venerdì 4 novembre 2011

un tempo distante che è roba degli altri

Allora, ragioniamo: non sono per nulla tempestiva, se non nel rovinare le cose, per cui è difficile che possa mantenere questo blog seriamente. Me ne vado. Mannò scherzo,  resto. E' che mi spiace lasciare le cose a decantare.
avrei potuto farvi uno splendido report della mia trasferta a Colonia per i Red Hot, con le emozioni calde prese al momento, e invece è passata una settimana e un giorno da quando ho ricevuto la telefonata del mio caporedattore:
"Ciao, non riesco ad andare a Colonia domani, vai tu?".
"No".
"Ok, ciao"

quando ho messo giù il telefono ero al pub, erano forse le 21.30 e stavo lavorando.
ho guardato il cavaliere mascherato e gli ho detto:
"ho appena detto no ai red hot"
"perché?"
"be' sai, l'inglese, colonia, malpensa domattina alle nove e mezza..."
"richiama e dì che ci vai"

...

Ero un po' agitata perché quelli dell'etichetta dei RHCP che si occupano dell'internazionale non li conosco molto bene, e non sapevo chi mi sarei trovata davanti.
ho trovato delle persone fantastiche - per passarci due gg, dico - con le quali sono entrata da subito in sintonia, ironiche e gentili.

la cosa tremenda della due gg è stato il viaggio; non c'entra il volare, a me piace, non ho per nulla paura... ma quando l'aereo è un privato di una radio nazionale commerciale (non cito), e sul volo con te ci sono anche gli ottanta o quanti cazzo erano che hanno vinto il concorso per andare al concerto dei RHCP, be', vi assicuro che sembra di essere in crociera con il gruppo vacanza Piemonte.
Cristo!
non li sopportavo più. Non loro, ovviamente, quanto il team sull'aereo sentitosi in dovere di fare battute al microfono ogni due minuti come fossero in trasmissione. Ah!

Arrivamo a Colonia e ci dirigiamo all'albergo, che chiamarlo così non ha senso.
Ci dirigiamo verso... la reggia, ecco, così va meglio.
Il Hyatt Hotel è una cosa che forse la capite se siete abituati a viaggiare all'estero per lavoro e di default vi fanno alloggiare in cinque stelle plus. Altrimenti, anche l'hotel goooolf parco di 'sto cazzo de medici sheraton di roma (metto sempre le parole a caso), dove ho alloggiato più volte per lavoro e dove sono stata protagonista in solitaria di una delle figure di merda più belle della mia vita, vi sembrerà una bettola.

vi dico solo che sono entrata in stanza e lo schermo quarantadue pollici mi dava il benvenuto.
poco dopo sono scesa al bistrot o pub che dir si voglia dell'albergo.
stupendo. un posto che vorrei a casa mia. non come stanza a parte, sia chiaro, come casa e basta.
ci sediamo tutti insieme e mi presento meglio a un paio di giornalisti romani che abitualmente, se non al sanremo, non incrocio. sfoggio tutta la genuinità che ho capito colpisce molto: mette chi mi sta di fronte su un gradino più alto (adoro stare sotto le aspettative...) ma li fa sentire anche più vicini alla mai persona, guadagnandone in confidenze e gentilezze gratuite (sono una paracula pazzesca) e fa un po' ragazza di campagna quale sono, tiè.
i pochi con cui non faccio così sono quelli che frequento per lavoro a Milano (di giornalisti dico).
ci sono due quotidianisti con cui vado d'accordo, con altri non me frega nemmeno un cazzo di starci bene.

   



Il concerto è stato così così. Oddio, sempre dei Red Hot si parla, mica cazzi. Solo che io avevo già dato al funky con i Jamiroquai, per cui risucarmi altre ore di basso e batteria funkeggiante non è stato il massimo della vita. Tant'è è stata una bella serata, il palazzetto una cosa mozzafiato, la gente super, la birra scorreva a fiumi e se non volevi farla scorrere troppo bastava appenderla sul sedile davanti al tuo ('sti tedeschi oh, ne sanno una più del diavolo!).

Eccitante, più perché mi cacavo in mano per l'inglese, che per altro, è stato l'incontro con la band nei camerini prima del live. E' entrato prima di tutti il batterista, alto ottocento metri, un po' butterato in faccia, un cappello azzurro elettrico e una giacca di pelle tutto stile yeahhhh, it's ok, how are you, reeeealyyyy?, wow, ahahaha e cose così.
appena è entrato mi ha subito guardata e detto "hi", ed io "hi", e lui "hi", ed io "hi", finché non ha posato gli occhi su quello accanto a me e io ho smesso di sudare.
rotto il ghiaccio sono andata via liscia... non facevo 'sti grand discorsoni con anthony e compagni bella, ma almeno capivo tutto e qualche parolina la dicevo.











 




Ecco, Colonia tra le altre cose è pure caruccia, ma una cosa che mi ha sconvolto letteralmente è questo: l'intero ponte della ferroria ricoperto di lucchetti, ma mica quelli alla Moccia eh...
qui roba di categoria, alto livello





                                           










 






6 commenti:

  1. OOOOH vedi che quanto vuoi riesci a scrivere!!!!!!

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  2. vabbe', ma a parte Hi????? te possino!!!!!

    d.:-))))))))

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  3. ahahha, grazie grazie zit!
    oh, daina, auguri! anzi, eppi boerdei :-)

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  4. diobo', come te lo ricordi????

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  5. sono autistica su 'ste cose. cioè, non mi ricordo il giorno preciso, ma so che è di 'sta prima sett. di novembre. e io poi son nata il 27 ;-)

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  6. e' stato il 2... :-)
    ora mi segno il tuo il 27: non me lo posso scorda', a questo punto!

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