venerdì 29 aprile 2011

aruba

"Dopo il principio di incendio ad Arezzo durante la notte ripristinate due sale: la sala hard core e la sala dance anni Ottanta"

automatici /8

ho sempre ammirato quelli che hanno sempre lo stesso accendino.
io ne ho una ventina, di ogni tipo e colore, raccattati qui e là, alcuni trovati al pub, altri messi in tasca per sbaglio, altri recuperati in giacche e così via.
mai una volta una volta che riesca ad accendere più di due sigarette di fila con lo stesso accendino, perché quando ne ho uno ne ho anche altri cinque (del tipo metto la mano in borsa e il primo che trovo lo uso), e viceversa a volte - dei venti che posseggo - non ne ho.
ma quelli che quando gli chiedi di accendere, ti tirano fuori lo stesso accendino giorno dopo giorno, magari da un mese, e magari ne hanno uno, quello, che tengono in tasca, perché magari a casa non fumano o a casa hanno l'accendino della casa, ecco… quelli li ammiro.


mercoledì 27 aprile 2011

meccaniche divine

succede. non sta bene e io non so cosa fare. ho sempre pensato che fossimo amici, amici con la A, anche se tra colleghi non avrei mai immaginato si potesse creare un legame talmente forte. e invece per noi è stato così. ma mica solo per noi. anche con un altro collega, oramai ex, è accaduta la stessa cosa. legami di pelle e cuore, di risate e passeggiate, di cinema e pranzi all'aperto. tutto e niente, insomma. legami di fughe l'uno dall'altro e l'altro dall'una. robe del tipo 'stammi su di dosso che non ho tempo per te', ma detto con le parole giuste, perché sennò qualcuno si offende e ti evita per giorni. oppure va a pranzo da solo. quanto l'ho odiato quando andava a pranzo da solo. usciva. punto. da solo. all'improvviso. mi giravo per chiamarlo e decidere dove andare a mangiare e lui già era sparito. e dovevo saperlo dagli altri che era già andato via. perché forse io non me ne accorgevo. e forse lui, con quel gesto, volevo sottolineare proprio questo: me ne vado così quando te ne accorgi ti rendi anche conto che non ci hai fatto caso. diamine se è complicato, lui. è un groviglio di emozioni. è un burlone nascosto dietro una durezza infinita. un eterno bambino che continua a ripetere a se stesso e a tutti che è immaturo, che odia le responsabilità. e mi sa che a furia di dirlo un po' ci ha creduto davvero, che fosse così. ma io lo so che non è così. lui non è così. è solo timido. è solo troppo cinico per fare quello al quale piacciono gli animali o i bambini. è troppo cinico per chiedermi come sto, perché se gli dico che sto male dovrebbe abbracciarmi e non so se ne è capace. forse non lo è più da un po' di tempo, da quando ci siamo persi in un mese che non era il nostro, in un tempo che era mio e non suo, in un concerto che non sarà mai più lo stesso, in un gesto plateale che odiamo e che ha lasciato un taglietto sulle nocche delle dita che ogni volta che stringi la mano in un pugno e vedi la mano diventare bianca perché non passa il sangue, il taglietto si riapre, e fa fatica a richiudersi. e puoi aver visto tutte le puntate di "siamo fatti così" e sperare che le piastrine arrivino di corsa per darsi la mano e farti smettere di sanguinare, ma devono aver trovato dei lavori in corso nel tuo corpicino, e allora tardano ad intervenire. e allora mettiamo un cerotto che così non si vede. e se non si vede magari ci dimentichiamo di tutto: di quello strappo che sanguina, di quando l'abbiamo fatto, di come è successo, di come lo si poteva evitare, di come lo abbiamo allargato per qualche tempo e di come all'improvviso non lo volevamo più sulla mano. di come in un attimo il futuro fosse pensate come un macigno, di come tutto sia diventato gelosia e musi duri, tanto da non poter parlare liberamente di quello che passava per la testa. e quanto avrei avuto bisogno di te in quei momenti, solo Dio lo sa. e sa anche quanto pesante per me fosse non potermi confidare con chi più mi avrebbe capita e consigliata, o magari solo ascoltata. e invece no. invece questo senso di protezione nei miei confronti misto hanno creato una miscela che farebbero andare un Sì da Milano a Marrakech con un pieno solo. una miscela inquinante, da rimanerci dipendenti.
e per fortuna che ho imparato a non avere più tempo. per fortuna che a te ci tengo così tanto da non poterne fare a meno. così tanto da dirci ogni anno prima delle ferie d'agosto o di natale: "siamo pronti a non vederci per più di due settimane?". e pronti non lo siamo mai. perché io lo so che non posso fare a meno della tua presenza, come dice la nostra canzone, e ti vengo a cercare, perché ho bisogno della tua presenzaaaaaaaaa.
e allora riprendiamoci. e allora leggila quella mail nella quale ti scrivo che nell'ultimo anno avevo bisogno di te e solo di te. perché eri l'unico che non avevo ma che mi serviva davvero. egoisticamente. mi servivi. avevo la necessità di liberarmi dal peso sullo stomaco del mentirti quotidianamente, perché la verità ti avrebbe messo in difficoltà e non volevo sapere perché.
mentirti mentre in realtà sapevi già tutto e mi torturavi con battutine feroci salvo poi chiedermi di venire al cinema, come fosse un modo per dire mi dispiace, sono stato stronzo, ma non voglio che ti fai male.
e male mi sono fatta. e te l'ho scritto. ti ho scritto che non sai come avrei voluto piangere su quella spalla, su quella felpa blu con il cappuccio. e quando hai letto la mia lettera, mi hai abbracciata mentre eravamo a mangiare un panino prima dei nostri soliti concerti. hai lasciato perdere il boccone, hai fatto trascorrere una giornata intera senza accennarmi nulla, e a sera ti sei alzato dal tavolino e mi hai abbracciata. e non lo potevi sapere, ma avevi indosso la felpa blu. e ho pianto. e non ci siamo detti niente.
e da lì in poi tutto è davvero tornano come prima, tanto che forse ci siamo anche un po' allontanati, ma mai dimenticati. e mai e poi mai ci dimentichiamo di dirci quanto bene ci dobbiamo e ci vogliamo, mai ci scordiamo di alimentare il nostro rapporto con un po' di legna secca, e se saranno di nuovo taglietti sulle dita o schegge sotto pelle, sapremo come affrontarle.
e adesso succede. succede che stai male. e ti chiedo come stai e mi dici: 'sono diventato papà', e siamo ad aprile e il tuo bimbo doveva nascere ad agosto e invece sei diventato papà tra sabato e domenica. succede che lei ha rischiato di non farcela e il vostro bimbo, finalmente il vostro primo bimbo, anche. e invece lei ce l'ha fatta, e lui anche. sei papà di una cosina piccola piccola, come mi hai detto tu.
e mentre me lo raccontavi crepavo dentro per te. e ti amo per come stai affrontando tutto. ti sento per come l'hai detto a me nel momento nel quale te lo chiesto, perché se non te l'avessi domandato magari nemmeno me l'avresti detto. e ogni volta che ti squilla il telefono te lo sento ripetere, a tutti i tuoi amici: "sono diventato papà, è nato sabato", e sento anche lo stupore e la gente incredula dall'altra parte della cornetta, che non sa di cosa stai parlando, non sa se stai scherzando, non sa se è tutto finito o se tutto ancora deve iniziare e soprattutto, non si sa come sarà.
e non lo sai nemmeno tu. ma ad ogni squillo del telefono, che quasi ti sento sorridere come fosse una beffa, mi si stringe un nodo in gola che vorrei slegare e darti in mano, come fosse un anti stress. e allora ti sento ripetere a tutti quelli che ti chiamano la stessa cosa, che alla decima volta quasi viene a me la voglia di dire basta! lasciatelo in pace. e invece non so dire nemmeno questo.
ma una cosa te la scrivo, che mai la leggerai perché non voglio e tu non vuoi conoscere questo posto dove mi rintano di tanto in tanto. senti qui: Anyone else but you, tutturudu turudu turuduru, tutturudu turudu turuduru...

martedì 26 aprile 2011

die hard (bruce willis mi fa una pippa)

driiiin driiiin driiiiiiiiiiin
io. "pronto!!!! ma ciao fenomeno, tutto bene?"
m.g. "ciao belè, sì tutto bene"
io. "mi stai chiamando dalla sede, vuol dire che facciamo il turno di notte in croce bianca insieme?"
m.g. "no, a dire il vero avremmo dovuto fare dalle 20 alle 22 insieme...."

Gelo.
Mi hanno rimesso il turno in croce bianca dalle otto.
Impossibile, per me, arrivare a Melzo per le otto, visto che sto a Milano.
Mi innervosisco. Bestemmio. Dico a m.g. che farò il possibile per arrivare in sede ad un orario normale, ma ne dubito.
Chiedo a I. se mi accompagna alla macchina, così almeno stiamo due minuti per i fatti nostri.
Che anche lui era bello nervoso perché voleva stare cinqueminuticinque con me, ma al pub è arrivato uno che gli si è appioppato e ci seguiva ovunque andassimo.
Per fortuna alla macchina siamo andati da soli.
Arriviamo alla mia magica Punto e noto con intenso stupore che l'auto è bloccata sul marciapiede di via tabacchi. Non riesco a scendere.
Impossibile.

Cazzo.
Non c'è verso di districarsi tra i paletti che hanno messo sul marciapiedi e tra le macchine parcheggiate in strada. Nada. Nisba.
Mi prende il panico. Mi innervosisco e penso che è 'una giornata di quelle!'.
I. prende in mano la situazione. In pratica cerca di sradicare un paletto, ma lo fermo perché sono ancora le otto di sera e in giro c'è gente.
Allora si ingegna un percorso alternativo. Passare dal parco.
Come??? Passare dal parco? Sì. Ed è quello che ho fatto.
Mica l'ho attraversato in auto, dattemi retta, però diciamo che mi son fatta una gita tra alberi e altalene finché non sono riuscita a risbucare su una parte di marciapiede dove un paletto era già stato divelto (e giuro che - per quanto ne so - non è stato I.).

Esausta dalla traversata campagnola faccio benzina, riaccompagno in auto I. al pub, lo saluto con tutta l'ammirazione negli occhi e volo verso Melzo.
Arrivo, salgo in casa, faccio la doccia, saluto i miei, mi metto la divisa arancione e scappo in sede.

Ed ecco che succede.
Avviene la conferma che è 'una giornata di quelle!'

Sono sulla via che porta all'ospedale quando uno con il suv dietro comincia a farmi gli abbaglianti.
Una, due... tre volte!
Arriviamo al semaforo, io per svoltare a sinistra, lui per andare dritto.
Mi si affianca, quasi inchiodando.
Non fa in tempo a tirare giù il finestrino che io ho già tirato giù quello del lato passeggero e gli urlo:
"Gli abbaglianti mettili nel culo, stronzo!"


Ah! Che liberazione, che soddisfazione riversare tutta la mia ira e il mio nervosismo su un fighetto di merda con la polo di fred perry, il colletto tirato su, il suv della BMW, i soldi di papà, una fighetta bionda accant....


"Volevo solo dirti che hai lo sportellino della benzina aperto. Stai perdendo il tappo..."


intolleranze /15

Bene. L'altra settimana, mentre andavo nei bragni del personale del pub, ho salito le scale e mi sono ritrovata nel magazzino. Ho guardato sotto uno scaffale e ho visto un affare di questi qui accanto. Era notte, orario di chiusura, almeno le 2.00 passate. Ero stanca, ho visto il cartoncino e sono andata dritta in bagno.

Ho rifatto la stessa scena altre due volte, nei giorni successivi, e ogni volta che ci passavo e notavo il cartoncino mi dicevo: "Caspita, qualcuno ha lasciato il cartone che ricopre la confezione di uova per terra...".




Ci sono ripassata qualche giorno fa, e il cartone era sempre lì.
Mi sono fatta coraggio, alle 2.30 del mattino, e mi sono chinata e ho raccolto il cartone.

Ieri sera, di turno al pub, sono passata dal lavaggio a fare rifornimeto di alcuni prodotti per pulire il bancone, ed ecco che nell'angolo per terra ho trovato un'altra 'confezione di uova'.
E un'altra ancora sulle scale.
E un'altra ancora accanto al frigorifero al primo piano.
"Hey", mi sono detta, "quante scatole di uova...".

Rendermi conto che erano trappole per scarafaggi è stato un attimo.


Buon inizio settimana.

sabato 23 aprile 2011

se niente vale

Perché mangiamo gli animali? si chiedeva il mio autore preferito Safran Foer.
Caro Jonatan, io non me lo sono mai chiesta, succede e basta.
Succede che forse l'unico animale che potrei non mangiare è la balena, perché è il mio animale preferito.
Eppure mi piacciono anche i cavalli e mangio ugualmente il panino con cavallo pepe e sale del baracchino 19 di via tabacchi. Chi lo sa. No dai, la balena no, non ce la potrei fare.
I. mi ha detto che in Giappone una volta, mentre era lì per lavoro, gli hanno offerto una zuppa di lingue di pappagallo. Bassi, compagno della mia ex collega Sofia, in Islanda ha mangiato lo squalo putrefatto.
E pensare che a me guardano storta quando in Sicilia prendo il panino con milza e cipolle... tsé

Vi auguro un buon fine settimana, io sono reperibile per la redazione e stasera al pub non lavoro, ho fatto ieri sera. Stasera mi guarderò in santa pace juve catania sperando di fare almeno tre punti e avvincinarci il più possibile alla zona champions, ma la vedo davvero dura.
Per ora sono ancora a letto, con il mac in grembo e accanto a me un testone con altro mac in grembo che mi appena portato una tazza di caffé e dei taralli.
Son qui bella paciarotta che scrivo notizie su Knife, Emma di Amici e Wilco e penso che poteva andarmi peggio.

(che post di merda)


Belle & Sebastian - I'm A Cuckoo (Maxi Single).

giovedì 21 aprile 2011

and the winner is...

cristodiddio ho lo schermo del mac pieno di resina.
alberi del cazzo. parco fetente!

Paul, sei addormentato? Solo le mani e i piedi

bimba: "benni dai non covveve... benniiiii uffa non covveve, 'spettami"
fratellino: "ma io corro per divertrmi"

eccomi in diretta dal parco di via tabacchi.
I. mi ha scritto dicendomi che dopo il pranzo a Saronno con i fornitori era stravolto e se ne stava sul 'nostro' muretto al parco a riposarsi un po'.
Ho finto di essere un po' offesa perché con me non ha mai tempo di andare al parco (che sta tra la redazione e il pub) e perché - tra i fumi dell'alcoll del pranzo - non mi si è filato per tutto il giorno.

L'ho tirata anche un po' per le lunghe, è che ne frattempo stavo finendo due notizie veloci e salutando i colleghi per le feste di pasqua (durante le quali io sarò reperibile, ma poco importa).

Il tempo di mettermi in borsa il mac (ho un mac!) ed eccomi attraversare il parco, mentre già al semaforo pedonale vedo un testone spiaggiato sul muretto.
Mi avvicino in silenzio e lo bacio.
Contraccambia il bacio morbido senza fare una piega, il che significa tre cose:
- sono completamente prevedibile (da escludersi)
- avrebbe ricambiato il bacio di chiunque (probabile)
- riconoscerebbe ovunque il sapore delle mie lacbbra (seeee)

vabbe', mentre un papà molto indie gioca al lupo mangia frutta qui accanto, vi posto un po' di fotine di questa scappatella pomeridiana al parco.





martedì 19 aprile 2011

gaaaaaaaa

ah, va be. 42 gol subiti, 3 fatti. un gol a partita, il gol bandiera




FoodBall Cup

allora, visto il vostro intenso interesse vi dirò come è finito il nostro primo torneo.

abbiamo giocato tre partire, eravamo nel primo girone, il girone A e la prima partita l'abbiamo disputata alle dieci e trenta del mattino. panico.
bisognava presentarsi al campo quaranta minuti prima, per cui il ritrovo con le ragazze era alle nove (conosco le mie donne) per poi avviarci tutte insieme.
Paola, Laura e Simona si sono fatte trovare direttamente là. Annalisa e Valentina sarebbero arrivate più tardi e Stefania... Stefania è sempre un'incognita, tanto che - una volta arrivate tutte al campo - mi chiama dicendo: "Sono i via parenzo al civico 8, il campo è al civico 2 ma non lo trovo. Ho chiesto in giro, mi hanno detto che l'hanno chiuso da un po'. Ho visto un campo da calcio mentre venivo qui, torno a quello....".

La prima bestemmi corale delle ragazze è avvenuta in quell'istante. Le altre, a seguire, spalmate durante il corso della prima partita, specie quando scopriamo che sarebbe durata quaranta minuti.
E io che pensavo che le tre partite assicurate ad ogni squadra fossero per un totale di quaranta minuti, e non quaranta minuti l'una. Cristo.

Nemmeno il tempo di cabiarci e uscire dallo spogliatoio tra mormorii e sguardi stupiti che ci avviciniamo al nostro campo e ci presentiamo agli avversari che trattengono a stento le risate. Non facciamo in tempo a fare un minimo di corsa di riscaldamento che l'arbitro fischi (abbiamo anche l'arbitroooooo??) e chiama i due capitani delle due squadre.
Cazzo, il capitano sono io. Vado in centro e intanto il Mister/Portiere annuncia alle ragazze che si giocherà per quaranta minuti. Alcune di loro vogliono lasciare il campo e io faccio finta di non vedere.
Stringo la mano all'arbitro, stringo la mano all'altro capitano (un bellissimo ragazzo dal viso angelico e dal sorriso dolce, coi capelli a caschetto, che si è rivelata una vera merda perché quel cazzo di sorriso non era per gentilezza ma era perché ci ha riso dietro tutta la partita...). Sono emozionata.
Testa o croce, croce. Palla o campo, campo. Sia mai che ci tocchi pure fare la prima azione.
Le ragazze sono smarrite, non avevano idea si iniziasse subito e leggo il terrore nei loro occhi.
Il Mister in campo con noi per ricoprire il ruolo del portiere ci dice di prendere le posizioni e mantenerle.
Fischio di inizio, si gioca.

Le partite proseguono, ci si svacca sul prato tra una sfida e l'altra e piano piano prendiamo dimestichezza con il campo e la palla.
L'ultima partita è stata la migliore, intanto arriva anche il presidente (I.) e ci carica ancora di più.
Durante uno scontro con Stefania durante l'ultima partita, un tipo cade e si gira la spalla. Ambulanza, barella, un quarto d'ora fermi.
L'arbitro chiede a noi e alla squadra avversaria se vogliamo continuare.
Certamente!
E giochiamo la più bella partita mai vista, tanto da raccogliere anche i complimenti.
E soprattutto.... sono in classifica!



venerdì 15 aprile 2011

un giocatore lo vedi dal coraggio...

Allora, ci siamo: domani si gioca. Le ragazze non erano tanto convinte martedì sera, prima di fare gli allenamenti. Erano svogliate, stanche, incredule, scazzate, addormentate, annoiate... insomma, io mi stavo già innervosendo, ma in cuor mio sapevo che, la stessa adrenalina che scorre nelle miei vene, avrebbe contagiato un po' anche loro.

Il mister è arrivato al Pub un'oretta prima degli allenamenti (noi, intanto, ci eravamo già ammazzate una pizza, birra e sigarette a volontà...). Ho presentato il mister alle poche che non conosceva e dopo qualche domanda assillante delle ragazze (cos'è un palla? ma se la prendo con le mani? devo imparare il fuorigioco? posso distrarre l'avversario mostrando il perizoma?) ci siamo avviate al campo.

Posto molto bello, il Pala1. Peccato sia del Milan.
Ci sistemiamo in campo e tra qualche risata e un freddo polare comincia l'allenament.
Il mister è bravissimo e io non avevo dubbi.
Le ragazze invece mi hanno sopresa: si sono impegnate al massimo e alla fine erano più motivate di me, non volevano mollare la palla a fine allenamento e negli spogliatoi continuavamo a ripetermi quanto si sentivano 'toniche' e 'gasate'. Avevo gli occhi lucidi... tsé, le mie ragazze, guardale lì, a parlare di calcio per la prima volta in vita loro, a capire come si fa uno stop e come si tira in porta, a battere le mani al mister fuori dallo spogliatoio e a riempirmi di sms nei giorni successivi incitando la squadra e scrivendomi: "cazzo almeno una la dobbiamo vincere!".

E noi la vinceremo.
Peccato che siamo nel primo girone e la prima partita la facciamo noi alle 10.30, e visto che bisogna presentarsi almeno 40 minuti prima della partita, ci toccherà una levataccia... specie a me che stasera sono di turno al pub.

Se segno mi tolgo la maglietta, giuro!

burn down the disco

La mia mitica collega seduta in fronte a me sta intervistando da quaranta minuti Coccoluto al telefono.
Sono quaranta minuti che ride come una matta. Coccoluto dev'essere un tipo davvero simpatico.

mercoledì 13 aprile 2011

arrivederci


Mi piaceva. Eccome se mi piaceva. Lo adoravo, lui e la sua aria trasandata, i testi alti e pieni di riferimento del tipo 'se sei colto capisci altrimenti cazzi tuoi'. Ascoltavo i suoi dischi tutti i giorni tutto il giorno, non c'era canzone che non mi piacesse e non c'era testo che non mi ispirasse emozioni o riflessioni. Sono andata a vederlo ad ogni concerto, ignorando il suo essere stonato ad ogni condizione, sorvolando sul fatto che non suonasse poi così bene dal vivo con la band e che tutti quelli che mi hanno accompagnata una volta si sono riufiutati di accompagnarmi anche la seconda - salvo il mio amato ex fidanzato Giorgio, pace all'anima sua.

Poi l'ho incontrato, per lavoro. Ero agitata, mi sudavano le mani. Pre ascolto del disco in Warner e poi intervista con videointervista. Non stavo nella pelle e non volevo assolutamente essere uguale a tutte le altre fan indie del cazzo. Non ho mai letto i libri che ha letto lui, non ho guardato in adolescenza i film di Truffaut alla nausea, non ho ascoltato e riascoltato a dieci anni i dischi di Gainsbourg, non ho mai portato gli occhiali con la montatura da nerd imitando Jarvis Cocker, non mi sono mai vestita da dandy e cose così. Ero semplicemente io, d., davanti a lui, che non sapevo dire una parola intelligente. Forse perché di intelligente non c'era niente da dire.

Negli anni l'ho incontrato altre volte, ci salutiamo se ci vediamo in giro, niente di più.
Il fascino da maledetto trasandato e pieno di ansie e paure che mi colpiva tanto, si è sfaldato strada facendo, lasciando il posto ad un'ammirazione forte, che continuava a rimanere salda.

Poi si cresce. Le canzoni, le parole e le persone nelle quali ti ritrovavi qualche anno fa non fanno più per te. Smetti di essere alternativa a tutti i costi e ti sleghi completamente dalle questioni generazionali. Ti imbarazza quando vedi un Fabio Volo qualsiasi in tv che parla e dice le stesse cose che diceva dieci anni fa, intrappolato nel suo essere generazionale a tutti i costi. E un po' ti dispiace perché pensi che in realtà non stia facendo nulla di male. E' una brava persona e dice cose normale, che diresti anche tu.
Sì, dieci anni fa, però.

Ed ecco che adesso esce il primo romanzo del mio vecchio amore post adolescenziale, e non posso credere che scriva ancora queste puttanate.

"Alberto è arrivato a Milano dalla provincia toscana, attirato da un lavoro precario. Vorrebbe fare lo scrittore, o almeno il giornalista fighetto. E ha dei problemi di erezione. Susi è bella e magra, vorrebbe volare via da quel puzzo di piscio, hashish, benzina, cocaina bruciata e Chanel numero 5 e i milioni di essenze del piano terra della Rinascente. Nel frattempo si taglia il corpo con una lametta. Sandro da bambino pescava le rane con Alberto. Lui è rimasto in provincia, è molto ingrassato, è in cassa integrazione e sta ubriaco di Fernet al bancone del bar. Francesco, cantante di una band indie di successo, è l’unica vittima di un attentato in una festa alla moda nella quale si sentiva pure un po’ a disagio. Le loro vite sprecate si toccano in una Milano che ha i colori di tutte le sfumature delle piume dei piccioni, in un mondo in cui sembra perduta ogni speranza di purezza".

La mia vita, grazie a Dio, è un'altra cosa.

santamadonna

Puccini sarai bella ma anche un po' stronza...
l'ho visto prima ioooooooooooo!!!

martedì 12 aprile 2011

Uh-Oh

no basta, non ce la posso fare: ogni volta che vado a prelevare penso che David Byrne si sia dato al giardinaggio e non capisco più niente


lunedì 11 aprile 2011

intolleranze /14

no, cioè, voglio dire.
se non ci vediamo da quattro mesi e arrivi all'improvviso mentre sto lavorando al pub e il locale è stra pieno di gente che sto cercando di sottomettere con tutta la mia autorevolezza e urli: "AHAHAHAH ma che cazzo hai fatto ai capelli?!?", sei proprio stronza.

perché io ho solo accorciato un taglio già corto di suo e che mi sta da dio, mentre tu, cazzo, da liscia com'eri ti sei fatta la permanente (cristo, la permanente!!!) e ti sei colorata i capelli di rosso.

sono rimasta basita. e ho perso tutta la mia autorevolezza sul tavolo di napoletani del 13 che avrei voluto ammazzare e che quasi tenevo in pungo.



No dico, perché mi capitano spesso 'ste uscite del cazzo che mi fanno rimanere di sasso.
e che non è per il commento in sé, quanto per il senso che non ha.
E' come quando C. alle medie, quando mi portava con il culo sul manubrio in bicicletta urlava come una matta: "Minchia che alito, che cazzo hai mangiato, le cipolle?".
E invece no, era aglio, perché la mamma aveva cucinato il pesce... ma mica puzzavo sapete? sapevo di aglio, erano le due di domenica pomeriggio e avevo finito di mangiare da mezz'ora. Lavati i denti anche venticinque volte ma l'aglio ti rimane.
E poi che cazzo urli?

Mi stan troppo sul culo 'ste dinamiche da adolescenti, quelle cose per cui si ride quando qualcuno dice vagina o pene, da stupidi proprio.
E' come quando al pub mi chiedono cosa possono mettere sulla pizza e io dico: "prosciutto cotto, spek, salame, carciofi...", e lì parte una risata generale.
che cazzo ti fa ridere della parola 'carciofo'?
c'è ancora quella cosa che devi prendere qualcuno in giro perché mangià la verdura? cos'è? spiegatemi perché non capisco.
Carciofi. E giù a ridere. E commenti del tipo "no no, sbatta, i carciofi zero...".
Ma cosa?


'fanculo!

giovedì 7 aprile 2011

intolleranze /13

"Cosa avete di birre buone qui?", disse il giovane finto metallaro prima di andare all'Auditorium a vedere l'Orchestra Verdi e rischiando in linciaccio immeditato.

"Prego?", rispose l'avvenente cameriera passando con gli occhi le diciotto birre alla spina che la dividevano dal nerd-mattacchione

"Una Guinnes", disse con poco fiato in corpo l'ingenuo giovine, accortosi della grandissima idiozia della sua frase precedente.





...e vissero felici e contenti

si leo, tranquillo

ce lo ricordiamo che ne avete prese cinque...
 

mercoledì 6 aprile 2011

leprechaun

Ho conosciuto alcuni ragazzi che lavorano per la Folletto.
Inizialmente non pensavo facessero sul serio, così mi sono messa a chiacchierare tranquillamente con loro, senza occuparmi troppo di pensare che fossi seduta al tavolo con gente appartenente ad una setta.
 
E' così: ti siedi con quelli di CL (che a me non capita), parli del più e del meno ma quando tocchi politica soldi famiglia e chiesa tutti quanti ti uccidono a parole e a concetti. Ti siedi con i fascio-nazzi (cosa che per fortuna mi capita raramente) e se parlando del più e del meno esce la parola 'negro' rimani a bocca aperta e ti rendi conto che sono malati. Ti siedi con dei giapponesi per un pranzo di lavoro e se rivolgi per errore le bacchette verso di loro questi si arrabbiano, si offendono e magari sei morto. Ti siedi con i testimoi di geova e se hai la gonna troppo corta ti buttano fuori dal gruppo
Ecco, queste cose qui.

Non so se mi sono spiegata: quando sono circondata da 'gruppi' che hanno almeno una fissa in comune, che sono credenti in una stessa cosa, io mi sento a disagio.
E' come se corressi il pericolo di venire sbranata da fauci umane non appena dico e sbaglio una parola o un gesto.

In ogni caso, quelli della Folletto sono peggio di tutti quanti.
per ridere ho cercato di provocarli un poco, chiedendo loro per quale motivo dovrei spendere così tanti soldi per una scopa elettrica. Scopa elettrica? Hai detto scopa elettrica? Ti pare una scopa elettrica? Pulisciti la bocca, stronza.
Questo è quello che ho pensato mi dicesse uno di loro, che mi ha guardato di traverso dopo la mia innocente domanda.
E invece no, il tizio ha fatto un bel sospirone (ho pensato fosse anche d Scientology, oltre a essere della Folletto), e mi ha spiegato il perché è il per come.
Ma la cosa più agghiacciante è che, essendo loro in gruppo e io nel centro del discorso, a turno ognuno di loro diceva una sua frase ad effetto, come se l'avessero iparata a memoria come una recita. finiva uno e in coda partiva l'altro, e così via, un vortcie di 'elimina le polveri sottili', 'è di una maneggevolezza che non puoi immaginare', 'arriva ovunque e non hai bisogno di pulirlo', etc.


Mi sono seriamente spaventata.
Ho ordinato una grappa e me ne sono andata a casa.

Raúl González Blanco

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