venerdì 15 novembre 2013

back to the future/Dorset Devon Cornovaglia parte II

Rieccoci. Ovviamente è passato nuovamente un secolo dal precedente post, ma che vi devo dire...
Continuo il mio report sulle vacanze inglesi della scorsa estate, procedendo a parlarvi della bellissima costa south west made in UK.

Eravamo fermi a Looe, pittoresca cittadina vicina a Plymouth. Lasciato il paesino al mattino presto, dopo una passeggiata sul molo e un saluto ai gabbiani che d'ora in poi saranno sempre più presenti nel nostro viaggio, ci dirigiamo a Fowey, un'altra delle tappe che più ci è piaciuta.

Lungo la strada ci siamo fermati ad un Car Boot Sale, una sorta di mercato agricolo e dell'usato dove famiglie inglesi arrivano in un parcheggio o in un campo, aprono il baule delle loro auto e espongono la loro mercanzia: vecchi dischi, vestiti, oggettistica, collezioni etc.







Resistendo alla tentazione di portarmi a casa qualsiasi cosa giusto per il gusto di fare il mio primo acquisto ad un Car Boot Sale, ci dirigiamo verso la nostra destinazione. Quando arriviamo a Fowey è domenica. La città è piena di turisti ma tutto nella norma, non c'è calca, non c'è ressa. Le viette e le indicazioni ci portano dal parcheggio dei bus dove abbiamo lasciato la nostra auto fino al mare. Le stradine sono un susseguirsi di scalini e di case bellissime, in lontananza si vede la cattedrale (tutte uguali, in tutti i paesi che abbiamo visitato) e le barche ormeggiate. Al piccolo porto ci sono delle gite guidate, la gente sta fuori al sole e noi ne approffiattiamo per fare un giro tra i negozietti e sederci poi in un pub che affaccia al porto per gustarci un ottimo Sunday Roast.






Dopo aver lasciato Fowey ci dirigiamo verso Truro e ci arriviamo in serata. Il tempo di trovare un B&B carinissimo dove dormire, usciamo per cena. Andiamo in un pub visto sulla strada, ricavato da un cottage, per intenderci le case di villeggiatura tipiche inglesi con il tetto paglia. 






Abbiamo fatto un giro a Truro di sera ma come spesso accade il molte cittadine inglesi, dopo le 20/21.00 non c'è quasi più in giro nessuno (cenano prestissimo), per cui siamo rientrati al B&B per riposarci (e poi c'erano le olimpiadi in tv!).
La mattina seguente dopo un'ottima e abbondante colazione siamo ripartiti alla volta di Falmouth...


Falmouth ci ha colpito subito, così come ci ha colpito anche il cambio del paesaggio... diciamo che da località più universitarie e turistiche stiamo passando a posti più caratteristici. Qui ci arriviamo alle 11, orario perfetto per una birra. Troviamo un pub meraviglioso sul porto e ci fiondiamo dentro. Hanno appena aperto, ma sono gentili e cordiali come sempre. Non ci tiriamo indietro e assaggiamo tutte le ale alla pompa che hanno. Sono tutte locali, e questa cosa, oltre a farci venire voglia di trasferirci qui definitivamente, ci va commuovere da pazzi.




Lasciamo Falmouth dovo aver fatto diversi giri tra le viette del paese e devo dire che questo posto ci rimarrà nel cuore. Ripartiamo quindi alla volta di Lizard Point, un posto meraviglioso, dai colori stupendi e dall'atmosfera unica...



questa è la mappa delle ultime tappe... al prossimo appuntamento vi racconto il resto. Ne manca ancora...

shine on

E' un attimo. Cerchi nella posta la mail di un collega che ti serve per lavoro. Scrivi il nome nella banda di ricerca e... boom! Ti escono tutti quelli che ti hanno scritto con quel nome.
Tra i 'tutti' c'è anche lui, che non senti da tanto. Ti rileggi le sue mail e ti ricordi che certa gente, pochi, per carità, leggevano le pagine di questo blog per rimanere in contatto con me in qualche modo. Tagliando le gambe alle relazioni sul nascere, mi rendo conto che queste pagine in Rete sono l'unico ponte che mi unisce ad alcune persone. Per questo motivo e perché oggi mi va così, ho deciso di ricominciare a scrivere.
Grazie per gli applausi

d.





giovedì 18 aprile 2013

i got no memory of anything


Allora. Lavorare al pub è bello, mi piace osservare le persone e il genere umano, mi piace affezionarmi ad alcune entità che ruotano intorno al locale, lo vivono in punta dei piedi e sono gentili e sorridenti. Spesso queste persone sono anche timide, preferiscono il banco al tavolo, non parlano molto e bevono quasi sempre la stessa birra. Sono persone discrete, il che mi permette di sbottonarmi un po’ di più con loro. Ho delle difficoltà a relazionarmi e più vado avanti con l’età più questa cosa ormai non è un problema ma un lato ben marcato del mio carattere. Il rischio spesso è di risultare snob e sempre critica, ma, ahimé, forse lo sono davvero. Non sopporto molte cose dell’essere umano categoria ‘caproni senza personalità’ o ‘radical chic con troppa personalità’ e non perdo attimo per marcarlo, a volte sono davvero insofferente e quindi insopportabile. Il momento che temo maggiormente, al pub, è quando un cliente mi chiede come mi chiamo. Perché lo vuoi sapere, caro bevitore di Leffe? Perché non ti basta più ordinarmi da bere chiedendo semplicemente la tua birra ma lo vuoi fare anche chiamandomi? Mi da fastidio, mi imbarazza terribilmente, perché poi non è che ti chiamano con il nome completo, no, scatta subito il diminutivo, ad alta voce, in mezzo ad altri, come se fossi di sua proprietà.

Oramai non mi nascono più. Quando un cliente che non mi va a genio o che non è entrato nel mio mondo silenzioso in punta di piedi come altri (con i quali, è capitato, mi presento e parlo di me più che volentieri), rispondo sinceramente che non amo presentarmi ai clienti. Alcuni non insistono, altri strabuzzano gli occhi. Certo, perché c’è il rischio di menarsela di brutto, il fatto è che è proprio così. Io ce l’ho d’oro. Io me la tiro da matti. Tsè.


Sta di fatto che ieri sera al pub si presentano tre amici - amici tra di loro - molto simpatici, di bella presenza, una radical electro chic sportivi. Insomma un genere a me non molto affine ma ammetto che uno dei tre era parecchio caruccio. E succede che proprio questo, mentre sono fuori a fumare, mi racconta un po’ di cose, tipo che ha 46 anni, che non ama andare a ballare, che l’amico che è lì con lui lo ha trascinato ad Ibiza l’estate scorsa ma non se l’è cavata bene perché in disco non ci andava, che fuma il sigaro da poco e un po’ per darsi un tono, ma che in realtà non ha ancora capito se gli garba o meno. Insomma, quattro chiacchiere molto calme, pacate e carine. Lui belloccio, sì sì: pantaloncini, scarpe sportive, forse Polo a maniche corte, begli occhi, rasato, un po’ di barba incolta, bel fisico… niente male, ecco. Uno di quelli però che io non guardo, se non ho un motivo. E un motivo non ce l’ho comunque avuto, ma mi ha fatto pensare il fatto che me l’abbia un po’ buttata lì. 
In diverse sessioni, quando veniva al banco ad ordinare altre birre, i dialoghi sono stati nell’ordine questi: 

“Non lavorerai mica tutte le sere?”
“No, certo che no, non ce la farei”
“Ah, e che giorni lavori”
“Ehhm, mercoledì, sabato e domenica”
“Ah, ok, mercoledì, sabato e domenica”
“Eccoti la birra”
“Ah sì, grazie….”


E io fuggo.


Torna al banco:

“Ho deciso che quando arrivo a cinquant’anni mi sposo un’altra volta”
“Ah, bene, non contento ti ripeti”
“Ma sì tanto posso anche farlo in chiesa, anche se non mi importa molto. Magari in comune. Vorrei che a ufficiare fosse lui (e indica l’amico)”:
“Non so se sia un’idea brillante. Un’amica ha chiesto ad uno strettoo conoscente del marito di celebrare in comune ma è arrivato ubriaco”
“No ecco, magari no”

Gli amici lo lasciano da solo a pagare…
“Comunque io sono Riccardo, piacere…”
“Ehhmm, Daniela”


Ri-torna al banco dopo un po’:

“Daniela mi consigli altre birre, mi fido di te”
“Vediamo…”
“Senti ma quando non lavori, in settimana, cosa fai…?”
“Ehhm, ehhm, guarda come sono uscite bene le birre”
“Non lavori tutte le sere, quando sei libera cosa fai?”
“Ehmmm, esco, con le amiche. Sì, amiche. Poi faccio, faccio un corso. Il giovedì sì, un corso di musica. Percussioni”
“Ah, eh…”
“Sono quattordici euro, grazie!”

A.I.U.T.O.

Cazzo ragazzi non ci siamo, non so nemmeno più come si fa a farsi corteggiare. Al di là che io sia fidanzata, non c’entra, il mio Cavaliere Mascherato era lì, non si è accorto di molto e quando gliel’ho raccontato ci siamo messi a ridere. Sono cotta di lui e non ho nessun dubbio, ma flirtrare fa parte della vita cazzo, della vita di tutti, fidanzati, genitori, sposati, single.. eddai!
E’ che non mi capita mai. Cioè al pub sanno tutti che sto con il Cavaliere e nessuno approccia con me. E poi arriva questo, bello e simpatico, l’età che piace a me, gentile educato e interessante e me la butta lì e io lo tratto e lo rimbalzo come uno che ha bevuto troppo e non sa quel che dice!

A.I.U.T.O.

Che mi succede? Sono diventata un robot? 

A fine serata mi ha chiesto se potevano ordinare l’ultimo giro e io gli ho detto che era tardi. Mi hanno pregata così gli ho fatto tre birre da portare via,. cosa che non facciamo mai. E’ rimasto per ultimo alla cassa, davanti a me. Mi ha guardata, la faccia stanca ma felice e mi ha detto: 
“Be’, allora… ci vediamo?”
“Ci vediamo, buona notte”

Epic Fail
Cristo!

venerdì 29 marzo 2013

back to the future/Dorset Devon Cornovaglia parte I

C'era già stato un periodo di distacco da questo blog. C'era stato e non mi capacitavo di come potessi lasciar perdere o abbandonare anche solo per pochi giorni uno spazio così mio e così vero, senza secondi fini, senza la pretesa di essere sempre così maledettamente aggiornato. Poi ho capito che se lasci passare anche un solo giorno di troppo, quello dopo ancora è già tardi per ritornare indietro. In men che non si dica passano le settimane, poi i mesi, poi ti dimentichi quasi di averlo, uno spazio tuo. Nemmeno lo guardi più, nemmeno rientra nelle pagine che visiti la mattina appena accendi la tua finestra sul mondo virtuale. Ogni tanto ci pensi eh, al tuo blog abbandonato, ma nessun post è mai adatto per rompere un silenzio durato mesi, e allora lasci perdere di nuovo. Tanto il tempo di fare dei post fighi non ce l'hai, i minuti da passare per editare le foto belle delle vacanze, nemmeno. Scrivere cose caustiche come spesso ti viene normale fare, diventa difficile. La lucidità svanisce, il tempo perso prende il sopravvento e allora ti spari un colpo in bocca. Scherzo.

Ho capito perché ho lasciato in disparte questo posto per un po'. Mi ricorda i miei ultimi anni. Gli ultimi anni in cui lavoravo ancora nel mio ufficio, in redazione, con i miei colleghi. Questo blog è come se fosse una cosa vecchia, come se parlasse di una mia vita prima, prima del grande freddo, prima della Liegi-Bastogne-senza ritorno a Liegi, prima del tuffo nello spazio. Ma tant'è, le cose cambiano, io ho deciso di lasciare dopo dieci anni la redazione e di mettere a frutto quest'esperienza, e ora - presa comunque tra mille lavoretti - mi sto prendendo un periodo sabbatico.

Che poi è così, già lo sapevo, basta appoggiare le dita sulla tastiera, scrollare la testa come i cani bagnati quando escono dall'acqua, e via che si parte.

A dire il vero la spinta di questo ritorno me l'ha data il blog di Chiara Ma che davvero?
Era un po' che non la leggevo, ma visto che tornerò a Londra tra due settimane, volevo vedere se aveva scritto qualcosa in merito al tempo glaciale che ha abbracciando la City. Ha scritto in realtà anche molte altre cose, molto belle, molto come le penserei io... Sarà che in Cavaliere Mascherato ama Londra e tutta l'Inghilterra, sarà che avendo vissuto lì per tre anni non vede l'ora di ritornarci, sarà che se non ci torno anche io almeno due volte all'anno mi manca il fiato, ma mi sento molto vicina a Chiara che in questo momento vive lì. Sarà poi che ha fatto un bel post sulla Cornovaglia e che mi son detta quanto sono scema a non aver fatto ancora il mio, su quella bellissima vacanza nel sud dell'Inghilterra all'insegna di campagne verdi, oceano e birre. E allora eccolo.

luglio / agosto 2012

Atterrati all'areoporto di Londra ci accingiamo a ritirare la nostra super auto blu puffo che si rivelerà un chiodo micidiale, ma vero anche che gli inglesi non sono dei folli corridori e in strada si va più che bene (magia, tutti rispettano i segnali). Prima di andare a Bath dove sosteremo per la prima notte, ci fermiamo ad Oxford perché io non ci sono mai stata, volevo darci una sbirciatina veloce, ma soprattutto volevamo berci una cazzo di pinta. Ed eccola, qui accanto, in tutta la sua maestosità. E' iniziata ufficialmente la nostra vacanza in Inghilterra, cheers.

Bath è molto carina. Mi è sembrata un tantino dispersiva, ma vero è che l'abbiamo raggiunta nel tardo pomeriggio, giusto il tempo di vedere le terme romane (pazzesche. giuro) e fare un giro in centro per gustarci altre due birrette e un pasto ricostituente.



La cosa veramente figa di Bath è stato il B&B dove abbiamo pernottato. E' stato tutto come me lo immaginavo: la stanza, la signora che ci ha accolto e che si è sciolta con il Cavaliere Mascherato (tutte le sciure si comportavano con lui, maledetto italiano che parla così bene l'inglese... tzè), la sala della casa dove abbiamo fatto colazione, le foto dei parenti sul camino, le sedie con lo schienale alto, il patio, la veranda, lo stile vittoriano. Tutto. Perfetto.





Il secondo giorno è destinato ad Exter, città bellissima, attraversata da un fiume, con una cattedrale meravigliosa e un'università che ha ospitato Thom Yorke (esticazzi). Prima di arrivarci però, sulla mappa (benedetto siano l'iPhone e il carica batteria per l'auto), noto che appena sopra Bath, proprio difronte al Galles, c'è Portishead. Portishead non è solamente un paesino collinare sul mare, verde, residenziale e silenzioso con una età media di 60 anni, no, è anche la città da cui ha preso il nome l'omonima band e nella quale ho assaporato dopo molto tempo una buonissima pinta di Bass Pale Ale.
E vuoi non andarci a Portishead, che è lì a solo 40 km? e andiamo per Dio!


Sono le 11 del mattino, il bello dell'Inghilterra è che nessuno ti guarda mai storto se a quell'ora sorseggi una buona birra inglese, spillata alla pompa, senza il gas, che fa al massimo 4 gradi. Ci rimettiamo in viaggio scaldati dal sole splendente in cielo. L'Inghilterra piovosa e ventosa che tutti hanno in mente (e che esiste per davvero, sia chiaro), qui nel Somerset sembra essere stata sostituita da un cielo limpido e un sole alto che mi fa osare addirittura le infradito (oltre ai pantaloncini, ovvio).
Tagliamo da nord a sud la contea del Somerset, arriviamo al confine con il Dorset e ci fermiamo a Taunton. Non conoscevamo la località, ma durante il tragitto, per spezzare il viaggio, mi sono messa a cercare free house degne di nota (per intenderci sono pub indipendenti, l'impianto delle birre è loro, non sono legati a nessun marchio specifico multinazionale e possono permettersi di ospitare quante più birre diverse vogliono). Se cercate on line CAMRA (compagnia per tutelare le real ale, ovvero birre artigianali inglesi) scoprirete un mondo super organizzato fatto di festival, pub, indicazioni e locali magnifici. Visto che tanto al pub bisogna andare, perché non cercarne uno che faccia davvero la storia? E allora eccoci qui, in questo paese fatto a misura d'uomo, uno dei più carini che ancora mi ricordo dell'intero viaggio, sorprendente, pulito, ordinato. Ed ecco il pub, non uno qualunque, ma il pub premiato come il miglior locale del Somerset. Mica cazzi. Entriamo ed è subito magia. Ci soffermiamo a guardare le spine, ordiniamo un paio di pinte e sgranocchiamo qualche patatina. Ivano fa subito conversazione con due signori al banco, il luogo dove avvengono gli incontri più indelebili, con la gente normale, quella che sa davvero raccontarti qualcosa e ti accetta subito.


Non abbiamo tempo da perdere, così dopo un breve giro in centro riprendiamo l'auto e ci dirigiamo ad Exeter, dove pernotteremo in un albergo vicino al centro.
Quando ci arriviamo è sera, fin troppo tardi per poter pensare di lasciare i bagagli in albergo, rinfrescarsi e uscire a mangiare al pub. Qui si mangia presto e i locali chiudono massimo alle 23. Tira un po' di vento, ma il panorama è mozzafiato per via del tramonto imminente. Raggiungiamo a piedi il lungo fiume e sembra di essere ai Murazzi a Torino. I rimessaggi delle barche sono stati trasformati in locali, lungo le rive centinaia di ragazzi sono seduti con pizze e birre e chiacchierare e a godersi la temperatura. E' stupendo. E siamo solo al secondo giorno.
La mattina ci svegliamo presto per goderci Exeter by day, ed è davvero memorabile. L'università, il centro, la cattedrale, i negozi. Tutto fatto a modo.



Da Exeter ripartiamo in direzione Torquay. Lasciamo il Dorset e mettiamo piede nel Devon. Partiamo la mattina presto e ci arriviamo a metà mattinata, giusto il tempo di parcheggiare tra parchi e zone verdi e dirigersi verso il centro. Torquay da subito ci da l'idea di essere un posto di villeggiatura per anziani. Una sorta di Alassio de no artri. Bella è bella, le vie della zona centrale sono ampie, bianche, pulite, piene di negozi di ferramenta, alimentari e articoli per la casa. Troviamo quello che dice essere il più antico fish and chips della città e non ce lo facciamo scappare. Ci sediamo su una panchina al sole, con un panorama mozzafiato, il rosso delle rocce che si tuffa nel verde del mare, e consumiamo il nostro pranzo salutare.


Da Torquay ripartiamo in direzione... a caso. Io sulla mappa mi era segnata delle zone, delle tappe che di certo avremmo visitato, ma in verità mentre si viaggiava in macchina con la cartina davanti, andavo oltre e guardavo quali cittadine avremo toccato, andavo su Google image e guardavo se erano cittadine caratteristiche o meno, se mi ispiravano, se avevano pub degni di nota o altro. Ecco, l'Inghilterra noi la si è girata così. In questo modo abbiamo scoperto il paesino di Newton Abbot, appena sopra Torquay e quasi all'inizio della foresta del Dartmoor. Il paesino non offre niente di particolarmente affascinante, ma quando poi si arriva alla sidreria più antica della zona, tutto cambia. Qui il sidro è il prodotto ufficiale, nel Devon la produzione di sidro è magistrale. Una bevuta veloce e quattro chiacchiere con la gente del posto e ripartiamo, per sera dobbiamo raggiungere Plymouth.


Saliamo ancora un po' e ci infialiamo dritti nella foresta del Dartmoor, uno dei posti più suggestivi dell'intera vacanza, un luogo che meriterebbe un paio di giorni di visita. Appena entri nella macchia scura della foresta tutto cambia, il paesaggio si allunga, le strade si stringono, e si attraversano paesini minuscoli formati da quattro case e due pub. Noi scegliamo di fermarci a Widecombe in the Moor. Su internet avevo visto che c'era un fantastico locale e così è al nostro arrivo. Il posto è magnifico, c'è una chiesa molto bella, un percorso da fare a piedi, pub meravigliosi e anche qualche negozietto per comprare qualche souvenir del Devon.





Lasciamo il Dartmoor con un po' di dispiacere e ci dirigiamo a Plymouth. Dobbiamo ancora trovare dove dormire. Arriviamo al paese ma subito ci sembra fin troppo caotico e grande rispetto a quelli che abbiamo visitato fino ad ora. Entriamo in un pub per andare in bagno, nemmeno ci salutano e i clienti ci guardano storto. L'atmosfera non ci piace, la città è piena di traffico e non riusciamo a girarla bene... 'Fanculo Plymouth, ce ne andiamo altrove. 
Attraversiamo un ponte bellissimo (anche se nel momento stesso in cui l'ho visto all'orizzonte mi son messa paura vera...) ed enorme che porta dal Devon direttamente alla Cornovaglia. La nostra meta, adesso, a metà pomeriggio, è Looe, un paesino vicino a Polperro che è un'altra delle nostre mete.
Lasciamo le contee di foreste pecore e pub in legno per raggiungere la vera zona turistica del sud dell'Inghilterra. D'ora in poi il paesaggio sarà diverso, paesini pittoresche, barche e negozietti di antiquariato e di oggetti homemade la faranno da padrona. Arriviamo a Looe tardi, o almeno tardi per l'orario inglese. Siamo quasi all'ora di cena, troviamo subito un B&B (stu-pen-do!) e ci dirigiamo al paesino per guastarci una buona birra. Troviamo un market aperto e ci fiondiamo a prendere due tramezzini... Stasera si cena così.



Quando ci svegliamo facciamo colazione come piace a noi, uova strapazzate, caffè in abbondanza, pane tostato, burro, marmellata, bacon... tutto! Looe ci regala un cielo tipicamente inglese. Finalmente possiamo spendere qualche minuto per vedere il paese di giorno. Facciamo un giro tra i negozi molto carini ci spingiamo fino alla spiaggia. Le barche sono ormeggiate e molo divide il mare aperto dal canale in cui entrano le barche dei pescatori. Alcuni ragazzi sono in acqua a fare il bagno mentre il cielo non ha ancora deciso se versare acqua o meno. I gabbiani cominciano ad essere sempre più presenti, grossi e divertenti. Staremo a vedere...









Il quarto giorno sta per cominciare. La Cornovaglia è immensa rispetto al giro che vogliamo fare. Dobbiamo accelerare un attimo e renderci conto che poi c'è anche il ritorno. Mancano cinque giorni al ritorno a casa. 

(continua...)





giovedì 15 novembre 2012

nothing changes here and nothing improves

Volete saperlo? Martedì sono andata a vedere i Calexico. 
E’ stato il mio terzo concerto della band di Burns e uomodellamiavitaConvertino. Nel 2008, la prima volta al Rolling Stone. Avevo due biglietti, uno dei due ha ancora la matrice e il posto accanto al mio, quella sera, è stato occupato da uno sconosciuto. Nel 2009 la seconda volta, Villa Arconati con Bleeker, la sua compagna e un altro collega. Bellissimo, zanzare a parte. Marterdì 13 novembre, un anno esatto dal mio primo concerto dei Machine Head con il Cavaliere Mascherato, sono tornata sul luogo del delitto per assistere ad uno degli spettacoli live più belli ed emozionanti del mondo. 

La prima cosa che ho pensato quando è terminato il concerto è stato: “Ma perché la gente va a vedersi i Tama Impala e Bon Iver e invece snobba i Calexico, pietra miliare della musica internazionale?”. 
Non me lo spiegherò mai. Ma mi fa incazzare. Mi fa incazzare che una band di questo livello abbia un Alcatraz rimpicciolito perché ci sono ‘solo’ mille persone a vederli. Mi fa incazzare perché è questo che gli addetti ai lavori e i ragazzi di oggi dovrebbero sentire, è ha questo che dovrebbero partecipare. Mi rincuora, d’altra parte, la conferma di vedere sul palco una band gioiosa e musicalmente competente, travolgente e semplice allo stesso modo. Mi rassicura, vedere tra il pubblico facce conosciute di vecchi appassionati, gente che potrebbe essere la stessa facente parte del pubblico del Boss, quella categoria di fan, insomma, che sa cosa sta ascoltando, che ama la qualità e i concerti raccolti, e che forse è ancora più elitaria e snob di quelli che vanno a vedere i Tama Impala e Bon Iver. 

E’ che io poi sono popolare. Non sono di quelle che vuole tenersi un gruppo per sé, gelosamente possessiva della loro musica. Io, un gruppo come i Calexico, vorrei che lo conoscessero tutti:




Al Cavaliere è piaciuto molto. Il Cavaliere ha allontanato dal pub il suo braccio destro perché il suo braccio destro deve riprendere in mano la propria vita e capire cosa vuole fare del suo futuro. Il Cavaliere Mascherato lavora quindi sette giorni su sette. Addio due serate libere alla settimana, addio week end programmati in anticipo in Belgio e a Londra, addio a sonni tranquilli. 

Addio anche alla mia di tranquillità, visto che mi ha chiesto una mano in più di quella che già do al pub. E quindi eccomi, a lavorare quattro sere alla settimana, senza mai staccare, arrivando a fare anche diciotto ore di lavoro consecutive. E sono uno straccio. Faccio schifo. Ho le occhiaie, sono scavata, ho i brufoli che nemmeno da adolescente sorgevano sul mio viso, mi brucia lo stomaco, mi fa male la testa, ho brividi da una settimana in tutto il corpo, ho la concentrazione di un bambino di tre anni e l’attenzione di un malato di demenza senile. 

E mi preoccupa il Cavaliere che non so come potrà resistere. E allora l’ho trascinato a vedere i Calexico martedì. Abbiamo messo in piedi una staff fenomenale al pub per garantire a me e al Cavaliere di passare via tre/quattro ore tranquilli senza doverci preoccupare. E il Cavaliere è stato fantastico. E i Calexico anche. E il mio caporedattore pure, perché a fine live mi ha trascinata dei camerini dove abbiamo salutato la band e io ho potuto ammirare nuovamente la bellezza infinita di John uomodellamiavitaConvertino.


martedì 23 ottobre 2012

for me, for you

oggi è una bella giornata. mi scambio mail da stamani con il mio Bleaker (chiamerò così, d'ora in poi, il mio collega preferito che insieme al Bepi, mio ex collega, ma sempre preferito, hanno reso questi miei ultimi nove anni un po' più speciali). Io e Bleaker siamo bravissimi a mandarci mail, lo facciamo di continuo, nonostante le nostre scrivanie siano poco distanti e nonostante si lavori nello stesso ufficio e nonostante ci si ritagli delle pause caffè lunghe lunghe a cui non vorremmo mai rinunciare.

Ve ne avevo già parlato ultimamente, è il collega di cui sono super gelosa perché la bella (e brava e simpatica e ricca, 'fanculo!) bionda che è arrivata da poco (ormai son due anni ma per me è sempre "l'appena arrivata) ha attirato un po' la sua attenzione. Be', dopo primi momenti di attrito, adesso che il countdown si avvicina allo 0 e che mancano solo due mesi al mio addio alla redazione, Bleaker sembra non voler sprecar nemmeno un minuto nei nostri giochini di ruolo da prima media, e allora ci gustiamo tutto il tempo che passiamo insieme, passeggiando, parlando, mangiando, scrivendoci mail a raffica, prendendo in giro tutti, chiamandoci quando non ci vediamo e dedicandoci - che poi è la cosa che ci riesce meglio - tantissime canzoni.

A lui piacciono i Pearl Jam. A me no. A lui piace Costello. A me di brutto.
Gli ho detto che venerdì (di venerdì, ndr, ve lo racconterò in un altro momento) ero a casa e ho messo su un disco dei PJ perché ci volevo provare. Volevo riprovarci a vedere e sentire se è proprio vero che con me non attaccano o cosa. Risultato: dopo quattro pezzi ho tolto il disco e ho inserito Costello. L'album è Punch the Clock, compie quest'anno i miei stessi anni, e lo amo dall'inizio alla fine.

Io e Bleaker ogni anno - o quasi - ci regaliamo a Natale un disco fatto da noi, una compila, come si usava fare ai tempi delle superiori. Non sono tutte canzoni che ci dedichiamo èh, solo quelle che ci ricordano qualcosa, fatto insieme o anche no. La nostra canzone, ma lo sapete già, è "E ti vengo a cercare" di Battiato, ma ce ne sono altre mille. Io in queste settimane, mentre sono in autobus o sul tram, scorro il player del iPhone e penso a che genere di disco regalargli quest'anno. Quest'anno che sarà l'ultimo che passeremo insieme. So già che ci saranno un paio di canzoni che lo faranno morire dal ridere, perché i nostri cd hanno un po' anche quel senso lì, mettere brani magari non epocali ma che solo noi sappiamo che ci farebbero ridere di brutto. E allora dopo la canzone di Maradona e "Se mi lasci non vale" di Iglesias, so che metterò anche i Beirut. Che a me piacciono tanto, mentre lui mi sa che li apprezza ma da buon vecchiardo qual è snobba un po'.


martedì 2 ottobre 2012

sunshine

In ogni caso... volete sapere come cazzo ci si fa male a suonare la Timba?Doveste mai appassionarvi, così tanto, come mi sono appassionata io allo strumento, sappiate che le conseguenze - specie se non avete ancora imparato a mettere bene le mani nonostante ve lo abbiamo spiegato mille volte - sono quelle che vedete qui.




Sappiate che urlerete, bestemmierete e riderete dal nervoso quando:

- l'indomani metterete le mani sul volante della vostra auto
- darete un buffetto simpatico, a mano aperta, a vostro nipote
- chiuderete con la maniglia le finestre
- cercherete di aprire un barattolo di olive con tutta la forza che avete
- giocherete a calcetto con vostro nipote e perderete perché non riuscite ad impugnare come si deve le manopole
- durante una partita a scopa con degli amici batterete forte la mano sul tavolo dopo aver fatto quattro scope consecutive (con-se-cu-ti-ve!)
- chiamerete, battendo le mani, il cane di un amico
- cercherete di abbattere una zanzara

le bestemmie più creative vi verranno invece nei momenti più dolorosi, ovvero quando:
- aperta l'acqua della doccia metterete la mano sotto il getto per sentire se è troppo calda

- dopo una cena con amici metterete il tappo di sughero alla bottiglia del vino e batterete sopra il tappo con la mano aperta (un open tone, per intenderci...) per farlo entrare bene. 


Vieni, vieni a suonare nei Mitoka che ti diverti... 'fanculo

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