giovedì 22 luglio 2010

a chi ho lasciato solo




e non perché mi è mancato un amico in un incidente e mi viene da piangere... cioè è anche successo e quando passo di lì mi succede tutto sempre come dice tommaso.
ma non è solo perché il tora! tora! era un grande festival che non c'è più
e non è perché mi vengono i brividi a vedere i perturbazione lì sopra

è perché questa è una delle più belle canzoni che mi piace sentire dal vivo.
è perché quando lui scende giù, e lo fa spesso e quindi lo sai e quindi dovresti emozionarti un po' di meno, io, se sono tra il pubblico e spesso lo sono, e quindi lo so e quindi non dovrei emozionarmi sempre così tanto, io sto male.
mi vengono i crampi allo stomaco, mi viene sfiorato il viso da una morsa invisibile che mi porta gli occhi verso l'alto e le lacrime verso il basso.


"senti come è tiepido il tramonto, senti come l'aria ci accarezza...
se tutto questo cielo stesse in una cartolina, vorrei spedirla a chi ho lasciato solo"

giovedì 15 luglio 2010

there ain't no easy way out

"I presentimenti sono cose strane, come le simpatie e i presagi, e le tre cose messe insieme un mistero di cui l'umanità non ha ancora trovato la chiave" - Charlotte Bronte


Ecco. Succede no? Di avere presentimenti, dico.
L'altro giorno era tutto strano: la giornata non era iniziata molto bene, chi mi sta accanto era molto nervoso per questioni di lavoro e di rotture di palle che si presentavano una dietro l'altra senza dargli tregua. Ed io stavo lì, un po' cercando di distrarlo, ma in modo delicato, un po' cercando di non dire nulla, per non aggiungere pensieri al suo testone.
Nel tardo pomeriggio mi arriva un suo sms con una sola parola: operativi.
Il che significava che i piccoli problemi accomulati si erano risolti - ovviamente non da soli - e che il nervosismo se ne stava andando via di corsa.
Bene, sul viso mi si è illuminato un sorriso e la risposta all'sms è stata: evviva. compro l'anguria, la vuoi l'anguria? anguria per tutti.

esco dall'ufficio scoppientante, rapidamente e sinuosamente, con i passettini che solo io so fare, mentre sorrido, leggera come se pesassi quanto un granellino di sale, impaziente di comprare una cacchio d'anguria.
fuori fa caldo, ma di frenesia, a parte la mia, ce n'è poca.
non ve lo so spiegare proprio bene, ma in quel momento, dopo giorni di tensione, dopo giorni nei quali vedevo chi mi sta accanto pensieroso e nervoso (tranne che con me, ma lui per queste cose è speciale), non vedevo l'ora di riportare in viso tutti quei nostri sorrisi che si erano un po' tirati indietro.
così, sono uscita, gioiosa, e mi sono avviata dal fruttivendolo per poi avviarmi con unidici chili sulla spalla al pub, dove, entrando, ho mollato l'anguria, ho sorriso da far splendere tutto e mi sono ordinata una birra.

mi sono seduta fuori, sulla panchina, schiena al muro, braccio sinistro sul tavolo, piede tirato su sulla panchina, con il ginocchio pegato.
sigaretta in bocca, sguardo attendo e sognante, diretto verso corso san gottardo, con a sinistra l'auditorium gustav mahler, davati un'aiuola tutta verde e sulla destra negozi e bar che brulicano di persone.
intorno c'è calma, a dire il vero c'è anche un'arietta che soffia fresco ogni tanto, mentre il caldo, che per esserci c'è, si sente piacevolmente.
ecco.
sono lì, penso a quanto sto bene, a quanto sono serena, nessun problema nemmeno al lavoro per quel giorno, quindi in testa non mi balla che niente che non sia il mio stato d'essere sollevato e rilassato.
osservo la gente che passa, l'estate che splende, la gente che parla e cammina, e un secondo dopo, mi inchiodo.
mi inchiodo e penso che mio padre potrebbe morire.
mi inchiodo e penso alla sofferenza delle persone, ma forse penso di più alla mia.
mi inchiodo e penso che se in quel momento mio padre, a Melzo, morisse, io sarei troppo troppo lontana, e lo sarei per sempre.
mi inchiodo e penso che se in quel momento mio madre mi chiamasse per dirmi che mio padre è morto la mia vita si spezzerebbe e non si aggiusterebbe mai più.
prenderei di corsa la macchina e tornerei a casa, salvo forse rendermi conto di quello che è successo in circonvallazione, scendere e urlare e fare la pazza, perché papà è morto e nulla ha più senso.
mi manca il fiato.
non riesco a pensare ad altro.
cerco una scusa per chiamare a casa, perché li avevo sentiti al mattino i miei, per cui non c'era molto senso di richiamarli.
prendo il telefono e faccio il numero.
risponde mia madre.

pronto
ciao
ciao dani, tutto bene?
si si, voi?
bene. dove sei?
al pub, ho preso l'anguria, la mangiamo tutti insieme stasera.
ah, bello.
ho comprato anche il costume nuovo oggi, alla fine l'ho cercato ovunque e poi sono entrata da calzedonia, alla fine ne vale la pena, coi saldi l'ho pagato venticinque euro
eh sì, hai fatto bene. è bello?
è come quello che ho già marrone e panna, solo che questo è bianco e blu, stesso modello, a fascia e con lo slip.
bene.
...
...
...
...
papà è lì? (lo dico, ma si vede che farfuglio...)
cosa?
il papà, dico, dov'è?
è andato a farsi una doccia.
ah.
c'è qualcosa che non va dani?
no no sono solo un po' stanca. dai, salutamelo
va bene
un bacio
ciao, passa una buona serata
anche voi

metto giù il telefono.
al pub cominciano arrivare persone simpatiche che aspettavo.
si mangia e si beve, si sorride e si ride e si taglia l'anguria.
i pensieri brutti se ne vanno, ed io rimango lì estasiata dai miei cambi d'umore.

d.



ah, mio padre non ha nulla che non vada, gode di ottima salute.
e non è se venisse a mancare mia madre sarebbe diverso, è che mi è venuto in mente mio padre.
tutto qui.

giovedì 8 luglio 2010

quintali di swing

chi non vorrebbe morire soffocato da quintali di swing?
be', io sì.
io lo vorrei eccome.
lo vorrei cantato da lui, da Lelio Luttazzi che è scomparso questa notte e che ho avuto il piacere di incrociare dal vivo al Festival di Sanremo di due anni fa, quando accompagnò, stanco e invecchiato, ma sempre lucido ed elegante, Arisa sul palco dell'Ariston.

ed è morto è non c'è pìù.
ed è uno di quegli anni lì che a me fanno emozionare ancora tanto, forse perché non ci sono stata.
e sarà che adoro il pianoforte più di qualunque altro strumento al mondo, sarà che era un compositore, musicista e cantante fatto e finito, sarà che ha collaborato e scritto con e per chiunque... sarà per tutto questo che sentirlo suonare è e sarà un piacere per cuore e anima.


mercoledì 7 luglio 2010

kashmir

sto male, dal ridere dico.
era un sacco che non mi succedeva di prendere - bonariamente - in giro qualcuno imitando la sua voce ed il timbro vocale.
l'ho appena fatto.
ho appena ricevuto una telefonata da parte di un noto giornalista, mooolto noto, che mi ha chiesto delucidazioni, diciamo così, economiche, su una cosa che gli avevo proposto.
non potete capire il ridere a fine telefonata, quando sono corsa dal panz a raccontargli tutto.
anche perché il panz di aneddoti su di lui ne aveva altri, aneddoti di atteggiamenti, mosse, spocchie, frasi uscite a caso... ecco, questo personaggio è così: geniale, buono, fortunato, fatto così, e noi gli vogliamo bene così.
dio mio che ridere.

la giornata sta svoltando nel migliore dei modi.
l'aria condizionata al pub ha ripreso a funzionare giusto in previsione di germania - spagna di stasera, e qualcuno ha ripreso quindi a sorridere.

ho deciso che prima di andare al pub mi fermo a comprare un'anguria più grande di me e ce la mangiamo tutti insieme alla faccia dei tifosi che se ne staranno in tensione a soffrire.

evviva.
finalmente


ps. ah, adesso so cosa vorrei fare se ci fosse una macchina del tempo.
essere qui. vedere phill mettersi alla batteria e muoversi come un pazzo, robert a cantare a squarcia gola, mick fare il matto con tina, freddie uscire ad incendiare la folla.


chi l'avrebbe mai detto

lunedì 5 luglio 2010

il mondo che vorrei



Del Neri: "Ma il 23 non era il numero di De Ceglie?"
Marotta: "Dici? Forse ho visto male"
Del Neri: "Forse..."
Marotta: "Io pensavo che il 25 invece fosse quello di Poulsen"
Blanc: "Speriamo che il 9 sia quello di Felipe Melo"

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