martedì 28 giugno 2011

hyde park calling

va be', basta, vado, londra mi chiama, ciao.


but it was just a paper bag

no perché... volete saperla tutta?
insieme alla portiera del passeggero mi si sono accortacciati anche i cd.
quelli che avevo salvato dalla cera delle candele.
ma una cosa dalla cera delle candele non si è salvata: il foglio della costatazione amichevole.
una volta finito di compilare il foglio, io e il simpatico proprietario della matiz ci siamo accorti che era tutto unto di cera e quindi poco predisposto a tenere la copia carbone di quello che avevamo scritto sotto il sole del mezzogiorno per mezz'ora.




allora mi infilo in auto, dal finestrino (perché ovviamente la portiera del passeggero non si apriva più) e tiro la borsa, un bellissimo secchiello a trapezio vintage di pelle/nappa blu scuro con cuciture a contrasto di enrico coveri di mia madre.
me l'aveva data stamani accompagnano il gesto a questa frase: 'così a londra vai con una borsa nuova'. (!!!)

comunque mentre la tiravo fuori dall'auto mi sono rimasti in mano i manici, della borsa.
'fanculo pure coveri.

farraginoso

ho appena fatto un incidente. sto bene, sto bene.
la mia punto sole versione Amari e National (unici adesivi applicati sul baule), ha però definitivamente tirato gli ultimi sospiri.
l'ho fatta accoppiare con una matiz, vecchia e brutta, mentre la mia punto si meritava che ne so, un'audi, non dico una volvo, ma almeno una golf, ecco.

ora sono qui, su viale corsica, in un bar di cinesi che continua a guardarmi e a ridere.
osservo la mia punto perdere liquidi dal radiatore e mi viene da piangere.

tra un'ora arriva il carro attrezzi, la portiamo direttamente a demolire, in quel di trucazzano (ridente cittadina...).

mi viene da piangere, l'ho già detto? odio i cinesi.
continuano a ridere.
e io domani parto per londra, una settimana.
stamattina, dopo aver fatto notte in croce bianca, sono andata in banca a ritirare le sterline che ho prenotato ieri.
avevo il numero C017.
leggo C016.
poi l'impiegato di quella cassa, finita l'operazione con il cliente C016 si alza, mette gli occhiali da sole, mi sfila accanto e se ne esce.

scatta il C017.
tocca a me.
mi siedo e l'impiegata mi dice che devo aspettare il suo collega che è appena uscito a prendere il caffè.
mi siedo, incredula e a bocca aperta.
passano dieci minuti, tutti mi chiedono se ho bisogno e poi mi dicono: 'ah no, per il cambio deve aspettare il collega, lui ha la chiave del cassetto dove sono i soldi'.

passano altri dieci minuti.
esco dalla banca, in centro a melzo, mi avvicino al bar pasticceria: 'sto aspettando lei, devo cambiare dei soldi'.
rientro in banca con l'impiegato che era a bere il caffé.
si siede di fronte a me e comincia a dire cazzate sul tempo, sul caldo, su che bella che è londra, sul fatto che se voglio posso addebitare le bollette e l'enel direttamente sul conto e bla bla bla.

io lo guardo con occhi inniettati di sangue.
lui apre un cassetto, senza chiave, ovviamente, e mi da le sterline.

esco e ora eccomi qui, con una giornata andata ormai a rotoli e la mia macchina distrutta.
e i musi gialli contiuano a guardami e a ridere.

lunedì 27 giugno 2011

gimme some lovin'

oggi ho messo una gonna corta, verde militare, bel tessuto, bella linea. maglietta bianca semplice (già avevo le gambe scoperte, le spalle e lo scollo mi sarebbero sembrati di troppo.. son sempre stata così, è che non sopporto farmi notare, tipo albachiara di vasco. farmi guardare sì, ma notare un po' meno). sandali alla schiava, presi tre anni fa quando quasi non se li inculava nessuno, e invece a me ha inculato il tipo di via torino, che me li ha fatti pagare cento euro tondi. belli son belli è, niente cerniere del cazzo come adesso, solo due cinturini alla caviglia, di vera pelle, color testa di moro, non sciabattano, però cigolano ogni tanto per via del materiale… peccato quel cuoio che mi fa uscire delle piaghe sui talloni che non potete capire, ma a me piace soffrire.
be', ecco, era vestita così. semplice, colori giusti, i mie insomma, verde-marrone-bianco-blu, monòtona, poco vistosa, normale, ecco.
avevo anche una bella collana di legno con bracciale uguale e una cintura sottile intrecciata di pelle marrone scuro.
diciamo che per come mi metto di solito, ero fin troppo calcolata e abbinata, anche se in realtà non lo ero per nulla.

entro in redazione nel primo pomeriggio e la segretaria mi guarda e mi dice che non aveva visto la gonna e che 'vedi come stai bene dovresti sempre metterti così'. ok.
becco il panz, mi vede e dice 'uhhhhh!', ridiamo e andiamo a bere il caffè (capite che non avrò mai autorevolezza? come si fa a quasi trent'anni con la gente intorno che si soprende ancora per come mi vesto un giorno piuttosto che un altro? e avevo una gonna sportiva e basta, cazzo fanno se mi metto in abito da sera, mi fanno sentire in imbarazzo tutto il giorno? vedete? capite? rimarrò sempre una babba che ha sì disinvoltura ma poco tempo e voglia di dover tener conto del resto!).
mentre andiamo a bere il caffè in cucina il panz guarda la segretaria e dice 'hai visto la nostra oggi che bella?'
e la segretaria, dopo aver annuito e avermi guardata bene: 'dani, ma pattinavi da ragazza?'
'in che senso da ragazza, Olly. a parte che sono ancora una ragazza, e poi cosa vorresti dire?'
'ma no, niente. andavi magari in bici?'
'ogni tanto, perché?'
'va che belle gambe che hai. muscolose, dico'
'come? mi chiamavano rumenigge e ho sempre pensato scherzassero. non è così?'
'ma no, è che hai dei polpacci… diciamo… sportivi...'

venerdì 24 giugno 2011

employment

bene, mentre sono al pub con una buonissima bass da bere e un aperitivo da gustare, fatto apposta per me (come apposta per chiunque, è un piattino con porzioni singoli, preparato al momento, non pensate all'aperitivo in stile buffet, qui al pub è bandito) servitomi da T., splendido uomo moro e brillante, che per conoscenze sbagliate e poco spirito di dignità è finito in carcere per aver appoggiato un'operazione sbagliata e ora - per uscire dai domiciliari - I. gli ha dato lavoro qui al pub. Si occupua della fascia oraria che va dalle 18 alle 21, zona morta per una birreria, ma che grazie ai suoi mini spuntini sta prendendo vita.

comunque, dicevo (parlo troppo? mavvaaaaaaaa'), prendo questo momento per raccontarvi delle cose che vi avrei detto che vi avrei raccontato.

Allora parto con il mio momento di sconforto della scorda settimana, momento che si è durato da mercoledì a venerdì e si è concluso con una coloratissima vomitata in via filippetti (maledetti straccetti di cavallo!)

Succede che in redazione ci sia fermento per il Rock in Idro. Mica cazzi, roba da backstage e da intervistare gente come Iggy iguana Pop, Foo Fighters, Social Distortion, Floggin Molly, Hives, ma soprattutto loro, la mia band del 2011, i Band of Horses.
La redazione prepara un team d'assalto per battere il backstage (ve l'avevo già detto quanto mi piace questa parola? beccccsteiggggggg... stupenda!) di un festival grandioso del quale siamo partner, quindi videocamera alla mano bisogna portarsi a casa più interviste possibili e fare la recensione dello show minuto per minuto.
Bene.
Io non ci sono andata. Nè come spettatrice nè come lavoratrice.
Mi hanno tagliata fuori? Macché.
Mi sono autoeliminata con un autogol che si può chiamare con la frase: aquasitrentanninonsouncazzodinglesecristodidio!

Cioè: non è che non sappia parlare in inglese, lo conosco a sufficenza per tradurre le notizie dall'estero e per intrattenere un minimo di conversazione, ma non l'ho studiato da nessuna parte se non alle superiori, e non ho mai avuto modo di parlarlo. Quindi non lo so, fine dei giochi. E del Rock in Idro. E dei Band of Horses.
Poi con accanto uno come I. che in Inghilterra ha vissutto tre anni e che al pub gli stranieri spesso gli chiedono se sia madrelingua, credetemi che la cosa mi rompe il cazzo ancora di più (lasciamo stare che so anche che sua moglie traduceva libri per cui la vorrei ammazzare!).

Sta di fatto che non me la sento, ci rinuncio. Non ci vado.
Cosa vado lì a fare, metti che incrocio Iggy, che cazzo gli dico che questo parla in americano sbiascicato che fa fatica a capirlo anche il mio caporedattore?
che cazzo dico ai Flogging Molly che sono di L.A.?

Delusione totale, sconforto mondiale.
Ci rinuncio, ma visto che il mio lavoro mi piace molto ne approfitto per propormi per il giorno dopo, concerto di Vasco a San Siro.
Ci vado con un buono spirito, dovevo twittare (aiuto!) la recensione del concerto brano per brano con l'iPhon  del mio editore.
Ritiro gli accrediti, salgo il tribuina stampa, fotografo la scaletta - che pensavo fosse nella pesante busta che mi avevano dato in cassa - dalla sempre carina g.g. dell'ansa e mi preparo per fare un ottimo lavoro, come fosse una rivalsa.
inizia il live, twitto quasi un cazzo di niente perché la rete a San Siro, specie con Vasco, è intasata e dopo un'ora mi spegne l'iPhone. Batteria scarica.
Mi verrebbe voglia di prendere lo stagista che mi dopo rock in idro mi ha dato l'iPhone e ucciderlo.

Perché non esiste: quando passi una cosa, che sia videocamera o iPhone, la fai trovare carica e funzionante. E se così non dovesse essere, avvisi la persona di caricalo. Eccheccazzo!

Torno al pub da I., mezza incazzata e con in testa un solo punto interrogativo: 'Perché a me? Perché sempre a me? Perché tutto ciò che per gli altri è facile per me diventa non dico difficile, ma impossibile?'.

Il giorno dopo vado al pub, I. ha la serata libera ma a inizio serata rimaniamo lì un po'.
Allora mi metto on line e cerco di assicurare il mio motorino, visto che ora ho la targa e tutto quanto.
Cerco di fare un preventivo e non ci riesco.
Mi chiede la targa, la inserisco. Non va bene. Non l'accetta.
Proseguo senza targa, mi si aprono mille domande.
Una è quella di inserire la marca e il modello.
Aprilia. Trovata
Scarabeo 50cc. Non pervenuto.
Rileggo e scorro bene la tendina. Non esiste.
Provo con un'altra asscurazione, uguale identico.
Mi incazzo, come una jena.
Chiedo in giro, una mi dice: 'metti piaggio, lo scarabeo 50 mi sa che è sotto piaggio'
Genio! Ci provo. Niente, lo scarabeo 50 non esiste proprio.

Perché? Perché quando provo a semplificarmi la vita mi devono sempre girare i coglioni?
Perché le cose che agli altri riescono in un secondo a me durano mesi?
Perché una cosa come i preventivi on line che dovrebbero renderti la vita più facile a me la fanno diventare impossibile? Cosa c'è di sbagliato in me, a parte che non conosco l'inglese?

E comunque ora davanti a me ci sono cinque scozzesi dei quali uno è un figo tipo il cantante dei Kaiser Chiefs! Che faccio?

mercoledì 22 giugno 2011

good vribration

in questi due giorni mi sono beccata tre volte della nazista e una volta di quella che parla troppo e ascolta poco.
mio dio, come sono cambiata. non sono mai stata peace & love, ma mai avrei pensato di passare per nazi.
di me ho scoperto che non piacciono certe prese di posizione, che poi mica sono prese di posizione estreme, tutto è contestualizzato. mi è capitato di parlare di rave party, e ho semplicemente detto che non mi troverei a mio agio, che a me tutto quello sfacio lì da debosciati che bevono e si impasticcono e ballano la tecno, non piace. nemmeno mi incurisisce, ecco. certo, magari mentre ne parlo, il mio tono un po' aggressivo e sicuro fa sembrare che li metterei tutti al rogo, invece semplicemente sto manifestando ferma e convinta la mia idea. nella stessa discussione ho detto, d'altro canto, che nemmeno i fattoni mi piacciono, che quando in manifestazione vedo i giocolieri con i rastoni e i cani e le bottiglie di plastica con dentro il vino, mi prudono le mani. ma era un modo di dire, mica li meno.
solo che ho una forte considerazione della dignità personale, ma questo non toglie che ognuno è libero di fare quello che vuole.
ci rimane male la gente quando dico così. tutti che mi pensavano più alternativa (ma a cosa?), più liberate, più tolletante...
io sono tollerante, solo che con alcune tipologie di persone mi trovo meglio, con altre no.
seleziono. ma mica mi metto con la paletta verde o rossa a dire tu sì e tu no.
seleziono naturalmente. non sono affascinata da certe cose per cui non le calcolo.
semmai sono una snob del cazzo.
e non voglio favori. odio quelli che mi fanno le cose gratis.
"ho dei biglietti per una serata x in un posto x. te li do così ti fai una serata carina con I."
no, grazie, pensiero gentile.
"be', come no? sono gratis, te li regalo..."
no davvero, grazie.
"Perchè?"
(ma sarò libera di poter dire no senza giustificarmi, cristo??)
perché non so nemmeno cosa faccio domani mattina, figurati se posso prendere impegni da qui a tre mesi
"Vabbe' che modi di fare che hai"
in che senso?
"uno vuole farti un favore e tu reagisci così"

ma chi cazzo te la chiesto il favore, caro il mio spacciatore di cocaina che ti devo sorbire come cliente?
vuoi fare favori? falli a qualcunaltro, con me perdi tempo.
non mi mettere nelle condizioni di doverti spiegare il perché e il per come. No è No.
fine dei giochi. e non provarci nemmeno a farmi passare per stronza perché ho detto no, perché se uno fa una domanda si deve aspettare due risposte, o sì o no.
altrimenti non farla la domanda, ordinami di fare qualcosa... e poi vediamo.

non voglio favori, non voglio cose gratis, regali da chi non conosco.
perché poi io la sento parlare 'sta gente, e i discorsi sono tutti: "quello è una merda, l'altra volta gli ho fatto questo e quello e adesso che serve un favore a me è sparito", oppure: "lascia stare quello, l'ho fatto entrare ad un concerto e nemmeno una birra mi ha offerto". e tutti a dire: 'già, che merda'
ecco, i discorsi sono questi.
non di tutti, per carità di dio, ma della gente della quale io diffido, sì.
la gente fa tutto da sola, e credetemi ch ne vedo tanta.
al pub per esempio sento gente dire che si sente a casa sua, che quella è la loro casa, che siamo tutti amici. ma amici di chi? chi cazzo ti vuole essere amico? io sono pagata per servirti la birra, non per essere simpatica. e soprattutto, la gentilezza non può essere scambiata per confidenza.
e poi... se sei mio amico e sai che alle due chiudamo, alle due meno cinque vai fuori dalle palle, non stai lì a chidere birra ancora alle due e un quarto e se ti dico di no ci rimani male perché è casa tua e non ti do da bere.
che poi mica è gente allo sbando, sapete? è gente normalissima!




e c'è qualcuno che a fronte di questi esempi mi dice: 'mamma mia dani, come sei intollerante. cazzo te ne frega, prendi i biglietti e vai al concerto, no?'


NO. MA PROPRIO NO.
prima perché se io e I. abbiamo una serata libera di certo non facciamo quello ci dice un altro.
secondo perché io le cose gratis dalla gente che non conosco, mi dispiace ma non le accetto, non mi fido.
e allora, a te che mi dici 'mamma mia quanto sei intollerante', mi viene da spiegarti il perché lo sono, cosa mi è successo in passato per arrivare a questo livello, cosa ho provato, in che contesto e con che ansie ne sono uscita, che fantasmi mi porto dietro, e allora sì, qui si tocca il secondo punto: parlo troppo.
e ascolto poco in quel momento, certo, perché mentre tu con quella frase scherzavi, io l'ho presa sul serio e sul serio ti sto spiegando.
ma a te vien da ridere, perché mi vedi presa nel spiegartelo, infoiata, e non ti sembra vero.
e io a volte vorrei solo non dover spiegare così tante cose.
vorrei essere ascoltata anche io, così che se ti dico quella cosa tu ne prendi atto e la volta dopo non te lo devo ripetere, così non parlo nemmeno tanto.
perché se mi si ascoltasse un po' di più, non arriverei nemmeno ad essere aggressiva per farmi capire.

che poi mentre scrivo penso a chissenefrega.
che un po' permalosa lo sono, o meglio non è che sia proprio permalosa, ma è come se avessi una spiegazione per qualsiasi mio comportamento.
ed è anche questo che la gente non si aspetta da me. non si aspetta questo mio essere così razionale, a volte.
e sto bene, e figuriamoci se i problemi sono questi  e figuriamoci se io devo stare a sentire gli altri quel che pensano di me...
mica lo faccio per davvero, solo ne ho preso spunto per questo post.
ma io sono proprio così, per me mica è razionalità, per me è vita

lunedì 20 giugno 2011

about me

buongiorno a tutti, mi sono appena rotolata nel letto, mattinata libera... non potrei stare meglio.
vi racconterò il mio momento di sconforto di venerdì sera, affogato il litri di birra.
vi racconterò il mio rimbalzo ginocchia-sedere-borsa-scaffale fatto alla sma di via tibaldi.
vi racconterà di un belissimo film, anzi due, visti in questa settimana.
della juve andrò avanti a non parlarne, devo ancora metabolizzare andonio conde.
ma stamattina vi saluto così.

martedì 14 giugno 2011

aveva dei problemi anche seri, e non ragionava male

ci sono ci sono, eccome se ci sono.
ieri ho avuto in pianto insterico bellissimo.
ho seri disturbi di disordine mentale, sono due settimane che dormo da I. e la cosa non può farmi che piacere. l'unica cosa è che da lui non ho vestiti, e nemmeno ho mai pensato di doverli portare.
cioè, nel senso: o tutto o niente. non è che porto una maglione e una felpa e chissene.
lo faccio quando il fine settimana sto da lui, ma a dire il vero lavorando le sere di sabato e domenica al pub non è che mi serve il vestito da sera, per cui felpa, jeans e new ballance vanno bene per i due giorni.

ma due settimane intere senza avere l'armadio davanti è un casino. non perché sia una fashion victims del cazzo, ma perché ho un sacco di vestiti che ho accumulato negli anni.
come? così: piove, sono in giro da due giorni senza niente perché non mi aspettavo nè di dormire fuori nè che piovesse, allora mi compro una felpa nuova. oppure: lavoro al pub per un improvvisa sostituzione, non posso lavorare con la camicia di seta blu di penny black, allora mi compro una maglietta. mi hanno invitata ad una festa di compleanno, ho detto che sarei passata ma, diavolo!, mica posso andarci in felpa sporca di salsa nachos... ok, compro una maglietta.
e via così. e io mica ce li ho i soldi da spendere così, alla cazzo.

e allora niente, ho un sacco di vestiti che nemmeno li vedo tutti, per cui ogni tanto mi dimentico di metterli. però ecco, mi piacerebbe svegliarmi la mattina e decidere in base alla pioggia, al sole, all'umore e al ciclo mestruale cosa mettermi. provare, cambiare, abbinare, tirarmi via di dosso tutto in maniera nervosa per poi ripiegare su jeans e camicia... insomma, una cosa normale.

e invece passo da casa, venti minuto, salgo e metto le prima cose che mi capitano in una borsa (odio andare in giro con i sacchetti come i barboni.. l'ho fatto per troppo tempo anni fa, fanculo!) cercando anche di abbinarle.

che poi in 'sti giorni che pioveva che fai, metti le all star? ma va.
metti le francesine? eh sì', bell'idea, ma mica posso metterle a caso.
metti gli stivali? no, vietato dai, gli stivali da giugno in poi sono vietati.
metti le new ballance? macché cristo, sono tutte rotte, non si possono vedere.
metti i sandali alla schiava? massì, chissene se piove. ma no dai, non scherziamo.
metto le camper? e mettiamo 'ste camper va là, che mi suda il piede al solo pensiero.


è che mi sarebbe piaciuto ragionare così. invece no.
avevo le all star e basta e mica posso passare ogni minuto a casa a prendere roba.
dove la metto? vado in giro con i sacchetti con dentro le scarpe?
quando lo faccio, soprattutto? ho già la macchina piena di sacchetti e sacchettini, giacche impolverate, foulard strepitosi che non riesco a mettere perché li ho lasciati lì 'di scorta' ma ogni volta che mi servono la macchina ce l'ho da qualche altra parte.

insomma: domenica mi sono organizzata e ho preso tanti vestiti, i sandali alla schiava, le cinture, le collane, due per tipo, e tutto ciò che mi piace scegliere, l'ho infilato nella borsa e sono andata da I. preparata. la mattina mi sveglio: diluvio universale. che me ne faccio dei sandali e delle all sta?
cristo! vado a melzo a votare e metto i miei storici doc martens blu di quindici anni fa che oramai sono grigi e mi avvio ai seggi.
mi vesto caruccia, perché poi ieri sera dovevamo andare a lecco a cena a casa di conoscenti (quella famosa cena, dove lui poi ci andò da solo...) e a fine serata, alle quattro e mezza del mattino mentre rientramo un po' ubriachi, I. mi dice: 'dormiamo da te che facciamo prima?'.

cristo santissimo! ma come dormiamo da me, ma propri adesso che mi ero organizzata e che avevo portato i mei abbinamenti migliori da te sapendo che stasera abbiamo un'altra cena e giovedì vado da vasco per lavoro e venerdì andiamo a fare una scampagnata?????
ma cazzo!
arriviamo a casa mia e vedo il delirio.
al di là che ormai sono le cinque del mattino e l'idea di dormire quattro ore mi spezza le gambe, ho un casino mai visto sul letto fatto di versiti, sciarpe, reggiseni, cinture, caricabatterie, stringhe delle scarpe,  cartellini dei vestiti e dischi. senza pensare poi che quelle lenzuola le avrei volute cambiare già da tempo, tant'è...
tiro via tutto mentre I. va in bagno, mi spoglio e mi ritrovo così, seminuda ad osservare la mia stanza che sta per esplodere e che rispecchia in pieno il mio disordine mentale.
arriva I. che mi chiede cos'è quel faccino, io borbotto qualcosa e me ne vado in bagno.
mica ce l'ho con lui, anzi... una volta a letto mi raggomitolo e scoppio in un pianto demente tipo a singhiozzi dicendo: "basta, uffa, stamani mi sono svegliata in una casa, sono andata in un'altra e stasera dormo in un'altra ancora... non so più dove abito, non una casa, un posto mio, non posso andare avanti così. mi faccio male, mi stanco tanto, perdo tempo e lucidità se poi devo pensare a come organizzarmi la vita tutti i santi giorni". poi mi rendo conto del delirio e gli dico di dormire, che non fa niente e che sono solo stanca. lui mi dice che no, finché non sto bene rimane sveglio (dannazione questo testone sa sempre sorprndermi!!!).
mi accarezza, mi dice di scegliere un posto dove stare e a me viene spontaneo, come una bimba piccola, dire 'voglio stare dove sei tu'.
ma era ovvio che non fosse una montatura per dire andiamo a vivere insieme, anche perché poi non è che sia così diversa ora la nostra situazione da quel concetto...
tant'è, ormai l'ho detto, e lui sempre accarenzandomi mi dice, 'vuoi venire a stare da me?'.
ed io lì ho dato il meglio farfugliando qualcosa del tipo "si ma no, cioè mica adesso. mica dobbiamo parlarne adesso intendo. è tardi, no? siamo stanchi e ubriachi e io mica ti voglio forzare. cioè, sì in realtà neanche te lo voglio chiedere.  cioè non ce n'è bisogno capito, di chiederlo... dico. se viene bene se no fa nulla. cioè mi piacerebbe ma deve succedere se lo vuoi, se stai bene e se sei sereno, altrimenti non voglio che lo fai perché io devo avere i vestiti. mica è per i vestiti, io voglio solo che stai bene. stai bene tu, che sto bene anche'io. dormi, ciao, buoanotte".


lunedì 6 giugno 2011

karma police

"L'IMBECILLE TI BATTE PER ESPERIENZA"

questa è una bellissima frase. ha tanta verità, tipica di quelle frasi dette così al volo, non citate o calcolate. è una di quelle frasi che ti vengono quando sei talmente nervoso e in un discorso affannato, mentre parli con un uno che la pensa come te, si fa un po' a gara a chi la dice meglio, la frase che riassume tutto il discorso. e questa è quella frase. detta da g.m., un collega nuovo qui in redazione, che si occupa di informatica, un ingegnerone, un nerd, non so come descriverlo meglio. uno che fa rumore quando mangia, che parla con la bocca piena, che fa i versi ogni due minuti. io odio quelli che fanno i versi. robe tipo: mh! ah! ohhh! ffhh! gaa! tzch!.
e poi parla ad alta voce, sempre. parla da una stanza all'altra e a volte sembra inopportuno. ogni tanto lo sgrido. mi incattivisco, come se con lui non avessi nulla da perdere tanto, chissenefrega.
eppure questa frase è davvero bellissima. magari sarò un po' più gentile con lui.




mercoledì 1 giugno 2011

the wind's away, candle

trovo al pub un pacco di candele, quelle lunghe, da candelabro, rimaste nascoste dall'ultimo halloween
le porto a casa, con l'intento di regalarle alla mia coinquilina.
le appoggio nel vano portaoggetti sopra il cruscotto della mia punto.
vado a imperia con I., la macchina la lascio a casa sua, una settimana.
di ritorno dormo da lui, esco la mattina fresca come una rosa e salgo in auto.
lo sguardo si posa sopra il porta oggetti.
vedo il porta cd della banca antonveneta ricoperto di paraffina viola solidificata.
mi viene un urto di vomito.
afferro la scatola delle candele, cerco di tirarla ma non si muove di un millimetro.
è marmorizzata nel vado porta oggetti.
guardo bene. delle candele è rimasto solo il lungo stoppino.
la cera di quindici candele si è sciolta e solidificata facendo un calco completo del vano sopra al cruscotto.
sento già la bile in bocca.
vado in ufficio, esco all'una e trenta, la macchina è sotto il sole.
apro la portiera e vengo investita da un odore di petrolio che tra un po' svengo

il vano porta oggetti è diventato un raccoglitore di cera liquida nella quale galleggia il porta cd che però ha ancora cera solida attaccata, per via di alcune zone d'ombra.
riesco a staccare con fatica la confezione di cartone che conteneva le candele di sto cazzo.
butto la confezione, apro il baule e cerco qualsiasi cosa che mi aiuti a tirare via tutta quella cazzo di cera molle e sciolta e liquida e solida a pezzi.
trovo una salvietta (!!), tampono il possibile.
prendo un cd masterizzato di capossela e lo uso. come paletta tolgo il grosso.
il vano è completamente unto. tutto.
il porta cd fa schifo, lo metto sul tettuccio dell'auto e lo sfoglio, staccando i cd dalla cera. Mumford and sons, Miles Davis, The Blues Brothers, Clash, Elvis Costello, Dire Straits, Giuliano Palma, Okkervil River, Van De Sfroos… tutti cd da buttare.
fine.


cioè, pensavo, fosse la fine.
ieri mi fermano per un controllo:
'buongiorno signorina, favorisca patente e libretto'
'certo, ecco la patente, e…. un attimo èh..'
'la vedo in difficoltà, c'è qualche problema…?'
'no no, un attimo, mi scusi…'
'signorina?'
'sì no, è che sa… mi dev'essere andata la cera liquida nel gancio del cruscotto e ormai si è solidificata, non riesco ad aprirlo… potete passare all'una quando con il sole si scioglie?'


ecco. forse è la fine







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