mercoledì 30 giugno 2010

siberia

non riesco a tenere gli occhi aperti, non ci riesco proprio.
sarà il caldo, sarà la traversata milanese a piedi che ho fatto stamani, sarà il bambino cinese chiuso fuori sul balcone davanti alla mia finestra che urla, sarà la pizza napoletana più degustazione di birra che ho fatto a pranzo, sarà la voglia di dormire che mi sfiora ogni due secondi, sarà il caffé doppio a pranzo che non ho digerito e che va su e giù... ma ho sonno. terribilmente sonno.

mi vengono in mente un sacco di cose da scrivere, frasi spot, dialoghi che sento sui mezzi, frasi e considerazioni... ma poi mi sembro federico fiumani in brindando coi demoni e allora evito di scriverle.

una cosa c'è: è tornano il periodo di insofferenza e intolleranza.
ma sto talmente bene con il resto del mondo, che mi piaccio anche così.

ah, ho smesso di mangiarmi le unghie dopo ventisette anni di accanimento.
non le sopporto già più: fanno schifo, non hanno forma, si sporcano in continuazione, non riesco più a infilarmi le dita nel naso e nelle orecchie che subito mi faccio male, mi graffio ovunque come i bambini, quando mi gratto mi scarnifico, fatico a battere i tasti sul pc, ne premo due insieme sul telefonino e non riesco più ad aprire le lattine.

eccheccazzo!

lunedì 28 giugno 2010

sono uno scandalo



è andata. bene o male non importa, è andata e adesso sto sinceramente più serena.
c'erano persone care, e c'ero io, e c'erano i vm e le loro canzoni.
questo basta

mercoledì 23 giugno 2010

voglio un pensiero superficiale



La chiave della felicità è la disobbedienza in sé a quello che non c'è
Perciò io maledico il modo in cui sono fatto, il mio modo di morire sano e salvo dove m'attacco, il mio modo vigliacco di restare sperando che ci sia quello che non c'è.



Curo le foglie, saranno forti, se riesco ad ignorare che gli alberi son morti
Ma questo è camminare alto sull'acqua e su quello che non c'è

Ed ecco arriva l'alba, so che è qui per me, meraviglioso come a volte ciò che sembra non è


lunedì 21 giugno 2010

fuck

indolente: che non si duole, che non prova e che non dà dolore; non curante e quindi negligente e pigro.

e secondo voi, porca troia, io sarei così?

rip

Andrea Fortunato Una stella cometa, di Jvan Sica. Casa Editrice La Colomba. Pagine 175, € 15,00


dalla Gazzetta dello sport

MILANO, 14 giugno 2010 – Sono già passati 15 anni, e ci resta ancora nel cuore quello sguardo sicuro e pulito, all’apparenza sfrontato ma, in profondità, pieno di fiducia e coraggio, quello sguardo giovane che del futuro scorge soltanto le promesse piuttosto che gli agguati. Andrea Fortunato, una troppo breve carriera vissuta tra Salerno, Como, Pisa, Genoa e Torino, era ben più che una promessa del calcio italiano quando ci ha lasciati così dolorosamente, e in questo libro curato con passione da Jvan Sica, emerge in tutta la sua terribile realtà il senso della cesura, netta e irrimediabile, che trasforma la classica agiografia del campione nella storia di un dolore smisurato, ma anche nel percorso tenace, indomabile, dell’uomo vero alla prova del suo destino. Il libro raccoglie una ricca serie di testimonianze di persone che narrano il progresso della carriera di Andrea, dai primi calci nella sua Salerno fino all’apoteosi del calcio internazionale. I racconti dei compagni di squadra, degli allenatori, dei dirigenti e dei giornalisti che hanno percorso un tratto di strada insieme a lui delineano un ritratto a tutto tondo non solo di un grande calciatore, ma anche di un ragazzo e di un uomo speciale, ugualmente determinato e solare sul campo da calcio, tra le mura di uno spogliatoio e nei tristi corridoi di un ospedale; capace, soprattutto, di trasmettere agli altri la sua voglia di vivere e lottare, contro qualunque avversario, compreso il più sleale e crudele dei mali.

UN OCEANO DI RICORDI – A ricordarlo, si è detto, sono in tanti. Fiumi di parole, un oceano di commozione come quello raccolte nei pensieri, tra gli altri, di Roberto Boninsegna, Giovanni Galeone, Eugenio Bersellini, Giuseppe Marotta, Gianni Mura, Ilario Castagner, Aldo Spinelli, Fulvio Collovati, Gennaro Ruotolo, Stefano Tacconi, Gigi Maifredi, Antonio Conte, Roberto Baggio, Giovanni Trapattoni, Fabrizio Ravanelli, Gianluca Vialli, Moreno Torricelli, Marcello Lippi, Giampiero Boniperti, Antonio Cabrini, Arrigo Sacchi, Roberto Bettega e Gianni Petrucci. Tra i tanti, appunto, noi vi proponiamo il ricordo di Andrea così come l’ha scritto «L’amico del terzo piano», ovvero Sergio Mitidieri. «Ci sono persone che conosciamo da sempre. Ci sarà stato sicuramente un momento in cui ci siamo incontrati per la prima volta – racconta Sergio: a leggerlo pare di sentire la sua coce con un groppo in gola -, ma il ricordo è così lontano e la prassi di una storia comune è cosi forte che ce ne siamo completamente dimenticati. “La prima volta che ho visto Andrea sarà stato nel 1971, l’anno in cui siamo nati, perché vivevamo entrambi nello stesso palazzo, lui al sesto ed io al terzo piano, dove abito ancora oggi con mia moglie e i miei figli”. Sergio Mitidieri è l’amico da sempre, la persona che ha accompagnato in ogni momento della vita Andrea Fortunato. Con lui possiamo parlare di tutto, dall’Andrea delle elementari al cam¬pione, sapendo che per Sergio, Andrea è stato sempre e solo l’amico del sesto piano. “Viveva¬mo nel cortile del nostro palazzo. Tornavamo da scuola, mangiavamo e facevamo i compiti. Io finivo prima di Andrea e mi sedevo all’angolo esterno del divano per sentire meglio i rumori delle scale. La porta di Candido e Andrea che si richiudeva e i passi veloci che scendevano le scale erano il segnale. Mi alzavo e mi preparavo alla bussata, che quasi ogni giorno (facciamo ogni giorno, tranne quelli evidentemente impossibili) non mancava mai. Dai 5 anni in poi il nostro mondo era il cortile dei ferrovieri ed è stato in quel piccolo spazio che Andrea ha imparato ad essere fuoriclasse”.

IL PALLONE E IL PIANO B – Il pallone per i bambini è spesso un punto fisso, ma per i tre ragazzi era una mania. “Gioca¬vamo dalla mattina, se non c’era scuola, alla sera, e insieme a noi resisteva solo Valerio. Gli altri ragazzi arrivavano a turno e non avevano la nostra folle costanza. Per loro esistevano anche le macchinine, i cartoni animati, le merendine, noi pensavamo solo ed esclusivamente al pallone. E, premettendo che a Salerno non c’è un inverno molto lungo e rigido, per le gior¬nate fredde avevamo comunque escogitato un piano B. Prendevamo il pallone e iniziavamo a giocare in mezzo alle scale, rompendo il più delle volte le vetrate. Un giorno per qualche motivo non potevamo scendere in cortile e andammo a giocare fuori al balcone con delle arance. Le arance iniziarono a cadere di sotto e la signora del primo piano chiamò i vigili”. Per fortuna, soprattutto dei genitori, la mattina c’era la scuola, con le elementari alla “Cesare Battisti” in due classi diverse e le medie, alla “Ruggi”, come compagni di scuola. Andrea era davvero un grande amico. All’inizio era chiuso, ma generoso e socievole una volta che si era sciolto. Vivemmo in simbiosi quei tre anni di scuole medie e poi lui partì per Como. Per me fu una bella botta”. L’amico, quello vero, quello con cui dividi le giornate e di cui sai tutto parte per l’avventura che può cambiare tutto. Tu rimani, ma se c’è vero affetto, al di là del dispiacere del distacco, nasce l’orgoglio. “In un primo momento vissi molto male il distacco di Andrea. Poi si accese in me una spia che mi diceva di quanto era fantastico che un tuo amico potesse realizzare il sogno di tutti”

UN ESEMPIO – “Fu da quel momento – racconta ancora Sergio – che iniziai a seguirlo a distanza e a sentirlo sempre più spesso al telefono, mentre non potrò mai dimenticare il viaggio in cuccetta con Candido verso Como, che per noi sembrava veramente infinito”. (…) La carriera di Andrea è un solco scavato da una forza selvaggia e determinata, “perché lui ci ha sempre creduto, ha sempre creduto che sarebbe arrivato alla meta”». Un esempio per tutti. Merita quindi un plauso l’Associazione Sportiva Fioravante Polito che, attraverso la pubblicazione di questo libro e con la fondazione di una Biblioteca dello Sport a lui dedicata cerca di perpetuarne il ricordo, in un mondo che dimentica troppo facilmente, ad uso di tutti quelli che credono nello sport come un modello positivo per affrontare la vita nella sua pienezza.

e sarò acqua che si disseta da sé

giovedì 10 giugno 2010

Lorenzo Mattia Berlusconi

è nato il nipote del Silvio, nonché figlio di Piersilvio


Dio Del Piero

Leggo L'uccelino di Del Piero e riporto.
Tutti a casa.
Porco il mondo.


Moggi: “Presidente, mi riconosci?”
Moratti: “We, come va?”
Moggi: “Mannagg, non ci sentiamo più”
Moratti: “Eh, eh…cosa le ha detto Campedelli ieri sera?”
Moggi: “Ieri sera…era una cosa impossibile. Ho riguardato la televisione: l’assistente sta in linea col giocatore che tira, a dieci metri dalla porta…”
Moratti: “Non la beccherà mai”
Moggi: “Avrebbe sbagliato se fosse stato in linea con la porta…non può andare alla velocità del pallone…che poi il secondo passo ha dato la sensazione a tutti quanti che fosse fuori…”
Moratti: “L’ho vista dopo…da fuori non dava la sensazione, da dietro si capisce…ma c***o, devi riprenderla”
Moggi: “Adesso ci vogliono i sensori dietro le porte”
Moratti: “Sì, che poi per evitare queste rotture di co****ni che tutti la mettono sul piano…vedi che ti devo fare i complimenti, ho visto giocare da Dio Del Piero ieri sera”
Moggi: “Ieri sera ha giocato bene”
Moratti: “Primo tempo…per uno che piace il calcio…avevi voglia di vedere come toccava il pallone per vedere quello che faceva, era proprio bravo”
Moggi: “La squadra era sulle gambe”
Moratti: “Il Milan le ha vinte tutte…ma c***o anche quella di ieri!”
Moggi: “Il Milan deve essere protetto da qualche santo”
Moratti: “Incredibile”
Moggi: “Senta, ma noi non ci vediamo mai…una volta ci dobbiamo vedere”
Moratti: “Possiamo farlo benissimo..”
Moggi: “Anche in settimana, per farci una chiaccherata, un tempo ci portava fortuna”
Moratti: “Sì si eh eh”
Moggi: “La chiamo mercoledì in mattinata…giovedì o venerdì quando ha tempo”
Moratti: “Tenga conto che martedì ho una partita del c***o”
Moggi: “Lo so…mercoledì mi dà un colpo di telefono
Moratti: “Va bene, troviamo un posto e ci possiamo vedere”
Moggi: “In bocca al lupo per domani, arrivederci”
Moratti: “Grazie, arrivederci”

Clicca qui per ascoltare la telefonata.

martedì 8 giugno 2010

se vuoi, ti ho tradito

altro che bianconi, cazzo: brasini è il vero figo dei baustelle.
ed io, che l'ho sempre intuito! dannazione!

lunedì 7 giugno 2010

puoi dirlo a tutti

e comunque... anche ieri, come l'anno scorso, la mia puntatina al MiAmi l'ho fatta.

Ho incontrato Paolo dei Fou e il Debe che non vedevo quasi da un anno, ho passato una bellissima serata in compagnia di Pier e Diego Egokid a guardare e commentare orsacchiotti virili sì e no, qua e là. Ho abbracciato forte, appoggiando la birra perché sennò non ci saremmo riusciti bene, Collini degli odp al quale voglio un gran bene. Ho stretto e messo la testa al collo come non facevo da tempo a Val del VM e l'ho trovato davvero bene, specie sul palco, dove ha suonato per un'ora di live incandescente. Ho osservato di nascosto Tommaso dei Perturbazione muoversi entusiasta al ritmo di quei pazzi dei Red Worms Farm, che se ci fosse stato anche il Bepi sarebbe impazzito e avremmo riso un sacco. Ho salutato amici e conoscenti, scambiato battute con un Lorenz sorridente, con un Ale Negri emozionato, con un Alfredo con degli occhiali improponibili, con un Frenk fuori dal mondo, con un Bonfo barbuto e in grande forma, con un bel Zaganelli che non vedevo da un bel po' tempo e con un Dottori (milanista!) sbucato dalle retrovie, ma che mi fa sempre piacere vedere. Ho passeggiato tra le bancarelle scoprendo una nuova etichetta di Mantova e comprando una bellissima maglietta della Tafuzzy Records. Ho fumato e bevuto e mangiato un panino con la salamella pessimo, che avrei dovuto evitare, sporcandomi anche le punte della all star di maionese (entrambe!!!). Ho visto due concerti e mezzo, uno in fila all'altro, e mi sono emozionata, e ho ballato, e ho riso, e ho pensato e ho voluto gente accanto, e non potendo avere quella desiderata, ne ho trovata dell'altra, un po' per fortuna, un po' perché sono io.

E' stato bello, è stato tutto, come sempre, molto bello.
Basta saperci stare, basta sapersi muovere, basta non dare troppo spazio agli altri.
Basta stare bene, insomma.

cccccc change

lo so, lo so, ehehe, ho cambiato di nuovo il blog.
quello di prima non era male, ma non si poteva lasciare commenti e non riuscivo a far visualizzare la data.
questo mi piace un sacco.
eccomi

venerdì 4 giugno 2010

hang the blessed DJ



ah, che caldo!

ho passato tre giorni al mare, ad Imperia, in una casa bellissima, piena di fiori, con l'erba verde, muri spessi e freschi, finestre spalancate su mare e nuvole talmente dense che sembrava poterle toccare. Ho passato tre giorni a mangiare pesce buonissimo, a passeggiare, a dormicchiare, sorridere e farmi baciare, anche dal sole.



Sono rientrata direttamente mercoledì pomeriggio per amdare da Imperia all'Olimpico di Torino per i play off contro il Sassuolo.
Dio mio. Dio mio che primo tempo noioso, con un numero da circo e da arresto (sia carcerario, sia cardiaco) di quella bestia di Loria che ha fatto incassare un gol al buon Morello.
Per fortuna - per i granata, dico, non sicuramente per me che di fede bianco nera sono e rimango fino alla morte - per fortuna dicevo, su un calcio d'angolo sbuca la testolina di Bianchi che mette in gol per il pareggio. Da lì in poi è solo Toro, da lì in poi è solo Maratona e solo cori e fumogeni e bombe carta e boati e urla e mani che battono.

Domenica non ci sarò a Modena per il ritorno, sarò al MiAmi, con la speranza di trovare il mio amico Collini degli odp e stanziare un po' al suo banchetto come l'anno scorso; spero di vedere non troppa gente, perché il pubblico del MiAmi non sempre lo sopporto molto; spero, ma ne sono sicura, di passare una gran bella serata con il Bepi come ai vecchi tempi, e di vedere stupendi ed emozionanti concerti di Tre Allegri, Perturba e Virginiana... Dio mio che serata, non vedo l'ora di godermela, come nel 2007, si replica!

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