venerdì 24 giugno 2011

employment

bene, mentre sono al pub con una buonissima bass da bere e un aperitivo da gustare, fatto apposta per me (come apposta per chiunque, è un piattino con porzioni singoli, preparato al momento, non pensate all'aperitivo in stile buffet, qui al pub è bandito) servitomi da T., splendido uomo moro e brillante, che per conoscenze sbagliate e poco spirito di dignità è finito in carcere per aver appoggiato un'operazione sbagliata e ora - per uscire dai domiciliari - I. gli ha dato lavoro qui al pub. Si occupua della fascia oraria che va dalle 18 alle 21, zona morta per una birreria, ma che grazie ai suoi mini spuntini sta prendendo vita.

comunque, dicevo (parlo troppo? mavvaaaaaaaa'), prendo questo momento per raccontarvi delle cose che vi avrei detto che vi avrei raccontato.

Allora parto con il mio momento di sconforto della scorda settimana, momento che si è durato da mercoledì a venerdì e si è concluso con una coloratissima vomitata in via filippetti (maledetti straccetti di cavallo!)

Succede che in redazione ci sia fermento per il Rock in Idro. Mica cazzi, roba da backstage e da intervistare gente come Iggy iguana Pop, Foo Fighters, Social Distortion, Floggin Molly, Hives, ma soprattutto loro, la mia band del 2011, i Band of Horses.
La redazione prepara un team d'assalto per battere il backstage (ve l'avevo già detto quanto mi piace questa parola? beccccsteiggggggg... stupenda!) di un festival grandioso del quale siamo partner, quindi videocamera alla mano bisogna portarsi a casa più interviste possibili e fare la recensione dello show minuto per minuto.
Bene.
Io non ci sono andata. Nè come spettatrice nè come lavoratrice.
Mi hanno tagliata fuori? Macché.
Mi sono autoeliminata con un autogol che si può chiamare con la frase: aquasitrentanninonsouncazzodinglesecristodidio!

Cioè: non è che non sappia parlare in inglese, lo conosco a sufficenza per tradurre le notizie dall'estero e per intrattenere un minimo di conversazione, ma non l'ho studiato da nessuna parte se non alle superiori, e non ho mai avuto modo di parlarlo. Quindi non lo so, fine dei giochi. E del Rock in Idro. E dei Band of Horses.
Poi con accanto uno come I. che in Inghilterra ha vissutto tre anni e che al pub gli stranieri spesso gli chiedono se sia madrelingua, credetemi che la cosa mi rompe il cazzo ancora di più (lasciamo stare che so anche che sua moglie traduceva libri per cui la vorrei ammazzare!).

Sta di fatto che non me la sento, ci rinuncio. Non ci vado.
Cosa vado lì a fare, metti che incrocio Iggy, che cazzo gli dico che questo parla in americano sbiascicato che fa fatica a capirlo anche il mio caporedattore?
che cazzo dico ai Flogging Molly che sono di L.A.?

Delusione totale, sconforto mondiale.
Ci rinuncio, ma visto che il mio lavoro mi piace molto ne approfitto per propormi per il giorno dopo, concerto di Vasco a San Siro.
Ci vado con un buono spirito, dovevo twittare (aiuto!) la recensione del concerto brano per brano con l'iPhon  del mio editore.
Ritiro gli accrediti, salgo il tribuina stampa, fotografo la scaletta - che pensavo fosse nella pesante busta che mi avevano dato in cassa - dalla sempre carina g.g. dell'ansa e mi preparo per fare un ottimo lavoro, come fosse una rivalsa.
inizia il live, twitto quasi un cazzo di niente perché la rete a San Siro, specie con Vasco, è intasata e dopo un'ora mi spegne l'iPhone. Batteria scarica.
Mi verrebbe voglia di prendere lo stagista che mi dopo rock in idro mi ha dato l'iPhone e ucciderlo.

Perché non esiste: quando passi una cosa, che sia videocamera o iPhone, la fai trovare carica e funzionante. E se così non dovesse essere, avvisi la persona di caricalo. Eccheccazzo!

Torno al pub da I., mezza incazzata e con in testa un solo punto interrogativo: 'Perché a me? Perché sempre a me? Perché tutto ciò che per gli altri è facile per me diventa non dico difficile, ma impossibile?'.

Il giorno dopo vado al pub, I. ha la serata libera ma a inizio serata rimaniamo lì un po'.
Allora mi metto on line e cerco di assicurare il mio motorino, visto che ora ho la targa e tutto quanto.
Cerco di fare un preventivo e non ci riesco.
Mi chiede la targa, la inserisco. Non va bene. Non l'accetta.
Proseguo senza targa, mi si aprono mille domande.
Una è quella di inserire la marca e il modello.
Aprilia. Trovata
Scarabeo 50cc. Non pervenuto.
Rileggo e scorro bene la tendina. Non esiste.
Provo con un'altra asscurazione, uguale identico.
Mi incazzo, come una jena.
Chiedo in giro, una mi dice: 'metti piaggio, lo scarabeo 50 mi sa che è sotto piaggio'
Genio! Ci provo. Niente, lo scarabeo 50 non esiste proprio.

Perché? Perché quando provo a semplificarmi la vita mi devono sempre girare i coglioni?
Perché le cose che agli altri riescono in un secondo a me durano mesi?
Perché una cosa come i preventivi on line che dovrebbero renderti la vita più facile a me la fanno diventare impossibile? Cosa c'è di sbagliato in me, a parte che non conosco l'inglese?

E comunque ora davanti a me ci sono cinque scozzesi dei quali uno è un figo tipo il cantante dei Kaiser Chiefs! Che faccio?

1 commento:

  1. Io devo fare la voltura delle utenze e non so da che parte cominciare.

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