mercoledì 18 aprile 2012

il troppo è per poco, e non basta ancora

In una più che primaverile serata di maggio del 2007, andavo al Transilvania Live di Milano a vedere il mio ennesimo concerto dei Perturbazione.
Era da poco uscito il loro nuovo, bellissimo disco "Pianissimo fortissimo", e quella sera, come mi capitava spesso, ero accompagnata dal mio ex ragazzo Giorgio, con il quale stavo insieme da cinque anni e convivevo da sempre. Giorgio è stato il mio primo, vero grande amore. Quello che chiami amore, quello a cui dici ti amo più di ogni altra cosa al mondo, quello con cui passi le domeniche pomeriggio a letto a mangiare sofficini findus e a guardare Alle Falde del Kilimagiaro, quello con cui fai tutto e con cui fantastichi, una sera sì e l'altra pure, di quando avrete dei bambini e di quanto sarà bella, bellissima, la vostra Alessia, perché è così che la chiamerete. L'Amore con la A maiuscola, quello per cui le cose che dici le credi davvero, mai un Ti Amo dato per scontato, mai uno sguardo fuori posto. Una volta, dopo avergli detto - o scritto, non ricordo, ci facevamo dei bellissimi biglietti di auguri - che lo amavo più della mia vita (daje su, c'avevo vent'anni) ho passato un'intera notte a chiedermi se davvero, sarei morta per lui. Non mi sono mai data una risposta, ma ho usato meno quella frase. Ci siamo amati tantissimo. Era tutto perfetto. Quando ci eravamo messi insieme, dopo un bacio rubato durante una grigliata il 24 maggio del 2002, durante l'estate avevo baciato un alto ragazzo, una cosa così, fatta per ego più che per piacere, e infatti troncai subito sul nascere la situazione promiscua e mi dedicai anima e corpo solo a Gio. Mi sentivo tremendamente in colpa negli anni, e più il rapporto cresceva, più ci si avvicinava davvero a coronare il sogno di stare insieme per tutta la vita, più questo senso di colpa per quel cazzo di bacio (va be' ok, in realtà sono stati più di uno) mi appesantiva. Facevamo interi discorsi sul tradimento, del tipo che mettevamo in conto che prima o poi sarebbe accaduto: Gio viaggiava molto con il gruppo in cui suonava, andava in Canada, New York, Europa, e il discorso era che se lontano da casa, durante una sera particolare, gli fosse capitato di andare con una ragazza, forse non ci sarebbero state conseguenze disastrose, ma in ogni caso avrei preferito non saperlo. Del resto pensavamo davvero che saremmo stati insieme per tutta la vita, quindi tanto valeva affrontare alcune problematiche di questo tipo. Per conto mio, a parte quei baci rubati ad un estraneo nei primi mesi della nostra storia, non avevo nessuna intenzione di andare con altra gente. Stavo bene con lui, il sesso - ma questo posso dirlo solo a posteriori - non era un granché ma la voglia non mancava mai, e in più, cosa non trascurabile, lo amavo davvero moltissimo. Quando amo, quando sono innamorata, non mi viene da tradire. Non è solo questione di sensi di colpa, è proprio che non ce la faccio, fisicamente intendo. A maggio, durante quel concerto dei Perturbazione, piaciuto molto ad entrambi, eravamo fuori mentre io fumavo una sigaretta. Lo ricordo come fosse ieri. Eravamo seduti su un tavolo di legno, uno di fronte all'altro. Era un periodo strano: Gio voleva a tutti i costi cambiare casa, diceva per colpa dei gatti che avevamo, lì, in quell'appartamento dove stavamo, per loro era una vita dura, i vicini di casa ci rompevano le scatole perché i mici dal balcone entravano nei loro appartamenti, e più di una volta abbiamo dovuto recuperarli con le zampette rotte giù in giardino, perché ci cadevano accidentalmente. Io non capivo tanto questa spiegazione. Dove stavamo mi piaceva e pensavo che il cambiare casa, prenderne una nuova, definitiva, insieme, per noi due, dovesse nascere da una volontà di coppia, non a causa di 'dove mettiamo i gatti qui ce li ammazzano'. Il discorso però era ancora nell'aria, niente di concreto, ma già storcevo il naso. In quel momento della nostra relazione ogni discorso veniva affrontato con ancor più sincerità e realtà dei fatti. Quando parlavamo di figli, ne parlavamo più seriamente che mai. Quando ci dicevamo Ti Amo non era mai di sfuggita, ma occhi negli occhi, quasi ad arrivare alla commozione. Quando parlavamo di tradimento, io spinta dal mio senso di colpa che ormai mi coccolavo e conoscevo bene, erano i discorsi più sinceri che facevamo, come fossimo due amici, due migliori amici, oltre che amanti. E lo eravamo davvero. Io e lui. Ci siamo detti cose che non avremmo mai detto a nessuno e che nessuno avrebbe potuto capire. Lì fuori, al Transilvania, mentre i Perturbazione dentro attaccavano con le prime canzoni, eravamo cresciuti in un attimo. Io e lui. Eravamo due persone adulte, nonostante lui lo fosse già visto che era maggiore di me di otto anni, consapevoli che i discorsi che un tempo si facevano rotolandosi nel letto e ridendo a crepa pelle, ora erano più vivi che mai.

Le cose sono precipitate da lì a poco. La casa l'ha comprata, così, da un giorno all'altro. Il discorso, il cantiere, le prospettive, monopolizzavano ogni pranzo, cena, birra con gli amici, visite dai genitori, momenti di intimità. Passavamo dal cantiere quotidianamente a vedere ogni mattone che portavano gli operai, e a me saliva l'ansia. Io non avevo deciso quella cosa. Io non la volevo quella casa. Io lavoravo a Milano, mi sarei voluta avvicinare, non allontanare. Io non ero pronta per parlare di cantiere ogni santo minuto. Io non mi disperavo quando pioveva perché i lavori non proseguivano. Io non mi emozionavo a vedere i mattoni che si accumulavano. Io non ero pronta a deviare ogni nostro ritorno a casa per vedere di sera i progressi del cantiere. Io non ce la facevo. Mi stava tutto sfuggendo di mano. Ne abbiamo parlato, lui è esploso dicendomi che i gatti ovviamente non c'entravano nulla. Il fatto era che lui cominciava ad avere un'età e voleva mettere su famiglia. La sincerità stava già lasciando il posto alla paura. Per lui era difficile ammetterlo, per me accettarlo. Inizialmente questo sfogo è sembrato unirci ulteriormente: gli ho confessato che prima di andare a vivere definitivamente insieme, avrei preferito provare a stare da sola, a Milano. Lui l'ha presa bene, è stato un'altro momento intenso che non dimenticherò mai. Sono tornata a casa, andando a svegliare i miei preoccupati per la nostra relazione, dicendo loro, tra le lacrime, che avevo capito che Giorgio era l'uomo della mia vita. Proprio così, gli ho detto, accendendo la luce dell'anticamera e mettendo la testa dentro la loro stanza da letto: 'E' l'uomo della mia vita'.

Mi sono accorta che non ero più innamorata di lui qualche settimana dopo. Mio padre se n'era accorto mesi prima. Mi guardava mentre mi specchiavo prima di uscire di casa (nel frattempo mi fermavo meno a dormire da lui e tornavo sempre più spesso dai miei inconsciamente la scusa ero che ero più vicina alla redazione…) e mi diceva: 'Non sei più innamorata, vero?'. Inutile dirvi come me la prendevo. Io, non più innamorata di Gio? Mai. E invece il mai era dietro l'angolo. Cominciavo ad uscire spesso con amici che avevo smesso di frequentare, tra di loro c'era un ragazzo che mi piaceva da sempre. La cosa era reciproca. Ho evitato di fare stupidate, non ne valeva la pena, ma qualche campanello di allarme in testa mi è suonato. Durante l'estate del 2007, tramite MySpace (dio mio!) ho allacciato un rapporto telematico con un musicista toscano. Era la mia evasione da una situazione che mi stava opprimendo. Qualche mese prima ancora avevo conosciuto per caso un personaggio famoso che lavorava in radio e in tv e portavo avanti anche con lui un rapporto telematico, via sms, di battutine maliziose e niente più. Il degenero è arrivato quando siamo andati a trovare i miei genitori sulle Dolomiti per l'estate. Quattro giorni infiniti. Io, Gio e i miei. Non passava mai. Il ritorno è stato delirante, noi davanti in macchina, i miei dietro. Prima di arrivare a casa Giorgio devia per Inzago e porta i miei genitori a vedere il cantiere. Io piango dal nervoso. Gio capisce, si incazza. Io gli dico che preferisco passare a casa dai miei. Giorni infiniti che terminano del tutto quando durante una serata di lavoro, in macchina mi limono quello che una volta era il responsabile di uno dei miei mille lavori che facevo all'epoca. Bacio inaspettato, non lo avevo nemmeno preso in considerazione questo. (Questo, poi, è stato il mio tormento per i due anni successivi, portandomi all'esaurimento nervoso. Non lo considero amore).

Una sera, mentre avevo già in tasca il biglietto del treno per andare in Toscana a trovare il mio uomo chat MySpace (roba da pazzi), io e Gio siamo a cena. Io non riuscivo a stare a tavola, scalpitavo, mi annoiavo. Non volevo stare lì. Sono uscita. Gio mi ha seguita giù fino alla macchina, dicendomi che così non poteva andare, che c'era qualcosa e lo capiva. Ci siamo presi una settimana di pausa. I miei non sapevano che fare. Io avevo capito tutto, invece. Siamo usciti una settimana dopo. Gli ho detto che non ero più innamorata di lui e che non era questione di recuperare o meno. L'amore era svanito, e con lui sarei svanita anche io. Lui non ha fatto una piega. Mi ha detto che capiva, che poteva succedere, di star tranquilla che avrebbe rispettato la mia decisione e che non mi avrebbe mai dato della stronza perché ero stata sincera.

Ovviamente mi ha dato della stronza due settimane dopo, ma non c''era che da aspettarselo. L'ho abbandonato. Ogni lasciata è un abbandono. Mi ha spezzato il cuore tre mesi dopo quando mi ha mandato l'unico messaggio che mi ha scritto dopo che l'ho lasciato. C'era scritto solo 'Non ce la faccio'.
Ho dovuto mordermi la lingua e legarmi al letto per non chiamarlo e correre da lui. Ero da sola, in ufficio a Milano perché ogni tanto dormivo lì, a piangere disperata ma con tutta la convinzione del caso che avevo fatto la cosa giusta. Non ci siamo mai più sentiti, mai più visti se non un paio di volte per sbaglio, imbarazzati a morte e senza scambiarci grandi parole ma solo dei ciao come stai di cortesia. L'ho lasciato e poi sono sparita. Lui non si è mai fatto vivo. Avevamo un'amica comune, la mia amica Manu, una delle persone a cui voglio più bene sulla faccia della terra, che faceva un po' da tramite. Diceva che stava tanto male ma che mi denigrava in mezzo agli altri, aveva ripreso a fumare, beveva. Cose che non mi hanno spaventata, cose che penso siano più che sacrosante.

Durante l'estate del 2008, quando io ormai ero una trottola impazzita e mantenevo quatto relazioni contemporaneamente per lo più con gente già sposata, della serie 'stai su di dosso e pensa alla tua donna, io sono solo l'amante che ti scopi perché mi va bene così', mentre facevo colazione in campeggio con le ragazze, una di loro mi chiede se a Giorgio ci pensavo mai. Certo, che ci pensavo. Ogni maledetto minuto, pensavo a Giorgio. Pensavo a come stava, a come soffriva, alla vita che avevamo vissuto e a quella che avremmo avuto davanti, alle amicizie perdute, alla sua famiglia, alle nostre abitudini, ai nostri concerti, ai nostri film, alle nostre cene, ai nostri compleanni, ai nostri regali, alle canzoni che scriveva e mi faceva sentire, alle sue ex di cui ero gelosa, alle sue amicizie del liceo con cui stavo da Dio, al gruppo in cui suonava e che io seguivo ad ogni concerto stando anche al banchetto dei dischi, alle famiglie dei suoi amici musicisti, alle vacanze in giro per l'Italia, alle nostre fughe in camper, a tutte le foto che ci facevamo, alle nostre litigate sulle patatine fritte, ai nostri gatti che lui sosteneva odiassi (solo un po', lo ammetto), a tutte le nostre parole dolci, alla sua passione per la birra, alla sua idea di aprire un ristorante e mollare il lavoro da ingegnere, alla nostra Alessia che non sarebbe mai nata, alle grigliate che organizzavamo in terrazzo, ai suoi nonni, ai giorni che ogni anno facevamo a Pinzolo ospitati dalla sua zia zitella, a quelli immancabili che facevamo a Castiglione a fine giugno, alle partite a carte, ai capodanni organizzati con gli amici, alle risate… Certo, che ci pensavo.

Attorno a quel tavolino, in un campeggio di Gallipoli nell'estate del 2008, alla mia amica che mi ha chiesto se ci pensassi mai, ho risposto solo . MI hanno chiesto se lo amavo ancora, la risposta è stata che lo avrei amato per sempre. Poi, di mia spontanea volontà, ho aggiunto un'altra frase: "Non mi sono mai fidata di nessuno come mi sono fidata di Giorgio, è stato il mio migliore amico e posso mettere la mano sul fuoco che non abbia mai tradito". In quel momento, su quest'ultima frase, la mia amica Manu si è ingozzata con il succo di frutta che stava bevendo e ha tossito di gusto. Io e le mie amiche siamo rimaste di stucco. Io ho fatto anche una smorfia di dolore.
"Manu devi dirmi qualcosa?"
"No no, niente Dani, niente"
"Manu ti ho beccata in pieno"
"Ma no non insistere, per favore"
"Manu…"
"E dai Dani ho promesso a Gio che non te l'avrei detto"
"Ecco appunto, ora ci sei dentro in pieno. Dimmelo"
"Eh no cazzo Dani, è che ti fai delle gran seghe sui sensi di colpa, che ti dispiace di averlo mollato così, che tu avevi baciato un altro i primi mesi, che lui era perfetto e sei tu che non lo amavi più, che era la persona più sincera del mondo, il tuo migliore amico… E basta cazzo! Gio ti ha tradito, adesso lo sai".


Le ragazze non sapevano cosa fare, ma poi hanno scelto la soluzione migliore che è stata quella di ridere.
Ho sorriso pure io. Poco.
"Con la sua collega Alessandra, vero?"
"Sì. La prima volta con lei".
"Lo sape… COMELAPRIMAVOLTA?"
"Ti ha tradito anche con Elena".

Adesso Giorgio è felicemente sposato e padre di una bimba che ormai dovrebbe avere un anno e mezzo. Abbiamo continuato a non vederci e a non sentirci. Mi manca. Sono felice per lui e un po' gli invio la serenità di famiglia, ma non ho nessun rimpianto, anzi. Sono sicura che sia un ottimo padre e un ottimo compagno, forse anche grazie alla batosta che gli ho dato. Non so perché vi ho raccontato tutto questo. Volevo scrivere del concerto dei Perturbazione di mercoledì sera scorso al Magnolia, e invece no, vi ho parlato di quanto la sincerità sia relativa e a volte per una storia d'amore non sia così del tutto fondamentale. Forse dovremmo fidarci un po' meno e vivere di più. Tanto non ci si può far nulla. E se vi capita di sbagliare, portatevi via solo le cose belle. Le apprezzerete dopo qualche anno, quando smetterete di ritornare sempre sui soliti difetti dell'uomo che vi siete lasciate alle spalle. Ecco, quando smetterete di prenderlo in giro con gli amici "il mio ex era così il mio ex era cosà", potete dirvi di essere in pace con voi stesse.



3 commenti:

  1. Ieri, quando sono arrivati i Perturbazione, ti ho pensata.

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  2. e io ho iniziato questo post dopo che ci siamo scritte ieri

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