giovedì 18 aprile 2013

i got no memory of anything


Allora. Lavorare al pub è bello, mi piace osservare le persone e il genere umano, mi piace affezionarmi ad alcune entità che ruotano intorno al locale, lo vivono in punta dei piedi e sono gentili e sorridenti. Spesso queste persone sono anche timide, preferiscono il banco al tavolo, non parlano molto e bevono quasi sempre la stessa birra. Sono persone discrete, il che mi permette di sbottonarmi un po’ di più con loro. Ho delle difficoltà a relazionarmi e più vado avanti con l’età più questa cosa ormai non è un problema ma un lato ben marcato del mio carattere. Il rischio spesso è di risultare snob e sempre critica, ma, ahimé, forse lo sono davvero. Non sopporto molte cose dell’essere umano categoria ‘caproni senza personalità’ o ‘radical chic con troppa personalità’ e non perdo attimo per marcarlo, a volte sono davvero insofferente e quindi insopportabile. Il momento che temo maggiormente, al pub, è quando un cliente mi chiede come mi chiamo. Perché lo vuoi sapere, caro bevitore di Leffe? Perché non ti basta più ordinarmi da bere chiedendo semplicemente la tua birra ma lo vuoi fare anche chiamandomi? Mi da fastidio, mi imbarazza terribilmente, perché poi non è che ti chiamano con il nome completo, no, scatta subito il diminutivo, ad alta voce, in mezzo ad altri, come se fossi di sua proprietà.

Oramai non mi nascono più. Quando un cliente che non mi va a genio o che non è entrato nel mio mondo silenzioso in punta di piedi come altri (con i quali, è capitato, mi presento e parlo di me più che volentieri), rispondo sinceramente che non amo presentarmi ai clienti. Alcuni non insistono, altri strabuzzano gli occhi. Certo, perché c’è il rischio di menarsela di brutto, il fatto è che è proprio così. Io ce l’ho d’oro. Io me la tiro da matti. Tsè.


Sta di fatto che ieri sera al pub si presentano tre amici - amici tra di loro - molto simpatici, di bella presenza, una radical electro chic sportivi. Insomma un genere a me non molto affine ma ammetto che uno dei tre era parecchio caruccio. E succede che proprio questo, mentre sono fuori a fumare, mi racconta un po’ di cose, tipo che ha 46 anni, che non ama andare a ballare, che l’amico che è lì con lui lo ha trascinato ad Ibiza l’estate scorsa ma non se l’è cavata bene perché in disco non ci andava, che fuma il sigaro da poco e un po’ per darsi un tono, ma che in realtà non ha ancora capito se gli garba o meno. Insomma, quattro chiacchiere molto calme, pacate e carine. Lui belloccio, sì sì: pantaloncini, scarpe sportive, forse Polo a maniche corte, begli occhi, rasato, un po’ di barba incolta, bel fisico… niente male, ecco. Uno di quelli però che io non guardo, se non ho un motivo. E un motivo non ce l’ho comunque avuto, ma mi ha fatto pensare il fatto che me l’abbia un po’ buttata lì. 
In diverse sessioni, quando veniva al banco ad ordinare altre birre, i dialoghi sono stati nell’ordine questi: 

“Non lavorerai mica tutte le sere?”
“No, certo che no, non ce la farei”
“Ah, e che giorni lavori”
“Ehhm, mercoledì, sabato e domenica”
“Ah, ok, mercoledì, sabato e domenica”
“Eccoti la birra”
“Ah sì, grazie….”


E io fuggo.


Torna al banco:

“Ho deciso che quando arrivo a cinquant’anni mi sposo un’altra volta”
“Ah, bene, non contento ti ripeti”
“Ma sì tanto posso anche farlo in chiesa, anche se non mi importa molto. Magari in comune. Vorrei che a ufficiare fosse lui (e indica l’amico)”:
“Non so se sia un’idea brillante. Un’amica ha chiesto ad uno strettoo conoscente del marito di celebrare in comune ma è arrivato ubriaco”
“No ecco, magari no”

Gli amici lo lasciano da solo a pagare…
“Comunque io sono Riccardo, piacere…”
“Ehhmm, Daniela”


Ri-torna al banco dopo un po’:

“Daniela mi consigli altre birre, mi fido di te”
“Vediamo…”
“Senti ma quando non lavori, in settimana, cosa fai…?”
“Ehhm, ehhm, guarda come sono uscite bene le birre”
“Non lavori tutte le sere, quando sei libera cosa fai?”
“Ehmmm, esco, con le amiche. Sì, amiche. Poi faccio, faccio un corso. Il giovedì sì, un corso di musica. Percussioni”
“Ah, eh…”
“Sono quattordici euro, grazie!”

A.I.U.T.O.

Cazzo ragazzi non ci siamo, non so nemmeno più come si fa a farsi corteggiare. Al di là che io sia fidanzata, non c’entra, il mio Cavaliere Mascherato era lì, non si è accorto di molto e quando gliel’ho raccontato ci siamo messi a ridere. Sono cotta di lui e non ho nessun dubbio, ma flirtrare fa parte della vita cazzo, della vita di tutti, fidanzati, genitori, sposati, single.. eddai!
E’ che non mi capita mai. Cioè al pub sanno tutti che sto con il Cavaliere e nessuno approccia con me. E poi arriva questo, bello e simpatico, l’età che piace a me, gentile educato e interessante e me la butta lì e io lo tratto e lo rimbalzo come uno che ha bevuto troppo e non sa quel che dice!

A.I.U.T.O.

Che mi succede? Sono diventata un robot? 

A fine serata mi ha chiesto se potevano ordinare l’ultimo giro e io gli ho detto che era tardi. Mi hanno pregata così gli ho fatto tre birre da portare via,. cosa che non facciamo mai. E’ rimasto per ultimo alla cassa, davanti a me. Mi ha guardata, la faccia stanca ma felice e mi ha detto: 
“Be’, allora… ci vediamo?”
“Ci vediamo, buona notte”

Epic Fail
Cristo!

2 commenti:

  1. .. radical electro chic ... ?

    Ma come stai messa ?

    Tu non sei snob , sei semplicemente una sfigata . Fattene una ragione .

    RispondiElimina
  2. ahahha, cos'è, hai cercato la parola radical chic su google e hai trovato il post?
    e comunque sì, il senso del pezzo è che sono una sfigata. cheers!

    RispondiElimina

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...