venerdì 4 febbraio 2011

pitupitumpà

allora, allora, allora.
leggevo il post su LeMieMadri e mi è piaciuto tantissimo. Mi è piaciuto nel modo nel quale è stato scritto e la velocità frenetica delle parole messe in fila l'una all'altra, in una maniera che solo chi inizia per caso a scrivere, poi ci si ritrova davvero così bene.
va be', comunque. quel post mi ha fatto venire voglia di scrivere, e quindi ringrazio.

Mi ha fatto anche pensare a una cosa: non ho più tempo per i giochini. Non ho più tempo per aspetto, lo guardo, mi faccio notare, se non mi guarda faccio l'offesa, poi se ne accorge e mi da della pazza oppure si intenerisce, ma se non se ne accorge allora è un'insensibile e allora non fa per me perché se il mio benessere non è al centro dei suoi pensieri allora che ci sto a fare... fanculo, no no, io non ho più tempo.
Non dico sia facile, e non pensiate nemmeno che senza questi comportamente una relazione perda di fascino e di mistero.
Anzi. A parte che non capisco come possa starci bene il mistero perenne. A me stan sulle palle le cose misteriose.
Io qualche tempo fa non ero mica misteriosa o cos'altro, semplicemente non avevo niente da dire, per mesi.
E soprattutto, non avevo niente da sentire che potesse interessarmi. E' non è che fossi scortese, seccata, algida o chissacchecosa, solo era che mi guardavo intorno, selezionavo natuarlmente, mi appiattivo ai muri per non farmi notare, perché anche la minima discussione nella quale ero coinvolta mi annoiava. Dovevo ritornare a ricordarmi come si stava ad essere innamorati di me stessa. e alla fine ci sono riuscita. Mi sono riscoperta, riannusata, spolverata per bene, data il lucido, ho passato bene negli angoli, ho fatto prendere aria e mi sono rinnamorata di me.
Ma non dovevo spiegarlo a nessuno. non volevo, spiegarlo a nessuno.
E' che la gente chiede. Chiede e interpreta prima di che uno possa spiegare. E questo mi mandava in bestia.
Perché la cortesia e la gentilezza la scambiano per disponibiltà e invece se te ne stai muto, concetrato e ben coi piedi a terra, ti scambiano per permalosa e stronza. Sarà, mi sa che sono (e siamo) un po' tutto questo insieme. ma non è che mi importasse più di tanto.
Io facevo, lavoravo, andavo a casa, andavo a cena, guardavo le partite, guidavo di notte, lanciavo i cd fuori dal finestrino sul viale forlanini alle quattro del mattino. facevo, facevo e facevo.
E questo conciliava pensieri e buone azioni. Poi boom! all'improvviso mi sveglio dal torpore-non torpore e comincio ad aver capito chi sono, o meglio, chi sono stata e chi non vorrò mai più essere. Che bellezza.

E quindi così, basta, non c'ho più tempo di star lì a farmi pensieri su pensieri, a rincorrere fraintendimenti, cose non dette, cose lasciate a metà, date per scontato, cose lette tra le righe, mi ha detto questo ma intendeva quello, non mi ha detto questo quindi magari vuole dire che, se mi faccio vedere così poi lui pensa cosà... ma de che?!
Sapete che c'è? E' che adesso io quando ho un problema lo dico. Prendo il testone di chi mi sta di fronte tra le mani e gli dico: "hey tu, mi è venuto un dubbio, stavi mica dimenticandoti che..." e lì ci attacco quello che voglio, facendo la mia espressione da Susanna TuttaPanna (poi ve la spiego...) e mi faccio raccontare meglio quello che non ho capito o che ho capito male, o che magari ho capito proprio bene e allora rido.
Rido. Rido da matti.
Perché nel momento stesso nel quale le dico, alcune cose, mi rendo conto di quanto siano piccole e stupide, ma fondamentali, di tutti i giorni.
Quando dico certe cose ad alta voce anziché tenermele lì a macerare nella testolina, tutto dieventa più bello.
Si torna in un secondo a sorridere, la confidenza prende il largo e l'intimità si amplifica.

Ecco. Poi in realtà volevo dire un'altra cosa, ma poco importa

1 commento:

  1. di qualsiasi altra cosa volessi parlare, ci sei riuscita benissimo. grazie e che sia una notte buona!

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