lunedì 15 novembre 2010

la cattedrale di Palermo

 

No, così, visto che si parlava di Sicilia e visto che avevo promesso da tempo un resoconto dettagliato della mia seconda vacanza isolana, ho pensato che un piccolo reportage potesse farvi piacere. E se non fa piacere a voi, rasserena comunque me nel rivedere questi luoghi magici e saporiti e colorati e profumati e ostili a tratti, ma ospitali e divertenti e colti spesso.




Ecco allora qui sopra la meravigliosa cattedrale di Palermo, già vista l'anno scorso, ma che quanto ti appare all'improvviso tra la città, ti mozza il fiato e ti bagna gli occhi, anche se l'hai già vista, anche se sai che è lì ad attenderti. Bella ed imponente, con un cielo che quest'anno non lasciava scampo a piccoli fremiti ed emozioni sopravvissute ad un anno di intemperie e battaglie. Eccola, così com'è.

Via da Palermo ci dirigiamo verso la costa est, perché avendo fatto l'anno scorso la ovest, quest'anno volevamo ammirare tutto ciò che ci siamo persi dodici mesi fa. E allora ci fermiamo a Castel di Tusa, per cinque giorni, cinque giorni in una casa vacanze stupenda lasciataci ad un prezzo di favore, cinque giorni di santo Stefano di Camastea e le sue ceramiche, di Cefalù con il suo paesino turistico, il porto, gli scogli, il lavatoio, il duomo e la spiaggetta, di Tindari con la sua basilica mozzafiato e la vista delle Eolie da brivido, di Oliveri con la sua lingua di terra e sabbia, con i suoi laghetti naturali da una parte e dall'altra un mare meraviglioso e una montagna a sormontare tutto, dove in cima Tindari risplende e si oscura con il calare del sole.

Scogli a Cefalù






 







   









E poi si ritonava nella nostra dimora, a Tusa, dove l'appartamento con le sue terrazze ci rigenerva e ci regalava attimi si relax assoluti, sigarette impagabili al tramonto e colori mozzafiato


 
Da Castel di Tusa siamo partite
direzione Novara di Sicilia, un bellissimo Borgo d'Italia che sta nell'entro terra e passa attraverso le gole dell'Alcantara e si avvicina all'Etna. La mets sarebbe stata Sant'Alessio di Sicilia, località appena sopra Taormina che ci avrebbe permesso di vedere dei posto magnifici come montagne, boschi, terra bruciata, pietra lavica e fiumi sulla via dell'andata, e una volta lì le bellezze di Taormina e dintorni.


La strada che abbiamo percorso verso l'entro terra è stata una strada di tornanti, dove per fare dieci chilometri ci volevano ore interminabili, dove non passava un auto nemmeno a pagarla e dove tutto intorno era di colore senape e poi rosso, prima ancora verde smeraldo, umido e marrone, poi di nuovo pietra, sia di città lasciate abbandonate, sia di piccoli borghi che vedevi spuntare dopo un ponte sopra il nulla.

 

 
 
Proseguito il viaggio siamo finalmente arrivate alle Gole dell'Alcantara, un fiume giacchiato che attraverso l'erosione ha creato delle gole stupende attraverso la roccia lavica. Il percorso - a pagamento - che abbiamo fatto non ci ha molto soddisfatte per via della gente, della tantissima gente che c'èra. Sembrava di essere al parco delle Cornello, dove all'ingresso ai un mega bar, un ristorante, un mini centro commerciale di suvenir e cazzate simili. Ma quando siamo scese al fiume e come delle cretine abbiamo provato a metterci i piedini dentro, siamo rimaste a dir poco pietrificate. Alcune di noi, più temerarie, per sconfiggere l'effetto sora Lella che si era appropriato delle loro caviglie, lo hanno pure attraversato il fiume... Io ho resistito a dir tanto venti secondi .



E' un posto davvero molto suggestivo, strano a dire il vero, dove si mercolano siciliani con turisti, ma quelli un po' beceri, quelli che si costringono con teli e birre e asciugamai in due metri quadri di 'spiaggetta'.
Un po' come se fosse la nostra grigliata di Pasquetta sulle rive dell'Adda, dove ci sono i tamarri dorso nudi che fanno andare le bracciole, avete presente? ecco, direi una cosa simile.


E non che delude, per carità, solo che dopo tutto quel difficile tragitto in auto, le sette euro d'ingresso per vedere praticamente il nulla (nel senso che non c'era bisogno di un percorso ne tanto meno una visita guidata per vedere le meravigliose gole), un po' di amaro in bocca ti rimane.
Amaro subito tolto da una suprema granita al limone.. dio quante ne abbiamo mangiate!

Comunque non c'era molto tempo da perdere, erano le sei del pomeriggio e sant'Alessio di Sicilia ci aspettava, soprattuto le tende da montare scalpitavano nel baule.
 
Arrivati a Sant'Alessio, non una meta imperdibile diciamo, avevamo già quasi voglia di stare lì poco, il tempo di visitare Taormina e poi chi si è visto si è visto.

Isola Bella di Taormina
Il Teatro Greco di Taormina... ecco, vogliamo parlarne? No perché io ho anche visto quello di Siracusa.. e avete idea cosa sia quello di Siracusa? Giuro, non ha paragoni.
Anche la bella Taormina ci ha lasciato un po' così, niente di che, niente che non si possa trovare in altri paesi della Sicilia, anzi, magari meno turistici. Tant'é 

 


La verà bellezza l'abbiamo finalmente respirata arrivate nella zone che preferiamo della terra sicula: la provincia di Siracusa e Ragusa. Posti stupendi, itinerari indimenticabili, colori folli, gente con la quale conviveresti tutto l'anno. Erava a San Lorenzo, un paesino piccolo piccolo (un campeggio, un agriturismo, un alimentari e a posto così) che stava tra Noto e Avola e Pachino, diretto sul mare. 
Arrivate al campeggio un po' provate, abbiamo trovato anche abbastanza in fretta il posto, e una volta entrate nel camping ci si sono bagnati gli occhi dalla contentezza: tutti rilassati, chilometri di olivi, amache appese agli agli alberi, restoni in giro tranquelli e sereni, tavolate di gente che mangiava insieme durate la siesta pomeridiana e un sole bellissimo, che così bello non ci è mai sembrato di vedere.
Montiamo la nostra tenda e comincia la settimana più bella di tutta la vacanza: Ragusa Ibla, bellissima, un presepe a tutti gli effetti, le cene e la merenda al Ciclope di Avola, il nulla di Pachino, l'incantevole Marmameni (la vera sopresa, insieme al Duomo di Ragusa Ibla, di tutta la vacanza), la sagra del Tonno (io, in umido con cipolle, please!), i porticcioli e i vicoletti, i negozi di tessuti e il cous cous... STUPENDO! E poi la nostra riserva di Vendicari, lì ad attenderci come l'anno scorso con la bellissima Calamosche. La bella Fontane Bianche, uno specchio d'acqua anche se un po' troppo affollato per i nostri gusti.  La cena come di rito a Noto, bella come sempre.
E poi CapoPassero, il posto più bello che abbia mai visto: verso l'Isola delle Correnti, dove si scontano i quattro venti e dove si incontrano mar Ionio con il Mediterranio, è uno dei luoghi più suggestivi che abbia mai visto, nonché la punta più a sud di tutta la Sicilia, dove ti arriva anche l'sms di vodafone per avvisarti del cambio tariffa internazionale!



E poi è tempo di partenza, dopo una settimana spaparanzati all'ombra dei nostri amati olivi a San Lorenzo prendiamo i bagaglia e ci dirigiamo verso quella che sarà la nostra utlima due giorni, una due giorni catanese, come di rito. E allora eccoci nell'oscusa e miliare Catania, tra il suo asfalto nero e palazzi quasi gotici, con delle atmosfere metropolitane e noir che solo chi c'è stato almeno una volta può respirare.






ma non ci acconentiamo del nostro ultimo bagno a CapoPassero, e così ci dirigiamo verso AciTrezza, AciCasello e tutte le meravigliose cittadine limitrofe a Catania, ci godiamo gli ultimi panorami e poi andiamo a fare un saluto all'Enta, tanto caro l'anno scorso e tanto bello ancora quest'anno 

Fine (per quest'anno...)

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