risponde.
risponde e si fa portare a londra per una tre giorni mozzafiato fatta di cibo, giri mano nella mano, elefantini colorati e un mondo tutto da scoprire.
le case bianche di victoria station, take away ad ogni angolo, paratine e snack colorati a riempire ogni bancale, pub tranquilli e silenziosi, caldi e profumati, con venti e passa spine di birre a contornare banconi di legno scuro, antichi e possenti.
autobus e metropolitane, gente che mangia ovunque, persone gentili, eccessi mai visti, food halls da far venire un infarto, starbucks che sinceramente non mi hanno fatto impazzire, pret a manger da svaligiare, ristonanti indiani da dormirci dentro, wasabi da assaltare, real ale da scolare con calma, cieli blu nei quali perdersi, vento freddo dal quale fuggire e nuvole dalle quali scappare silenziosi, sole da rincorrere e giardini nei quali sonnecchiare, negozi da osservare con cura, quartireri come la bellissima piccadilly, la spumeggiante soho o la magica china town da girare con attenzione e ammirazione, facendosi trasportare da colori, facce, profumi e intenzioni. girarsi ogni tanto, raccogliere un abbraccio, pisolare in un viaggio in metrò, fermarsi in mezzo a
tutti a rubare un bacio.




























questa è stata la mia prima Londra.


lunedì 3 maggio 2010

where you invest your love, you invest your life

oh, non riesco a scrivere, che vi devo dire.
blocco dello scrittore? juve fuori dalla champions? ore di sonno ridotte? pessimismo cosmico?
macché.
potrei andare a random, tipo: settimana scorsa sono stata a correggio per ligabue, avevo anche la video il giorno dopo, e me la sono goduta un po' tra cantine di vini e ristoranti con Laffranchi, anche lui lì il martedì per la video.
Poi. Penso di aver messo la parola fine ad una delle storie più tormentate, amorevoli e dolorose della mia vita. Lo spero, cioè, spero che dall'altra parte sia arrivata la parola 'fine', perché altrimenti è un casino. Sto un po' male per questo. Sensi di colpa, malessere... mi è ritornata la colite, ecco.

Venerdì mi passano a prendere alle cinque, direzione Bologna.
Andiamo a cena all'osteria dell'orsa, un posto fantastico, e poi ci dirigiamo al Covo per il concerto dei Mumford and Sons. Spettacolare!!!!
tutto, tutto quanto. la serata, la fuga da milano, la cena improvvisata in un posto assurdo, passeggiare tra i portici di una bologna universitaria che è sempre tanto bella, andare al covo e perdersi tra i giardini, uscire e stare sulle altalene come bambini, mettersi un muretto e ridere ad un centimetro dalla faccia.

dove investi il tuo amore, investi la tua vita




ecco perché forse scrivo meno.
perché scriverei così.

(ho voglia di nuovo di cambiare lo sfondo del blog... uffa)

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