giovedì 26 maggio 2011

those useless trees

ieri sono andata in erboristeria, luogo a me un po' ostile.
quando sono entrata, quando mi sono chiusa la metropoli alle spalle di una grande porta di legno, tutto mi è sembrato cambiare.
tutto è diventato silenzioso, profumato, al sapore di confetto, di buono, di liquirizia.
i suoni si sono annullati, la calma ha preso parte integrante dei miei pensieri e per un attimo il mondo è sembrato sparire.
la commessa, una donna sui cinquanta, mi ha raggiunto al banco dal retro bottega.
le dico che ho un problema, ho il metabolismo che brucia molto, faccio tre lavori, corro sempre avanti e indietro, macino chilometri a piedi tutti i giorni, sudo - specie quando non sto con i. -, spesso salto il pranzo perché in pausa mi muovo tra l'ufficio stampa e la redazione e quando posso mangiare ormai la fame mi è passata. le dico anche che senza mangiare poi mi sento fiacca e con questo caldo, ora di sera, non ho nemmeno le forze di cenare. mi piacerebbe molto farmi da mangiare da casa, un piatto di pasta, che ne sò, una frittata, ma dormo in tre posti diversi durante la settimana, casa mia, casa di I., croce bianca quando torno a Melzo a fare i turni… insomma, non riesco ad organizzarmi.
le svelo un po' intimidita che non è che vorrei proprio ingrassare, ma per lo meno non vorrei più dimagrire. perché se non mangio per un giorno intero, oltre ad essere un cadavere, io sono anche capace di perdere mezzo chilo. e mica me lo posso permettere.

la signora mi guarda parlare, dolce e decisa, e mentre le racconto tutto quanto lei cerca di qua e di là qualcosa. qualcosa che non trova ma che alla fine le spunta fuori. è un flacone e mi dice che devo prendere il contenuto una volta al giorno, al mattino, magari. dice che non mi farà ingrassare, ovviamente, ma che perlomeno mi farà trattenere le energie senza disperderle troppo.
mi da anche una bella confezione di sali minerali, che è quello che ho sempre cercato di comprare, ma il mio medico si ostinava a darmi quel cazzo di supradyn.
me lo ricordo ancora, era il 2007:
"dottore buon giorno, non sto bene, sono piena di infiammazioni, dolori, dormo poco, mangio ancora meno, ho problemi di concentrazione, piango per niente, mi è tornata la colite spastica, spesso mi fa male la testa…."
"be', daniela, qui siamo quasi all'esaurimento nervoso. da quanto tempo non ti fai una vacanza?"
"un anno dottore, un anno"
"bene, allora prenditi qualche giorno e vai al mare"
"e se uno non ci può andare, al mare?"
"be', allora ti prescrivo il supradyn…"

eccerto, come ho fatto a non pensarci.
vuoi andare in versilia o alle cinque terre per il fine settimana ma non puoi? calati una confezione di suprady e chiudi gli occhi, sarà come stare a mollo nell'acqua del mediterraneo!

va be', l'erboristeria è stata una manna dal cielo. la tizia mi ha regalato anche delle bustine di magnesio quando le ho detto che i minerali mi avrebbero fatto bene anche per i crampi.
"scusa, hai anche i crampi?"
"sì, spesso. ai polpacci e… alle dita dei piedi. roba che mi devo fermare mentre guido a stirarmi le dita…"
"mhhhh. dovresti prenderti cura di te. intanto ti do queste bustine di magnesio".

evviva!!!!!!
esco dal mondo magico dell'erboristeria e già mi ritrovo nel bordello di corso san gottardo. mi avvio al pub, mi siedo e mi rigiro tra le mani i miei prodotti salutari.
leggo bene le indicazioni che sono scritte sul flacone: prendere un misurino una volta al giorno seguendo oltre a una costante attività fisica, anche una sana alimentazione.

grazie al cazzo. ma secondo te, se io avessi una costante attività fisica e una sana alimentazione, avrei bisogno di spendere cinquanta euro in erboristeria e di sentirmi dire 'prenditi cura di te'?!?!

il problema in ogni caso non si pone, visto che quando abbiamo raggiunto i ragazzi al maga furla in bicocca ho dimenticato il sacchetto al pub.
vorrà dire che la dieta all'ingrasso la inizierò domani.

tsè

mercoledì 25 maggio 2011

non vedi che è facile

è andata bene. ecco come è andata. come sempre, del resto.
come sempre quando ci capita di aggrottare le sopraciglia io e di muovere la testa nervoso guardando qua e là, lui.
e invece ieri no, stiamo stai davvero bravi, con il cuore in mano insomma, senza difese o armi nucleari, perché forse in realtà nessuno dei due le nasconde.
mi si è seduto di fronte.
mi ha domandato cosa mi aspettassi che dicesse.
non mi aspettavo che dicesse niente, giuro.
ero io quella che voleva dire.
e volevo dire che il silenzio crea fraintendimenti, e allora è meglio parlare.
e allora ho parlato. ho detto quello che avevo da dire, e ho scoperto che l'offeso era lui. lui.
e non mi sono innervosita ancora di più, anzi.
mi ha fatto tenerezza, così ho cercato di spiegarmi meglio.
insomma eravamo tutti e due presi male per esserci offesi a vicenda senza in realtà intendere quello.
capite? come avremmo potuto sistemare se non ne avessimo discusso?
e allora eccoci.
ma non è stato facile, lui è rimasto davvero scottato.
insomma: lui mette in discussione tutto in un momento di crisi, e io - per la prima volta, modestamente - la prendo sul personale (son femmina o no? sì, e allora va così!).
io reagisco con una faccia da ebete per tutta la giornata di domenica, scostando anche i suoi tentativi di avvicinamento. lui si spaventa e si mette a pensare.
si mette a pensare che dubito di lui e questa cosa non gli piace.
e invece a me sì? macché.
che bella coppia.
il riavvicinamento ufficiale c'è stato quando gli ho detto: "e poi quando sto senza di te sudo un sacco. ma tanto tanto. basta che mi vieni in mente e sudo. cazzo".
ecco, lì l'ho steso

questa è la bella notizia

martedì 24 maggio 2011

i'm so sexy

avete presente un'adolescente al primo appuntamento? eccomi.
eccomi in piazzale baracca, in un bellissimo bar da aperitivo accanto all'altra attività che I. gestisce.
lo volevo aspettare al parco di via tabacchi, non ho resistito al silenzio di quasi due giorni, ma mi ha detto che era qui al negozio e l'ho raggiunto. ho ordinato uno spritz per ammorbidirmi un po'. sui mezzi per venire qui ho cercato in tutti i modi a qualcosa di poco servizievole ma fermo e determinato da dirgli…. be', non mi ricordo un emerito cazzo di quello che ho elaborato.
so che sto facendo news a tutto spiano per la redazione, almeno il mio editore sarà contento che oggi ne ho pubblicare nove anziché le cinque che mi spettano di routine (al di fuori di tutti gli extra, ovviamente).
comunque, non cambiamo discorso, cazzo.
sono qui. e lui è appena uscito dal negozio con la ragazza che ci lavora per bere un caffè qui al bar e mi è sembrato contento di vedermi.
ho salutato lei, che tra l'altro è sua cognata, e che tra l'altro è allo scuro di questa mezza crisi… che poi 'crisi'…
mi sembra che lo sia solo nel momento in cui ne parlo. che poi succede così, no? le cose si avverano nel momento in cui le dici, diventano reali nel momento nel quale te ne rendi consapevole…

ve lo mai raccontata quella cosa del 'ti amo'?

e quindi è così, non so che fare.
per citare la zitella ho un uovo sodo che non va nè giù nè su.
vi immaginate?
"ciao, ho pensato che sei un momento difficile, e forse non è il caso che mi allontani ora. forse è bene che rimanga qui, accanto a te. perché credo in noi, sai? e sì, ti rispondo ora: ne vale la pena. e magari se anziché mandarti via riuscissi a farti capire perché per me ne vale la pena, ti sentiresti un poco meglio anche tu..."

"guarda, in realtà in questi due giorni ho capito che forse è bene che si stia separati"

ecco. no dico, vi immaginate se mi risponde così?

in my house????

lunedì 23 maggio 2011

split the difference

basta poco. metto un pezzo dei Gomez e il mio collega stagista che io chiamo per cognome - giusto per sminuirlo simpaticamente - mi dice: 'sai come rendermi felice'.
ecco. sapessi come rendere felice anche qualcun'altro non sarebbe male. invece no. io rendo felici i colleghi, gli amici degli amici, i genitori, voi che se vi capita mi leggete e un paio di risate le fate. e io non rido per un cazzo. cioè, oggi son stata anche meno male del previsto, ma perché ho vissuto fino cinque minuti fa con quell'aria da babba di minchia del "ma figurati se non scrive. l'ho lasciato lì come un pesce lesso. ma figurati se almeno per pranzo non si fa sentire… no dico, ok, forse non a pranzo, ma figurati se mentre io sono a intervistare Mango (!!!) non scrive. Ok, va bene, ma voglio dire, figurati se entro le sei non mi manda un sms…."
ma adesso si avvicina sempre più l'orario del non ritorno, cioè: non ho ancora tutto un giorno intero per sperare che si faccia sentire, ecco! e stasera eravamo invitati a cena gente che conosciamo (amici un parolone, oserei dire). che fa, non ci va? ci va da solo? mi dice all'ultimo ti passo a prendere?
che faccio, esco dalla redazione e vado a casa a cambiarmi? o giro qui in zona aspettando che mi dica, andiamo? cristo. non sono brava per 'ste cose. le avevo abbandonate, eccheppalle!

comunque zero.
niente sms.
ma niente proprio.
e da parte di nessuno.
nessuno oggi mi ha mandato un sms.
non ho nemmeno avuto quella falsa speranza di sentire vibrare il telefono e dire, è lui.

solo i miei mi hanno chiamata, durante la conferenza stampa.
vibra il telefono e quasi cado dalla sedia per vedere chi era che mi stava chiamando.
leggo Pericolo! e rispondo:
"ciao, sono in conferenza, ci sentiamo dopo"
"sì ciao dani, io e la mamma volevamo sapere, le scarpe di pelle te li portiamo dal calzolaio così ti rifà la punta...''

It's always been the same, same old story

E oggi va così. Male. Così male. Male così. Va di perdita di pazienza. Va di dover pensare se ne vale la pena. Va di non dover pensare proprio a niente, perché so già che vale eccome. Va che qualcuno non sa cosa vuole invece, non sa dove andare e non sa dove farmi andare. E si fa un passo avanti e tre indietro.
E vediamo dove si va. E mi servono lacrime facili.

giovedì 19 maggio 2011

dani starr

come immaginavo... corso di spillatura fatto, con la stella artois. spiallature alla belga, alla tedesca, all'inglese, schiuma densa, schiuma poco densa, bicchiere inclinato a quarancinque gradi, bicchiere pulito bene, birra con le bollicine perché bicchiere pulito mane e così via.
ogni birra che sbagliavano (gli altri) si doveva bere.
e c'erano un sacco di incapaci.
risultato eccellente, attestato già in mano.
e sono conciata da far schifo.
adieu

just relax, take it easy

Treno per Torino, a/r:  40 euro
Pranzare fuori, al Salone del Libro: 10 euro
Spese extra (libri, t-shirt etc.): 60 euro
Telefonare a un giornalista importante e dire "Buongiorno, sono l'ufficio stampa di ****** *****, volevo sapere se lei sarà al Salone del Mobile di Torino...": non ha prezzo


Detto questo, alla fine al salone sono sopravvissuta. Avevo a fine serara un po' di acido lattico e delle caviglie che nemmeno la Sora Lella, ma tanto non ho avuto modo di accorgermene visto che dovevo lavorare al pub. 
Trovo che il salone sia molto dispersivo, di gran lunga caotico, organizzato più o meno bene, nel senso che i tre padiglioni e le lettere giganti al soffitto che indicano i vari stand numerati, sono abbastanza gestibili. Il problema è la gente, ma che ve lo dico a fare: è un fiera, ci sono migliaia di persone che non sanno dove andare e cosa guardare... come chi prende la macchina la domenica pomeriggio, insomma, che esce di
casa per il gusto di uscie e rompe i coglioni a chi invece deve andare in un punto preciso.


La cosa che mi ha sconvolto, oltre al troiaio di finte intellettuali che riempiva alcuni stand, è il fatto che non ci fosse la wire less. Cioè, voglio dire, siamo a Torino, nel centocinquantesimo d'Italia, nella città che è stata la prima capitale, che ospita il salone internazionale del libro, e non c'è una cazzo di linea Internet? Sì, certo. C'è. Duecento euro per cinque giorni a stand. Mavaffanculo.


In ogni caso, siamo a giovedì. Questa notte ho fatto il turno in croce bianca e devo dire che sono stata fortunata, visto che abbiamo dormito tutti tranquilli. Stamani sono stata anche molto brava, sono andata all'ACI per farmi dare la targa per il cinquantino e finalmente l'idea di avere lo scooter si concretizza giorno dopo giorno. Poi sono andata in Banca Intesa a richiedere la carta di credito.
Terrore. Orrore. Pauraaaaaaa!
Non la farei per nulla al mondo, ma mi serve perché la mia amadata Vodafone del cazzo non mi da l'iPhone senza la carta di credito. A me, cliente topultrasuperfigaclub!!!!!
E allora facciamo 'sta cacchio di carta di credito. E pensare che qualche anno fa mi ero già informata.
Mi avevano consigliato di fare la carta flash. Una ricaribile. "Come? Oh no signorina, non la chiami ricaricabile, è una carta di credito a tutti gli effetti, mica una poste pay..."
Ah ecco, mica una poste pay, una carta di credito a tutti gli effetti... Figo, ho pensato. Mi costa come una prepagata ma in realtà è una carta di credito. Entro nel mondo degli adulti, finalmente: la mia prima carta. Torno qualche giorno dopo per ritirarla, e mi consegnano questa:
"COOOSAAAA????"
la rigiro tra le mani. E' verde lime, trasparente, con un cazzo di pesciolino o roba simile, edizione speciale per i campionati di nuoto a Roma del 2009. Mi viene da vomitare.
"Be', sì, lo sappiamo", mi risponde il tipo, "è un po' infantile..."
"UN PO' INFANTILEEEEEEE??"
"Se vuoi ce n'è un'altra"
Il tipo si allontana dalla postazione e ritorna dopo poco. In mano ha una cosa rossa e già mi viene male un'altra volta. Si siede, mi guarda e mi allunga questa:

Bene. Ora sento nettamente il sapore della bile in bocca. Prendo la mia cazzo di carta flash con il pesciolino e me ne vado stizzita.
Inutile dirvi che non è una carta di credito a tutti gli effetti, e soprattuto, utile invece sottolinearlo, è un pena infina doverla utilizzare per via dei mille passaggi che si devono fare per creare un cacchio di codice da usare one shot o per più operazione.
Dannata sia la Banca Intesa.

Stamani comunque c'ho riprovato, ma 'sta volta seriamente. E sembra che le cose gireranno per il verso giusto. Intanto la carta con il pesciolino l'ho abbandonata a se stessa.

Mi sento molto operativa in questi giorni, speriamo bene.
Buon giovedì a tutti, oggi pomeriggio sarò al pub a fare il corso di spillatura... sarò ubriaca prima delle sei di sera, sicuro.

due etti di comprensione

Sempre detto io, che i Marta sono avanti anni luce


sabato 14 maggio 2011

essere qui mi riempie di gioia il cuore anche se la gioia non è mia

 in diretta dal salone del libro di torino. tutto molto bello, tutta molto colorato, tutto molta gente, tutto molti snack bar, tutto molto gente che cammina lenta, tutto molto radical chic, tutto molto un bagno solo, tutto molto mi sto bevendo una birra e vaffanculo, tutto molto 'oddio quella shopping bag è stupenda', tutto molto ti lascio il mio biglietto da visita, scrivo racconti, pubblicami!, tutto molto comics and game, tutto molto gente spaesata, tutto molto chilometri percorsi dalle undici di stamattina: 670!, tutto molto caldo, tutto molto colto ed impegnato, tutto molto divertente specie quando senti una ragazza che dice "Fassino chi?", tutto molto costoso, paghi anche solo per guardare, qui a Torino, paghi anche i porta pass da metterti al collo, paghi anche le sigarette di marche sconosciute che a Milano barattano con un tuo pacchetto semi vuoto, qui no, qui ti chiedono cosa fumi e anziché fare cambio di pacchetto ti dicono di comprare le loro. Sono fantastici.

giovedì 12 maggio 2011

ogni sorriso sarà a nostro rischio


Oggi è una giornata di quelle.
Quali? Quelle.
Quelle del "Ora di sera qualcuno mi mena. Forte".


Mi capita così, ogni tanto. Forse perché sono eccessivamente stanca, o forse perché di eccessivo in corpo c'è dell'alcoll, o forse perché ho talmente tanti pensieri nella testa che si rincorrono che quelli immediati non trovano spazio nella mente ed escono direttamente dalla bocca.
Comunque ci sono giornate come queste dove sono proprio insopportabile. Ovunque.
Commento tutto ciò che vedo e sento. Ad alta voce. Con mimiche facciali inequivocabili.
Senza neanche osservare tanto. Così, come fosse un impulso, un rigurgito di opinioni che nessuno mi chiede e che io sparo a raffica assomigliando minuto dopo minuto ad una pentola di faglioli.
I commenti sono di ogni genere: se vedo una con le ballerine viola pitonate dico 'bella roba'.
Se vedo una con le Hogan dico: 'ma basta, cristo, ancora con 'ste cazzo di scarpe'.
Se vedo una con la Pinko Bag (!!!!!) dico: 'Quella della Kokai l'hai lasciata a casa?'.
Se vedo uno in metro che legge Il Giornale comincio ad annuire in modo vistoso, come per dire 'bravo, bravo'.
Se due sul marciapiede davanti a me lo occupano tutto e non riesco a passare mi esce un bel: 'cos'è, tutto tuo?'.
Se vedo un suv parcheggiato male che mi impedisce di attraversare sulle strisce pedonali mi esce un: 'c'avrà il cazzo piccolo'.
Se vedo le mie vittime preferite, quelle con il fiore finto nei capelli tipo Hawaii, lì solitamente mi metto a fare le onde a destra e a sinistra con le mani mimando un ballo caraibico oppure utilizzo sempre la stessa e ficcante frase: 'Epperò... bello!!".

E via così, insomma. Non c'è passo che io faccia durante il quale non mi esca ad alta voce una frase del genere, nascosta dietro i miei Ray Ban (poi, miei… li hanno dimenticati un anno fa al pub e dopo una settimana sono diventati automaticamente miei) e con una faccia come il culo che nemmeno la Moratti.
Tant'è, tra commenti acidi, smorfie, facce, scossoni del capo, occhi fissi ed espressioni di schifo in volto, quando comincio queste giornate non so mai se arrivo a sera viva.
Arriverà il giorno nel quale qualcuna che avrò insultato per avere Hello Kitty che penzola dal telefono mi guarderà e mi dirà: 't'ammazzo'.
E ammazzami, colpisci con una Hogan che adesso le han fatte anche con il tacco per le deficienti più acute, e di certo con quella suola mi faresti un gran male.

La più bella di oggi però è stata stamattina presto.
Esco di casa e una volta arrivata in piazzale Lagosta per andare a prendere la metro, mentre cammino sul marciapiede sento uno che scampanella: 'drin drin drin drin'. Mi sfreccia accanto uno in bici e mi esce subito: 'Suoni. Cazzo suoni. No dico, suoni a chi, io sono sul marciapiede e tu sei in bici. Vai in strada no, cazzo suoni?'.
La cosa splendida è stata che un signore sulla sessantina accanto a me, anche lui scampato al biker con il campanello più veloce del west, mi guarda un po' sbalordito e poi parte anche lui: 'Brava, ta ghè resun. Ma sa pò, lù l'è sul marciapè in bicicletta el ma sùna a mi, che su chi al me post".
Mi è stato dietro per un pezzo di strada e l'ho sentito per tutto quanto il tempo dire le stesse cose, sono morta dal ridere.

mercoledì 11 maggio 2011

la verità è un atto d'amore

comunque: non sono tornata a scrivere sul blog solo per insultare la Moratti, ma anche perché sono tornata da una cinque giorni ad Imperia molto bella e rilassante, salvo tornare ieri pomeriggio e alle 16.30 correre puntuale in piazza a Milano per il concerto-evento MLT organizzato dal comitato del futuro (mi auguro) sindaco di Milano, esponente del centro-sinistra.

Dovete sapere che oltre alla redazione, per la quale lavoro da sette splendidi anni e mezzo (!!), negli anni passati mi sono occupata anche di ufficio stampa, salvo poi farmi inculare dalla persona meno adatta al mondo per ricoprire il ruolo del mio compagno, ed ora mi cimento nuovamente, da un'altra parte, a fare comunicazione e promozione. Lo faccio con una persona che conosco e che ho imparato a stimare, un giovane con le idee simili alle mie e con il quale avrò molto da discutere, ma a me piace così.

Mi a chiamata lui e di questo sono molto contenta, così ora mi divido al mattino in zona Ortica, Lambrate (alla quale dedicherò preso un reportage, ne vale davvero la pena... tsé), al pomeriggio in redazione e la sera al pub. Olè! Ho chiesto anche una scopa da mettere nel culo per ramazzate i marciapiedi di Milano ma mi ha detto il bellissimo assessore Terzi, che ce l'ha già in culo la Moratti la scopa, anche se in realtà non la sta usando per pulire. Alcuni addetti ai lavori dicono che se la tiene lì da un po' perché vuole collaudare tutto di persona, tanto da aver fatto arrabbiare anche qualche netturbino che per farsi ridare lo strumento di lavoro ha dovuto spostare l'attenzione di Letizia su BikeMi. Senza sella. Rigorosamente.

Comunque, stavamo dicendo? Ah sì, il mio nuovo lavoro. Bene, brava, sette +
Eccomi quindi ieri lì nel back stage (dio quanto mi piace dirlo, provate anche voi, bèèèccccc steeeiggggggg) con il mio bel pass pronta ad agire. Il fatto è che non ho mai lavorato ad un evento così grande, io e la logistica siamo due cose completamente incompatibili, non conoscevo nessuno perché era tutto un politica mischiato a produzioni e tecnici etc, e soprattutto, sono sempre stata dall'altra parte.
Cioè, per sei anni, dal Premio De André a Roma a O'scià di Baglioni a Lampedusa, sono sempre stata quella che veniva accolta, coccolata, odiata, indirizzata e ascoltata dagli uffici stampa.
Il contrario, a questi livelli, non mi era mai capitato. Nic mi da in mano una lista accrediti, parla di lanci alle agenzie, mi presenta ai primi tre che incontriamo poi mi lascia in balia degli eventi, e mi dice di organizzare più incontri possibili tra giornalisti e artisti, passando prima dagli uffici stampa, ovviamente, quando è il caso, altrimenti ciccia. Controllare che chi sia dentro al back stage possa lavorare come si deve, correre a destra e a sinistra a cercare collaboratori, organizzatori e assisenti mai visti prima e che nemmeno loro sapevano chi fossi e via così.
La cosa divertente era vedere le facce di alcuni quando, una volta che li scovavo, mi dicevano: tu chi sei scusa?!, e io rispondevo, l'ufficio stampa dell'evento. E questi magari erano mesi che si aprivano il culo per organizzare tutto mentre io ero arrivata un'ora prima da Imperia con ancora l'odore di crema solare sul mio bel corpicino e il viso pieno e strapieno di lentiggini.
Alla fine è andata. Conoscevo molta più gente di quella che pensavo (artisti esclusi che loro grazie a dio, a parte i Casinò, li conoscevo già per conto mio) ed è andato tutto bene.
Ho rivisto Agostoni che era una vita che non vedevo, mi sono perdutamente innamorata degli occhi del cantante dei Ministri, ho salutato Prette e i Marta e Joe dei la Crus che non vedevo da quasi un anno e ho rivisto molte vecchie conoscenze. Ovviamente cerano i parassiti che si sono limitati semplicemente a cambiare la tappezzeria che circondava i loro volti, ma questa è troppo criptica anche per me come frase.

Momenti di tensione riguardo la presenza del mio inculatore presuntuoso e non adatto a ricoprire la figura dell'uomo della mia vita, non pervenuti. Sono felice di stare così bene con me stessa e con chi è adesso al mio fianco. O forse la felicità sta nel non avere più quella persona. Chi lo sà, poco importa.
Ha provato a fare il figo all'inizio, è gli è anche riuscito: io spaesata, lui che giocava in casa, ma con il passare della serata si sarebbe potuto mangiare le mani fino ai gomiti nel vedermi sgambettare sorridente e sicura di me in mezzo a tutti quei radical chic del cazzo
.
La serata artisticamente parlando è stata molto bella. Samule e Max sono bellissimi: come tipi, come presenze, come la loro esibizione. Agnelli su Il Paese è reale ha strafatto, è stato un momento davvero emozionante. Don Gallo superlativo, e niente più. Ministri e Marta sui Tubi grandiosi.
Che dire. Bella serata, bel battesimo del fuoco. Non sceglierò mai tra giornalismo e ufficio stampa.
Diciamo che metto il primo al servizio del secondo, ma scrivere rimane pur sempre la mia unica e vera passione.

grandissima puttana



e voi di destra fare veramente schifo.

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